venerdì 31 luglio 2009

Le fondamenta dello sviluppo

Intervista a Luigi Casero
Voce Repubblicana del 1 agosto 2009
Di Lanfranco Palazzolo

Quelli che abbiamo approvato sono provvedimenti fondamentali per lo sviluppo. Lo ha detto alla “Voce” il sottosegretario all’Economia Luigi Casero.
Sottosegretario Casero, il Governo ha concluso la stagione politica prima delle vacanze approvando il decreto anticrisi, il Dpef e l’assestamento del bilancio dello Stato. Il ministro dell’Economia Giulio Tremonti ha fatto un intervento molto realista sulla situazione economica.
“Quelli approvati sono una serie di provvedimenti fondamentali per lo sviluppo del Paese in una fase senza dubbio molto complessa e difficile per l’economia. Il Dpef è partito dal fatto che in questo periodo non è semplice fare delle previsioni economiche nell’arco di un periodo di tre anni. Il governo ha inserito questa ‘fotografia’ del Dpef in una serie di obiettivi di medio e di lungo periodo. Il governo ha pensato a consolidare le possibilità di crescita dell’economia italiana e di mantenere in ordine i conti dello Stato. Nello stesso tempo abbiamo cercato di superare una serie di debolezze del paese che vanno dall’elevata pressione fiscale alla mancanza di infrastrutture nel Paese e all’assenza di ammortizzatori sociali. Si tratta di elementi importanti che devono essere visti in chiave prospettica.
Questa è stata la logica che vi ha spinto ad approvare il decreto anticrisi?
“Questo provvedimento contiene delle norme molto importanti a sostegno delle imprese per cercare di renderle più forti come la detassazione degli utili reinvestiti in macchinari, la detassazione dei soldi che vengono reinvestiti nel capitale dell’azienda. Con questi provvedimenti particolari abbiamo cercato di colmare un momento di debolezza delle aziende italiane che stanno investendo poco e che hanno poco patrimonio”.
Ci sono stati problemi con le entrate per il fisco?
“I problemi ci sono stati, ma non sono relativi all’evasione fiscale come qualcuno ha detto. Il problema è soprattutto la crisi economica. Si produce di meno e quindi si pagano anche meno tasse. Il Governo ha cercato di dare nuovi strumenti per lo sviluppo e cercato di mettere in sicurezza i conti pubblici”.
Rispetto alla politica che avreste voluto fare quanti ripensamenti avete avuto sulla spesa pubblica in merito ai fondi per il Sud e a quelli per lo spettacolo?
“L’obiettivo della riduzione della spesa pubblica resta e lo manteniamo. In questa fase sarebbe utile un’azione di compattezza nei confronti di una crisi economica molto pesante. Alcune categorie hanno protestato. Gli assestamenti che abbiamo fatto non alterano il quadro del bilancio. Tuttavia sarebbe stato meglio mantenere le indicazioni iniziali, che erano sostanzialmente molto forti, avremmo favorito meglio la politica di assestamento e di risanamento. I nostri obiettivi restano comunque in campo”.

Una buona notizia


giovedì 30 luglio 2009

Per NTC un bilancio "positivo"

Voce Repubblicana del 31 luglio 2009
Intervista ad Elisabetta Zamparutti
di Lanfranco Palazzolo

Il bilancio di Nessuno Tocchi Caino per il 2008 è positivo. Le esecuzioni capitali nel mondo sono diminuite. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” l’onorevole Elisabetta Zamparutti, tesoriera di Nessuno Tocchi Caino e parlamentare radicale eletta nel Partito democratico.
Onorevole Zamparutti, Nessuno Tocchi Caino ha presentato il suo nuovo rapporto annuale. Qual è il vostro bilancio per lo scorso anno?
“Il bilancio che abbiamo fatto quest’anno è positivo. Sono aumentati i paesi abolizionisti. Oggi sono ben 151 rispetto ai 46 mantenitori. Di questi 46 paesi solo 26 paesi hanno praticato la pena di morte. Si tratta di 5700 esecuzioni. Una cifra in leggero calo rispetto alla cifra del 2007. La pena di morte è concentrata nei paesi meno democratici ed illiberali. Non è un caso che siano saliti sul ‘podio’ delle esecuzioni capitali quei paesi come la Cina, l’Iran e l’Arabia Saudita. Questi paesi sono responsabili del 98,90 per cento delle esecuzioni della pena di morte nel mondo, rispetto all’1,1 per cento dei paesi democratici. Anche negli Stati Uniti c’è stato un calo significativo delle esecuzioni. Gli Stati Uniti hanno seguito un trend costante negli ultimi dieci anni. Riteniamo che anche gli Usa cominciano a guardare con convinzione all’abolizione della pena di morte nel mondo”.
Chi avete premiato come abolizionista dell’anno?
“Il nostro riconoscimento è andato ad uno Stato della federazione americana. Si tratta del New Mexico e del suo governatore Bill Richardson e della parlamentare e prima firmataria della proposta abolizionista Gail Chasey. Questa parlamentare si è battuta per un decennio contro la pena di morte in quello Stato. Ecco perché abbiamo inteso premiare il senso della giustizia che lei ha espresso insieme al Governatore Bill Richardson”.
Come si è comportata la Cina dalla fine delle Olimpiadi di Pechino ad oggi sul fronte delle esecuzioni capitali?
“Sul numero delle esecuzioni capitali, nella Repubblica Popolare cinese vige ancora il segreto di Stato. La battaglia per l’abolizione della pena capitale coincide sempre di più con la battaglia per la democrazia, la trasparenza e lo stato di diritto in quel paese. La trasparenza è il principale deterrente contro la pena capitale in quel paese. La Cina sta dando comunque in maniera ufficiosa dei dati percentuali sul ricorso alla pena capitale. Queste percentuali documentano un calo delle condanne e quindi delle esecuzioni. Questa nuova situazione dipende da una legge che ha portato la corte suprema a dover confermare tutte le sentenze dalle corti di primo grado. Questo meccanismo ha portato ad un annullamento del 15% delle condanne. La stessa Cina ha compreso che la pena capitale scalfisce la sua immagine internazionale. Ecco perché c’è stato questo contenimento”.

mercoledì 29 luglio 2009

Il nuovo eroe del Regno Unito

Intervista a Franco Grillini

Voce Repubblicana del 30 luglio 2009
di Lanfranco Palazzolo

Quella dell’esercito britannico sui militari omosessuali è un vera e propria rivoluzione. Lo ha detto alla “Voce” l’onorevole Franco Grillini, presidente onorario dell’Arcigay.
Onorevole Grillini, a nove anni dall’arruolamento dei gay dichiarati, la rivista dell’esercito britannico “Soldiers” ha pubblicato in copertina la foto del soldato omosessuale James Warton.
“La decisione di permettere l’arruolamento degli omosessuali nell’esercito inglese non fu spontanea per l’esercito britannico, ma fu il frutto della vittoria di un ricorso di alcuni militari omosessuali inglesi espulsi dall’esercito. Il ricorso fu vinto all’Alta Corte europea di giustizia che aveva dato ragione a questi militari. Se ci fosse un organo simile, negli Stati Uniti molti soldati avrebbero fatto questo tipo di ricorso. Negli anni novanta, negli Stati Uniti c’è stata una riforma voluta da Bill Clinton che ha introdotto il principio ‘Don’t ask, don’t tell’. Nonostante questa innovazione i militari americani omosessuali continuano ad essere buttati fuori dall’esercito. Da Obama si aspetta un nuovo passo avanti”.
Come reagirono gli alti gradi dell’esercito britannico alla ‘rivoluzione’ di nove anni fa?
“Ci fu una profonda riflessione. Lo stato maggiore della marina pensò addirittura di fare pubblicità per l’arruolamento sui giornali gay. Ricordo che fare il militare nell’esercito inglese non è facile visti i numerosi impegni delle forze militari britanniche. Oggi si pensa che i militari omosessuali arruolati nell’esercito inglese siano circa l’8 per cento degli effettivi in servizio. A me piacerebbe che questa rivoluzione fosse applicata anche in Italia. Mi piacerebbe discutere di questo argomento con il ministro della Difesa Ignazio La Russa”.

E’ rimasto sorpreso della pubblicazione della copertina?
“La ritengo una rivoluzione. Questa copertina fa venire in mente l’aneddotica su Orazio Nelson. L’ammiraglio inglese era convinto che i suoi uomini dovessero essere omosessuali per evitare che gli uomini dei suoi equipaggi venissero contagiati dalla sifilide frequentando i bordelli dei porti. Non so se questa sia una leggenda. Da questo punto di vista l’Inghilterra è all’avanguardia. Nell’antica Grecia gli eserciti erano composti anche di omosessuali”.
Cosa pensa delle numerose onorificenze guadagnate sul campo da questi soldati? L’orientamento politico di questi soldati è conservatore?
“Questo fatto è la dimostrazione che non c’è nessuna differenza tra omosessuali ed eterosessuali e che la differenza tra queste persone riguarda l’oggetto del loro amore. Nell’esercito americano questa discriminazione ha avuto un costo grave perché molti uomini chiave dell’esercito Usa sono stati cacciati nonostante avessero un compito molto importante di intelligence da assolvere”.

La foto del giorno: Bossi e Berlusconi a Montecitorio


Il cielo sopra Zurigo (Lunedì notte)


Il valore di quelle parole

Intervista ad Enrico Pianetta
Voce Repubblicana del 30 luglio 2009
di Lanfranco Palazzolo

Le parole di Umberto Bossi sulle missioni internazionali dell’Italia non hanno un valore politico per la maggioranza. Lo ha detto alla “Voce” l’onorevole Enrico Pianetta, membro della Commissione Esteri della Camera dei deputati.
Onorevole Pianetta, cosa pensa delle polemiche sollevate dalla Lega sulle missioni italiane e come è andato l’esame parlamentare delle missioni internazionali?
“Questo provvedimento sulle missioni è stato stralciato dal decreto anticrisi e ha vissuto di una sua vita autonoma. E alla fine è stato approvato dalle Commissioni Difesa ed Esteri della Camera. Il decreto è tornato ad avere una sua autonomia e ha incassato un voto unanime da tutte le forze politiche”.
Come ha trovato le parole del leader della Lega Bossi sulle missioni italiane all’estero?
“A mio modo di vedere, il ministro delle Riforme Umberto Bossi ha espresso una posizione che ha solo un carattere di tipo personale e non certo politico ed è avvenuto in un contesto non certo ufficiale. Anche se è vero che un ministro non parla mai a livello personale”.
E allora quale interpretazione dobbiamo dare di queste parole?
“Il dato vero è il voto che è uscito da Montecitorio. La maggioranza ha compattamente votato a favore del decreto di proroga delle missioni dell’Italia all’Estero. Questo discorso vale anche per la missione italiana in Afghanistan. Le nostre unità in Afghanistan sono circa 3000”.
Considera che questo atteggiamento della Lega nei confronti delle missioni internazionali sia anche dovuto a polemiche politiche di tipo interno?
“Non collego queste polemiche alle polemiche italiane. Se pensiamo di collegare la politica interna a quella internazionale provochiamo un mix pericoloso. Considero queste dichiarazioni di Bossi come un’interpretazione certi atteggiamenti di una parte dell’opinione pubblica che non condivide questo grande impegno internazionale dell’Italia all’Estero. Gli impegni del nostro esercito sono importanti. Non dobbiamo dimenticare che i Talebani stanno attaccando le forze internazionali presenti in quel territorio per creare confusione in vista del voto politico del prossimo agosto”.
Il Governo italiano dovrebbe riferire in Parlamento su quello che sta accadendo in Afghanistan?
“Il Governo è venuto in Parlamento con il ministro della Difesa Ignazio La Russa e il sottosegretario agli Esteri Vincenzo Scotti. La dimensione della presenza militare internazionale in Afghanistan non è certo quella necessario per affrontare quella situazione. Non dimentichiamo che è stato lo stesso presidente degli Stati Uniti Barack Obama a chiedere maggiori rinforzi agli alleati in quel paese. E lo stesso Governo italiano è venuto incontro alle richieste degli alleati chiedendo più mezzi per la missione italiana in quel paese”.

martedì 28 luglio 2009

No al vittimismo del Sud

Voce Repubblicana, 28 luglio 2009
Intervista a Luigi Compagna
di Lanfranco Palazzolo
(Nella foto, a destra, Giustino Fortunato)

Il vero meridionalismo non è mai stato vittimismo. Lo ha detto alla “Voce” il senatore del Pdl Luigi Compagna rispondendo a questa nostra intervista sul cosiddetto Partito del Sud.
Senatore Compagna, la polemica sul Partito del Sud non accenna a placarsi.
“Su questo argomento c’è molta confusione. Nello schieramento di centrodestra il partito del Sud è certamente quello di Raffaele Lombardo. Dopo che lo Svimez ha fornito i drammatici dati sul drammatico divario tra Nord e Sud, alcuni governatori del centrosinistra come Antonio Bassolino, Agazio Loiero e Nichi Vendola si sono atteggiati come gli esponenti del nuovo meridionalismo. Tutto questo è accaduto mentre un gruppo di scontenti del Pdl ha inneggiato al Partito del Sud. Non capisco se ci troviamo di fronte allo stesso processo oppure davanti a piccoli segmenti di malessere. Ritengo che si tratti di iniziative molto velleitarie”.
Definirebbe quello che abbiamo visto come meridionalismo?
Il vero meridionalismo non è mai stato vittimismo e non si è mai trasformato in polemica contingente contro l’unità nazionale. Anzi, il più grande dei meridionalisti, Giustino Fortunato (1848-1932), aveva quasi un senso altissimo, sacro dello Stato nazionale. Il suo libro più famoso si intitola ‘Il Mezzogiorno e lo Stato nazionale’ (1911)”.
Che cosa può esserci in comune tra tutte queste ipotesi di partito del Sud?
“Penso che dietro questa situazione ci sia il fallimento della Regione come istituzione. Il meridionalismo non è morto perché è stato assassinato dalla Lega. Sono state le regioni a decretarne la morte. Il leghismo è venuto dopo. La grandezza del meridionalismo è stata quella di considerare il meridionalismo come una grande questione nazionale. Con l’istituzione delle regioni per il meridionalismo non c’è stato più spazio. Il fallimento di questi enti è generale basterebbe vedere i bilanci della sanità delle singole regioni. Quindi è singolare vedere incarnati come nuovi Masaniello coloro che sono al governo delle regioni e hanno provocato il disastro che abbiamo visto. Mi pare ingeneroso che i bersagli di questo partito del sud siano Giulio Tremonti e Maurizio Sacconi”.
Vede un’operazione di trasformismo in questo “partito” da parte dei governatori del Sud?
“Se penso a Bassolino, Vendola e Loiero non posso che vedere un’intenzione di trasformismo. Questi tre Governatori hanno cercato di trasferire su Sacconi e Tremonti i loro fallimenti sulla Sanità delle regioni che gestiscono. Ricordo che l’80 per cento del bilancio delle regioni è composto dalla spesa sanitaria. Se questi tre Governatori si propongono come gli uomini della riscossa di ‘Terronia’ contro ‘Padania’, la loro è solo una mera intenzione di trasformismo. Vedremo se nei prossimi mesi la manovra di questi personaggi riuscirà”.

sabato 25 luglio 2009

Quando la cultura collassa

Voce Repubblicana del 25 luglio 2009
Intervista ad Emilia Grazia De Biasi
Di Lanfranco Palazzolo

Bisogna evitare il collasso della cultura in Italia e sostenere il mondo dello spettacolo. Lo ha detto alla Voce Repubblicana l’onorevole Emilia Grazia De Biasi, membro della Commissione Cultura della Camera dei deputati.
Onorevole De Biasi, cosa pensa dei tagli minacciati dal Governo verso il Fondo unico per lo Spettacolo? Lunedì scorso sono scesi in piazza tanti registi per manifestare contro i tagli annunciati al Fus.
“La manifestazione che si è svolta all’inizio di questa settimana è stata molto importante. Ho partecipato a questa iniziativa. Il nostro intervento e quello di tanti altri colleghi parlamentari non era di solidarietà, ma di piena condivisione di un problema che avvertiamo come reale. Il mondo della Cultura e dello Spettacolo sono arrivati ad un punto di collasso in questo paese. Lei sa che questo Governo ha portato la spesa per la cultura – voglio usare proprio il termine spesa perché questo capitolo non viene mai considerato come un investimento – ai suoi minimi storici riducendolo allo 0,1 del Prodotto Interno Lordo nel paese che nel mondo è primo per la cultura, per il patrimonio culturale e paesaggistico. Noi siamo consapevoli della necessità di razionalizzare la spesa pubblica, ma ritengo che deprimere così la cultura sia un vero e proprio problema. Già oggi la spesa complessiva non è enorme. Ma se abbattiamo questa spesa ci saranno problemi enormi per le 250mila persone che lavorano nel settore dello spettacolo, per le seimila imprese”.
Come si è comportato il ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi dopo la manifestazione? Come ha recepito le richieste del mondo dello spettacolo?
“Il ministro ha risposto a coloro che sono scesi in piazza con una lettera indirizzata al Corriere della Sera. Questa modalità di risposta mi ha sconcertato. In questi mesi ho lavorato molto bene con il ministro Bondi. Inoltre, in Commissione Cultura non c’è un atteggiamento pregiudiziale della maggioranza verso l’opposizione e viceversa. La tendenza è quella di trovare sempre e comunque un accordo perché la cultura è sempre una zona franca ed interessa tutti. Come parlamentari, il nostro compito è anche quello di trovare un accordo. Non è sempre vero che dietro un accordo debba esserci anche un inciucio. Attualmente il ministro Bondi è responsabile di questa situazione drammatica”.
Qual è il valore economico dei fondi stanziati per il Fus?
“Il suo valore reale è inferiore a quello valutato nel 1985, al momento del varo del Fus. Se dovessimo raggiungere la quota a disposizione del Fus oggi ci vorrebbero 700 milioni di euro. Oggi, i fondi dal Governo sono di 200 milioni l’anno per tre anni. Oggi il Fus è a 344 milioni. Questi soldi devono finanziare enti lirici, cinema e tutti gli altri settori dello spettacolo. E’ troppo poco”.

giovedì 23 luglio 2009

Quell'azione fu inutile?

Voce Repubblicana del 24 luglio 2009
Intervista ad Alberto Benzoni
di Lanfranco Palazzolo

La sentenza della Cassazione è coerente con la giurisprudenza della Corte. Lo ha detto alla “Voce” il socialista Alberto Benzoni commentando la sentenza della Corte di Cassazione, nella quale è scritto che non possono essere considerati dei “massacratori dei civili” i partigiani che nel 1944 realizzarono l’attentato di via Rasella a Roma, al quale seguì la rappresaglia delle Fosse Ardeatine. Alberto Benzoni ha scritto, con Elisa Benzoni, un volume su questo argomento: “Attentato e rappresaglia. Il Pci e via Rasella” (Marsilio, 1999).
Alberto Benzoni, cosa pensa della sentenza della Cassazione?
“Non mi sorprende affatto perché questa posizione si riferisce ad una consolidata giurisprudenza che ha sempre seguito una linea di coerenza sostenendo che quella di via Rasella fu una legittima azione di guerra. Da questo punto di vista non vedo nessuna novità. Prendo atto di questa decisione della Cassazione e la condivido. Il punto non è sapere se coloro che hanno agito in via Rasella erano degli attentatori oppure no. Il mio interesse e quello di tanti storici è quello di sapere se la loro azione fu politicamente e militarmente giustificata. Il tema del mio libro pubblicato nel 1999 era questo”.
Nell’indagine che ha svolto nel suo libro in che modo erano state concepite dal Cln le azioni contro i nazisti a Roma (Città aperta)?
“Non ci fu mai una vera e propria linea politica espressa dai partiti antifascisti. Lo stesso attentato di via Rasella non fu politicamente avallato. Lo stesso comunicato fatto dal Cln dopo l’attentato non entrò nel merito di quell’azione perché gli stessi partiti del Cln non avevano alcuna intenzione di aprire polemiche e di alimentare divisioni”.
Perché si decise di fare quell’azione? I gappisti si preoccuparono di avvisare le altre forze politiche alleate?
“Non ci fu alcun tipo di informazione. I socialisti si arrabbiarono molto per non essere stati avvertiti prima dell’azione. I socialisti erano impegnati nel Comitato militare del Cln. La scelta fu presa solo dal Pci. Gli esponenti socialisti di allora avevano presente che da quell’attentato ci avrebbero rimesso gli esponenti del Cln in carcere come i dirigenti del Partito d’Azione”.
Chi espresse dissens per l’attentato in via Rasella?
“La Dc non espresse alcun tipo di dissenso. Però, il rappresentante della Democrazia cristiana non volle dare l’avallo all’operazione. Infatti, dopo il 24 marzo non ci fu più nessuna altra attività partigiana a Roma prima della liberazione per non creare altre polemiche. Gli unici che condannarono apertamente quell’attentato furono gli uomini di ‘Bandiera rossa’ perché ritenevano che le azioni dovevano essere funzionali alle crisi delle periferie”. Gli esponenti di quel movimento definirono quell’azione come ‘avventurista’”.

Quel partito è nocivo

Voce Repubblicana del 23 luglio 2009
Intervista ad Adolfo Urso
di Lanfranco Palazzolo
(In basso un grafico sulla consistenza politica del Mpa al sud)

Il Partito del Sud potrebbe essere una forza politica nociva. Lo pensa il Viceministro dell’Economia con delega al Commercio con l’Estero Adolfo Urso.
Onorevole Adolfo Urso, cosa pensa della possibilità della nascita di un partito del Sud?
“Non credo che sia utile realizzare un partito del Sud. Anzi, penso che questo soggetto politico possa essere addirittura nocivo per il bipolarismo italiano perché si formerebbe una sorta di bipolarismo regionale: Lega Nord contro il Partito del Sud. Questo soggetto potrebbe essere nocivo anche per il sistema politico italiano perché aumenterebbe le spinte contrarie all’unità del Paese. Oggi siamo giunti nel momento nel quale siamo riusciti ad incanalare certe spinte autonomiste nella riforma federalista che dovrà trovare piena attuazione nei decreti legislativi sui quali si sta lavorando. Tuttavia, lo stimolo che è giunto da alcuni esponenti politici a favore di una riflessione sul Mezzogiorno è molto utile. Oggi serve una nuova cultura meridionalista. Questa cultura può trovare larga espressione nel Partito delle libertà, che è il più grande partito nazionale ed è al governo nel maggior numero degli enti locali. Questo partito può dare spazio alle esigenze delle classi meridionali. Oggi non dobbiamo considerare il mezzogiorno come una realtà unica. Ci sono diversi mezzogiorno nel nostro Paese. La Sicilia è il terreno fertile per queste spinte. Ecco perché è necessario valorizzare questa regione e il rapporto con il Movimento per l’autonomia”.
Perchè tanti esponenti del Governo chiedono il Partito del Sud?
“In questo anno di emergenza economica e globale abbiamo dovuto tenere a freno le casse pubbliche dello Stato. Il ministro Tremonti ha fatto bene a farlo. Le istituzioni economiche internazionali hanno riconosciuto i nostri sforzi. In questa crisi, sono emersi gli aspetti politici della politica di assistenzialismo per il Sud. Oggi c’è bisogno di una nuova politica, di un progetto politico per il Sud. Ma questo progetto politico è possibile realizzarlo grazie agli sforzi del Popolo delle Libertà nel Parlamento nazionale e in quello europeo. Più che un partito per il Sud ci vuole un progetto per il Sud da far valere in Parlamento. Creare un nuovo soggetto politico aprirebbe un fronte di polemica politica con la Lega Nord”.
Nei confronti del Mpa c’è stato un certo accanimento. Come ha trovato questi attacchi nei confronti del Movimento guidato da Raffaele Lombardo?
“Credo in un rinnovato rapporto politico sulla base di una solida alleanza politica con il Pdl. Se ci sono state contrapposizioni, credo che oggi sia necessario un chiarimento nel Popolo delle libertà ed evitare che ci siano contrapposizioni inutili per la Sicilia. Le divisioni oggi non sono utili per i problemi del Sud”.

mercoledì 22 luglio 2009

L'eclissi in Cina vista dalla statua di Mao


Una lettera del conte Volpi per la Mostra del Cinema di Venezia nel 1935

Nelle mie ricerche di oggi sono riuscito anche a trovare una lettera del Presidente di Confindustria Giuseppe Volpi, che fu anche il responsabile della Biennale di Venezia nei suoi primi anni di svolgimento. Anche per questa ragione il premio al miglior attore e quello alla miglior attrice (le "Coppe Volpi") portano il suo nome. Anche un altro premio attribuito dalla giuria della Mostra, la medaglia d'oro del Senato, ha origine dal suo ruolo di senatore, nominato nel 1922. Siamo di fronte ad un mecenate del cinema che non trascurava nessun aspetto della sua attività di responsabile della mostra. Ecco perchè ritengo che sia il caso di leggere questa bella lettera all'ambasciata italiana di Svezia per promuovere la mostra italiana del cinema nel 1935. Questo è il testo della lettera del conte Volpi datata 14 febbraio 1935, spedita al ministro d'Italia a Stoccolma Gaetano Paternò:

"Signor ministro, ho l'onore di portare all'attenzione dell'Eccellenza Vostra cheS.E., il capo del Governo nel confermare alla Biennale il compito di organizzare le mostre internazionali d'arte cinematografica, ha disposto che la III Mostra abbia luogo a Venezia il prossimo agosto del 1935. Compio inoltre il dovere di informare la Vostra eccellenza che il Comitato direttivo della Mostra ha chiamato il signor Gustav Berg, Presidente della Svensk Filmindustrie a far parte della delegazione internazionale della mostra stessa, affidandogli l'incarico di scegliere le case produttrici che saranno invitate alla manifestazione. Nel dare di quanto sopra partecipazione all'Eccellenza Vostra, esprimo la speranza che l'Eccellenza Vostra voglia accordare alla manifestazione il suo autorevole appoggio presso il Governo di Svezia. Voglia gradire, il signor ministro, i sensi della mia alta considerazione".

Una raccomandazione di Italo Balbo?

Oggi ho trovato in rete questa lettera del Governatore della Libia Italo Balbo. La missiva è del 29 gennaio del 1939. Poco più di un anno 1/2 prima della morte del capo del fascismo nella colonia italiana. E' probabile che Balbo abbia raccomandato il funzionario del ministero della Giustizia. Naturalmente, non appena ottenuta la promozione, il dottor Enrico Romagna Manoia ha informato subito il Governatore che lo ha ringraziato per averlo avvisato dell'avvenuta promozione.

Le tessere di partito della nostra vita

Questa è una delle tessere di partito storiche del Pci. Stiamo parlando del tesseramento al partito di Palmiro Togliatti nel 1956, anno in cui si svolse la repressione politica in Ungheria. Notate come il Pci si appelli ai valori del diritto e della pace in quello che è passato alla storia come uno degli anni più terribili del dopoguerra. La mano che tiene il libretto dove dovrebbero essere salvaguardati questi diritti ricorda un'immagine del Vangelo.

Quel partito è solo una manovra


Voce Repubblicana del 22 luglio 2009
Intervista a Francesco Storace
di Lanfranco Palazzolo

Il Partito del Sud è solo una manovra interna alla maggioranza. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il leader de “La Destra” Francesco Storace.
Onorevole Storace, cosa pensa della possibilità della nascita di un partito del Sud? Cosa pensa di questa polemica?
“Ho l’impressione che si tratti di manovre interne alla maggioranza. In questo caso credo che si stia commettendo un errore di miopia politica. Nel momento in cui al Nord nasce il partito della nazione padana, in quella formazione politica c’è una rivendicazione: il Nord paga le tasse per il Sud. Questa è la rivendicazione della Lega in termini molto scarni. Al sud c’è stato qualcosa di molto diverso. Nel Mezzogiorno si sono alternate le facce della sinistra, governi regionali di centrodestra. Mi sembra difficile vedere un cambiamento in un nuovo soggetto politico, soprattutto se le facce sono sempre le stesse. Per questa ragione credo che non ci sia una sola ragione di affermazione di questo soggetto politico. Il partito del Sud, se proprio deve nascere, si dovrebbe affermare con l’obiettivo di portare risorse al sud perché il governo è sbilanciato al Nord”.
In questo vede una contraddizione?
“Certo. Se questo è il limite dell’azione del Governo, il Partito del Sud nasce in contrapposizione con la politica filonordista del Pdl. Questa è la curiosità della dinamica che si sta sviluppando”.
Ricorda una situazione del genere? Il Partito del Sud potrebbe nascere da una maggioranza che si considera autosufficiente. Come vede questa contraddizione?
“Ci fu un precedente del genere quando nel 1998 Rifondazione comunista staccò la spina al Governo Prodi e fece cadere il governo Prodi dopo appena due anni di legislatura. In quella rottura ci furono delle ragioni geografiche e non certo politiche. In questo fermento politico vedo una giusta esigenza di riequilibrio politico. Questo lo trovo molto giusto. Se questo nuovo soggetto resta all’interno del Pdl illude e disillude intere generazioni politiche”.
Come ha visto la recente rottura tra Raffaele Lombardo e il Pdl?
“Continuo a considerare Lombardo un personaggio politico molto serio. La sua ambizione è quella di sfondare al Sud e di dare una prospettiva nazionale al suo partito. La nostra alleanza alle elezioni europee non ha dato i frutti sperati. Ne abbiamo preso atto. Lombardo è un personaggio politico che non ha nulla a che vedere con certa marmaglia politica. Credo che a Lombardo abbiano dato fastidio certe prese di posizione di alcuni esponenti politici che hanno cercato di mettere il cappello sulla sua idea politica”.
Perché Lombardo ha rotto con Berlusconi?
“Questo è un paese senza etica. Quando manca l’etica conta solo il potere. Chi lo scolpisce viene considerato come un sovversivo. Ecco perché Lombardo è stato attaccato”.

Massimo D’Alema e la teoria del finanziamento pubblico ai partiti politici.

“Corriere della Sera” del 24 ottobre 1988.

Intervista di Gianfranco Ballardin

Quello che presento agli amici del mio blog sono le risposte date da Massimo D'Alema al Corriere della Sera quando, nel lontano 1988, scoppiò la polemica relativa al raddoppio del finanziamento pubblico ai partiti politici. In quei giorni fu presentata una proposta di legge relativa sottoscritta da tutti i gruppi parlamentari. Non dimentichiamo che quelli furono gli anni in cui maturarono le condizioni che portarono all'esplosione di tangentopoli che certo non colpì tutte le forze politiche che avevano firmato quella proposta di legge. Vi invito a leggere con attenzioni le motivazioni che portano D'Alema a definire diverso il suo Pci rispetto alle altre forze politiche con le quali il suo stesso gruppo parlamentare stava conducendo una battaglia in comune per rimpinguare le case di via delle Botteghe Oscure.

“Le tangenti ed il finanziamento pubblico ai partiti sono due cose radicalmente diverse. Mischiare la faccenda delle tangenti all’aumento del finanziamento ai partiti mi sembra un discorso ai limiti del qualunquismo. Il finanziamento pubblico ai partiti è fermo al 1981, è stato eroso dall’inflazione, e mi sembra quindi giusto rivalutarlo. Non vedo nulla di imbarazzante nell'avere concordato coi partili della maggioranza un testo comune che prevede l'aumento del finanziamento pubblico. Anche perché mi pare che questa legge di riforma allo studio al Senato, introduca nuovi meccanismi di controllo e di trasparenza nei bilanci dei partiti. Se consideriamo le migliaia di miliardi che lo Stato ha finora trasferito a fondo perduto alle grandi imprese, non mi sembra scandaloso stanziare 160 miliardi all’anno a favore dei partiti, che rappresentano la struttura portante della vita democratica. Nella legge finanziaria dell'anno scorso abbiamo fatto uno sconto di 400 miliardi ai petrolieri e nessuno tranne noi comunisti, ha protestato […]. Il fenomeno delle tangenti, nella stragrande maggioranza dei casi, non ha niente a che vedere col finanziamento dei partiti. Le tangenti, in grandissima parte, vanno a finanziare singoli, o gruppi di potere, e non la vita dei partiti. Gran parte di queste ruberie servono all'arricchimento individuale, al finanziamento di correnti, gruppi di potere, ma in genere non finiscono nelle casse dei partiti. Il fenomeno della corruzione deve essere affrontato con un'opera di moralizzazione, di riforma della pubblica amministrazione, di riforma dei partiti. Il problema vero è di introdurre nei meccanismi del finanziamento pubblico maggiore trasparenza e ulteriori controlli. Poi, quelli che rubano bisogna metterli in galera. Purtroppo questo non si può fare perché la maggioranza, in genere li protegge. Questo è il vero scandalo che i giornali dovrebbero denunciare e invece non lo fanno per complicità. Mettere insieme quelli che rubano col finanziamento pubblico, significa solo fare confusione e qualunquismo”.

martedì 21 luglio 2009

Contrordine compagni: sui soldi a Nanni ho sbagliato

Amedeo Minghi - "Di Più"

Nanni in piazza contro i tagli al FUS

Come avrete visto, ieri Nanni Moretti ieri è sceso in piazza contro i tagli del decreto anticrisi al Fondo Unico per lo Spettacolo. Il tema è stato molto dibattuto in passato. Nanni Moretti non è un regista che ha mai vissuto di finanziamenti. Per realizzare i suoi film non ha mai chiesto soldi allo Stato, ma ieri era in piazza per sostenere la battaglia di altri colleghi del mondo dello spettacolo. Sarà anche così, ma siamo sicuri che questi soldi siano un investimento per la cultura? Qui sotto vi ho anche messo una tabella dei film che hanno ottenuto i finanziamenti del FUS e quanto hanno guadagnato al botteghino. Nell'elenco ci sono anche film che non hanno mai visto il buio della sala cinematografica.

Luna: la sconfitta di Ted Kennedy

La sorte ha voluto che Ted Kennedy non si godesse il momento della conquista della Luna. In quelle ore il terzo fratello dei Kennedy doveva occuparsi di altro. Infatti, la sera del 18 luglio del 1969 il senatore è in auto con Mary Joe Kopechne, sua segretaria e amante. La vettura sbanda e finisce nello stagno di Chappaquiddick. Mary Joe muore. Si scopre che Ted ha chiesto aiuto soltanto molte ore dopo, cercando prima di procurarsi un alibi che provasse la sua estraneità all'incidente. Se la cava con due mesi di reclusione per omissione di soccorso, dopo un'inchiesta molto frettolosa. Il sospetto è che Ted abbia approfittato dell'incidente per "liberarsi" di un'amante scomoda. E intanto Nixon......

Sulla scoperta della Luna è tutto vero?

lunedì 20 luglio 2009

Non dovevano lasciarlo solo nel '92

Intervista a Francesco Nitto Palma
Voce Repubblicana, 21 luglio 2009
di Lanfranco Palazzolo

Oggi dobbiamo riflettere molto su quanto Paolo Borsellino fu lasciato solo dallo Stato dopo l’assassinio di Giovanni Falcone nel 1992. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il sottosegretario agli Interni Francesco Nitto Palma.
Sottosegretario Nitto Palma, come ha trovato le polemiche sulle celebrazioni della strage nella quale furono uccisi Paolo Borsellino e la sua scorta? Qualcuno ha detto lo Stato ha dimenticato Paolo Borsellino.
“Con il passare degli anni, quella che era la legislazione antimafia immaginata da Giovanni Falcone e da Paolo Borsellino, è stata attuata. Questa linea è stata seguita con l’inasprimento dell’articolo 41 bis (il carcere duro per i mafiosi) e con la modifica dei processi di prevenzione, i quali facilitano la confisca dei beni sequestrati alla mafia e il loro successivo utilizzo. Per quanto riguarda le infiltrazioni mafiose nei comuni sono stati fatti passi in avanti. Invece di pensare allo Stato assente si dovrebbe fare una riflessione su quanto lo Stato era presente all’epoca e su quanto ha fatto lo Stato dopo la morte di Borsellino. Per quello che mi riguarda, ho avuto l’onore di lavorare con Giovanni Falcone e con Paolo Borsellino. Ricordo ancora come fosse ieri quanto è arrivata la grave notizia della sua morte e degli uomini della sua scorta”.
Cosa ne pensa delle parole del boss mafioso Toto Riina, che ha detto di essere estraneo alla strage di via d’Amelio nel luglio ‘92?
“Non nutro alcun interesse per le parole di questo personaggio. Credo che alle parole di Riina debba essere dato il valore che si da alle parole di una persona che è stata protagonista di una stagione di massacri continui e che non ha mai avuto alcuna forma di ravvedimento. Mi sembra che la sua sia solo una provocazione, un voler creare altri dubbi. La Procura della Repubblica di Caltanissetta sta approfondendo le indagini sul punto. Ho sentito che il Presidente Beppe Pisanu, in Commissione Antimafia, vuole approfondire questo punto. A me pare che a 16 anni di distanza vi sia la necessità che gli organi competenti mettano una parola chiara su questa strage”.
Perché le forze politiche utilizzano politicamente il nome di Giovanni Falcone e di Paolo Borsellino?
“Qualche giorno fa leggevo una vecchia intervista che avevo rilasciato al Corriere della Sera (1 giugno del 1992 “Falcone, massacrato a parole prima che dalla mafia”, pagina 12. L'Intervista è l'ho pubblicata qui sotto, ndr) qualche giorno dopo la morte di Falcone. Ricordo che Falcone, quando si candidò alla Procura nazionale antimafia, fu considerato come una persona che aveva perso la sua autonomia politica perché collaborava con il ministro della Giustizia Claudio Martelli. Ricordo la solitudine di Borsellino nelle settimane successive all’assassinio di Falcone. E’ su quella solitudine che dobbiamo riflettere oggi”.

"Massacrato a parole prima che dalla mafia"

Nitto Palma accusa: il Csm, l' Anm, il Corvo, Orlando, i politici non amavano Giovanni.

ROMA . "Perche' quella bomba? Potevano uccidere Falcone a Roma tranquillamente, mentre stavamo insieme a cena in un ristorante". Francesco Nitto Palma, sostituto procuratore romano, uno degli amici e collaboratori di Giovanni Falcone, non riesce a darsi pace. Perche' quel cratere sull' autostrada di Palermo? "Perche' la mafia . osserva il magistrato . non fa nulla a caso. Anche il modo in cui uccide ha un significato, si voleva dare a quella morte un grande effetto intimidatorio. Vogliono terrorizzarci tutti. Mentre lo Stato manifesta solo incertezze, insicurezze. Al Csm, per esempio, perdono tempo". A che cosa si riferisce? "Al modo in cui il Csm ha gestito la vicenda Orlando.Falcone. L' ex sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, va al Csm e accusa Falcone e i giudici palermitani di aver tenuto nei cassetti le carte sui politici mafiosi. Un' accusa gravissima. Bisognava fare chiarezza subito, nel giro di un mese. Non aveva capito nulla Falcone, oppure non aveva capito nulla Orlando? E se aveva ragione Falcone bisognava trarne le conseguenze. Non si possono lanciare certe accuse e farla franca". Forse al Csm devono badare a mille cose. "Davanti a una storia cosi' , si abbandona tutto il resto. Invece il Csm se l' e' presa comoda, ha continuato con il solito tran.tran. Nel frattempo, Falcone veniva sottoposto a una pesantissima campagna denigratoria e diffamatoria. Lo hanno massacrato con le parole, prima che la mafia lo uccidesse". Ma perche' tanta acrimonia nei confronti di quest' uomo? "Il fatto e' che Falcone nella magistratura aveva pochi amici. Non era benvoluto. Anzi. A ogni occasione cercavano di fargli uno sgambetto. Falcone si presenta come candidato al Csm e solo pochissimi lo votano. Un insuccesso clamoroso. Concorre al posto di consigliere istruttore a Palermo. Niente, fatto fuori anche li' . Poi ci si mette il Corvo a scrivere quelle lettere incredibili per cercare di danneggiarlo. Un assalto continuo. Tutta invidia, io credo". E l' Associazione nazionale magistrati non lo ha mai difeso? "Figuriamoci. L' Anm e' sempre stata in linea con gli umori della base, che potremmo definire la palude della magistratura. E la base non vuole magistrati di serie A e di serie B, non vuole superspecializzazioni. L' ambizione massima della base e' tenere un basso profilo per tutti. Ma un magistrato non e' un impiegato delle Poste". E i politici come si sono comportati? "Malissimo. Adesso fanno tutti gli amici, anche quelli che erano nemici. Ma, superato il momento emozionale dell' omicidio, noi potremmo assistere a una campagna diffamatoria di Falcone post mortem. Questo e' il rischio. Quelli del Pds, per esempio, lo definivano il magistrato piu' bravo del mondo. Ma quando si candido' alla Superprocura, dicevano che non poteva occupare quell' incarico in virtu' della sua dipendenza dal potere politico. Non gli perdonavano di aver inventato la Dia (Direzione investigativa antimafia) e la Dna (Direzione nazionale antimafia). Ma la Dna nella sostanza e' quello che per lungo tempo si richiedeva per il terrorismo. Eppure nessuno si e' mai sognato di accusare Imposimato, Caselli, Sica, Vigna e gli altri di essere dipendenti dal potere politico perche' volevano una Superprocura". Quali erano le qualita' di Falcone? "Senza nulla togliere agli altri, lui era il migliore perche' sapeva fare le inchieste di mafia e conosceva le persone giuste, sia in Italia sia all' estero. Hanno detto che era un computer, perche' si ricordava tutto e sapeva fare le connessioni giuste fra le varie cosche. Fosse cosi' , non sarebbe tanto grave la sua perdita. Potremmo sostituirlo con un altro computer. Ma lui e' insostituibile perche' sapeva come condurre le istruttorie di mafia, con quali magistrati. Aveva i rapporti giusti, che sono fondamentali, sia nazionali sia internazionali. Gli Stati Uniti non gli avrebbero mai detto di no per una rogatoria. Quando Bush viene in Italia vuole incontrare Falcone. Aveva un prestigio enorme. Eppure, non lo volevano Superprocuratore perche' era amico di Martelli. Noi non ragioniamo in termini istituzionali, cioe' non diciamo e' quello l' uomo giusto per quel posto, ma stiamo attenti agli aspetti politici, se e' amico di questo o di quello. E la mafia ingrassa". Marco Nese
Nese Marco
Pagina 12(1 giugno 1992) - Corriere della Sera

Prefab sprout - "Johnny Johnny"

domenica 19 luglio 2009

E' la conquista della Luna.....

....Oppure una grande truffa?

Veltroni antimafioso

Ieri l'ex segretario del Pd Veltroni ha fatto sapere che vuole entrare nell'Antimafia. Tanti auguri. Speriamo che la mafia abbia trovato un nuovo avversario. Sono andato a curiosare nel passato antimafioso di Veltroni per verificare che tipo di impegno aveva profuso l'ex esponente del Pci. La notizia più curiosa che ho trovato è questa, pubblicata sull'ecumenico "Avvenire" del 10 settembre del 2008. La riporto qui senza commenti. Buona lettura.

Veltroni arriva sempre in ritardo

Intervista a Pia Locatelli
Il Tempo, 19 luglio 2009
Di Lanfranco Palazzolo

Meglio tardi che mai. Veltroni arriva a capire i suoi errori fuori tempo, ma con noi socialisti è stato cattivo. Lo ha detto Pia Locatelli, Presidente dell'Internazionale socialista donne, vicepresidente dell'Internazionale socialista ed esponente di Sinistra e libertà commentando le parole di Veltroni che vorrebbe allearsi con i socialsti.
Onorevole Locatelli, l'ex segretario del Pd Walter Veltroni ha detto di averci ripensato sui socialisti. E' sorpresa?
“Peccato che questa riflessione sia arrivata così tardi rispetto ai tempi in cui questa decisione poteva essere presa. Sono contenta che lui abbia cambiato idea. C'è sempre tempo per ravvedersi. Spero che oggi sia possibile il ritorno ad una sorta di Ulivo. Quando dico questo mi riferisco chiaramente all'Ulivo e non certo a l'Unione. Le forze riformiste hanno l'obbligo di allearsi per cambiare la società. Ho sempre sostenuto una sinistra de 'Sì' contro la visione ideologica della sinistra del 'No'. La sinistra non deve aver timore a definirsi con questo termine. La nostra sinistra ha preso le distanze dall'antagonismo politico. Mi auguro che questa sia la premessa per fare un'alleanza nello spirito originario dell'Ulivo. Meno male che c'è arrivato”.
Se Veltroni crede in un'alleanza con i socialisti perché ha fatto di tutto per farvi sparire dalla scena? Il suo ultimo atto è stato quello di riformare la legge elettorale per le europee mettendo lo sbarramento al 4%....
“Veramente Veltroni non si è limitato a mettere lo sbarramento al 4%, ma ha messo anche uno sbarramento all'accesso ai rimborsi elettorali per i partiti politici che avevano presentato le liste alle europee. Quindi Veltroni è stato più cattivo di quanto si pensi nel rapporto con le forze della sinistra. Da questo punto di vista è stato antidemocratico. Ma adesso ha compreso che la sua idea di autosufficienza non aveva fondamento. E questo è positivo”.
Lo ha detto perché è uscito dalla scena politica?
“Spero che lo abbia detto perché è convinto di questo. Poi non posso dire quali saranno le sue intenzioni visto che resta pur sempre un protagonista della vita politica”.
Anche su Craxi ha trovato credibile il ravvedimento di Veltroni?
“Penso che lui arrivi sempre sulle cose fuori tempo”.
Ma un vero leader certi errori non li fa. Non è stupita che Veltroni li faccia sempre questi errori?
“Questa è la democrazia. Lo hanno eletto nel Pd alle primarie, che non hanno molto di democratico. E' una tendenza al plebiscitarismo in contraddizione con la vera democrazia. La grave responsabilità del Pd è stata anche quella di aver privato il Parlamento europeo e il parlamento italiano del contributo dei socialisti”.

sabato 18 luglio 2009

Bobo resta con noi anche se non sei d'accordo

Intervista a Riccardo Nencini
Il Tempo, 18 gluglio 2009
Di Lanfranco Palazzolo

A Bobo Craxi chiedo di restare nella segreteria del Ps anche se non condivide la nostra linea. Lo ha detto il segretario del Partito socialista Riccardo Nencini.
Onorevole Nencini, dopo le dimissioni di Bobo Craxi dalla segreteria del partito che guida?
“Non mi aspettavo queste dimissioni. Sono abituato ad esprimere le mie opinioni anche se in dissenso dal partito. Anche a me è capitato di farlo”.
Prende atto delle dimissioni e come proseguite nella linea politica intrapresa dal Cn di sabato?
“Ho scritto a Bobo Craxi di restare nella segreteria del Ps. In Consiglio nazionale abbiamo votato un documento che era stato presentato in Direzione e che Bobo aveva votato in Direzione. In questo documento abbiamo scritto che il Partito non si scioglie (dal 1 agosto iniziano le iscrizioni); assume una serie di iniziative politiche e darà vita ad una federazione con Sinistra e libertà”.
Bobo Craxi ha parlato di una scelta contraria al riformismo?
“Dobbiamo abituarci a convivere con partiti che hanno una storia diversa dalla nostra. Non mi riferisco ai partiti comunisti che hanno un futuro diverso dal nostro. Se nel Pd convivono i vecchi dorotei con i berlingueriani penso che il Pd possa vivere in questa federazione”.
La vostra visibilità è garantita?
“L'informazione è diventata bipolare e non tiene conto delle forze non rappresentate. Per il resto dipende tutto dalle nostre proposte politiche”.
Perchè tra Pannella e Vendola ha scelto il secondo?
“E' stato Pannella che ha scelto di rimanere da solo. Le cose stanno così. Abbiamo proposto a Pannella di stringere un'alleanza vera di 'Mutuo soccorso'. L'ho ribadito anche al convegno di Chianciano”.
Alle regionali del prossimo anno che farete?
“Vogliamo presentare 'Sinistra e libertà' per rinforzare il suo profilo riformista. Ci batteremo per lo Statuto dei lavori a 40 anni dall'approvazione della legge di Giacono Brodolini scrivendo un nuovo documento che tuteli chi non ha lavoro; a settembre inizieremo la battaglia sui diritti di terza generazione sul testamento biologico e infine ci batteremo per la valorizzazione del merito nella scuola pubblica”.

Ridate speranza alla ricerca scientifica

Intervista ad Annalisa Chirico
Voce Repubblicana, 18 luglio 2009
di Lanfranco Palazzolo

La ricerca scientifica non può morire a causa della riduzione decretata dal Governo Prodi nel 2008. Lo ha detto alla “Voce” Annalisa Chirico, responsabile della cellula universitaria dell’Associazione Luca Coscioni.
Annalisa Chirico, perché siete scesi in campo contro la riduzione della perenzione amministrativa?
“Noi chiediamo di rivedere i termini della perenzione amministrativa sui progetti di ricerca scientifica. Si tratta di un istituto giuridico in base al quale qualunque finanziamento statale destinato ai privati e alla ricerca scientifica, se non utilizzato entro il termine di tre anni, cade in perenzione. Questi fondi tornano automaticamente nelle casse del Tesoro e quindi diventano inutilizzabili. Questa novità è stata introdotta nella legge Finanziaria del 2008. In quel periodo i termini della cosiddetta perenzione furono ridotti da sette a tre anni. A rimetterci è stata senza dubbio la ricerca scientifica, che in questo paese è mortificata e svilita da leggi di stampo proibizionista e confessionale che vietano ai nostri ricercatori di fare quello che altrove è possibile. Adesso, il mondo della ricerca è costretto a subire questa stretta finanziaria senza precedenti. I progetti di ricerca scientifica hanno bisogno di almeno un anno per evadere le numerose pratiche amministrative. Due anni realizzativi sono il nulla per chi vuole programmare un buon progetto scientifico. Allo scadere del terzo anno, dopo che le prime tranche di denaro sono arrivate, non arriva più un euro. E quindi non ci sono più i soldi per pagare gli stipendi insufficienti dei ricercatori”.
Quanti sono stati i fondi inutilizzati per la ricerca scientifica?
“Secondo i dati del ministero del Tesoro, sono circa 240 milioni di euro i soldi che dal 2008 sono stati sottratti abusivamente alla ricerca scientifica in questo paese. Il messaggio che si vuole mandare è sempre lo stesso: andate altrove perché in Italia la ricerca non è gradita. Il sistema universitario non sempre premia il merito e spesso si trasforma in un laureificio a conduzione familiare in cui i cognomi che ritornano sono sempre gli stessi. Non siamo rimasti stupiti quando abbiamo letto una lettera di una ricercatrice italiana che, rivolgendosi al Presidente della Repubblica, ha detto che presto dovrà lasciare l’Italia perché in Italia ‘la ricerca è malata’. Il Governo dovrebbe impegnarsi su questo. Ma a rimetterci sono anche le Pmi”.
Deve esserci un termine per la perenzione amministrativa?
“Certo, deve esserci un termine preciso. Lo Stato non deve concedere un azzardo morale legato all’utilizzazione dei soldi pubblici firmando contratti con la data di scadenza in bianco. L’ipotesi migliore dovrebbe essere quella di decidere progetto per progetto in base alla realizzabilità del finanziamento”.

Arriva la Lega Italia

Intervista a Carlo Taormina
Il Tempo, 18 luglio 2009
di Lanfranco Palazzolo

Lega Italia si colloca tra la Lega e il Pdl per impedire al Carroccio di dettare l'agenda della politica italiana. Ecco perché siamo nati. Il nostro scopo è dare un'identità ideale al Pdl. Lo ha detto il Presidente di Lega Italia Carlo Taormina.
Avvocato Taormina, il 20 luglio presenterà a Roma Lega Italia. Qual è il vostro progetto politico?
“Da quando Berlusconi è sceso in campo sono cambiate molte cose, ma oggi manca una politica liberale. Il liberalismo è assente nelle sue principali articolazioni ideali. Oggi manca un partito che sia garante e custode dei principi del liberalismo italiano ed europeo. Ecco perché abbiamo ritenuto di formare questo nuovo soggetto. La nostra non è un'iniziativa inutile. Non avremmo fatto nulla se non avessimo constatato che i valori in cui crediamo sono sistematicamente calpestati. Oggi ci troviamo di fronte ad una grave crisi. Questa situazione, invece di essere governata con i principi del liberismo economico, viene trattata con i metodi del vecchio assistenzialismo e con l'intromissione dello Stato nell'economia. Il nostro principio guida è quello dello 'Stato leggero'”.
Pensa che l'azione del governo sul sud sia deficitaria?
“C'è un abbandono sistematico del sud su tutto, anche sulla criminalità organizzata. Le diatribe alle quali stiamo assistendo in questi giorni non hanno nulla a che fare con i problemi del sud”.
Tra qualche mese queste, dopo le prossime elezioni regionali, le polemiche su questi partiti verranno dimenticate?
“La ragione per la quale nasce Lega Italia è seria. Vogliamo affrontare i problemi italiani. In Italia c'è un deficit di democrazia non più tollerabile. Le ragioni di questa crisi sono il bipartitismo e l'eccessiva personalizzazione della vita politica. In Italia ci sono politici che non sono rappresentativi in quanto nominati. Di fronte alla mortificazione del Parlamento, abbiamo bisogno che tra Pd e Pdl si formino dei soggetti politici cuscinetto che riequilibrino il sistema impedendo che il partito vincente sia un partito pigliatutto. La nostra collocazione è tra la Lega Nord e il Popolo delle Libertà”.
Lei ha presentato il nuovo soggetto politico come il superamento della cultura secessionista e separatista. Cosa ne pensa di questa inflazione dei partiti del meridione?
“Il motto con il quale ci presenteremo lunedì prossimo è quello di dire 'Né Lega Nord, né Lega sud, ma Lega Italia'. La grande responsabilità della lega è di aver inserito il separatismo nel dibattito politico per poi arrivare alla secessione. Il dibattito che si è aperto con il Partito del sud lo conferma. Il sud è stato trasformato nella discarica d'Italia. I problemi del meridione sono stati messi in secondo piano. E questa è una delle responsabilità della Lega”.
Perché Berlusconi ha rotto con l'Mpa?
“Qui c'è stata la rivolta del Sud. Non è casuale che lo stesso Gianfranco Miccichè, da sempre vicino a Berlusconi, abbia pensato di creare il partito del Sud. Quello che vediamo in Sicilia è un vero e proprio guazzabuglio. La politica del Governo sul meridione è deficitaria”.
Crede che il Partito del Sud nasca con l'obiettivo di arginare l'Mpa?
“Con questa iniziativa, l'influenza di Lombardo nel sud potrebbe essere arginata. Ma non so se questa mossa sia in funzione anti-Lombardo. Il fatto stesso che il leader dell'Mpa abbia tolto il sostegno al Pdl significa che ha visto nell'azione del Pdl una minaccia alla sua sopravvivenza”.
Gli uomini dell'Mpa criticano gli esponenti vicini a Berlusconi dicendo che sono stati loro ad aver guastato i rapporti con il partito di Lombardo.
“Non è una tesi credibile. Berlusconi non si fa influenzare dagli altri e sicuramente elabora ogni scelta autonomamente. Devo ancora conoscere qualcuno che dice a Berlusconi cosa deve fare. Se Berlusconi avesse voluto recuperare il suo rapporto con l'Mpa lo avrebbe fatto prima”.
Vede un Masaniello all'orizzonte?
“No, non vedo nessun Masaniello. Con Berlusconi una figura del genere non avrebbe alcuna probabilità di successo”.

venerdì 17 luglio 2009

Il primo uomo nello spazio: le felicitazioni di Togliatti al Pcus


Quello scherzo di Tommaso Padoa Schioppa

Intervista ad Antonio Paravia
Voce Repubblicana del 17 luglio 2009
di Lanfranco Palazzolo

Tommaso Padoa Schioppa ha colpito gli enti di ricerca scientifica e le imprese. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il senatore del Popolo delle Libertà Antonio Paravia.
Senatore Paravia, che cosa ha combinato Padoa Schioppa per mettere in crisi la ricerca scientifica in Italia?
“Nell’ultima Finanziaria del Governo Prodi, quella del 2008 approvata nel dicembre del 2007, al ministro dell’Economia Tommaso Padoa Schioppa venne l’infelice idea di far sparire 27 miliardi di euro di debiti dello Stato portando la perenzione amministrativa da sette a tre anni, facendo cadere in perenzione tutti quei fondi che erano presso i singoli ministeri e che servivano al pagamento della ricerca, alle imprese per la fornitura di beni e di servizi”.
La sospensione è avvenuta anche retroattivamente?
“Certo, anche retroattivamente. Si è commesso un grave abuso. Non so se vi sono anche responsabilità ed abusi della Ragioneria generale dello Stato, la quale avrebbe dovuto segnalare al ministro che andava a commettere un abuso. Io parlo addirittura di truffa alle imprese e ai ricercatori. Per migliorare l’immagine del Paese a livello europeo e presentare un rapporto deficit-Pil più basso, l’allora ministro Tommaso Padoa Schioppa ha falsificato il bilancio dello Stato. Questa è una cosa grave di cui nessuno si è accorto subito perché il maxi emendamento presentato dal Governo Prodi sulla Finanziaria era composto di oltre 1200 comma. Molti di questi comma invece erano traditori del diritto e degli italiani che lavorano”.
Quando vi siete accorti di questo raggiro?
“In quel momento non era possibile accorgersene. Quando viene posta la fiducia con un maxi-emendamento di 1200 comma è ovvio che non ci sia tempo materiale di leggerli. Allora non sapevamo nemmeno che queste norme sulla perenzione amministrativa erano state inserite. Il fatto è emerso quando le imprese e gli enti di ricerca hanno ricevuto una comunicazione nella quale si diceva che le loro fatture non sarebbero state pagate in quanto non c’erano più i soldi che erano a disposizione per sette anni. Il ministro dell’Economia Padoa Schioppa li aveva fatti sparire. Ecco perché la situazione ereditata dal ministro Tremonti è grave”.
Con quali costi di potrebbe ristabilire il termine di sette anni?
“Non è semplice. Ci vorrebbe una nuova legge Finanziaria per ripianare tutte queste posizioni debitorie. Intanto chiudono gli enti di ricerca, soffrono le imprese che rischiano la chiusura”.
Quale sarebbe il termine equo per la perenzione amministrativa?
“L’attuale termine di tre anni è ridicolo perché tutti sanno quanto sono lente le procedure burocratiche. Un progetto di cinque anni non è realizzabile. Chi lo fa può pagare solo per tre anni visto che gli ultimi due cadono in perenzione amministrativa”.

Torino-Bologna 4-0 del 10 novembre 1946

Per il Bologna non deve essere stato piacevole prendere quattro pallini dal Torino in quel freddo autunno del 1946. Ma i granata se li meritavano proprio di farli quattro gol. Il portiere del Bologna aveva tenuto imbattuta la sua porta per ben sette giornate (Quella era l'ottava giornata del massimo campionato). Il Bologna era giunto a qell'appuntamento in testa alla classifica e senza aver subito nemmeno una rete.
Per il portiere del Bologna Vanz questa rete (vedi foto sopra), firmata da Castigliano al 33° del primo tempo deve essere stata una mazzata, un gol difficile da dimenticare. Chissà quante volte il portiere del Bologna ha riguardato questa foto ripensando a quel campionato concluso al quinto posto e che il Bologna stava dominando.
E pensare che due minuti prima di quel gol,al 31 del primo tempo, il triestino Grezar aveva sparato addosso a Vanz un rigore insperato per il Torino. Di questa partita mi avevano colpito le parole di Gabetto che la sera dell'8 novembre di sente dire dal figlio, 4 anni, che quella partita sarà vinta dai granata (Nella foto a sinistra Ballarin con Taiti). L'esito del match non era affatto scontato. Il Bologna aveva entusiasmato nelle prime giornate del campionato. Ma quella partita lo portò con i piedi per terra. E ad esaltarsi fu il Toro che vinse lo scudetto alla fine della stagione. Per completezza di cronaca diciamo che nella partita di ritorno il Torino limitò i danni pareggiando a Bologna dopo essere stato in svantaggio per il primo tempo (1-0). Il Torino giocava in casa con la maglia bianca. Nella seconda foto sotto il giocatore del Bologna Ricci cerca di neutralizzare Gabetto. Qui sotto potete ammirare ancora Gabetto in una semirovesciata. Anche se non segno nessuna delle quattro reti granata, il giocatore fu acclamato come il migliore in campo.
TORINO - BOLOGNA 4-0 (2-0)
Torino: Piani, Ballarin A., Maroso, Castigliano, Rigamonti, Grezar, Ossola, Loik, Gabetto, Mazzola, Ferraris. All.: Ferrero.

Bologna: Vanz, Spadoni, Ricci, Malagodi, Marchi, Marchese, Biavati, Valcareggi, Cappello, Arcari IV, Tatti. All.: Violak.Arbitro: Bellé di Venezia.

Reti: Castigliano 33', Ossola 44', Ferraris 78', Loik 81' rig. (sotto Mazzola cerca di segnare di testa in area rossoblu).

Tramonto del 15 luglio al Colosseo (20.30)

Tramonto del 15 luglio al Colosseo (20:32)


giovedì 16 luglio 2009

Dare un senso agli esami di maturità

Intervista al Senatore Lucio Malan (Pdl)

di Lanfranco Palazzolo
Voce Repubblicana del 16 luglio 2009

Credo che un esame di Stato abbia senso se ci sono dei bocciati e dei promossi. Se all’esame di maturità devono essere tutti promossi tanto vale non fare gli esami. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il senatore Lucio Malan del Popolo delle libertà.
Senatore Malan, cosa ne pensa di questa ondata di bocciature dopo la maturità?
“Credo che questa sia una questione da esaminare con attenzione perché è grave che tanti giovani perdano un anno. Questo non può essere certo un fatto negativo se quelle che abbiamo visto sono state bocciature meditate e motivate. Dall’esperienza che ho del mondo scolastico penso che queste bocciature non siano state frutto di una valutazione superficiale. Non credo che la nostra scuola pecchi di severità. Se c’è un maggiore numero di bocciati questo significa che la scuola non è un parcheggio, un passaggio più o meno facile, ma è un posto dove si studia. Credo che l’aumento numero dei bocciati vada nella direzione di un maggiore rigore e verso la richiesta di un maggiore impegno”.
C’è anche un fattore politico che pesa nella scelta di queste bocciature?
“Il giudizio di bocciare e di promuovere è sempre nella piena disponibilità degli insegnanti e di chi costituisce le commissioni d’esame. Nessun ministro potrebbe andar contro un intendimento dei professori. E’ anche vero che alcune novità introdotte come il voto di condotta possono avere facilitato dei meccanismi che portano alla bocciatura. Non so quale sia stata l’incidenza del voto di condotta sulle valutazioni finali, ma credo che anche questo tipo di valutazione abbia cambiato qualcosa”.
Perché c’è stata una lunga transizione prima di riformare gli esami di maturità?
“Quello che fu introdotto nel 1969 è stato un esame con un meccanismo molto facile perché erano poche le materie nelle quali si veniva interrogati. Molti governi pensavano che quell’esame non poteva essere modificato perché quella sarebbe stata una scelta impopolare nella direzione di una maggiore severità. Credo che sia stato giusto fare questo cambiamento perché fare due scritti ed essere interrogati su poche materie era poco. Ci sono stati anni in cui i promossi alla maturità rasentavano addirittura il 100 per cento. Per quanto si fossero limitati i costi, quello era un esame inutile perché lo passavano tutti. Non si vede quale possa essere l’utilità di una scelta del genere. A quel punto sarebbe stato logico concludere l’anno con dei voti così come succede con gli anni precedenti. Un esame ha senso solo se qualcuno lo passa o qualcuno non lo passa”.
Quando si è affermata la logica della promozione al 100 per cento?
“Nel ’97 andai come membro esterno in una scuola dove mi chiesero per iscritto l’intendimento di non bocciare nessuno. Allora mi rifiutai. Non mi pento di quella scelta”.

Bertinotti apprezza la battaglia dell'Associazione Luca Coscioni

Era un tranquillo pomeriggio di lavoro come tanti. Mi chiama l'ottimo caporedattore Paolo Martini dalla Radio per dirmi che devo seguire una manifestazione dell'associazione Luca Coscioni che si svolge in Piazza Colonna, davanti Palazzo Chigi. Lo scopo della mobilitazione è di sensibilizzare l'opinione pubblica a favore dell’abolizione della “perenzione amministrativa” sui progetti di ricerca scientifica, ovvero di quell’istituto giuridico, introdotto dal Governo Prodi nella Finanziaria del 2008, in base al quale, allo scadere dei tre anni dal finanziamento, i fondi inutilizzati tornano nella casse del Tesoro. Alla manifestazione erano presenti Marco Cappato (segretario Ass. Luca Coscioni), il prof. Piergiorgio Strata (prof. Neurofisiologia a Torino) e il sen. Antonio Paravia (PDL), che ha parlato di vero e proprio “falso nel bilancio pubblico” in riferimento alla perenzione di 3 anni. A sorpresa si è presentato anche il Presidente della Fondazione della Camera dei deputati Fausto Bertinotti che aveva appena finito di lavorare. Mentre l'ex Presidente della Camera stava attraversando la strada Marco Cappato gli è andato incontro per spiegare la bontà dell'iniziativa dell'Associazione Luca Coscioni. Fausto Bertinotti ha preso atto che si trattava di un'iniziativa che tutela i lavoratori. Ma non appena l'ex segretario di Rifondazione comunista ha salutato i manifestanti, il senatore Antonio Paravia (Pdl) ha ricordato che sul lavoro nero, ai tempi di Franco Marini, Fausto............

Violini al Pantheon (Roma)

mercoledì 15 luglio 2009

Quando il Pci "fermò" Jan Palach a Bologna

Panorama,
20 settembre 1973

E il Pci disse "No" a Jan Palach
(Nella foto sopra il consigliere
comunale socialista Carlo Vietti)

Il nome da dare a una nuova scuola elementare di San Donato, un grosso quartiere periferico di Bologna, ha creato una piccola incrinatura fra socialisti e comunisti bolognesi gettando qualche ombra sull'alleanza che, salvo brevi parentesi, regge la città da 28 anni. Il nome è quello di Jan Palach, lo studente cecoslovacco che il 16 gennaio del 1969, si bruciò vivo in piazza Venceslao a Praga, per protestare contro l'invasione russa del 1968. A proporlo è stato Carlo Vietti, 30 anni, consigliere del Psi, appartenente alla corrente che fa capo all'ex-segretario Giacomo Mancini, con una lettera-interpellanza inviata venerdì 17 agosto, mentre Bologna era ancora semideserta per le vacanze, ai capigruppo dei partiti rappresentati nel Consiglio di quartiere di San Donato e al quotidiano locale il “Resto del Carlino”. Il 5 settembre, nella sua prima riunione dopo le ferie, il Consiglio si trovò davanti la proposta Vietti e subito divampò la polemica. I comunisti, che nell'organismo sono in netta maggioranza (9 contro 5 della Dc, mentre Psi, Pdup, Psdi, Pli e Msi ne hanno uno a testa), si opposero decisamente tanto più che in precedenza avevano già raggiunto un'intesa con Psi e Dc sul nome da dare alla nuova scuola: Don Minzoni.
No al suicidio.
Accusati dal “Resto del Carlino” di temere il nome di Jan Palach e dimenticando i loro commenti sul sacrificio dei bonzi vietnamiti, i comunisti hanno sostenuto che non si può esaltare la figura di una persona che si toglie la vita. “Noi non crediamo che il gesto di Jan Palach possa offrire un esempio da additare alle giovani generazioni, ha scritto “l'Unità”. Del resto non fa parte della tradizione né della concèzione della vita proprie dei comunisti, dei socialisti e dei cattolici, l'esaltazione del suicidio come forma di resistenza e di lotta”. Il Psi, messo in difficoltà dalla proposta del suo consigliere, ha cercato di barcamenarsi con un comunicato che definiva “eccessiva” la reazione del Pci e attaccava il “Resto del Carlino” denunciandone “la funzione di giornale neo-fascista al servizio dei padroni”. Carlo Vietti però, evidentemente deciso a trarre precise conseguenze potitiche dalla sua proposta, ha ampliato il suo discorso iniziale: “A Bologna”, dice, “o il Psi ha solo il 7% dei voti, meno che nel resto d'Italia, grazie a una politica errata nei confronti del Pci, del suo trionfalismo campanilistico e della sua opera di organizzazione del consenso. Bisogna invece rivedere i termini della collaborazione, creare i legami con le minoranze locali, raccogliere gli elementi del dissenso”. La maggioranza dei suoi compagni di Partito non sembra sulle sue posizioni. Nel nome di Jan Palach si corre il “rischio di fare il gioco di chi vuol dividere la classe operaia”,commenta Nazario Sauro Onofri, 45 anni, ex-partigiano, dal 1951 redattore del “l'Avanti!”.
Artificiosa.
Bologna per il momento non si è molto appassionata al dibattito “Gli appuntamenti Per le battaglie politiche future sono altri, ben pìù importanti”, ha detto a Panorama Paola Bollini, 20 anni, studentessa di medicina) anche perché ne avverte una certa artificiosità. Nel caso specifico infatti la complessa procedura per l'intitolazione delle scuole (il nome deve essere proposto dal Consiglio degli insegnanti e vagliato successivamente dal provveditore agli Studi, dal sindaco, dal prefetto e dal ministero della Pubblica istruzione) è stata completamente ignorata. In tutto il Coumune poi c'è una sola scuola che porta il nome di un personaggio straniero, una media intitolata a John Kennedy, il presidente amerícano ucciso a Dallas nel novembre 1963. Ciò nonostante la polemica, specialmente fra le file del Psí, continua. Un altro dirigente socialista, Franchino Falsetti, segretario dell’assessorato alla Pubblica istruzione del Comune, ha approvato l'iniziativa di Vietti: “Un contributo”, ha detto, “nella lotta per ricordare e sostenere i valori fondamentali dell'uomo e i suoi diritti sociali e politici oppressi dall'invasione del 1968”.