giovedì 30 aprile 2009

In memoria di Pio La Torre

Quando si ricorda la scomparsa di un uomo politico è sempre necessario fare attenzione alle parole che vengono utilizzate. Oggi ho ascoltato le dichiarazioni delle alte cariche dello Stato sull'assassinio di Pio La Torre e non ho sentito una parola di verità. Ho ascoltato solo ricordi, ricordi e buone intenzioni. Forse non basta solo questo per capire uno degli assassini più misteriosi della storia politica siciliana. Mi auguro che i misteri sul caso La Torre lascino spazio a qualche certezza in più, certezza che tanti non hanno voluto vedere. Visto che ci tenevo a ricordare Pio La Torre non potevo certo fare a meno di ricordare una delle sue iniziative parlamentari visto che qualcuno oggi ha ricordato che l'aroporto di Comiso deve mantenere il nome di Pio La Torre e di Rosario Di Salvo, anche lui ucciso il 30 aprile del 1982 in un agguato. Visto che di areoporti si parla ho pensato di postare qui la richiesta, mai accettata dal Parlamento, su una commissione d'inchiesta sull'aroporto di Punta Raisi. Un'ultima cosa, oggi ho ascoltato le parole dell'onorevole Lumia, il quale ha detto "purtroppo allora la politica non capì sino in fondo il valore della testimonianza di Pio La Torre che proponeva con una legge l'introduzione del reato di associazione mafiosa, il 416 bis, come reato che finalmente riconosceva la mafia come un male in sé. Inoltre proponeva misure normative per colpire i patrimoni mafiosi". Lumia dovrebbe dire perchè la politica non comprese La Torre e dovrebbe spiegare chi erano i nemici di La Torre nel Pci e perchè Berlinguer non citò la sua figura nel congresso del Pci nel 1983. Ed ora onore a La Torre....



Il Premio Nobel per Pino Scotto

Se dovessi dare il premio Nobel della Cultura, la mia preferenza andrebbe sicuramente a Pino Scotto. Non so chi sia Pino Scotto, ma il suo modo di esporre le cose e la sua chiarezza mi piacciono. Ecco perchè lo vorrei segnalare questo personaggio alla giuria di Oslo affinchè il premio Nobel sia assegnato a quest'uomo. Mentre Giusy Ferrero si meriterebbe almeno 20 Telegatti per punizione. Sucsate la cattiveria, ma viviamo in un mondo senza pietà.

Love Is The Drug - Roxy Music

Occhio al voto europeo

Intervista ad Alessandro Caprettini
Voce Repubblicana, 1° maggio 2009
di Lanfranco Palazzolo

Il consiglio che voglio dare agli italiani con il mio libro è quello di andare a votare, ma di scegliere bene il parlamentare europeo che manderanno a Strasburgo e Bruxelles. Lo ha detto alla “Voce” Alessandro Caprettini, inviato de “Il Giornale” e autore de “L’Eurocasta italiana” (Piemme), libro di denuncia sugli sprechi delle istituzioni europee che ci spiega perché l’Italia non sempre conta in Europa.
Alessandro Caprettini, perché ha scelto di fare un libro sulla casta italiana in Europa?
“Gli italiani sono costretti da anni a stringere la cinghia. Molti cittadini italiani si chiedono dove vanno a finire tutti i soldi che vengono erogati dall'Unione europea e dal nostro Paese per la ripresa economica”.
Non crede di alimentare un certo qualunquismo tra gli elettori alla vigilia delle europee?
“Il rischio c'è. Il titolo del libro è stato scelto dalla mia casa editrice con il mio consenso. Nel primo capitolo del libro analizzo quelli che sono i difetti di questa casta. Il libro non è un attacco ai politici. Anche se nel mio libro critico lo sdoppiamento delle sedi europee tra Strasburgo e Bruxelles. Di fronte a queste critiche il rischio è quello di evitare il voto. Ma nel mio libro invito gli elettori ad andare a votare, ma scegliendo bene il loro rappresentante al Parlamento europeo. Molte delle liste per il Parlamento europeo saranno composte da politici bolliti, da veline, da annunciatrici che certo non hanno la competenza per affrontare il lavoro parlamentare”.
Chi se la cava meglio tra gli euroburocrati e gli eurodeputati?
“Per quanto riguarda l'Italia si va di pari passo. Distinguerei molto le cose. Se parliamo di italiani dobbiamo fare un discorso diverso da quello degli stranieri. In Europa vanno a fare i deputati europei esponenti politici che gli italiani non vogliono più vedere, gli euroburocrati che vengono premiati e i funzionari che sono da quelle parti da alcuni anni. Il risultato è che a Bruxelles ci ritroviamo con un gruppo di rappresentanti frustrati, che vivono la loro presenza nelle istituzioni come un esilio dalla madrepatria. In Spagna sin dai tempi di Gonzalez, il leader socialista che aveva preceduto Aznar, prendevano i migliori 30 neolaureati e li facevano lavorare a Bruxelles. Successivamente, questi funzionari venivano mandati a lavorare nelle regioni spagnole dove la loro esperienza era utile per ottenere i finanziamenti Ue. Da noi questo non succede. I nostri funzionari non sempre sono presenti, hanno difficoltà con le lingue”.
Qual è il risultato di questo stato di cose?
“Non otteniamo i finanziamenti che ci spettano. C'è una classifica sulle gare d'appalto sulle PMI. In questa classifica l'Inghilterra ha il 30% delle commesse, Francia e Germania il 20% e l'Italia il 2%. Penso di essere stato chiaro”.

mercoledì 29 aprile 2009

Pd: la luce scomparsa

Oggi mi sono imbattuto in questo manifesto del Partito democratico. Quando l'ho visto ho pensato agli illuministi del XVIII secolo. Loro si che erano intelligenti. Prima di dire qualcosa utilizzavano i lumi della ragione. Ma qui vedo poco senso politico e poco raziocinio. I democratici sostengono che Alemanno ha spento Roma da quando è diventato sindaco della capitale. A questo punto dobbiamo chiederci perchè Veltroni ha deciso di passare la lampadina ad Alemanno e a lasciare il comune di Roma a nemmeno due anni dalle elezioni comunali di Roma. Se il precedente sindaco di Roma (Ualter) aveva il merito di tenere la luce sulla capitale perchè i suoi lumi si sono spenti non appena è approdato alla bella politica? La domanda è destinata a restare senza risposta come non ci sono motivazioni plausibili per spiegare questo manifesto. Non riusciamo a comprendere quale sia il nesso tra la luce spenta a Roma e le luci che illuminano lo schermo delle prossime elezioni europee. Tutto questo è alquanto oscuro. Invece restano chiarissime le ragioni che hanno portato gli autori di questo manifesto a perdere le elezioni politiche, le amministrative di Roma e a perdere anche le successive elezioni in Sicilia e quelle regionali in Sardegna. Ma siete sicuri di avere una candela per trovare l'interruttore dal quale riaccendere la luce?

Salviamo la sede del PRI

Tutta colpa della Lega Nord

La Voce Repubblicana 30 aprile 2009
Intervista a Giovanni Guzzetta
di Lanfranco Palazzolo

La Lega Nord si è schierata contro i referendum elettorale. Lo ha detto il Presidente del Comitato promotore dei referendum elettorali, il prof. Giovanni Guzzetta.
Professor Guzzetta, come si è comportato il Parlamento sulla data del referendum dopo aver approvato la leggina che sposta dal data del voto referendario al 21 giugno?

“Abbiamo chiesto a lungo di essere ricevuto dal ministro dell’Interno Roberto Maroni. Alla fine siamo stati ricevuti. E il ministro ci ha detto che sarebbe stata fissata la data del voto al 14 giugno e poi sarebbe stata presentata una legge per spostare il referendum dopo quella data. Il Comitato ha spiegato che il referendum andava accorpato al voto delle elezioni europee del 7 giugno. La politica fa le sue scelte. Non possiamo che accettarle. La Lega Nord ha evitato questa scelta costringendo gli elettori ad andare a votare due volte e a far spendere milioni allo Stato per tenere queste due consultazioni”.
Il parere che voi avevate dato al ministro era vincolante?
“Su questo c’è stato un grande dibattito. Dal nostro punto di vista la nostra opinione era importante. Non è stato un bel segnale. Chi lo compie se ne assume le sue responsabilità”.
Come ha trovato l’astensione del Partito democratico alla legge che sposta il referendum? Il Pd aveva abbracciato la vostra battaglia e alla fine si è alleata con la Lega?
“Questo bisognerebbe chiederlo a loro. Ci sono state valutazioni diverse. La vicenda non cambia. Si è fatto di tutto per mettere in atto la scelta meno giusta e più dannosa. Si è cercato di rendere la vita difficile al referendum senza pensare ai costi economici e politici che questa scelta si portava dietro. Il vero avversare dell’election day è stata la Lega”.
Se il referendum raggiungesse il quorum quanti soldi andrebbero al Comitato promotore del referendum come rimborsi?
“Sono 500mila euro per ogni quesito referendum”.
Quali sono le stime per le spese sul voto referendario dopo il 14 giugno?
“Ci sono due stime. La voce.info ha scritto che è di 113 milioni di euro, con tutta una serie di calcoli. Il ministero dell’Interno ha fatto una una serie di calcoli stimando di tenere il voto il 14 giugno. Per il Viminale, la spesa sarebbe stata 173 milioni di euro. Alla luce di questa stima, in base alla stima dei votanti al secondo turno delle amministrative, la stima è di circa 140 milioni di euro. Sono valutazioni che può fare chiunque. Per il 21 giugno la cifra dovrebbe essere questa per il Viminale”.
Come ha trovato la scelta di votare questa legge in Commissione deliberante?
“Non mi interessa questo aspetto. Il voto di martedì in Commissione Affari costituzionali al Senato è l’ultimo atto di un processo nel quale c’è stato un evidente contrasto contro i referendum. Quello era l’ultimo atto”.

Fermate Massimo Ghini

"Si potrebbe dire che la vita di Mattei e' un pezzo di storia di questo Paese e come tale merita di essere raccontata sempre, non e' ricattabile da mode, tempi od opportunismi narrativi. Ha in se' un'attualita' che non conosce pause". Sono d'accordissimo con queste parole che accompagnano il comunicato stampa per presentare la fiction su Enrico Mattei. Il peccato di questa fiction è che si tratta di una fiction e che questo film televisivo viene interpretato da Massimo Ghini. Ero e sono molto affezionato al Caso Mattei girato da Francesco Rosi. Il film di Rosi è una storia avvincente, girata con il cuore e la capacità di un grande regista. Ancora prima di vedere questa fiction siamo convinti che si tratta di un'opera di serie B. Del resto il nome di Giorgio Capitani, promosso dalla Rai a grande regista storico, è la migliore garanzia sulla scarsa qualità dell'opera. Come si può pensare di affidare a Capitani, che ha girato film come "I pompieri" e "Rimini, RImini" la patente del grande storico. Quanto a Massimo Ghini possiamo dire che ormai è stato promosso ad attore interprete del tutto. In questi anni lo abbiamo visto nei panni di Gregory Peck nella riduzione teatrale di Vacanze Romane. Adesso, dopo averlo visto all'opera nel grande capolavoro "Natale a Rio", avremo il piacere nei panni del grande industriale italiano. Ma c'è un pudore nel fare certe cose. Cominciamo a pensare di no. Ps: negli anni '40, i bozzetti dei progetti di grafica non si facevano sui fogli A4 che abbiamo oggi. Lo ricordo al regista e al grande attore...

E il Pd candidò la "Schedina"

Il candidato sindaco di Firenze, del centrosinistra, Matteo Renzi (Pd), ha candidato in una delle due liste civiche a suo sostegno Elisa Sergi, 26 anni, ex 'schedina' della trasmissione 'Quelli che il calcio'. Elisa Sergi attualmente conduce una trasmissione di sport sulla tv locale Rtv38. La notizia e' stata anticipata stamani dal quotidiano 'Il Firenze'. La notizia e' destinata a suscitare polemiche dopo le diatribe sulle candidature possibili di letterine e schedine nelle fila del Pdl.

Febbre suina: negli Stati Uniti il primo morto

Oggi c'è stato il primo decesso negli Stati Uniti. Si tratta di un bambino di 23 mesi nel Texas. Intanto, il sottosegretario al Welfare Ferruccio Fazio ha detto che a breve sotto attesi dei casi di febbre suina anche nel nostro paese. Nello stesso tempo, Fazio ha ricordato che virus che sta colpendo il Messico e si sta diffondendo in altri Paesi "si sta dimostrando molto poco aggressivo. E' vero che i microrganismi possono sempre mutare, ma sembrerebbe - da quanto visto negli Usa - che l'attuale livello di aggressivita' dell'H1N1 sia inferiore a quello di una normale influenza". Si dice ottimista il sottosegretario al Welfare, Ferruccio Fazio, sull'evoluzione dell'allarme influenza suina. Il primo caso sospetto viene da Salerno. I sanitari dell'ospedale della citta' campana hanno disposto in via precauzionale il trasferimento al 'Cotugno' di Napoli, specializzato in malattie infettive, per una paziente con sintomi sospetti.

Il giorno dello sciacallo

Parla Enzo Carra
Di Lanfranco Palazzolo
Il Tempo, 29 aprile 2009

Antonio Di Pietro non può fare lo sciacallo sul Pd perché il nostro partito non è morto. Lo pensa l'onorevole Enzo Carra del Partito democratico, che si augura che il Pd non diventi il supermarket per la spesa elettorale dell'Italia dei Valori.
Onorevole Carra, il leader de l'Italia dei Valori vuole sostituirsi al Pd.
“Mi pare che questo sia da commentare come un attacco al Pd. Questo è il ragionamento del leader di un partito che è cresciuto anche grazie al Partito democratico. Se il Partito democratico non avesse avuto l'idea di entrare in coalizione con il partito di Antonio Di Pietro, il leader dell'Italia dei Valori non farebbe questi ragionamenti. Ma è altrettanto vero che in politica non si possono mettere limiti alle altre forze politiche. Ogni leader ha il diritto di avere il suo Napoleone. Negli ultimi tempi i sondaggi hanno dato questo partito in crescita. Un voto vicino a quello che gli viene attribuito dai sondaggi dovrebbe suggerire la rifondazione di questo partito. Se Di Pietro intende giocare sulla crisi del Pd si accomodi pure. Non uso il termine sciacallaggio nei confronti di Antonio Di Pietro perché penso che non esista un cadavere del Pd da divorare”.
Perché Di Pietro gioca la carta dello scontro frontale con il Pd invece di attaccare la maggioranza e il Governo? Il leader dell'Idv pensa alla gloria personale?
“Questo è vero fino ad un certo punto. Il successo di Di Pietro nei sondaggi deriva dal fatto che lui si è presentato come l'unico esponente dell'opposizione dura e senza paura contro Berlusconi. Per questa ragione ha raccolto il malcontento di chi nella politica del Pd vede inesistenti compromessi ed inciuci. Di fronte ad un partito come il Pd, che rappresenta il 33% dell'elettorato e ha ben altre responsabilità politiche, si muove attaccando frontalmente tutto. Dopo la fine della segreteria di Walter Veltroni, il leader dell'Italia dei Valori vede nel Pd una sorta di macelleria per il suo 'pranzo'. Mi auguro che il Pd non gli fornisca altra carne”.
A proposito di spesa, come ha visto l'acquisto di esponenti politici dalla sinistra ideologica da candidare nelle liste dell'Idv?
“Non mi pare che Di Pietro abbia fatto esattamente questa operazione. A leggere i nomi dei candidati dell'Italia dei Valori mi pare che Di Pietro si sia indirizzato verso l'areopago dell'intellighenzia di sinistra, sempre smaniosa di manifestare posizioni estreme e di trovare i posti migliori”.
Dario Franceschini deve prendere le distanze dall'ex Pm?
“Non mi auguro nulla. Penso che Franceschini faccia bene a tallonare Di Pietro. Il segretario del Pd fa bene ad incalzare Di Pietro sul nostro sistema politico e di chiedere che tipo di opposizione intende fare. Se la risposta di Di Pietro è quella di dire soltanto che vuole sostituire il Pd, mi sembra una strategia del tutto deludente”.
Di Pietro ha fatto sapere che le sue liste sono immacolate. Come ha trovato queste dichiarazioni sul candore dipietrista alle europee?
“Come diceva spesso Nenni, sono sempre della scuola di chi pensa che, quando si epura, c'è sempre qualcuno più scuro che ti epura. Non credo che si possa ottenere in natura un genere di politico immacolato. Non conosco bene le sue liste. Sono l'ultima persona che può ragionare sulle liste degli altri. Personalmente ho sofferto l'interesse di chi, come alcuni amici di Di Pietro, pensavano di frugare nelle liste del Pd guardando alla mia candidatura. Alcuni di loro avevano eccepito sulla mia candidabilità. Figuriamoci se oggi mi metto a valutare la pulizia delle liste di Di Pietro. Ma questo non vuol dire che non si debba ragionare sull'eticità delle liste”.

martedì 28 aprile 2009

Domani, su "Il Tempo", Enzo Carra ci parla dell'arroganza dell'Italia dei Valori


Islanda, un anno fa


La prima di Fréttabladid


Debora ha "sparato" sul quartier generale

Intervista a Fausto Raciti
Voce Repubblicana, 29 aprile 2009
Di Lanfranco Palazzolo

Non ho votato le liste del Pd alle europee perché avrei voluto più giovani candidati alle prossime elezioni europee. Lo ha detto alla "Voce Repubblicana" il segretario dei giovani democratici Fausto Raciti.
Ci vuole spiegare perché ha criticato il Partito democratico per le scelte fatto sulla formazione delle liste per le europee?
"La mia critica non riguardava le candidature che ci sono, ma quelle che non ci sono. Ho sottolineato che all’interno della lista mancassero dei nomi espressione delle realtà giovanile del partito e che fossero espressione della mia generazione, che è quella più colpita dalla crisi finanziaria e sociale che si è scatenata in Europa. Questa è la ragione per la quale sono uscito dalla sala quando sono state votate le liste. Ecco perché ho sollevato qualche perplessità. Naturalmente mi impegnerò in questa campagna elettorale per il Pd".
Quali sono le sue critiche sulla candidatura di Debora Serracchiani?
"Tutti mi fanno questa domanda. Penso che sia bene d’ora in poi il rinnovamento del Partito democratico smetta di avvenire per cooptazione, come avveniva nei partiti originari, ma sulla capacità di raccogliere consenso da parte dei candidati. Non ho mai detto che Debora Serracchiani non avesse titolo per candidarsi. Ho solo detto che il percorso del rinnovamento è più complesso, che ha bisogno di misurarsi. A noi giovani del Pd questa possibilità non è stata offerta. Ecco perché ho fatto sentire la mia voce".
Lei ha detto che le liste del Pd hanno premiato chi ha "sparato sul quartier generale". Qualcuno ha strumentalizzato le sue parole dicendo che nel Pd vige il centralismo democratico.
"Non è vero. Se fosse stato così non avrei criticato le scelte per la formazione delle liste del Pd. Ho solo detto che non è sufficiente diventare i portavoce del rinnovamento dicendo che nel Partito democratico tutto è stato fatto male, che è stato sbagliato. Non è giusto attaccare indistintamente il gruppo dirigente del partito. Credo che la politica si faccia su altro. Sono curioso di sapere cosa pensano i nostri candidati sull’idea di Europa, cosa pensano del trattato di Lisbona dieci anni dopo, che idea hanno dell’economia sociale di mercato. Non basta parlare male del Pd per presentarsi come i rinnovatori. Questo non vuol dire parlare bene di tutto. Del resto, anche io ho espresso le mie critiche al partito. Vorrei capire perché noi non abbiamo fatto parte di questo rinnovamento portando il nostro peso politico".
Qual è l’ultimo libro che ha letto?
"E’ un saggio di Salvatore Veca dal titolo "Le cose della vita. Congetture, conversazioni e cose personali", BUR, 2006. Sono dei brevi racconti sulla vita quotidiana di ciascuno di noi. E’ un libro leggero, ma nello stesso tempo profondo, come tutte le cose che fa Veca".

lunedì 27 aprile 2009

Febbre suina: altro stadio vuoto in Messico

Indro

In questi giorni ho sentito parlare benissimo di Indro Montanelli. Francamente non riesco a capire perchè questo giornalista sia così celebrato. Non credo che oggi qualcuno si ricorderebbe di lui se non per i suoi dissidi con Berlusconi. Se non fosse stato per questo oggi il ricordo di questo giornalista sarebbe diverso. Una volta ho letto un passo di un articolo di Montanelli su "Civiltà fascista" del 1936 nel quale veniva affermato quanto segue: «Non si sarà mai dei dominatori, se non avremo la coscienza esatta di una nostra fatale superiorità. Coi negri non si fraternizza. Non si può, non si deve. Almeno finché non si sia data loro una civiltà». Vorrei che questa frase fosse ricordata da tutti i progressisti italiani che lo amano. Tanti saluti.

Schegge: dieci anni fa Vattimo entra nei Ds

La storia italiana non si ricorderà certo di tutti i passaggi partitici del filosofo Gianni Vattimo. Questo personaggio è passato dall'Asinello ai Ds ad altre formazioni politiche con una disinvoltura degna di uno slanomista. Proprio dieci anni fa Vattimo annunciava il suo passaggio dal partito dell'asinello ai Ds. La ragione era quella della solidità della Quercia. Due anni dopo i Ds sarebbero crollati miseramente contro la Cdl. Oggi, Vattimo ha annunciato il suo passaggio all'Italia dei Valori. Supponiamo per la stessa ragione. Vuoi vedere che tra due anni anche il partito di Di Pietro......

1999

OGGI

Quei fondi per i soggetti deboli

Intervista a Paolo Duranti
di Lanfranco Palazzolo
Voce Repubblicana del28 aprile 2009

Aver proposto l’utilizzo del 5 per mille per la ricostruzione dell’Abruzzo è stato un errore. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” Paolo Duranti, autore di numerosi saggi sul fisco tra i quali “Agevolazioni alle imprese”, edito da Spirali.
Prof. Duranti, come ha trovato il comportamento del Governo che ha privilegiato l’ipotesi del 5 per mille rispetto a quella dell’8 per mille a favore delle popolazioni terremotate?
“Non condivido l’atteggiamento del Governo su questa vicenda. L’esecutivo ha dato la priorità all’ipotesi di utilizzare il 5 per mille per sostenere la ricostruzione dell’Abruzzo. Ma l’ipotesi iniziale era sbagliata nel metodo e nel merito. La scelta di devolvere il 5 per mille a favore della ricostruzione avrebbe significato sottrarre quasi 400 milioni di euro alle onlus, alle associazioni no-profit e di volontariato. Questi fondi sono già destinati ai soggetti deboli. E quindi anche ai terremotati. Il ministro dell’Economia Giulio Tremonti ha parlato di poche risorse. Si tratta comunque di somme ingenti. La cifra non era proprio simbolica”.
Perché il Governo ha evitato accuratamente di affrontare il tema dell’utilizzo dell’8 per mille, visto che viene previsto esplicitamente un capitolo dedicato alle calamità naturali?
“Ho avuto modo di spiegare che sono rimasto sorpreso da questo comportamento. L’interrogativo non me lo sono posto solo io. Ho già chiarito che si doveva lavorare sull’8 per mille al fine di aiutare le popolazioni colpite dal terremoto. Non so dare una risposta a questa domanda”.
Qualcuno ha fatto anche un’ipotesi maliziosa sostenendo che il Governo non ha voluto togliere i fondi dell’8 per mille alla Chiesa.
“Non spetta a me dire questo. Possiamo lavorare di fantasia. Non me la sento di fare ipotesi e supposizioni di questo genere. I fatti ci dicono che il Governo ha aggiunto un 5 per mille bis, la cui efficacia è ancora tutta da dimostrare”.
Se si utilizzasse seriamente la leva dell’8 per mille quanti fondi potrebbero arrivare in Abruzzo?
“Questo non si sa. La Conferenza episcopale italiana ha ricordato che una parte dell’8 per mille sarà destinata alla ricostruzione dell’Abruzzo. Ma la Cei non ha dichiarato l’entità di questa somma. Quindi non si possono fare stime precise. Questa incertezza c’è anche per il 5 per mille. I 18 milioni di cui si era parlato si riferiscono al 2008. Oggi non possiamo dire nulla perché non sappiamo quali saranno le entrate del fisco”.
A quali agevolazioni deve pensare il Governo per l’Abruzzo?
“Le misure a favore del Mezzogiorno valgono anche per l’Abruzzo. Le norme agevolative possono funzionare per l’Abruzzo solo se vengono applicate su tutto il territorio nazionale. Lo Stato deve concentrare le imprese e fare innovazione. Questa è la strada della ripresa per l’Abruzzo”.

Solidarietà a Graziano Cecchini

Invece di dargli il Nobel alla cultura, il giudice Tiziana Gualtieri ha rifilato otto mesi di reclusione, per interruzione di pubblico servizio a Graziano Cecchini, l'artista che il 16 gennaio dello scorso anno facendo scendere dalla scalinata di Trinita' dei Monti, lancio' in Piazza di Spagna circa 500 mila palline colorate. Un suo 'complice', Daniele Pinti ha avuto per aver partecipato allo stesso fatto 4 mesi di reclusione mentre un altro imputato, Michael Rosselli e' stato assolto per non aver commesso il fatto. All'orgine della protesta fatta apparire come una ''azione futurista'' la volonta' di denunciare le scelte politiche e ricordare la Birmania e il ''popolo Karka''. Le palline di diverso colore, giallo verde e rosso invasero la piazza e determinarono l'interruzione del traffico degli autobus che quotidianamente percorrono quei luoghi. Sai che danno visto che Piazza di Spagna è isola pedonale da anni e il percorso delle macchine si svolge solo in una corsia dall'altra parte della piazza. Io a Cecchini gli avrei dato un premio per lo spot a favore di Roma. Ma purtroppo in Italia non si viene condannati per mafia perchè il reato è caduto in prescrizione e si condannano persone che non fanno male ad una mosca.

Febbre suina: in Messico si gioca una partita di calcio a porte chiuse


Ecco perchè è scattato "l'indulto" per i clandestini

Intervista ad Alfredo Mantovano
di Lanfranco Palazzolo
Il Tempo, 27 aprile 2009

Il governo deve recuperare l'errore fatto non approvando l'aumento della permanenza dei clandestini nei Cie. "Nei prossimi giorni ne usciranno ancora" annuncia il sottosegretario Mantovano. «Entro qualche mese riusciremo a bloccare la fuga dei clandestini dai Centri di identificazione e accoglienza, ma il grosso danno è fatto». Il sottosegretario all'Interno Alfredo Mantovano non si nasconde dietro giri di parole quando gli si chiede di commentare ciò che è accaduto attorno alla norma che prevedeva di estendere da due a a sei mesi il tempo di permanenza nei Cie.
Sottosegretario «l'indulto» per i clandestini è entrato in vigore.
«Il Governo ha fatto tutto il possibile per evitare questa situazione. Per due volte l'esecutivo ha proposto al Parlamento, la seconda con un decreto, la protrazione del tempo necessario per essere identificati nei Cie per un massimo di sei mesi. Prima il Senato, quando la norma era contenuta nel ddl sicurezza, e poi la Camera nel decreto legge hanno bocciato la norma. Con una parte dei deputati della maggioranza che si sono uniti alle opposizioni».
Cosa può fare il Governo?
«Non può fare altro che rimettere in circolazione i clandestini visto che è decorso il termine dei 60 giorni per il trattenimento».
Vi aspettavate l'imboscata dei franchi tiratori?
«Non ci aspettavamo questa sorpresa. Il centrodestra ha vinto le elezioni sulla base di un programma che prevede la lotta ai clandestini. La norma che volevamo introdurre era pienamente compatibile con le norme europee ed era uno strumento efficace per contrastare l'arrivo di nuovi clandestini. Nel centrodestra erano emerse delle perplessità su altre norme, come quella relativa ai medici, ma non su questa. Per noi è stata una sorpresa a tutti gli effetti. Prima del voto avevo illustrato i termini della questione. Continuo a ritenere che le ragioni di quel voto siano estranee alla questione in sè».
Pensa che i malumori siano riconducibili al continuo ricorso alla decretazione? «Se esistono riserve sul metodo si discute su questo. Non credo sia giusto accanirsi su altre questioni. Il Pdl aveva affrontato l'argomento in una riunione del gruppo parlamentare, ma nessuno aveva detto nulla. Il ddl sicurezza, che invece era stato approvato dal Governo nel maggio del 2008, è ancora all'esame del Parlamento».
Quindi riuscirete a limitare i danni?
«No, ci troviamo davanti ad un danno irrimediabile. I 1038 clandestini che sono usciti dai Cie non possono essere recuperati. Nei prossimi giorni ne usciranno altri 277 grazie a questo gesto improvvido. Se riusciremo ad inserirla nel ddl sicurezza, la norma sull'innalzamento dei sei mesi sarà operativa nel giro di qualche mese. Nel frattempo questi immigrati clandestini torneranno in circuiti che non sono legali. Questa situazione provocherà un danno all'immagine dell'Italia. Molti penseranno che si può arrivare facilmente nel nostro Paese».
Perché avete pensato di passare da due a sei mesi di permanenza quando ci sono Paesi che hanno un termine di ben 18 mesi?
«La Turco-Napolitano prevedeva 30 giorni di permanenza. La Bossi-Fini, che fu duramente osteggiata dalla sinistra, prevedeva il termine di 60 giorni. Il nostro tentativo è stato quello di metterci in linea con gli altri paesi dell'Ue».
Il centrosinistra vi accusa di voler costruire dei lager.
«Invito gli esponenti dell'opposizione a visitare questi centri. Voglio vedere se dopo avranno il coraggio di utilizzare ancora questo termine. Certo se qualcuno di loro, e mi riferisco a qualche parlamentare europeo della sinistra, come è accaduto a Lampedusa, arriva in questi centri per fomentare rivolte allora è meglio che resti a casa sua».

domenica 26 aprile 2009

Domani scoprirete sulle pagine de "Il Tempo" perchè non è "Colpa d'Alfredo"...Mantovano

A kiss to ICELAND - Un bacio all'Islanda

Oggi ho avuto davvero poco tempo per occuparmi del mio blog. L'ho fatto solo per interessarmi delle elezioni politiche in Islanda. Non voglio ripetermi su quello che ho scritto nel precedente blog. Qui mi limito a pubblicare solo alcune foto intervallate dai passi del libro dal titolo "Nord", scritto da Ulderico Tegani, pubblicato nel 1927. In quel periodo Tegani ebbe la fortuna di trovarsi a Reykjavik...(Segue sotto). Prima di entrare nel racconto di Tegani vorrei parlarvi di queste foto che risalgono agli anni '30. Nella prima foto sopra Raykjavik vista dal mare. Sotto il Parlamento islandese. La sede è ancora oggi in questo edificio. Nella tera foto potete vedere la sede del Governo islandese. Nella quarta foto è raffigurata una sorgente calda alla periferia della città. E infine una veduta della città.

Ecco il suo racconto: "Io, indiscreto, mi introduco nella città curiosando fuori dalle linee rigorosamente diritte delle strade spaziose, lunghe, ridenti, tagliate ad angoli retti in uno scacchiere non tutto in piano, ma qua e là rampante sul pendìo della costa, verso le alture che ne muovono il profilo. Strade levigate dall'asfalto come trante piste, quasi tutte, e corse da folti fasci di fili telegrafici e telefonici, e così sicure anche la notte, che certo pur dormono squisitamente quasi tutti i quaranta poliziotti della città, e uno solo ne incontriamo a un crocicchio, in affabile colloquio con un borghese, non so se molto ritardatario o singolarmente mattiniero. Un solo poliziotto di fazione, e giù per le strade vuote sbadigliano nel fulgore della luce elettrica le vetrine delle botteghe, con sfarzose mostre non soltanto civettuole di calzature eleganti e di mode disposte con un gusto che direi metropolitano, o folte di libri, o ghiotte di mele e d'arance d'ltalia, ma provocanti di ori e di gemme".

"E un pò dapertutto, sul ciglio ,delle vie, davanti alle case dormenti, dormono an'ch'esse, come cavalli in piedi, automobili incostudite nel libero garage straordinariamente economico della belle étoile. Stella polare, naturalmente; ma ve l'immaginate voi una simile bazza in qualche spregiudicato paese di nostra conoscenza?".

"Oh, Islanda felice! Tutto alla mercè del buon prrossimo onesto, nella notte luminosa, il cui silenzio sta per fondersi al rnetallico ritmo delle rotative già pronte ad accogliere le pagine di piombo e i candidi fogli d'uno dei tre quotidiani di Revkjavik, il Morgunbladil, o "Giornale del Mattino", che allinea gli occhi del suo padiglione-stamperia, verso I'Austurvollur, la maggior piazza della città. Ivi guarda la chiara e snella, cattedrale luterana, che ha a fianco un obelisco dedicato ad un prete poeta, e accanto la si erge un palazzotto di pietrra che ospita, al piano superiore l'Althing, cioè il Parlamento, e al pianterreno la giovane Università d'Islanda, che conta meno di vent'anni d'età e venti professori per centoventi studenti distribuiti nelle quattro facoltà: teologia, legge, medicina e belle arti. E in mezzo alla piazza, c'è il monumento d'un artista: d'un artista danese ben noto anche in ltalia. Qui, a Reykjavik, vi è, nella cattedrale, un bellissrmo marmoreo fonte battesimale da lui scolpito, e anche questa statua che lo rappresenta fu eseguita da lui stesso. Alberto Thorvaldsen, ritto sul suo piedistallo, sembra vegliare sulle biche d'erba testè falciate nel prato verde che sorride intorno ad un un ampio quadrilatero severamente chiuso da una cancellata".

Benvenuta Johanna Sigurdardottir

Il primo ministro socialdemocratico islandese, Johana Sigurdardottir, ha proclamato la sua vittoria alle elezioni. Avrebbe il 42% dei voti a scrutinio ancora in corso. ''Questa sara' una grande vittoria'', ha dichiarato ai suoi sostenitori. Se fosse confermato il 42%, l'alleanza tra socialdemocratici, sinistra e verdi otterrebbe 35 seggi in Parlamento su 63. Ma al di la della vittoria della sinistra posso solo dire di essere felice di questa affermazione. Anche perchè Johana è la prima donna dichiaratamente gay che viene eletta alla guida di un Governo. Avevo avuto modo di esrpimere i miei auguri anche nei confronti di Corine Mauch, neo-sindaco socialista di Zurigo. Sono convinto che la Sigurdardottir saprà fare meglio di tanti altri. Personalmente voglio dargli il mio appoggio e augurarle in bocca al lupo. Sono stato in Islanda nel 1997, in un piccolo paesino della costa meridionale, visitare questo paese è stato bellissimo. Mi auguro che il paese possa uscire da questa crisi ed entrare nell'Unione europea.

sabato 25 aprile 2009

Non candideremo un Luigi Berlinguer

Intervista a Giuseppe Gargani
Di Lanfranco Palazzolo
Il Tempo, 25 aprile 2009

Il Pdl non farà l’errore di candidare personaggi estranei allo sviluppo delle istituzioni europee come Luigi Berlinguer. Lo pensa il deputato europeo Giuseppe Gargani, membro del gruppo parlamentare del Ppe e della Commissione giuridica dell’europarlamento.
Onorevole Gargani, nel Partito democratico è in corso una guerra senza quartiere per le candidature alle elezioni europee. Cosa farà il Pdl?
“In queste elezioni europee ci sarà l’esordio di questo grande soggetto politico. Lo scorso anno, Berlusconi aveva auspicato la nascita di questo soggetto e alle elezioni politiche aveva rivolto un appello all’elettorato moderato per la nascita di un grande comitato elettorale. Questo comitato elettorale oggi è un grande partito e si presenta al giudizio degli elettori. Come partito questo nuovo soggetto deve privilegiare il suo appoggio al Governo italiano e al Presidente del Consiglio, ma nello stesso tempo deve presentarsi agli elettori con una rappresentanza adatta ai problemi dell’Unione europea. Questa rappresentanza deve comprendere i tradizionali quadri che si sono sempre cimentati con i problemi dell’unione europea. Questo non significa evitare ogni possibilità di rinnovamento del Partito. Ma oggi abbiamo l’obbligo di riconfermare la presenza di coloro che si sono impegnati in Europa concretamente. Oggi è necessario battersi per le nuove sfide dell’Unione europea per dare un maggior peso ed importanza alle istituzioni europee. In primo luogo al Parlamento europeo”.
Teme il rischio della presentazione di liste d’immagine visto che i partiti dovranno fare i conti con le preferenze?
“Per quanto ci riguarda non credo che ci sia questo rischio. Il metodo che si sta seguendo per fare le liste è proprio quello di dare peso alle nostre battaglie per l’Europa. Noi contiamo sull’apporto di chi conosce già le istituzioni europee. Oggi dobbiamo pensare che il Pdl avrà un grande peso nel Parlamento europeo. L’Italia è uno dei paesi che ha la delegazione più numerosa. E’ chiaro che questa rappresentanza dovrà essere di rinnovamento, ma anche una rappresentanza di esperienza”.
Quale errore bisogna evitare nella scelta della rappresentanza europea?
“Dobbiamo evitare di fare gli errori che sta facendo il Partito democratico. Ho visto che Dario Franceschini ha scelto di candidare persone che sono sempre state estranee al processo di sviluppo delle istituzioni europee. Ho visto che il Pd ha chiesto di candidare nel Nord-Est Luigi Berlinguer. E’ una persona che stimo molto e che ha un grande prestigio. Ma non è un uomo identificabile con le battaglie europee. Luigi Berlinguer è stato messo in lista solo per il suo nome e per la sua faccia”.
Pensa che le istituzioni europee saranno utilizzate per attaccare l’Italia seguendo il “metodo Delanoe”?
“Sono abituato a vedere questi attacchi strumentali da almeno 10 anni nel Parlamento europeo. Il centrosinistra ha utilizzato ogni mezzo per attaccare Berlusconi, soprattutto durante il periodo della Presidenza della Commissione europea di Romano Prodi. Non credo che questo repertorio sia cambiato. Il centrosinistra ha utilizzato troppo spesso le istituzioni europee per attaccare Berlusconi. E’ la loro ossessione”.
Crede che l’immagine delle forze moderate italiane sia cambiata in meglio o pensa che questo debba accadere?
“Non penso che questo processo sia stato completato. Il nuovo blocco sociale che ha costituito Berlusconi porterà nuovi contributi politici e si inserirà nel quadro del Ppe. Tutto questo accadrà mentre il Pd si interroga sulla sua collocazione politica nel Partito socialista europeo”.

venerdì 24 aprile 2009

25 aprile: per Berlusconi una scelta vincente

Intervista a Tommaso Piffer
Voce Repubblicana, 25 aprile 2009
di Lanfranco Palazzolo

La scelta di Berlusconi sulla partecipazione alle iniziative del 25 aprile è vincente. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” Tommaso Piffer, storico e autore del libro “Il banchiere della Resistenza. Alfredo Pizzoni, il protagonista cancellato della Resistenza” (Mondadori), pubblicato nel 2005.
Tommaso Piffer, il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi parteciperà alle celebrazioni per la festa della Liberazione. Come giudica questa scelta?
“Dal punto di vista comunicativo, la scelta di Silvio Berlusconi è vincente. Con la partecipazione alle celebrazioni all'Altare della Patria e la visita ad Onna (Aq), il premier deideologizza una festa che è sempre stata connotata in modo conflittuale dai primi anni del secondo dopoguerra fino agli anni recenti. Basta pensare alle polemiche contro il sindaco di Milano Letizia Moratti che aveva partecipato alle celebrazioni del 25 aprile a Milano con il padre Paolo che era stato recluso nel campo di concentramento nazista di Dachau. Oppure alle celebrazioni del 25 aprile del 1994 subito dopo la vittoria di Berlusconi alle elezioni politiche del marzo del 1994. La mossa del premier, dal punto di vista connotazione ideologica, tenta di depotenziare il significato politico della data”.
Le forze moderate si sono disinteressate di questa celebrazione?
“Il processo è stato molto complesso. E' indubbio che la sinistra abbia fatto un uso politico delle vicende relative alla Resistenza e anche della categoria politica dell'Antifascismo. La sinistra comunista ha speculato sull'antifascismo presentando il pericolo ricorrente del fascismo per legittimare la sua funzione di baluardo democratico. Per compiere questa operazione, ha dovuto proporre un'interpretazione radicale dell'Antifascismo del quale si proponeva come l’interprete esclusivo. E' evidente che in questo tipo di interpretazione le forze moderate si sono tirate indietro”.
Perché è stato commesso questo errore di valutazione storica?
“Vi è stata certamente un'incapacità di comprendere l’importanza culturale ed educativa nel lungo periodo della ricostruzione storica. Incapacità che si è innestata sulla ritrosia della borghesia e del ceto medio a esprimere un pensiero meditato sulla storia e sulla politica, e quindi sulla tendenza a subire con imbarazzo l'iniziativa della sinistra”.
L'università italiana ci ha aiutato a comprendere bene il 25 aprile del 1945?
“L'Università è lo specchio del Paese. Anche all’interno dell'università è stata rappresentata una visione molto conflittuale della Resistenza attraverso la quale è avvenuta la legittimazione e la delegittimazione di alcune forze politiche. Molti italiani non si riconoscono in vicende troppo connotate politicamente. Questa situazione ha certamente alimentato il disinteresse verso il 25 aprile”.

Salvate Rachida Dati


Il ministro della Giustizia francese Rachida Dati sta passando un momentaccio. Anche se il ministro si è candidata alle elezioni europee, l'esponente politica dell'UMP non si sta dimostrando all'altezza del suo compito. Mercoledì scorso ha fatto una figuraccia partecipando ad un meeting dell'Ump in vista delle prossime elezioni europee. Ecco cosa ha detto la nostra Rachida rispondendo ad una domanda sul nucleare: "Su questo mi ero preparata!" afferma. E poi: "Allora ripeto: il 77% della nostra energia viene dal nucleare, giusto?" No, le suggerisce qualcuno, il 77% dell'elettricità. "Ah, l'elettricità. Ma mi avevano detto l'energia. Beh, comunque sì il nucleare, ma bisogna anche mobilitarsi per sviluppare le energie rinnovabili, è così?". QUi sopra l'audio della figuraccia di Rachida.

Ieri sera ho perso 7-9



Ieri sera ho giocato un match di calcetto sotto la pioggia. Un temporale si è abbattuto sulla capitale, ma la partita è risultaata ancora più interessante. E' stato un match molto combattuto che abbiamo perso con onore con i colori del Manchester Bruno. Di questa disfida voglio piazzare qui sopra le dichiarazioni dell'avversario Odoardo Testa, dell'Unione Sportiva Testa, e le mie impressioni alla fine della partita. Al prossimo match...

giovedì 23 aprile 2009

Prova di forza della flotta cinese nel giorno della festa della marina


NON VOTATE PER DAVID SASSOLI



Non so se avete visto che il Partito democratico ha candidato il telemezzobusto David Sassoli. Il bello di Saxa Rubra è sceso in campo per restituire alla comunità quello che ha ricevuto. Da membro della comunità posso dire che Sassoli si può tenere benissimo quello che la comunità gli ha dato. Lui stesso, nell'intervento che ho postato sopra, ha dimostrato la sua pochezza come politico esportato dal piccolo schermo. Ascoltate questo intervento e capirete che non è il caso di votare per David Sassoli. Voglio precisare che il mio non è un consiglio per boicottare il voto al Pd.
Un vero candidato alle elezioni europee (Questo non è il caso di Sassoli) dovrebbe dire qualcosa sull'Unione europea, sul trattato di Lisbona e non le cose che Sassoli ha detto in questo interventino banale. Il passaggio più commovente di questo intervento è il seguente: "La città dell'Aquila non sarà più la città dell'Aquila senza il suo centro storico". Grazie, avevamo bisogno che ce lo dicesse lui...Qualcuno ricorderà che negli anni scorsi lo stesso Sassoli aveva duramente criticato i giornalisti parlamentari. Aveva totalmente ragione. Del resto la sua collega Lilli Gruber è stata parlamentare europea sfruttando questo incarico per condurre trasmissioni politiche, presentare libri e autopromuoversi dimenticando che in questi anni è stata una rappresentante di parte, anche se lei stessa di è definita indipendente.

Il dirigibile - Anna Identici

Il 25 aprile di di Berlusconi alla Congresso degli Stati Uniti

Il 25 aprile del Psi

Il 25 aprile Tricolore a Ravenna


Il 25 aprile visto dalla Democrazia Cristiana (2)

Il 25 aprile visto dalla Democrazia Cristiana

FInalmente una festa Tricolore

Intervista a Piero Melograni
Voce Repubblicana, 24 aprile 2009
di Lanfranco Palazzolo

Berlusconi ha fatto benissimo a celebrare il 25 aprile. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” lo storico Piero Melograni.
Professor Melograni, le celebrazioni del 25 aprile saranno molto movimentare perché quest’anno il Presidente del Consiglio ha deciso di prendere parte alla celebrazione.
“Credo che Berlusconi abbia fatto benissimo ad annunciare la sua partecipazione alla festa della Liberazione”.
Perché in questi anni Berlusconi non ha mai voluto partecipare a questa festa?
“Questo non saprei dirlo. Bisognerebbe chiederlo a lui. Io non sono in grado di mettermi al suo posto”.
Berlusconi aveva provato a partecipare a qualche manifestazione, ma il clima nei suoi confronti non era stato positivo. E alla fine aveva rinunciato.
“Lo so che era stato contestato. Io ho sempre celebrato il 25 aprile perché anche io ho fatto la Resistenza, sia pure molto marginalmente, data la mia giovane età allora. Quando andai a trovare Franco Venturi (Storico e saggista, membro della Resistenza e figlio di Lionello Venturi) e gli dissi che avevo intenzione di scrivere un libro sulla Liberazione, lui mi disse: ‘Perché lei parla di Liberazione?! Noi siamo sempre stati occupati dai tedeschi e poi dagli alleati. Certo, sono due realtà molto diverse. Io parlavo di Liberazione perché allora non vedevamo l’ora che arrivassero gli alleati, almeno a Roma. Questa dichiarazione di Franco Venturi mi fa meditare”.
Meditare su cosa?
“Sul destino dell’Italia. Proprio ieri (il 20 aprile) sono stato a Milano per presentare il libro di un inglese sulla guerra qui in Italia. L’ultimo conflitto è stata la guerra più distruttiva che abbia toccato il nostro territorio sin dai tempi dei Lanzichenecchi. E’ stata una guerra spaventosa che ha lasciato dei segni indelebili”.
Crede che ci sia stato un problema di “esclusiva” per la festa del 25 aprile?
“Si, c’è stato abbastanza. La persona che salverei nella sinistra è Giorgio Amendola, che nel libro che scrisse con me (“Intervista sull’antifascismo”, 1976) scrisse che ‘la storia della Resistenza non è rossa, ma Tricolore’”.
Quante celebrazioni Tricolori ha visto in passato?
“Io ho visto più celebrazioni rosse che tricolori”.
Cosa le ha dato fastidio di queste celebrazioni?
“Il settarismo. Credo che la sinistra abbia sbagliato nel non riconoscere la partecipazione delle forze moderate alla Liberazione. Infatti, Amendola mi disse quelle cose proprio perché la sua linea riformista era messa sotto accusa. Nelle piazze si è sempre cercato di dire che con la Resistenza si è persa l’occasione di imporre il socialismo in Italia. Ma questo socialismo sarebbe stato orribile ai tempi di Stalin”.
Perché Berlusconi sarebbe più contestato di Fini se partecipasse alle celebrazioni del 25 aprile?
“Berlusconi rappresenta il collante della sinistra”.

mercoledì 22 aprile 2009

Pensiamo ai terremotati e non al voto

Intervista a Maurizio Acerbo
di Lanfranco Palazzolo
Voce Repubblicana del 23 aprile 2009

Le elezioni amministrative in Abruzzo devono essere rinviate. Lo ha detto alla “Voce” il consigliere regionale di Rifondazione comunista Maurizio Acerbo.
Consigliere Acerbo, perché chiedete di rinviare le prossime elezioni amministrative in Abruzzo?
“Le ragioni sono elementari e di buon senso. In questo momento l’Abruzzo è colpito dal terremoto. Gli effetti del sisma non riguardano solo la provincia de l’Aquila, che è quella evidentemente più martoriata e dove si è registrato il più alto numero di danni. Ma anche altri comuni dove è altissimo il numero degli sfollati e l’inagibilità egli edifici. Siamo ancora nella fase dell’emergenza. Questi sono i momenti in cui la classe dirigente dovrebbe occuparsi per porre le basi per il superamento dell’emergenza. E’ chiaro che se nelle province dell’Abruzzo si va in campagna elettorale, la totalità del ceto politico abruzzese sarà distratto dalle elezioni e partirà il circolo mediatico delle elezioni. Se si ragiona sull’ipotesi di un rinvio a novembre, la cosa più sensata che tutto l’Abruzzo vada al voto il prossimo novembre. Molti comuni della costa sono impegnati nell’emergenza per accogliere gli sfollati. Entrare nella campagna elettorale a l’Aquila significherebbe lasciare il lavoro di pianificazione della ripresa del terremoto a Guido Bertolaso mentre la città è impegnata nella campagna elettorale. Noi crediamo che questo spettacolo vada evitato”.
Crede che questo clima cambierebbe anche solo con le elezioni europee e con il referendum elettorale?
“Sì, perché chiunque viva in una regione centro-meridionale sa perfettamente che la battaglia per la preferenza è senza esclusione di colpi rispetto a quello che accade per il referendum e per le elezioni europee. Non vedo alcun tipo di paragone possibile. In un comune come Pescara c’è addirittura un candidato per condominio. Qualche giorno fa il Presidente della giunta regionale Gianni Chiodi aveva chiesto che le elezioni amministrative siano rinviate. Ma in questi giorni alcuni esponenti del Pdl hanno chiesto il voto subito per sfruttare il vento favorevole verso il centrodestra”.
Pensa che l’assidua presenza di Berlusconi in Abruzzo abbia favorito realmente il centrodestra?
“Chi vive sotto una tenda e deve fare la fila per andare in bagno è contento che il Presidente del Consiglio sia venuto. Ma attende che ai gesti seguano i fatti. La gente guarda con favore chi viene per risolvere i problemi dell’Abruzzo. La nostra proposta non è legata ad interessi di parte visto che Rifondazione comunista non corre per vincere alle prossime elezioni amministrative. Il nostro partito ha organizzato cucine e luoghi di accoglienza per i terremotati. Nei prossimi mesi ci sarà tempo per la competizione elettorale e per vedere cosa è stato fatto sul terremoto”.

martedì 21 aprile 2009

Il 25 aprile di Berlusconi: tutto merito del Presidente Francesco Cossiga

Questa è una lettera inviata al quotidiano "la Repubblica", il 25 marzo scorso, dal presidente Emerito della Repubblica Francesco Cossiga che annunciava la prossima partecipazione del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi alle celebrazioni della festa della Liberazione per il 25 aprile. Il giorno successivo, in un'intervista su "Il Riformista", Cossiga confessa che Berlusconi gli avrebbe confermato l'intenzione di partecipare alle celebrazioni di sabato prossimo.

Camera: canale satellitare ancora non ci siamo

Questo articolo è uscito oggi sulla "Voce Repubblicana" e pubblicato nella rassegna stampa della Camera. Per ragioni di spazio è stato ridotto e allora lo pubblico integralmente qui visto che il blog serve anche a questo.

Fermate Anna Galiena su quel canale. Nei giorni scorsi abbiamo parlato del canale satellitare della Camera dei deputati. Lo abbiamo fatto perché era stato diffuso un comunicato relativo alle trasmissioni pasquali. Adesso, a quanto pare, il canale satellitare della Camera rilancia. In via sperimentale, la televisione della Camera si arricchisce di una sua programmazione serale. A partire da ieri sera, lunedì 20 aprile, infatti, dalle 22 - con replica dalle 7 del mattino del giorno successivo – è iniziata la trasmissione di approfondimenti sull’attività di Montecitorio, interviste, eventi. La programmazione di lunedì prevede alle 22 la messa in onda delle interviste ai Vicepresidenti Rocco Buttiglione e Maurizio Lupi, a seguire, per la serie “Montecitorio su Youtube”, Il nuovo sistema di voto, quindi, per la serie “Evento culturale”, Anna Galiena legge “Il Canzoniere” di Francesco Petrarca. Stasera, martedì 21, sempre alle 22 e sempre con replica il mattino successivo alle 7, verranno trasmesse le interviste ai Vicepresidenti Antonio Leone e Rosy Bindi, quindi per “Montecitorio su Youtube”, la visita di Nancy Pelosi e per “Evento culturale”, “Quell’enorme lapide bianca”, lettura teatrale nel Giorno del Ricordo della tragedia delle genti Giuliane, Istriane, Fiumane e Dalmate. Nello stesso tempo, abbiamo appreso che la Camera dei deputati trasmetterà in via sperimentale, da lunedì 20 aprile, in diretta sul proprio sito (http://www.camera.it/) le conferenze stampa dei deputati che si tengono a Montecitorio. Dalla Camera hanno spiegato che “è una scelta fatta per rendere sempre più trasparente e accessibile a tutti l’attività che si svolge alla Camera anche al di là dei lavori dell’Aula e delle Commissioni che già sono fruibili da diversi anni sul web. La trasmissione delle conferenze stampa risponde ad un’esigenza di pubblicità delle iniziative dei parlamentari, assicurerà condizioni di maggiore favore per il lavoro dei giornalisti e consentirà l’accesso a tale documentazione da parte di tutti i cittadini interessati”. L’iniziativa della Camera è lodevole, ma riteniamo che nel canale satellitare e nel sito della Camera non abbiano ancora in mente cosa significhi fare informazione istituzionale. A nostro giudizio non ha senso evitare di trasmettere nel canale satellitare le sedute delle commissioni parlamentari per mandare in onda interviste alle alte cariche della Camera. La priorità di una rete istituzionale come quella della Camera deve essere la trasmissione di quello che accade nel palazzo: in aula e nelle commissioni. (A proposito, a chi spetterebbe la trasmissione delle sedute bicamerali?) Una volta realizzata questa missione si può pensare ad altro. E quindi non ha senso evitare di trasmettere le conferenze stampa alla Camera sul canale satellitare per metterle a disposizione sul sito. Questo è un errore. Ed è un errore dare la priorità ad Anna Galiena piuttosto che a quello che succede dentro il palazzo. Se pubblicità della Camera ci deve essere che almeno sia fatta con intelligenza. Prima di Petrarca viene altro. I cittadini hanno il dovere di essere informati sulle cose che li riguardano e non vedere interviste che possono ammirare tutte le sere a “Porta a Porta”. Altrimenti il rischio è quello di vedere la nascita di un canale che a parole si presenta come una rete istituzionale, ma che è destinato a fare la fine di Rai-Educational che si dichiara rete culturale per poi occuparsi della biografia di Raffaella Carrà e di Pippo Baudo.

25 aprile: grazie Berlusconi

Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha deciso di celebrare il 25 aprile. Lo ha confermato lo stesso premier rispondendo alle domande dei giornalisti, al termine di un incontro a via dell'Umiltà dedicato alle Europee. "Lo celebrerò - ha spiegato - ma dove lo comunicherò più avanti. Credo ci sia bisogno di dire qualcosa perché non se ne appropri solo una parte". Sono felice che il Presidente del Consiglio abbia preso questa decisione. Il 25 aprile non è un appannaggio della sola sinistra che pensa di aver combattuto da sola per la Liberazione. Se fosse stato per loro oggi ci sarebbero ancora i nazisti. Ma non dimentichiamo che quella guerra i comunisti l'avevano messa in cantiere con i nazisti.