sabato 18 luglio 2009

Ridate speranza alla ricerca scientifica

Intervista ad Annalisa Chirico
Voce Repubblicana, 18 luglio 2009
di Lanfranco Palazzolo

La ricerca scientifica non può morire a causa della riduzione decretata dal Governo Prodi nel 2008. Lo ha detto alla “Voce” Annalisa Chirico, responsabile della cellula universitaria dell’Associazione Luca Coscioni.
Annalisa Chirico, perché siete scesi in campo contro la riduzione della perenzione amministrativa?
“Noi chiediamo di rivedere i termini della perenzione amministrativa sui progetti di ricerca scientifica. Si tratta di un istituto giuridico in base al quale qualunque finanziamento statale destinato ai privati e alla ricerca scientifica, se non utilizzato entro il termine di tre anni, cade in perenzione. Questi fondi tornano automaticamente nelle casse del Tesoro e quindi diventano inutilizzabili. Questa novità è stata introdotta nella legge Finanziaria del 2008. In quel periodo i termini della cosiddetta perenzione furono ridotti da sette a tre anni. A rimetterci è stata senza dubbio la ricerca scientifica, che in questo paese è mortificata e svilita da leggi di stampo proibizionista e confessionale che vietano ai nostri ricercatori di fare quello che altrove è possibile. Adesso, il mondo della ricerca è costretto a subire questa stretta finanziaria senza precedenti. I progetti di ricerca scientifica hanno bisogno di almeno un anno per evadere le numerose pratiche amministrative. Due anni realizzativi sono il nulla per chi vuole programmare un buon progetto scientifico. Allo scadere del terzo anno, dopo che le prime tranche di denaro sono arrivate, non arriva più un euro. E quindi non ci sono più i soldi per pagare gli stipendi insufficienti dei ricercatori”.
Quanti sono stati i fondi inutilizzati per la ricerca scientifica?
“Secondo i dati del ministero del Tesoro, sono circa 240 milioni di euro i soldi che dal 2008 sono stati sottratti abusivamente alla ricerca scientifica in questo paese. Il messaggio che si vuole mandare è sempre lo stesso: andate altrove perché in Italia la ricerca non è gradita. Il sistema universitario non sempre premia il merito e spesso si trasforma in un laureificio a conduzione familiare in cui i cognomi che ritornano sono sempre gli stessi. Non siamo rimasti stupiti quando abbiamo letto una lettera di una ricercatrice italiana che, rivolgendosi al Presidente della Repubblica, ha detto che presto dovrà lasciare l’Italia perché in Italia ‘la ricerca è malata’. Il Governo dovrebbe impegnarsi su questo. Ma a rimetterci sono anche le Pmi”.
Deve esserci un termine per la perenzione amministrativa?
“Certo, deve esserci un termine preciso. Lo Stato non deve concedere un azzardo morale legato all’utilizzazione dei soldi pubblici firmando contratti con la data di scadenza in bianco. L’ipotesi migliore dovrebbe essere quella di decidere progetto per progetto in base alla realizzabilità del finanziamento”.

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