domenica 31 maggio 2009

Ho intervistato il Divino Otelma

Non so se siete informati dell'evento, ma il Divino Otelma voterà per i radicali alle prossime elezioni europee. Proprio a me è toccato l'onore di intervistare il Divino Otelma. Questo incarico mi ha emozionato ed onorato. Per questa ragione ho voluto condividere l'emozione di questa intervista con le pecorelle del mio blo buon ascolto.

Un frate appare in via del Corso

sabato 30 maggio 2009

«Child Abuse Commission»

Dopo nove anni di indagini è stato pubblicato un rapporto della «Child Abuse Commission» che ha interrogato 2.500 ex allievi di oltre 100 istituzioni religiose. Il quadro che ne viene fuori è desolante, tristo, vergognoso per le istituzioni clericali. Si narra di bambini abusati di giorno e di notte, di bambine violate, scuole e orfanotrofi che nulla avevano da invidiare ai lager, preti e suore che pensavano e agivano come se mantenessero un diritto di appropriazione dei minori. Ora c’è chi invoca un concistoro e chi, come il Primate irlandese, Sean Brady afferma: «Provo vergogna».

I problemi della scuola pubblica

Intervista ad Emerenzio Barbieri
Voce Repubblicana del 30 maggio 2009
di Lanfranco Palazzolo

La scuola pubblica deve affrontare dei problemi drammatici da affrontare. Lo ha detto alla “Voce” l’onorevole Emerenzio Barbieri del Pdl, membro della Commissione Cultura della Camera dei deputati.
Onorevole Barbieri, cosa pensa dell’attacco che circa 250 dirigenti delle scuole del Lazio hanno rivolto al ministro dell’Istruzione Maria Stella Gelmini sul cattivo stato della scuola pubblica?
“Penso che i presidi del Lazio, come tutti i presidi d’Italia, hanno degli strumenti a disposizione. Se sono iscritti ad un sindacato, sono in grado di far sentire la loro voce. L’accusa al ministro Gelmini di fare poco per la scuola mi sembra del tutto gratuita. La Gelmini fa il possibile, così come cerchiamo di farlo noi in Commissione”.
Crede che in molti settori della scuola pubblica ci siano iscritti al sindacato che pensano solo a fare politica?
“I presidi, come tutti i cittadini italiani, fanno politica. Il ruolo che loro svolgono è per certi versi politico. Questo è vero da parecchi decenni. Non mi pare che sia una cosa che scoppia oggi”.
In questi mesi ci sono stati tagli pesanti nei confronti della scuola pubblica?
“Ci sono stati certamente dei tagli. Negare che ci siano stati questi tagli sarebbe ridicolo. D’altra parte la scuola italiana costava così tanto che era impossibile non tagliare”.
Quali sono le emergenze della scuola pubblica? C’è stato un indebolimento?
“Non definirei la scuola pubblica come un corpo che si è indebolito. La scuola pubblica ha dei problemi drammatici che bisogna affrontare e risolvere. Il primo di questi è la necessità che diminuisca il suo costo. Il problema di fondo è questo. Non è possibile che, a parità di frequenza, la scuola privata costi meno di quella pubblica. Quindi penso che ci sia un problema serio da questo punto di vista”.
Quali sono state le cose migliori fatte dal ministro Gelmini sulla scuola pubblica?
“Ha razionalizzato una serie di spese, ha introdotto il voto in condotta, i voti. Da questo punto di vista ha riformato un settore che questi 60 anni di vita pubblica hanno dimostrato”.
La scuola pubblica ha accolto il ministro con qualche pregiudizio?
“Io vivo in Emilia. Qui il pregiudizio nei confronti della Gelmini è di carattere politico e addirittura ideologico. Parlo dei settori legati alla sinistra. Credo che gran parte del corpo docente apprezzi lo sforzo del ministro”.
Cosa farebbe per la scuola pubblica?
“Adesso stiamo discutendo in Commissione Cultura la riforma Aprea sulla scuola pubblica. Sarebbe opportuno cambiare il sistema di reclutamento dei professori rispetto ai concorsi di oggi. I dirigenti scolastici devono scegliere di assumere gli insegnanti cancellando le graduatorie. Questo porterebbe dei benefici. La scuola si misurerebbe con il mercato e con le sue esigenze”.

giovedì 28 maggio 2009

Tutti gli errori di Dario

Intervista a Peppino Caldarola
Voce Repubblicana del 29 maggio 2009
di Lanfranco Palazzolo

Il Pd non ha una linea politica.Lo spiega alla “Voce” l’ex parlamentare dell’Ulivo Giuseppe Caldarola.
Onorevole Caldarola, cosa ne pensa di questa campagna per le europee? Crede che i partiti abbiano dato il peggio di se in questa campagna elettorale?
“Credo che sia proprio così. Non conosciamo nulla dei programmi dei partiti politici sulla prossima legislatura europea. Non conosciamo nemmeno i candidati. I più noti sono politici che vengono dal passato. I giovani candidati sono del tutto sconosciuti. Questa campagna elettorale è la manifestazione di uno scontro politico che è degenerato e che nei prossimi giorni degenererà molto di più”.
A chi dobbiamo attribuire la responsabilità per la degenerazione di quella che ormai viene definita come la peggiore campagna per le elezioni europee dal 1979?
“La degenerazione di questa campagna elettorale è avvenuta nel giorno in cui è scoppiato il caso ‘Noemi’. Da quel momento, i termini della campagna elettorale, già allora del tutto insoddisfacente, diventano una sorta di indagine sulla vita privata del Presidente del Consiglio, sulle sue frequentazioni. E quindi si sta parlando di altro. I temi del Paese non esistono. Questo accade malgrado tutti i problemi da affrontare. Ricordo che oltre un mese fa c’è stato un terremoto devastante in Abruzzo. Questo e altri temi non sono stati messi al centro dell’attenzione del dibattito politico. La responsabilità è di tutti. Ma credo che la responsabilità principale sia dell’opposizione che certo non ha saputo rinunciare a cavalcare l’ennesima versione dell’antiberlusconismo. Invece di misurare il governo sulle cose che ha fatto e che non ha fatto è iniziata una nuova campagna personale contro il premier. Si tratta di un copione già visto e che non ha mai portato a risultati concreti”.
Perché Dario Franceschini è scivolato così in basso?
“Ad un certo punto della sua segreteria, Dario Franceschini si era messo in una posizione che avevo apprezzato. Il Pd aveva presentato alcune proposte interessanti sui disoccupati. Lo avevo giudicato positivamente per questo. Avevo trovato convincente il suo commento quando Veronica Lario aveva annunciato di voler divorziare da Silvio Berlusconi: ‘Tra moglie e marito non mettere il dito’. Ma Franceschini non ha saputo resistere alla suggestione di ‘Repubblica’, accodandosi al giornale di Ezio Mauro nella campagna anti-Berlusconi”.
Vede un nuovo leader dopo la pessima parentesi di Dario Franceschini?
“Prima della leadership bisogna capire qual è la linea. Veltroni ebbe un grande successo alle primarie perché prospettò una linea che gli procurò una barca di voti. Ma poi si smentì alleandosi con Antonio di Pietro. Ma all’inizio c’era un linea politica convincente. Oggi il Pd non ha una linea e non ha consapevolezza di se”.

Finale di Champions league a Roma: i tifosi dello United tifano per...l'Argentina

Dovevano aver bevuto molto i tifosi dello United che si trovavano ieri in via del Viminale intenti a buttare giù litri di birra. Molti di loro tifavano per l'Argentina. A pochi passi da quel bar si trova l'albergo che ospitava lo United a Roma in Piazza della Repubblica.

mercoledì 27 maggio 2009

Sistemi penitenziari dai quali prendere esempio: Germaine Jackson - Dynamite

Una sinistra senza idee

Intervista a Giuseppe Gargani
Voce Repubblicana del 28 maggio 2009
di Lanfranco Palazzolo

Questa sinistra fa pena perché non ha più idee. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” l'onorevole Giuseppe Gargani, candidato del Popolo delle libertà nella circoscrizione del sud. Ecco cosa ci ha detto prima di tenere un comizio elettorale in Calabria il candidato al Parlamento europeo.
Onorevole Gargani, il Partito democratico e l'Italia dei Valori chiedono che Berlusconi sia processato e che il premier rinunci al Lodo Alfano. Pensa che il centrosinistra stia giocando la carta elettorale?
“La mia valutazione è che la sinistra oggi non esiste più. Questo non è un dato che penso di ascrivere alla cattiva volontà del segretario del Pd Dario Franceschini. Ormai il centrosinistra non esiste più da alcuni anni. Silvio Berlusconi ha scombinato il gioco politico. I tentativi di questi giorni del segretario del Partito democratico Dario Franceschini sono tristi. Il risultato delle iniziative politiche di questi giorni provocano solo una gran pena per chi li mette in atto. Mi sembra che il Partito democratico non abbia più nessuna idea. Qualsiasi pettegolezzo ed ogni gossip è una buona scusa per attaccare il Presidente del Consiglio. Il risultato di questi giorni è che non si parla più di politica e di Europa. Questo è il dramma politico di questi giorni. Questo è il risultato che la sinistra ottiene”.
Crede che l'elettorato del Popolo delle libertà non abbia cambiato le sue convinzioni sulla situazione politica e sulla forza di questo nuovo partito?
“In questi giorni sono stato in tutte le regioni della circoscrizione dell'Italia meridionale dove sono candidato. Devo confessarle che non ho trovato nemmeno un elettore che mi abbia chiesto qualcosa sulle vicende personali di Berlusconi. Tutti gli elettori del centrodestra mi hanno chiesto come intendiamo affrontare la crisi e quali sono le nostre proposte politiche. Questo significa che gli elettori sono più maturi dei giornali di sinistra che si occupano di queste vicende”.
Cosa ne pensa dello sfascio della sanità calabrese dopo che Silvio Berlusconi ha fatto sapere di voler commissariare il sistema sanitario di questa regione?
“Il sistema sanitario calabrese è allo sfascio completo. Credo che la situazione di questo settore sia come quello della sanità campana, altra regione amministrata dal centrosinistra. Queste due regioni fanno a gara tra chi ha la sanità più sfasciata. Berlusconi ha fatto bene ad intervenire per chiedere il commissariamento”.
Pensa che i grandi partiti italiani saranno messi in difficoltà dalle nuove aggregazioni dei partiti di sinistra e di destra?
“Il politologo Luca Ricolfi ha detto che è chiaro perchè Berlusconi sia padrone della scena politica italiana sostenendo che nessuno affiderebbe se stesso e la guida del Paese a Dario Franceschini. Come dargli torto”.

martedì 26 maggio 2009

Separati alla nascita

Il cantante Dino
John Fitzgerald Kennedy, presidente degli Stati Uniti

Jean Sarkozy: "Belli capelli".

Indegnamente copiato e modificato da De Gregori
Belli capelli, capelli biondi, che t'ho aspettato tutta notte all'Eliseo per il Consiglio dei ministri e tu chissà dov'eri, capelli lunghi che arrivavano fino alla casa di Rachida, belli capelli che nessuno li può tagliare, neanche Carlà. Belli capelli, capelli d'oro, che in mezzo a tutta quanta quella gente mi sentivo solo, capelli d'oro che sei partito per il potere e chi lo sa se torni, belli capelli che ti coprivano tutti i giorni e tutti gli altri membri dell'UMP.
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Capelli lunghi come autostrade la mattina sopra il tuo cuscino, che quando tira vento diventano i capelli di un burocrate, capelli così lontani che nessuno li può vedere, capelli così sottili che basta niente che li fai cadere per farli diventare come quelli di De Gaulle.
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Belli capelli, capelli biondi, che si fermarono a una fontana a pettinare gli anni, capelli stanchi, dentro allo specchio di un bicchiere di vino, belli capelli, che stanotte è notte, ma verrà mattino in cui diventerai presidente della VI° Repubblica.
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Un ente inutile da non votare

Intervista a Michele Bortoluzzi
Voce Repubblicana del 27 maggio 2009
di Lanfranco Palazzolo

Annullate la scheda elettorale per le elezioni provinciali. Lo chiede espressamente Michele Bortoluzzi, candidato alle elezioni europee per la Lista Bonino (Nord-Est). Da mesi Bortoluzzi è impegnato a chiedere l’abolizione delle province e dei prefetti con il comitato “Non serve, non voto”.
Michele Bortoluzzi, perché chiedete agli elettori di fare questo gesto?
“Il nostro comitato è assolutamente trasversale. In ‘Non serve, non voto’ ci sono cittadini che sostengono i due grandi schieramenti. Queste persone hanno scelto di fare loro le parole di Silvio Berlusconi e di una gran parte dei politici di destra e di sinistra. Tutti i cittadini hanno pensato almeno una volta che l’abolizione delle province potrebbe essere un modo per far risparmiare la pubblica amministrazione perché le loro funzioni non servono e possono essere svolte da altre istituzioni come i comuni e le regioni. Lo stesso Presidente del Consiglio Berlusconi ha sostenuto questa necessità recentemente. Tutti hanno detto qualcosa contro le province, tutti si sono impegnati, ma da 40 anni non si riesce ad abolire le province. In Italia ci sono province sconosciute alla maggior parte dei cittadini come la provincia del Medio Campidano in Sardegna, la provincia di Fermo. Le competenze di questi enti sono ridotte al lumicino. Ecco perché abbiamo proposto di non votare per questi enti. Hanno aderito alla nostra iniziativa imprenditori e direttori di testate giornalistiche come Vittorio Feltri, direttore del Giornale”.
Che indicazione date per le prossime elezioni provinciali?
“Non ritirerò la scheda elettorale. Altri potranno scegliere di annullarla. Si tratta di fare una astensione selettiva nei confronti di un ente inutile come la provincia. Molte persone ci hanno appoggiato. Per realizzare questa proposta abbiamo dovuto anche presentare delle liste denominate: ‘Amo l’Italia, non voto la provincia’. Sono liste che hanno come programma quello di non ritirare la scheda o di annullarla. I candidati hanno sottoscritto la loro candidatura impegnandosi a non entrare in carica se eletti alla provincia. Questa scelta serve per parlare agli elettori e per chiedere l’astensione”.
Come reagisce la Lega di fronte a questa vostra battaglia nel Nord? Sappiamo che il partito di Umberto Bossi ha sempre votato a favore dell’istituzione delle province.
“Abbiamo parlato con esponenti della Lega Nord. Loro ci hanno detto che il partito ha deciso di sostenere l’istituzione delle province. Molti leghisti ci hanno confessato: ‘Ci hanno dato solo le province’. Il problema della Lega è quello di mantenere il personale politico nelle province perché perderebbero gran parte della loro classe dirigente. Il loro punto forte è quello di avere ben 4200 politici che sono eletti nelle province”.

Tien an men e la Camera dei deputati

Le nostre istituzioni non sempre si comportano al meglio di fronte a certi drammi internazionali. E' il caso di ricordare quello che ha fatto molto tardivamente la Camera dei deputati di fronte al dramma degli studenti cinesi che nel giugno del 1989 furono massacrati in Piazza Tien na men. Ricordo che in quel periodo non era molto di moda parlare delle proteste in Cina. Gli studenti di sinistra rimasero quasi indifferenti e alla Camera dei deputati la Presidente Nilde Iotti trasformò la seduta in una rissa tra lei e Mirko Tremaglia. La colpa del fascista Tremaglia era stata quella di far notare che quello che si stava consumando in Cina era un massacro comunista. Il massacro di Piazza Tien an men si consumò il 4 giugno, la Camera commemorò le vittime il 7 giugno con questa rissa poco edificante che vi pubblico qui sotto e solo il 28 giugno il Presidente del Consiglio riferisce alle Commissioni Esteri di Camera e Senato: che tristezza! Oggi una cosa del genere non accadrebbe più.
Camera dei Deputati: 7 giugno 1989
Presidente. (Si leva in piedi e con lei i deputati e i membri clel Governo). Onorevoli colleghi, sono certa di interpretare i vostri sentimenti nell'esprimere la comnozione e la condanna più ferma per l'eccidio perpetrato nei giorni scorsi a Pechino. Commozione e condanna che ho ritenuto di dover subito testinrorriarea ll'ambasciatorec inese a Roma. Non sono questi momenti per parole retoriche di fronte alle vittime di Tien An Men, a quanti in questi drammatici 45 giorni hanno condiviso la loro battaglia, ai popoli che ovunque, con dolore, ne sono stati testimoni sgomenti. I mezzi di comunicazione rendono le masse dei cittadini testimoni diretti di questi delitti contro il popolo; ciò costituisce una forza per le lotte di libertà e di democrazia e rende oggi intollerabile nella coscienza dei popoli quello che pure troppe volte nella storia è accaduto, ed anche in questo secolo: l'uso della forza, della violenza dello Stato, l'uso degli eserciti contro il popolo che manifesta per un nuovo ordinamento sociale e chiede riforme. Possiamo e dobbiamo dirlo noi europei, perché abbiamo colpe atroci di appena qualche decennio addietro, che debbono imporci umiltà ma anche fermezza nell'esprimere queste convinzioni. Ovunque deve essere possibile per ciascun popolo decidere il proprio destino e le forme della società che vuole costruire, operando sul terreno del confronto civile, della lotta politica condotta con metodi democratici. E a questo diritto nulla può valere I'opporre i carri armati o altre forme di violenza. Onorevoli colleghi, forti e crescenti divengono la preoccupazíone ed il dolore per le notizie che in queste ore continuano a giungere e che sembrano delineare una rottura nella società cinese di dimensioni tali da rendere possibile una vera e propria guerra civile. C'è sgomento perché fatti così tragici awengono proprio quando quel paese sembrava aperto ad un nuovo dialogo politico ed economico con il resto del mondo, dialogo che non aveva mat conosciuto nella sua storia. Tutti sappiamo quanto impegno vi è stato tra i paesi della Comunítà europea e la Cina per accrescere ed intensificare rapporti nuovi di collaborazione politica ed economica, per sviluppare contatti anche parlarnentari sul terreno di una più forte cooperazione. Anche sotto questo aspetto, i bagliori notturni di dolore e di morte che in un solo momento, attraverso la televisione, hanno congiunto Pechino alle mille città del mondo appaiono intollerabili, appaiono contro la ragione e contro la storia, e rendono fragili e incertí rapporti che avevamo sperato avviassero un nuovo processo di unità nel mondo. Onorevoli colleghi, non è tempo di auspici ma di aziont politiche responsabili e perseveranti. Occorre anche sconfiggere gli egoismi che allignano nei paesi ricchi e prosperi, occorre sconfiggere - voglio dire - la tentazione del cinismo. Sarebbe un errore grave, significherebbe non capire che i nostri ragazzi si sono sentiti fratelli - al di là di ogni considerazione politica - dei giovani di Tien An Men. Ecco, questa fratellanza chiede di divenire - certo, per strade lunghe e difficili ma non eliminabili - la realtà del futuro. Dobbiamo lavorare per questo, senza iattanza, senza pregiudizi, ma credendo, con tenacia e fino in fondo, nei valori universali della giustizia, della dignità e della libertà di ogni uomo e di ogni popolo.
Tremaglia. Si è dimenticata di dire che il massacro è comunista, è nella storia ricorrente del comunismo, signor Presidente. Questo è molto grave! (Proteste dei deputati del gruppo del PCI).
Presidente. Onorevole Tremaglia!
Piro. È il massacro di una dittatura!
Ghezzi. Sciacallo! Sei un corvo, una bestia immonda! Assassino!
Tremaglia. E, il comunismo internazionale che è assassinio (Proteste dei deputati del gruppo del PCI).
Tassi. Smettetela!
Presidente. Onorevoli colleghi!
Piro. (Rivolto al deputato Tremaglia) Contro tutti i genocidi, anche quello di Pinochet!
Presidente. Onorevole Tremaglia, la prego di riflettere anche sul suo passaro! Rifletta sul suo passato e troverà la ritposta (Applausi dei deputati dei gruppi del PCI, della sinistra indipendente e di Democrazia Proletaria - Proteste del deputato Tremaglia).
Tremaglia. Si vergogni...!
Piro. Brava Presidente!
Tassi. Si vergogni!
Presidente. Non mi vergogno certamente! Io non mi devo vergognare del mio passato, certamente io. Ma non sono sicura che non debba farlo lei (Apptausi dei deputati dei gruppi del PCI, della sinistra indipendente e di democrazia proletaria - Protesta del deputati del gruppo del MSI destra nazionale.

lunedì 25 maggio 2009

Il parlamento accetti la sfida

Intervista a Nicolò Zanon
Voce Repubblicana del 26 maggio 2009
di Lanfranco Palazzolo

Berlusconi ha fatto bene a porre il tema della riduzione del numero dei parlamentari. Lo ha detto alla “Voce” il costituzionalista Nicolò Zanon.
Professor Zanon, cosa ne pensa della proposta di Silvio Berlusconi di ridurre il numero dei parlamentari presentando un ddl di iniziativa popolare?
“La presentazione del ddl di iniziativa popolare è un istituto previsto dalla nostra Costituzione. Non ci vedo nulla di negativo. Anche in materia costituzionale è possibile un ddl di riforma della Costituzione. Se ci fosse un numero consistente di firme a questa proposta ci sarebbe una forte pressione per ridurre il numero dei parlamentari. Questo è un guanto di sfida nei confronti del Parlamento visto che sono anni che si parla di questa riforma. Ho l’impressione che sia una sorta di grimaldello di origine popolare che viene buttato nel dibattito. Il Parlamento farebbe bene a raccogliere questa sfida”.
Perché i parlamentari vengono visti come un peso da molti cittadini? Il problema è questo o è il bicameralismo perfetto?
“Il problema è anche questo tipo di bicameralismo perfetto. Bisognerebbe trovare dei modi per velocizzare l’approvazione delle leggi. Le soluzioni sono diverse. Si potrebbe pensare alla Camera dei territori per uno dei rami del Parlamento o prevedere la teoria della ‘culla’ per le Camere, chiedendo che su certi temi si pronunci solo un ramo del parlamento specializzato in quella materia. Questo dovrebbe accadere per fare in modo che il procedimento si concluda dove nasce”.
Ci sono troppi parlamentari?
“La riduzione del numero dei parlamentari non porterebbe ad un grande risparmio per lo Stato, ma sarebbe un segnale significativo. Questa modifica aumenterebbe l’autorevolezza dei parlamentari. Il numero potrebbe essere dimezzato. Questo comporterebbe una migliore selezione dei parlamentari”.
Dobbiamo dimenticare il rapporto tra il numero degli elettori e chi li rappresenta?
“La nostra Costituzione non prevede questo rapporto se non nel Senato della Repubblica. Negli Stati Uniti i senatori sono cento. Credo che 630 deputati sono forse troppi. Credo che un dimezzamento non comporterebbe un problema nel rapporto numerico nei confronti degli elettori rappresentati. Il sistema elettorale attuale non consente una identificazione del parlamentare sul territorio. Nessun cittadino oggi riesce ad individuare il suo rappresentante”.
La riduzione del numero dei parlamentari comporterebbe di fatto il cambiamento della forma di Governo?
“Non necessariamente. Non è immaginabile una riforma che si limiti alla riduzione dei parlamentari. La riduzione dei parlamentari dovrebbe essere inserita in una riforma organica anche sul procedimento legislativo”.
Ha fatto bene Berlusconi a porre il problema?
“Sì, ha fatto bene. Il tema è sentito dai cittadini”.

Elio e le storie tese: "Luca era gay"


Giallo sui proventi de «I bambini fanno oh» che sarebbero dovuti andare in beneficenza
Povia e quei soldi mai arrivati in Darfur
Su «Io Donna» le accuse dell'ex discografico: «Abbiamo rotto per la canzone sul gay: è la storia di un mio amico»
«Povia? L'ho mollato in dicembre» dice Angelo Carrara, storico titolare della casa discografica Target. «Si è messo a fare il De André, ma non ha spessore. Troppe cose di cattivo gusto, ci rimettevano la mia immagine e le mie attivitià» confessa Carrara a Io donna che l'ha intervistato nell'ambito di una inchiesta - che sarà pubblicata nel numero in edicola sabato 31 - sulla vicenda Povia/Darfur di Sanremo 2005, conduttore anche allora Paolo Bonolis.
Il produttore spiega di non aver mai digerito il comportamento del cantante in quella occasione, ma che la rottura è stata causata soprattutto dalla bagarre mediatica sulla canzone «Luca era gay», che Povia si appresta a cantare in questa edizione di Sanremo. «E' ispirata alla vera storia di un mio amico, che fino a 37 anni era gay. Poi ha conosciuto una ragazza, ora ha anche dei bimbi e vive a Roma» racconta amareggiato: «Le sue dichiarazioni sull'omosessualità come malattia le ho lette sui giornali, da sei mesi non ci parliamo più».
Ma Carrara attacca anche sull'esordio di Povia nell'edizione in cui Bonolis dedicò una serata benefica per i bambini del Darfur: «Se non fosse salito su quel palco nel 2005 poteva finire nel dimenticatoio». Nel 2005 l'esordiente Povia era stato escluso dalla gara perché aveva già partecipato al festival di Recanati, ma Bonolis lo resuscitò per fare da colonna sonora alla raccolta fondi con la sua canzone "Quando i bambini fanno ooh". Niente sms dal pubblico, il milione per un centro ospedaliero, una struttura sanitaria satellite e una scuola elementare era un'iniziativa tutta interna a Sanremo: «Un'autotassazione da parte degli ospiti, di me stesso, della Rai, dei Monopoli, degli sponsor e delle case discografiche» disse Bonolis. Invece da Sanremo arrivarono solo 250 mila euro, di cui 50 mila offerti da Bonolis. Quanto a Povia, che si era impegnato pubblicamente e versare «tutti gli incassi della canzone» arrivarono 35 mila euro che la Target versò - incalzata da chi aveva già avviato il progetto in Darfur - «quale anticipo in attesa dei rendiconti Siae».
Io donna nell'inchiesta svela tra l'altro come Povia non abbia onorato il suo impegno a fronte di 450 mila euro di proventi complessivamente maturati dalla canzone nel 2005. «L'iniziativa per il Darfur fu determinante per lanciare Povia» dice Carrara che ricorda come «nel 2006, l'anno dopo il botto della serata benefica, vinse il Festival anche perché i bambini avevano votato per lui. Quando andava a cantare in giro, prima del concerto faceva sempre una visita ai bimbi negli ospedali».
Marzio Mian
(Dal Corriere della Sera del 27 gennaio 2009)

Ivan Graziani, "Pigro" (1978)

domenica 24 maggio 2009

I giallorossi vincono a San Siro contro i rossoneri: Milan-Roma del 24 aprile 1955

Non immaginavo di dover utilizzare così presto queste belle foto della vittoria romanista contro il Milan il 24 aprile del 1955. In quel periodo ogni volta che una squadra del sud vinceva contro una grande del Nord era un dramma. I giornalisti sportivi del Nord vivevano queste sconfitte come un dramma e cercavano sempre ogni attenuante possibile. Il Milan ha perso, ma la prossima volta andrà meglio perchè i rossoneri sono fortissimi. E altre cazzate del genere. Ma lasciamo perdere i retaggi del passato per dare spazio ai fatti. La rosicata dei nordisti fu enorme perchè il Milan era al primo posto in classifica. La Roma aveva perso la partita d'andata e al ritorno i rossoneri erano convinti di far tornare i giallorossi con le lacrime agli occhi. E invece furono botte per tutti. Veramente l'arbitro aiutò il Milan concedendo un rigore ai rossoneri. Qui a fianco potete ammirare il grande errore di Nils Liedholm che spiazza il portiere romanista Moro, ma manda il pallone alle stelle nel corso del primo tempo. All'epoca gli arbitri erano meno sfacciati e certe occasioni non capitavano mai due volte. Ecco perchè l'arbitro Liverani fu molto generoso e al '9 minuto del secondo tempo concede un bellissimo rigore alla Roma. Lo batte Pandolfini e mette il pallone in rete. La realizzazione merita una bella foto grande qui sotto.

A questo punto i rossoneri si incazzano come non mai. Prima che la Roma segni il secondo gol il Milan ci prova in tutti i modi, ma non ci riesce. Quello che si incazza di più è Sorensen che provoca una rissa dentro la porta della Roma dopo un gol sbagliato. La foto di questa megarissa è spettacolare perchè entrano dentro la rete della Roma almeno 13 giocatori. Solo quella rissa doveva valere il prezzo dello spettacolo come testimonia questa bella immagine sotto.

Alla fine l'arbitro Liverani espelle il difensore romanista Giuliano e lo sfigato Sorensen che non era riuscito a piazzare il suo poderoso destro. E dove non arriva il povero Sorensen ci pensa Galli che piazza il secondo gol della Roma: il signor Brambilla smette di fare il tifo. Però, alla fine della stagione il Milan si aggiudicherà lo scudetto con 48 punti. La Roma dovrà accontentarsi del terzo posto a sette punti di distanza. Mica male per l'epoca.






sabato 23 maggio 2009

Enrico Berlinguer commemorato dal Pd

Per il Partito democratico tutto è difficile. Lo dimostra la commemorazione di Enrico Berlinguer che si è svolta alla Camera dei deputati la scorsa settimana. Nel gruppo parlamentare del Pd alla Camera ci sono state delle polemiche perchè non sono stati chiamati esponenti politici che avevano avuto una conoscenza diretta del Segretario del Pci. Proprio per questo ho intervistato l'onorevola Paolo Corsini che è un ottimo storico ed ha una sensibilità chiara su come dovrebbero essere organizzati certi appuntamenti. Ecco cosa mi ha detto e quello che mi ha detto Piero Fassino, che fu molto vicini a Berlinguer. Di questa seconda intervista vi consiglio di ascoltare attentamente la econda risposta nella quale Fassino risponde alla mia domanda sugli errori di Berlinguer.

venerdì 22 maggio 2009

Esce "La Chiesa antisemita di Papa Ratzinger" (Kaos edizioni)

Voce Repubblicana
del 23 maggio 2009
di Lanfranco Palazzolo

Con un tempismo che lascia spazio a pochi dubbi, la Kaos edizioni ha pubblicato “La Chiesa Antisemita di Papa Ratzinger”. Il libro, scritto dai “Discepoli di verità” (un gruppo di ecclesiastici e laici del Vaticano che non vogliono più tacere), arriva nelle librerie a pochi giorni dalla poco entusiasmante visita di Benedetto XVI in Medio Oriente. Un viaggio che ha suscitato gli entusiasmi del mondo arabo e pochi consensi nel mondo politico israeliano. Il libro della Kaos è un piccolo manuale in grado di spiegare ai credenti meno smaliziati qual è stata la politica del Vaticano nei confronti degli ebrei. La stessa Kaos ha pubblicato in passato libri sui pontefici poco teneri con il popolo ebraico. Stiamo parlando del discusso “Dio è con noi”. La copertina di quel libro marchiava idealmente Pio XII con una svastica. Adesso l’obiettivo dei Discepoli di verità diventa Benedetto XVI. Per dire la verità gli autori non hanno fatto una grande fatica nel mettere insieme fatti e avvenimenti che in fondo sono noti. Il libro ripercorre impietosamente le bugie e le omissioni di Benedetto XVI sui cattolici tedeschi e sul loro silenzio nei confronti dell’Olocausto. Oggi fa impressione ascoltare questo Papa mentre dice che “l’Olocausto non è stato commesso dai cristiani e non è stato commesso in nome di Cristo, ma di esso si sono resi responsabili forze ostili al cristianesimo ed è stato concepito come primo passo della distruzione del cristianesimo”. Parole che fanno meditare se si pensa che lo stesso Ratzinger discende da una famiglia imparentata con lo zio Georg Ratzinger, esponente del cattolicesimo bavarese noto per le sue virulente posizioni antisemite. E la Chiesa cattolica ha sempre sostenuto e difeso personaggi come don Pierino Gelmini, che ha pubblicamente denunciato una fantomatica “offensiva ebraico-radical-chic” che vorrebbe colpire e “screditare” l’istituzione. Ma c’è dell’altro. Lo testimonia uno dei tanti episodi descritti nel libro. Ci riferiamo al tentativo di beatificare Leon Gustave Dehon. La vicenda di questo sacerdote francese è paradigmatica. Nel 1997 papa Giovanni Paolo II aveva dichiarato Dehon venerabile. Presso la Congregazione per le Cause dei Santi il processo di beatificazione si era concluso il 19 aprile 2004: la cerimonia di beatificazione era prevista per il 24 aprile 2005. Ma tutto saltò a causa della morte del pontefice (2 aprile 2005) e poi a causa delle accuse di antisemitismo mosse ad alcuni dei suoi scritti. Dehon, infatti, pubblicò sul quotidiano cattolico “La Croix” articoli nei quali sostenne che gli ebrei erano “assetati di denaro [ ... ] la bramosia del denaro è un istinto della loro razza”, definendo il Talmud “un manuale banditesco, corruttore e distruttore della società”, e suggerendo di rendere gli ebrei riconoscibili con particolari contrassegni, di mantenerli chiusi nei ghetti, di escluderli dalla proprietà terriera, dalla magistratura e dall’insegnamento. Ecco, questa è una piccola parte delle testimonianze che potrete leggere nel libro.

Le avventure di David Sassoli

Il nostro mezzobusto del servizio pubblico se la sta proprio spassando in questi giorni di campagna elettorale. Tra una magnata e l'altra, l'ex demitiano David Sassoli coglie l'occasione per fare campagna elettorale con le più belle donne della circoscrizione dell'Italia centrale. Eccolo in azione tra una pappata e l'altra. Mentre il segretario del Pd parla di un paese in crisi e di famiglie che non arrivano alla fine del mese, il telemezzobusto incontra le più belle donne del centroitalia. E alla fine si pente amaramente di quello che ha fatto. Ecco i restroscena di questi inciuci elettorali..........



Prima la foto con gli amici e poi.........il rimorchio................
Lei: "Dove andiamo?" Il candidato "Naturalmente andiamo in locanda.........!"
E, alla fine, da buon cattocomunista, il pentimento in Chiesa.....

I grandi plagi della musica contemporanea: Syria, tre scopiazzate in una





I grandi plagi della musica contemporanea


I grandi plagi della musica contemporanea


I grandi plagi della musica contemporanea


I plagi della storia musicale contemporanea



Noi intellettuali indipendenti con Tonino

Intervista a Nicola Tranfaglia
Voce Repubblicana, 23 maggio 2009
di Lanfranco Palazzolo
(A destra una foto di Tranfaglia ai tempi del Pdci)

Ho scelto di impegnarmi in politica da indipendente nell’Idv. Lo ha detto alla “Voce” lo storico e saggista Nicola Tranfaglia.
Onorevole Tranfaglia, in queste settimane si è parlato tanto del rapporto tra gli intellettuali e l’Idv, partito al quale lei si è avvicinato. Perché molti intellettuali, un tempo vicini alla sinistra, ora sostengono il partito di Antonio Di Pietro?
“Per quanto riguarda le forze della sinistra, sono stato deputato con il partito dei Comunisti italiani. L’esperienza che ho fatto nella scorsa legislatura con il partito di Oliviero Diliberto è stata molto negativa. Questo è accaduto perché le mie opinioni di storico – che sono note da tempo - sono state criticate duramente quasi come se il partito non sapesse quali fossero le mie idee”.
Su quali temi si è scontrato con il Pdci?
“Le faccio un esempio molto significativo. Ho fatto delle critiche molto ovvie al regime di Cuba e al regime di Hugo Chavez in Venezuela. Questa mia posizione è stata intesa come una posizione contro il Pdci. Come storico ho scritto tanti libri sulle dittature di destra e di sinistra. E non credo che mi si possa chiedere di cambiare opinione. Le forze di sinistra continuano ad essere molto divise. E quindi non mostrano di voler rappresentare veramente un’alternativa alle altre forze. Per quanto riguarda l’Italia dei Valori io, come altri, abbiamo ragionato sulla base di alcune valutazioni”.
Cosa vi ha attratto di questo partito che viene giudicato come un partito giustizialista?
“Credo che l’Italia dei Valori abbia rappresentato una forza di opposizione molto più del Partito democratico. E questo l’elemento oggettivo. Per quanto riguarda il tratto personalistico del partito, Antonio Di Pietro ci ha raccontato di voler passare da un partito basato sulla sua immagine e sulla sua persona ad un soggetto politico collegiale abolendo l’ultimo articolo dello Statuto dell’Idv. Mi riferisco all’articolo che metteva tutto nelle sue mani. Di Pietro parla di un’alternativa durevole. Può darsi che noi intellettuali abbiamo sbagliato a credere in questo. Ma noi siamo partiti dall’opera di opposizione fatta da Di Pietro”.
Gli intellettuali sbagliano a seguire passivamente i partiti invece di rappresentare un elemento di caratterizzazione delle forze politiche? In passato gli intellettuali sono stati accusati di tacere su questioni troppo importanti.
“Sono un lettore di Max Weber. Ma non credo che alcuni intellettuali possano cambiare i partiti ed essere un’alternativa. Io ho fatto questa mia scelta da indipendente, candidandomi nelle liste dell’Idv. Questo mi permette di mantenere la mia autonomia dalle scelte del partito e può rappresentare una scelta autonoma che mi permetta di essere d’accordo con altre forze politiche. Questa è la scelta migliore”.

Ecco perchè il Pd protesta per le nomine Rai

Voce Repubblicana, 22 maggio 2009
Intervista a Giorgio Lainati
di Lanfranco Palazzolo

Il Pd è arrabbiato per le nomine Rai solo perché non le fatte. Questa è la verità. E nelle prossime settimane cambieremo altri dirigenti. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il vicepresidente della commissione di Vigilanza Rai Giorgio Lainati (Pdl).
Onorevole Lainati, il centrosinistra non ha gradito le nomine del Cda Rai per la direzione di Raiuno e del Tg1.
“La mia valutazione è che sono state scelte delle persone di alto profilo sia professionale che personale. Si tratta di giornalisti che hanno nel loro ruolo una grande professionalità e sono garanzia della tutela di pluralismo per tutte le parti politiche. Proprio per questo siamo sbalorditi di fronte alla reazione sconsiderata che viene dalla sinistra e dal Partito democratico in testa. Quella del Pd sembra una reazione rabbiosa perché loro rappresentano l’opposizione e non sono coloro che hanno determinato queste scelte. Quindi giudicano queste nomine come negative solo perché non sono stati loro a farle. Chiunque abbia una certa libertà di giudizio potrà valutare le capacità delle persone nominate di un rete e di un tg molto importante. Si tratta per la maggior parte di persone che erano già in azienda e stimate da sempre per quello che hanno dato alla televisione pubblica in tanti anni di lavoro”.
Crede che ci saranno altre ripercussioni nel Consiglio di amministrazione della Rai?
“Mi auguro di no. Ritengo che il Presidente e i consiglieri che hanno fatto questa scelta di alto profilo professionale ed umano abbiano valutato come agire per il bene dell’azienda, per il bene di questi settori che queste persone andranno a dirigere e ad occupare. Ho trovato stupefacente l’atteggiamento della sinistra e dell’opposizione in genere che fa delle scelte sfasciste nei confronti dell’azienda. Gli esponenti dell’opposizione devono capire che non possono essere solo loro i predestinati in grado di fare il bene della Rai. Questa è una contraddizione evidente che si accompagna a quel concetto antico della sinistra italiana convinta di avere una superiorità intellettuale e morale che la legittima a poter determinare al meglio i dirigenti della Rai e dello Stato”.
Oggi la Rai è più libera ed indipendente?
“Credo che la televisione pubblica abbia iniziato un percorso che sarà completato nelle settimane a venire con la sostituzione di alcuni dirigenti. Questi cambiamenti non avranno un carattere traumatico o devastante, ma ci saranno delle scelte opportune. Molti dei dirigenti che cambieremo erano nelle loro collocazioni da ben sette o otto anni. Tutti sappiamo che un dirigente di una rete, di un tg, dopo un lungo periodo di tempo deve cambiare e vedere arrivare persone con un nuovo dinamismo per affrontare le sfide della comunicazione. Ecco perché le nostre scelte sono quasi obbligate”.

giovedì 21 maggio 2009

Perchè vogliono distruggere Berlusconi?

Ecco i processi pre-elezioni
contro il Cavaliere
Il Tempo, 20 maggio 2009
Di Lanfranco Palazzolo

Ogni volta che si avvicinano le elezioni il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi deve difendersi da nuove accuse e dagli attacchi della magistratura. Questa non è una novità soprattutto per il processo Mills e per altri procedimenti ripartiti alla vigilia delle campagne elettorali nelle quali Berluconi era impegnato. Era accaduto già nel 2006, quando ad un mese esatto dalle elezioni del 2006 si parlò di una imminente richiesta di rinvio a giudizio nei confronti del premier proprio per l'inchiesta Mills. Il 16 febbraio del 2006 erano stati depositati i faldoni dell'inchiesta relativa al caso Mills e il 10 marzo i Pm milanesi erano già pronti alla richiesta di rinvio a giudizio nei confronti del premier. A quel punto mancava un mese esatto dalle elezioni politiche di aprile, pareggiate dal centrosinistra. Già il 16 febbraio del 2006 l'onorevole Niccolò Ghedini disse chiaramente che il clima nei confronti del premier in carica si era fatto pesante: “Trovo straordinaria la chiusura di questa indagine a pochi giorni dalla campagna elettorale: un'inchiesta che dura da molti anni trova una conclusione proprio ora”. Infatti, la campagna elettorale per le elezioni politiche del 2006 fu caratterizzata da una serie di durissimi scontri contro la magistratura e il regista Nanni Moretti che aveva fatto uscire “Il Caimano”, opera nella quale il premier era descritto come un criminale. Nel corso di una conferenza stampa tenuta a pochi giorni dal voto, il 26 marzo del 2006, il premier non esitò a dire: “Cercano di eliminare gli avversari politici e garantiscono l'impunità di chi sta dalla loro parte, dalla parte rossa che ne commette di tutti i colori e la scampa sempre e comunque”. Lo stesso copione era stato seguito anche alla vigilia delle elezioni europee del 2004. In quella occasione l'attacco fu molto più duro perché i partiti del centrosinistra pensavano di far finire la legislatura facendo cadere il governo Berlusconi con due anni d'anticipo. Alla fine del gennaio del 2004 arrivò la notizia che il processo Sme avrebbe ripreso il suo cammino il 16 aprile successivo, a poche settimane dal voto per le europee. Pochi giorni prima l'avvocato di Berlusconi Niccolò Ghedini aveva auspicato: “Spero che questo processo finisca prima dell'estate”. Ma i giudici non potevano fare un regalo simile al leader della maggioranza di allora. Ma il Presidente della prima sezione del tribunale di Milano Francesco Castellano non aveva molta fretta e il 29 gennaio decise la ripresa delle udienze su quel processo per il 16 aprile 2004 alle ore 9.30: due settimane prima dell'inizio della campagna elettorale per le europee. La notizia giunse sulle prime pagine di tutti i quotidiani. A quel punto, dopo aver ripreso il processo il 16 aprile, il giudice Castellano disse: “Durante la campagna elettorale sospenderò per evitare strumentalizzazioni”. Ma il danno era già stato fatto. Lo stesso schema era stato seguito nel 2001. A pochi mesi dalla rovinosa sconfitta del centrosinistra alle elezioni politiche, le prime pagine dei giornali annunciarono il prossimo rinvio a giudizio per il leader dell'opposizione sulla vicenda dei conti Fininvest nella quale era indagato David Mills. Il procedimento era iniziato, guarda caso, nel 1996 nel periodo delle elezioni politiche vinte da Romano Prodi. Il 30 gennaio del 2001 il “Corriere della Sera” parlo di un rinvio a giudizio per Berlusconi. Ma quelle elezioni furono anche caratterizzate da un altro processo: quello sul caso Sme-Ariosto. Gli avvocati di Berlusconi riuscirono a cancellare le udienze del processo solo perché erano candidati alle elezioni politiche altrimenti il processo avrebbe seguito il suo corso con il can-can mediatico orchestrato dalla sinistra. Ma certo non avrebbe impedito a Berlusconi di vincere quelle elezioni che segnarono un grande successo della Cdl e la sconfitta del cosiddetto “partito dei giudici”.

Cancellare quella distorsione sui redditi

Intervista a Savino Pezzotta
Voce Repubblicana, 21 maggio 2009
Di Lanfranco Palazzolo

Nel nostro paese c’è un’evidente distorsione nella distribuzione del reddito. Lo ha detto alla “Voce” l’onorevole Savino Pezzotta dell’Udc, ex leader della Cisl.
Onorevole Pezzotta, come valuta i dati forniti dall’Ocse sul basso livello dei salari nel nostro paese?
“Non sono rimasto sorpreso dalla diffusione di questi dati perché sono anni che stiamo dicendo che il problema esiste. Nel nostro paese c’è un’evidente distorsione nella distribuzione del reddito. Le motivazioni sono molte: un modello contrattuale che non ha avuto la capacità di aggiornarsi in tempo; gli elementi di frammentazione e di disarticolazione che in questi anni si sono registrati nel mondo del lavoro. Nella media bisogna anche contare quelli che prendono poco: tutta l’area del precariato, tutta l’area dei nuovi lavori sono quelli che hanno salari più bassi e fanno scendere la media. Nell’organizzazione del lavoro c’è una mutazione che ha consentito di distribuire salari inferiori a quelle che erano le norme ordinarie rispetto alla dimensione contrattuale. E poi non c’è mai stata una corretta relazione tra incremento della produttività e incremento del salario”.
I sindacati hanno puntato troppo le loro richieste sugli aumenti relativi agli straordinari?
“I sindacati possono essere accusati di tutto, ma almeno di questo no. Chi ha incentivato la pratica del salario sono state le aziende e le imprese perché ognuno ha le sue capacità di fare. Se posso fare una critica al sindacato è quello di non aver adeguato il modello contrattuale al cambiamento del mondo del lavoro e al mutamento delle condizioni del mondo del lavoro. Questo era un imperativo al quale era necessario dare una risposta già dal 2004. Ma non si è riusciti a fare un passo avanti su questo fronte. Oggi è chiaro che un contratto tutto centrato sulla dimensione nazionale non è in grado di recuperare gli incrementi di produttività basati sulla microimpresa”.
E’ giusto che le imprese reclamino sostegni e finanziamenti visto il basso livello dei redditi nel nostro paese?
“Dobbiamo sfuggire a certe analisi semplicistiche. Sono convinto che in una fase come questa sia giusto sostenere le imprese. E’ giusto che le nostre imprese abbiano un sostegno per ammodernarsi e diventare competitive. E non per reggere le loro deficienze. Solo se innovano possono produrre più redditi. Non trovo alcuna contraddizione tra sostegno all’impresa e sostegno ai redditi. Le due cose vanno insieme”.
Come giudica la proposta di innalzare l’orario di lavoro a 65 come è stato proposto al Parlamento europeo?
“Il problema non è innalzare l’orario di lavoro. Per questo ci pensano gli straordinari. Il problema è generazionale. Dobbiamo vedere quanto si spende per gli anziani e quanto si spende per i giovani. Questa è la vera questione”.

martedì 19 maggio 2009

Quella responsabilità che pesa sul legislatore

Intervista a Mirella Parachini
Voce Repubblicana del 20 maggio 2009
di Lanfranco Palazzolo

Il legislatore che ha approvato la legge 40 ha una grave responsabilità nei confronti delle donne e dei bambini. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” la ginecologa Mirella Parachini, membro della Direzione dell'Associazione Luca Coscioni e Presidente della Federazione internazionale degli operatori aborto e contraccezione.
Dottoressa Parachini, cosa cambia per la legge 40 dopo la sentenza della Corte Costituzionale che ha cancellato alcune parti di questa legge?
“Poche battute non bastano per riassumere questo argomento complesso. La sentenza della Corte Costituzionale riconosce la prevalenza del concetto di salute della donna che è previsto dalla Costituzione. Questo principio era già noto. Trovo che sia terribile che in questo paese occorrano sentenze che passino attraverso i vari gradi dei tribunali per poi approdare al grado supremo della Corte Costituzionale per confermare quello che era stato detto nel corso del dibattito su questa legge prima che venisse approvata dai due rami del Parlamento”.
La legge 40 era totalmente incostituzionale?
“Questa legge contiene in se la violazione di un diritto fondamentale che è il diritto alla salute della donna, anteponendo una tutela giuridica dell'embrione alla tutela della salute della donna. Credo che sia doveroso organizzare momenti di dibattito e di incontro su questo come ha fatto l'associazione Coscioni nel corso del confronto che si è svolto alla Camera dei deputati il 12 maggio scorso. Credo che dopo la sentenza della Corte costituzionale sarà doverosa una presa di posizione da parte degli operatori del settore della riproduzione della fecondazione assistita”.
Cosa accadrà quando le motivazioni della sentenza saranno pubblicate nella Gazzetta Ufficiale?
“Questo lo vedremo. Sarà una questione tutta da dibattere. Nei prossimi giorni verrà dato un documento alla stampa nel quale gli operatori del settore prendono posizione sulle modalità con cui affrontare questa tecnica difficile, ma ben regolamentata in barba a quello che il legislatore ha voluto fare nel 2004 con questa legge tutta ideologica”.
Qual è la responsabilità del legislatore in questa vicenda?
“Credo che chi ha fatto questa legge hanno sulla loro coscienza la salute delle donne. In questi anni molte donne si sono sottoposte al programma italiano di fecondazione assistita. Io ne ho conosciute molte di queste donne perché le ho avute come pazienti. Ho visto pazienti con gravidanze trigemi che si sono dovute fare mesi e mesi incollate al letto con grave rischio per la propria salute e per la salute dei loro bambini. La prematurità che è insita nella multigemellarità, che è conseguenza di questa cattiva legge, è una cosa che può danneggiare gravemente la salute del bambino. E questo non è accettabile”.

lunedì 18 maggio 2009

Benvenuti nel paradiso fiscale Vaticano

Intervista a Gianluigi Nuzzi
Voce Repubblicana, 19 maggio 2009
di Lanfranco Palazzolo

Sulle attività finanziarie illecite del Vaticano c’è sempre stato una sorta di cordone sanitario tutelato dall’articolo 11 dei Patti Lateranensi. Lo ha spiegato alla “Voce Repubblicana” l’inviato di “Panorama” Gianluigi Nuzzi, autore di “Vaticano S.P.A.”, edito da Chiarelettere.
Gianluigi Nuzzi, è stato difficile pubblicare questo libro sulle attività finanziarie del Vaticano?
“Il mio agente ha consultato diversi editori. Avevo a disposizione un patrimonio di documenti immenso di mons. Renato Dardozzi che per anni è stato uno strettissimo collaboratore della segreteria di Stato del Vaticano. Per questo motivo abbiamo trovato ben poche difficoltà e, all’inizio, molta diffidenza. Ecco perché abbiamo trovato ben pochi ostacoli. C’è stato un testa a testa con un’altra casa editrice. Sono molto contento del lavoro che abbiamo fatto anche perché non andiamo per tesi, ma siamo andati ad analizzare fatti, abbiamo controllato i conti segreti, bonifici e il vorticoso giro di soldi che ha riguardato anche uomini politici. In questo libro ci sono molte storie”.
Qual è il politico che ricorre con maggiore frequenza nel vostro libro e che ha fatto più affari con la Santa Sede?
“Nel libro abbiamo dato notizia di un conto aperto negli anni ‘90 che era intestato fittizziamente alla fondazione del card. Francis Spellman, che fu l’alto prelato che sdoganò l’Italia al termine della seconda guerra mondiale. Questo conto era intestato ad un omissis. Dalle carte di mons. Dardozzi questo omissis altro non era che il Presidente Andreotti. Negli anni ’90, su questo conto sono transitate decine e decine di miliardi con accrediti in contanti. A questo denaro si aggiungeva anche un vorticoso giro di titoli di Stato. Quando nel 1993 esplode Enimont, alla Santa Sede si accorgono che parte dei soldi di questa maxi tangente sono transitate sul conto dove Andreotti aveva la firma. Ai piani nobili della Santa Sede nasce una sorta di ‘unità di crisi’ per limitare lo spettro investigativo di ‘mani pulite’. Molti di questi reati oggi sono prescritti. Nel mio libro ho raccontato gli affari di questo IOR occulto nato dopo l’uscita di scena di mons. Marcinkus”.
Come si è comportato lo Stato italiano nei confronti di questo paradiso fiscale vaticano?
“Nelle mie ricerche ho notato come ci sia una sorta di cordone sanitario intorno a queste attività del Vaticano. Questo cordone lo avevamo già visto in azione ai tempi dello scandalo del Banco Ambrosiano. L’articolo 11 dei Patti Lateranensi impedisce ogni indagine su esponenti di organi centrali della Chiesa. Questo significa che non si può perquisire, indagare, ma nemmeno interrogare, sentire, processare e indagare nessun cittadino del Vaticano. Ma qui siamo di fronte ad un’immunità che riduce ogni possibilità di indagine”.

domenica 17 maggio 2009

Lasciata dal ragazzo a causa di facebook. E' vero?

Oggi tutti i giornali italiani sono pieni delle polemiche su una storia d'amore che sarebbe finita su facebook. A quanto pare, una giovane donna italiana - non iscritta al social network - si è rivolta all'Aidacon (Associazione Italiana per la Difesa dell'ambiente e del Consumatore) per avviare un procedimento giudiziario contro Facebook ed un suo utente reo di aver pubblicato alcune vecchie foto della ragazza ai tempi del liceo abbracciata con un vecchio amico, foto che avrebbero causato una crisi sentimentale della donna con l'attuale fidanzato. Non so se questa storia sia vera oppure sia un'invenzione. Mi chiedo come abbia fatto questo ragazzo a scovare la foto di un vecchio fidanzato della ragazza. A quanto pare la donna non era iscritta al social network. Resta da vedere se l'ex fidanzato e quello più recente si conoscessero. Se questa conoscenza non c'era i dubbi sulla notizia ci sono tutti. Per quale oscuro cammino è passato il fidanzato di questa ragazza senza nome? Il mistero resta tutto. La notizia non è passata attraverso le agenzie di stampa che sono fonti attendibili, ma è circolata tramite altre fonti di informazione. Aspetto di vedere il nome di questa ragazza e di scoprire il modo nel quale è stata scoperta la foto. Altrimenti non ci credo. Certo, sparare su facebook in questi giorni è facile dopo la sconcertante vicenda dell'infermiera di un ospedale che aveva fotografato i suoi pazienti. Ma in quel caso la notizia era verificabile.

sabato 16 maggio 2009

I grandi successi elettorali di David Sassoli

La campagna elettorale per le elezioni europee di David Sassoli è bellissima. In ogni dove il candidato non trova nessuno che lo aspetta. Il risultato è che il candidato del Partito democratico deve fare i capitomboli per avvicinare gli elettori. Ecco come sono andate le cose per il nostro candidato attraverso la documentazione fotografica del comitato David Sassoli che si trova su FlickR. Nella prima foto qui sotto vediamo l'ex mezzobusto da solo nel minimetro di Perugia dove gli avevano promesso che ad attenderlo ci sarebbero state folle oceaniche.

Nella seconda foto possiamo documentarvi su un evento eccezionale. In questa immagine il candidato David Sassoli sta tenendo un comizio in campo dei fiori, dove mentre parla la statua di Giordano Bruno effettua una miracolosa torsione di 180° per dare le spalle all'ex mezzobusto del tg1.


Uno dei grossi flop di questa campagna elettorale sassoliana è stato l'appuntamento a villa Ada. Qui Sassoli non trova davvero nessuno e chiede istruzioni al suo comitato elettorale via telefono (foto sotto)......


Al termine della convulsa conversazione il Comitato elettorale di Sassoli ha consigliato al candidato una strategia di attacco nei confronti degli elettori che si trovano nel parco romano. Sassoli ha continuato ad aggirarsi per ore a villa Ada e alla fine ha incontrato due ragazzi che si erano appartati per dividere un momento di tenerezza. Ovviamente quel momento è stato guastato dall'arrivo del candidato Sassoli, il quale, incurante della privacy dei due, si è avventato su quei due potenziali voti per le elezioni europee.

Uno dei momenti di polemica della campagna di David Sassoli è giunto da questo incontro che ha tenuto in una sezione del Partito democratico. Qui Sassoli è rimasto di stucco pechè ha trovato la foto di un personaggio che non conosceva. Durante l'incontro si è girato spesso verso quella foto e alla fine ha protestato perchè pensava di essere l'unico candidato per quella serata. Ma alla fine tutto si è risolto al meglio perchè gli hanno spiegato che l'uomo raffigurato in quel manifesto era Bob Kennedy. Gli organizzatori dell'incontro lo avevano lasciato appeso ai tempi della visita di Veltroni alla sezione del Pd dove era stato organizzato un incontro dal titolo: "Il compagno Bob, uno di noi".

Ma l'incontro è andato benissimo. La folla che era accorsa ad ascoltarlo è rimasta ipnotizzata. Infatti, qui sotto potete vedere l'immagine di un bambino che, incurante del comizietto di Sassoli, è rimasto fermo alla lettura del fumetto di Dylan Dog, che come sapete non è candidato alle elezioni europee anche se non avrebbe sfigurato nelle liste del Pd.

David Sassoli: abbiamo vinto la nostra battaglia su Olevano Romano

Il nostro (il mio) blog ha raggiunto la sua prima grande vittoria. Abbiamo impartito una severa lezione di geografia al comitato di David Sassoli, che qualcuno ricorderà è stato un mezzobusto del tg1. Ebbene, nei giorni scorsi avevamo denunciato la grave lesione ai diritti civili dei cittadini di Olevano Romano che erano stati spostati dalla provincia di Roma a quella di Viterbo. Non appena abbiamo visto questo scempio lo abbiamo denunciato ai cittadini italiani per difendere l'appartenenza della città che produce il cesanese (ottimo vino!). Ecco com'era il pannello prima (sotto).

Ed ecco come il pannello è cambiato dopo il nostro intervento a favore dei cittadini di Olevano Romano che vedono così ristabilito il diritto alla loro appartenenza (Vedi pannello sotto). Per la cronaca il comune di Olevano Romano non si trova tanto lontano dai confini della provincia di Frosinone. E se questo errore doveva essere fatto almeno si poteva scrivere erroneamente che Olevano Romano si trovava in provincia di Frosinone. Invece i sostenitori dell'ex mezzobusto hanno deciso di trasformare questa ridente cittadina in un'enclave della provincia di Viterbo nella provincia di Roma.