lunedì 31 agosto 2009

Ecco l'Ok Korral schifoso del gossip

Intervista Luigi Crespi
Voce Repubblicana del 1° settembre 2009
Di Lanfranco Palazzolo

Oggi siamo di fronte all'Ok Korral più schifoso del Gossip. Lo ha detto Luigi Crespi, direttore di “Crespi Ricerche”, alla “Voce Repubblicana”.
Luigi Crespi, cosa pensa di questa polemica tra “Il Giornale” e il direttore di “Avvenire” Dino Boffo, che patteggiò la condanna per molestie ad una signora di Terni che accusava il giornalista di avere una relazione con il marito?
“La prima cosa che devo constatare che se all'epoca dei fatti citati dal casellario giudiziario fossero state in vigore le norme sullo stalking non se la sarebbe cavata a buon prezzo come se l'è cavata. Sul mio blog ho fatto una provocazione aprendo un dibattito che si è sviluppato con grande civiltà tra i lettori del blog. Non vi è dubbio che Dino Boffo non abbia fatto una bella figura. Possiamo discutere sulle modalità e sui modi, ma il dibattito che si è sviluppato in questi mesi mi pare che non possa essere messo in discussione da nessuno”.
Pensa che si svilupperà una campagna simile a quella sullo scandalo sul Sifar nel 1967 e come ha giudicato il comportamento di Vittorio Feltri?
“Dal punto di vista estetico Feltri non è giudicabile. Questa estate è stata dedicata ai fatti e fattacci dei grandi. Basti pensare alle rivelazioni su Franco De Benedetti e sugli Agnelli. Siamo di fronte ad un tanto meglio tanto peggio. Sono d'accordo con lei sul fatto che dovremmo aspettarci nuove e clamorose rivelazioni. Il problema non è quello che viene rivelato, ma la distinzione tra vero e falso. Il tema di fondo è tutto qua. Ad esempio, quei sondaggi di Skytg24 che ci fanno sapere che gli italiani sono d'accordo con Feltri sono falsi. Chi realizza questi sondaggi dimentica che si tratta di sondaggi fatti su un campione di abbonati Sky. Questa estate ha messo in evidenza anche questo fatto”.
Se lei avesse avuto tra le mani questa notizia l'avrebbe pubblicata?
“L'avrei pubblicata senza esitazioni. Se fossi stato nei panni del direttore di 'Avvenire' sarei stato più prudente nei miei giudizi sui comportamenti altrui. Sono perplesso dalle motivazioni che spingono alla pubblicazione di certe notizie. Noi siamo di fronte ad un Ok Korral del gossip più schifoso. Non credo che Feltri abbia pubblicato questa notizia in onore della verità e della notizia. Siamo di fronte ad una vendetta”.
Come ha trovato il comportamento di Berlusconi?
“Ipocrita. Per antonomasia Berlusconi è a conoscenza di quello che accade anche se non lo sa. La sua solidarietà a Boffo era di facciata. Berlusconi avrebbe raccolto maggiori consensi se avesse detto a Boffo: 'Te la sei meritata'”.
Dino Boffo resterà alla guida del giornale della CEI?
“Non sono un lettore del quotidiano dei vescovi 'Avvenire'. Per la credibilità di quel giornale mi auguro che Boffo ci resti il meno possibile”.

venerdì 28 agosto 2009

L'unico interlocutore possibile

Il Tempo, 28 agosto 2009
Di Lanfranco Palazzolo

L'unico garante possibile. L'incontro di oggi tra il segretario di Stato vaticano Tarcisio Bertone e Silvio Berlusconi, al termine delle celebrazioni della Perdonanza celestiniana, nel corso della cena nell'arcidiocesi de l'Aquila, non deve sorprendere nessuno. La Perdonanza celestiniana ha origine nella Bolla Pontificia di Celestino V emanò dall'Aquila nel 1294 con la quale veniva concessa l'assoluzione da ogni peccato a chiunque, confessato e comunicato, entri nella Basilica di Santa Maria di Collemaggio dai vespri del 28 agosto a quelli del 29. Non è un caso che l'incontro avvenga a l'Aquila dopo un evento politico molto importante come quello del G8. Era stato proprio mons. Bertone a dire che avrebbe vigilato sulla Presidenza di turno italiana del G8 affinché gli obiettivi nell'incontro tra i Grandi della Terra a L'Aquila fossero stati rispettati a testimonianza dell'apprezzamento dei risultati raggiunti sotto la guida di Silvio Berlusconi (vedi “Avvenire” del 19 luglio del 2009). L'incontro tra Silvio Berlusconi e il Segretario di Stato vaticano era necessario in questi giorni di polemica politica sull'immigrazione e sul Concordato tra la Chiesa e la Lega. Nel corso della precedente legislatura, Tarcisio Bertone ha avuto il merito politico di mitigare le posizioni assunte dal centrosinistra durante le polemiche sui Dico. Allora, l'obiettivo di Bertone fu quello di limitare l'offensiva delle forze laiche contro il Concordato e il matrimonio eterosessuale. Mons. Bertone considera Silvio Berlusconi come l'interlocutore più attendibile per dare le migliori garanzie possibili alla Chiesa sul rispetto della revisione del Concordato del 1984 e per ripensare alcuni aspetti della normativa sulla sicurezza, in particolare quelli sulle badanti. Lo stesso Berlusconi ha chiarito che non avrebbe voluto e non avrebbe cercato a tutti i costi un incontro con il pontefice perché non esiste alcun problema diretto tra il Premier e le istituzioni cattoliche o le gerarchie vaticane. A conferma di questo, il prossimo 6 settembre ad accogliere Benedetto XVI non ci sarà il premier, ma il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Enrico Letta. La Chiesa è cosciente del ruolo mitigatore e decisivo del premier nei confronti delle intemperanze politiche dei leghisti. Il Vaticano considera questa forza politica un partito materialista dove sono presenti elementi di tradizione cattolica, ma anche spinte culturali che sfociano periodicamente nel neopaganesimo. Non dimentichiamoci che la stessa Lega Nord in passato è arrivata anche a minacciare una scissione dei cattolici del Nord appellandosi alla figura di Paolo Sarpi. E solo la ragion politica del patto con Berlusconi ha fermato il Carroccio da certe rudezze politiche. E la Chiesa ne è consapevole.

mercoledì 26 agosto 2009

Danneggiata una delle "Quattro fontane"

Ennesimo danno al patrimonio artistico-culturale romano. Una delle Quattro Fontane, site allincrocio poco oltre il quale si trova il Quirinale, è stata mutilata. Mancano infatti allappello una falange di mignolo con un pezzo di anfora su cui era appoggiata. La fontana, raffigurante il Tevere, rappresenta il Rione Monti ed è stata restaurata di recente in seguito ad un altro danneggiamento subito. Sul posto sono intervenuti vigili urbani e polizia per gli accertamenti e il recupero del reperto da consegnare alla Soprintendenza. Toccherà poi agli investigatori capire se si sia trattato di un atto di vandalismo o di una sbadataggine o un incidente da parte di un turista maldestro. Non so se esistano delle telecamere in quell'incrocio, ma sarebbe opportuno metterle visto che i danneggiamenti sono molto frequenti in quella zona. Proprio la sera precedente, infatti, qualcuno aveva notato un gruppo di turisti intento a fare il bagno in unaltra delle quattro fontane realizzate nei pressi della vicina chiesa di San Carlo, costruita da Francesco Borromini tra il 1638 e il 1663. Se andate a guardare uno dei miei precedenti video (mi riferisco a quello del 16 agosto scorso), potrete vedere un turista straniero che si è messo a fare merenda dentro la fontana di Piazza della Repubblica senza che nessuno gli dicesse nulla. Chi conosce Piazza della Repubblica sa perfettamente che quella piazza è frequentatissima e che certe cose non dovrebbero succedere. Ovviamente nessuno aveva detto nulla all'uomo che aveva consumato il suo hamburger dentro la fontana. E il turista aveva mangiato senza problemi. Il video del Picnic è qui sotto.....

martedì 25 agosto 2009

Il sindacato del "No"

Il Tempo, 25 agosto 2009
Di Lanfranco Palazzolo

La rappresentanza del “No”. La risposta del Segretario confederale della Cgil Susanna Camusso alle proposte del ministro per il Welfare Maurizio Sacconi sulle gabbie salariali non deve sorprendere nessuno. Il sindacato di Corso d'Italia gioca la sua partita sul lavoro sperando nel ritorno del cosiddetto “Governo amico”. Ecco perché questo anno di governo del Pdl è stata una sequenza interminabile di “no” alle proposte dell'esecutivo. La disfida contro Palazzo Chigi era iniziata nel maggio del 2008, quando la Cgil aveva risposto “no” alla prima proposta del Governo Berlusconi sulla detassazione degli straordinari. Allora Cisl e Uil avevano parlato di “Primo passo”, ma per la Cgil si trattava solo di una proposta che avrebbe penalizzato “le donne e gli statali”. Ma il vero conflitto è scoppiato sul nuovo modello di contratto. L'8 giugno del 2008 la Cgil avverte che “la trattativa sarà lunga”; il 21 luglio del 2008 il sindacato di Epifani nega l'ipotesi di ricorrere ad una trattativa “no stop” e il 25 agosto del 2008 Susanna Camusso spiega che “l'idea di un accordo a tutti i costi non aiuta”. Su “Il Giornale” dell'11 settembre del 2008 Oscar Giannino, uno dei più autorevoli giornalisti economici italiani, avverte che “con la sua raffica di 'no' Epifani annebbia il futuro già poco limpido della Cgil”. Tuttavia, il copione non cambia. Quando alla fine di ottobre del 2008 si riapre la partita sul contratto degli statali, la posizione della Cgil è già scritta: “Le cifre proposte [per il contratto] non sono state assolutamente sufficienti. Poche risorse e nessuna chiarezza”. Solo qualche giorno dopo la Cgil firmerà il contratto sugli statali. Ma il nuovo anno non porta consiglio. Il 22 gennaio del 2008 a Palazzo Chigi viene firmato l'accordo sul nuovo modello di contratto. La Cgil è assente all'apposizione della firma nel documento finale dell'accordo. La Presidente di Confindustria Emma Marcegaglia è amareggiata: “Dispiace per la Cgil, ma alla fine bisogna andare avanti”. A febbraio il Vicepresidente di Confindustria Alberto Bombassei auspica di recuperare il “no” della Cgil sui contratti, ma Susanna Camusso, una delle probabili leader della Cgil del futuro, risponde: “Solo la Cgil non ha firmato l'accordo del 22 gennaio, probabilmente perché molte associazioni d'impresa hanno capito che prevede una diminuzione del reddito dei lavoratori, spia di una tendenza alla competizione al ribasso sui costi e non sulla qualità e sull'innovazione”. Lo stesso mese, il governo annuncia un nuovo disegno di legge delega sul diritto allo sciopero. Per Guglielmo Epifani la risposta è già scritta: “Il Governo stia molto attento perchè lo sciopero è un diritto. Se uno pensasse di estendere la nuova disciplina oltre il settore dei trasporti ci sarebbe chiaramente un problema di democrazia”. Parola del leader sindacale del “No”.

mercoledì 19 agosto 2009

Notte di agosto a Zurigo


Picnic in Naiadi's fountain

Il gruppo del Glauco, raffigurato al centro della fontana di Piazza della Repubblica, simboleggiante il dominio dell'uomo sulla forza naturale, si è arreso di fronte a questo turista straniero che si è messo a mangiare un panino sotto i suoi occhi. Una volta tanto è l'uomo ad arrendersi al caldo estivo e quindi anche alla forza della natura.

lunedì 17 agosto 2009

Deutsch für Superenalotto


"Vigilantes" at Coliseum (part 2)

The protest of guards in the surveillance of Rome on the third floor of the Coliseum continued in the August 16. These images were shot at 15 pm the day after 15th august. The protests continued throughout the day. The guards are protesting against the loss of their rights after the change of management from which they depended. Listen carefully to the words of the tourists in the background talking with indifference of the protest.

domenica 16 agosto 2009

"Vigilantes" at Coliseum

Continues to this night (15-16th august) in Rome the protest that some guards are to be staged at the Coliseum yesterday (14th august), to protest against a wave of layoffs. Seven men were yesterday Climb up to the highest level dell'Anfiteatro Flavio (Coliseum) to contest the pending layoffs at security Ancr-Urbe Rome, following the sale to lose their authority. Hundreds of people and their colleagues are picket the area in the night. The guards, who claim that privatization will lead inevitably to the loss of work, they said that does not go down until you have the guarantee of being able to meet representatives of the government.

giovedì 13 agosto 2009

Italia-Svizzera 0-0

Marcello Lippi ha detto che il pareggio di ieri sera contro la Svizzera è stato originato dalla sfiga. Ma chi non segna non vince. La sfiga si può abbattere su chiunque. Ai mondiali del 1998, il Ct Maldini fu cacciato perchè un giocatore, per pura sfiga, sbagliò un rigore e impedì alla nazionale di passare il turno contro la Francia. Di sfiga si perde e si viene esonerati. Questo non capiterà certo a Marcello Lippi perchè chi ha vinto non deve essere mai cacciato. Questa è la regola non scritta che è valsa anche per Bearzot tra il 1982 e il 1986. Auguro ogni sfiga a Marcello Lippi, allenatore sopravvalutato del nostro calcio.

Va' dove ti porta la penna

"Va' dove ti porta il cuore"...Quando nei giorni scorsi ho visto in un angolo di una bancarella dell'usato questo pregevole volume ho capito che nulla si crea dal niente. La sorte è stata cattiva con questo libro di Jean Dechanet. Il grafico della casa editrice Cittadella di Assisi ha scritto in caratteri gialli, su campo bianco, il nome dell'autore. Ed era logico che con il tempo il nome dell'autore sparisse quasi del tutto nel nulla nel campo bianco. Non so se Susanna Tamaro abbia copiato questo volume per fare il suo "Va' dove ti porta il cuore", ma istintivamente sono portato ad amare questo libro rispetto al secondo con lo stesso titolo scritto dall'autrice italiana. Vi segnalo questo libro perchè ho trovato all'interno dell'opera una scheda che mi ha colpito molto e che voglio pubblicare qui sotto. Chissà cosa ne pensa la Tamaro...?

Ebbene si' . Chi l' avrebbe mai detto che Va' dove ti porta il cuore, il successo planetario di Susanna Tamaro, e' il titolo di un libro uscito nel 1973? Eppure, eccolo qui: un libretto della casa editrice Cittadella di Assisi, copertina bianca con margini neri e gialli a inquadrare il nome dell' autore, Jean De' chanet, e quel titolo ormai quasi leggendario scelto nel 1994 per un romanzo che avrebbe venduto due milioni di copie. Un titolo che per molto tempo e' girato nella testa di Valeria Serra, giornalista milanese "free lance", come un "de' ja' vu". Un vago ricordo che si e' materializzato quando la Serra ha deciso di frugare nella biblioteca paterna. Finche' e' saltato fuori un vecchio volumetto di 156 pagine pubblicato 22 anni fa da una piccola casa editrice umbra. Di che cosa si tratta? Intanto, e' una traduzione dal francese (titolo originale, lo stesso con cui circola in Francia il romanzo della Tamaro: Va ou' ton coeur te me' ne). Il sottotitolo, "Al di la' dello yoga", non dice molto, ma abbastanza per cogliere il carattere spiritualista e mistico del libro. Leggendo il quale, si viene a sapere che l' autore era un monaco benedettino, teologo, studioso di testi medievali. Il libro si sofferma sulla sua missione in Africa (dal ' 57 al ' 64 nel Katanga), ma soprattutto sull' eremitaggio che ne segue. In montagna, dove vivra' isolato in una capanna, De' chanet scoprira' lo yoga e lo zen. Ricordi, racconti, aneddoti, appunti spirituali e mondani, riflessioni teologiche in prima persona sono gli ingredienti di questo diario testimonianza. Il tutto viene aperto dalla fonte, puntuale, del titolo: Ecclesiaste 11.9 ("Rallegrati, giovane, nella tua adolescenza il tuo cuore stia in allegria nei giorni della tua giovinezza. Va' dove ti conducono gli impulsi del tuo cuore, segui cio' che piace agli occhi"). Sara' anche la fonte della Tamaro? O e' il libro di De' chanet (D) a fare da intermediario? Ma, oltre alla coincidenza del titolo, colpisce la somiglianza di alcuni motivi che ricorrono nel romanzo della Tamaro (T), non a caso definito dalla critica come una sorta di racconto "zen". Si tratta di somiglianze che riguardano i personaggi e alcune sequenze narrative, oltre alla struttura diaristica e all' aura sapienziale che ne emana. Basta confrontare le pagine 53 55 di T con le pagine 11 e 15 di D per averne un' idea. La sintonia con la natura e' uno dei temi ricorrenti in ambedue i testi. Il monaco si ritira in montagna e dalla sua modesta abitazione, in solitudine, osserva gli alberi del giardino, parla con loro come fossero esseri umani. Cosi' , la nonna, nell' abbandono della sua casa, esce ogni tanto in giardino, saluta il noce e il ciliegio, ricorda di averne accarezzato i tronchi. La situazione e' analoga: isolamento lucidamente scelto per il monaco, inizialmente forzato per la nonna poi sempre piu' accolto come strumento ascetico per raggiungere il fondo della propria coscienza. Ambedue i protagonisti sono anziani e ammalati. Gli alberi, si diceva. D: "La linfa . gia' ! . e' scivolata in quel pezzo di legno che fa ancora da tronco (...). La vita non vuol lasciare la presa". T: "La linfa scorre al suo interno dall' alto al basso, dal basso all' alto (...), aspetta la morte". Dagli alberi all' infanzia, agli occhi del bambino. T: "Purtroppo siamo abituati a considerare l' infanzia come un periodo di cecita' , di mancanza (...). Eppure basterebbe guardare con attenzione gli occhi di un neonato per rendersi conto che e' proprio cosi' ". D: "Le cose ci parlano. Ma volentieri lasciamo ai bambini piccoli l' arte di prestargli ascolto (...). I suoi occhi attenti scintillano instancabilmente". In D, "per noi adulti e' passato il tempo in cui ci si istruiva respirando, guardando e ascoltando". In T "i bambini hanno naturalmente in se' un respiro piu' grande, siamo noi adulti che l' abbiamo perso". A breve distanza compare, nei due testi, il motivo della musica e del canto come veicoli di trasporto mistico. D: "nel canto e' Dio che parla!". T: "Anche se non conoscevo la musica, qualcosa mi cantava dentro". E ancora, la solitudine associata alla nudita' . "Per la prima volta affronto due mesi d' inverno nella solitudine", scrive D, "Non sono mai stato cosi' nudo". E la nonna? Dopo l' incontro con padre Thomas, la nonna accetta la sua solitudine come un dono: "Per trovarla la coscienza bisogna stare in silenzio . da soli e in silenzio . bisogna stare sulla nuda terra, nudi (...)". E c' e' molto altro: il motivo della maternita' , la presenza di un presepe (che si immagina animato), il cuore al centro dello spirito, il respiro che arriva al cuore, la vita come lotta, l' opposizione tra sentimento e "desiderio intelligente", l' accostamento tra infanzia e vecchiaia, il tema delle "orecchie del cuore" e dei suoi "appelli", l' insistenza sulla vita come sequenza di un "prima" e di un "dopo". E il ritorno, costante, della simbiosi tra dentro (stato d' animo) e fuori: una spaventosa tempesta coglie, nella loro solitudine, ambedue i protagonisti; la neve imbianca i loro giardini. Per non parlare del motivo dell' adulterio, su cui il monaco laicamente riflette, come la vecchia nonna. Monaco e nonna teorizzano un' esistenza che vada "diritta al bersaglio". La nonna della Tamaro, dopo la partenza della nipote, cerca un suo equilibrio. Lo trovera' nella solitudine. Non sopportera' i rumori e le parole vuote: persino un suono di campane le risultera' irritante (come a De' chanet: altra coincidenza). E proprio un monaco a condurla verso la quiete interiore. Una domanda sorge spontanea: che quel monaco sia proprio lui, il vecchio pellegrino De' chanet? Che la nonna si sia a tal punto identificata in lui da appropriarsi di un suo motto: Va' dove ti porta il cuore?
Di Stefano Paolo
Pagina 33(6 dicembre 1995) - Corriere della Sera

sabato 8 agosto 2009

JOHNNY TAYLOR WHO'S MAKING LOVE

Dov'è la politica per i detenuti?

Voce Repubblicana dell'8 agosto 2009
Intervista a Roberto Giachetti
di Lanfranco Palazzolo

I due schieramenti non hanno mai pensato ad una politica per i detenuti. Lo ha detto l’onorevole Roberto Giachetti, deputato del Partito democratico.
Onorevole Giachetti, perché ha deciso di visitare le carceri italiane nei giorni intorno a Ferragosto?
“Fare queste visite nelle carceri italiane ad agosto è molto importante perché durante l’estate i problemi degli istituti penitenziari si amplificano. I dati che emergono in questi giorni riguardano il sovraffollamento carcerario che ha ampiamente superato nel momento in cui avevamo preso l’iniziativa di chiedere l’indulto. E’ necessario monitorare la situazione nelle carceri perché la situazione è esplosiva anche perché più della metà dei detenuti presenti nelle carceri italiane sono in attesa di giudizio. La situazione è criticissima. Ed è bene che noi parlamentari ci prendiamo la responsabilità di fare dei controlli nelle carceri italiane. Io andrò nel carcere di Favignana perché in quel periodo sono da quelle parti”.
Che tipo di carcere è quello di Favignana?
“E’ una struttura molto vecchia. Il carcere è stato costruito nell’800. La condizione dei detenuti e del personale di custodia è drammatica”.
L’emergenza delle carceri si può affrontare anche con l’Indulto, che resta un provvedimento difficile da prendere a causa della larga maggioranza particolare che richiede? Quando il Parlamento ha approvato questo provvedimento, superando la soglia dei 2/3, le accuse tra i due schieramenti si sono sprecate.
“Quelle accuse sono state ridicole. I detenuti rientrati dopo l’indulto sono una parte marginale. In realtà, il problema dell’indulto non avrebbe mai risolto, da solo, la questione. Occorreva accompagnare il provvedimento con l’amnistia. E soprattutto, si sarebbe dovuto procedere ad una riforma del sistema giudiziario che accelerasse i processi. L’indulto non può essere funzionale solo a risolvere il problema delle carceri. Il problema è che oggi manca una politica per i detenuti perché queste persone vengono considerate di secondo ordine. Nessuno dei due schieramenti ha mai messo in campo questo tipo di politica”.
Cosa pensa della possibilità di sviluppare l’edilizia carceraria o crede che sia meglio depenalizzare i reati minori?
“Sono convinto che oggi serva tutto. La nuova edilizia carceraria serve per quelle strutture come Latina, Favignana e Regina Coeli che hanno delle strutture che dovrebbero essere trasformate in tutt’altra cosa. Oggi il Parlamento italiano continua a sfornare leggi che inaspriscono le pene. Ormai la tentazione è quella di dare tre anni di galera anche a sputa dal finestrino della macchina. Invece di governare i processi, oggi cerchiamo di dare delle risposte emotive a quelli che sono i problemi delle persone in carcere invece di essere legislatori giusti”.

Che si stampi e sparisca.......!

Intervista a Simone Berni
di Lanfranco Palazzolo
Voce Repubblicana del 7 agosto 2009

Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” Simone Berni, autore de “Il caso Imprimatur”, libro edito da Bibliohaus nel quale vengono raccontate le vicissitudini e l’ostracismo contro il libro scritto da Rita Monaldi e Francesco Sorti. La “colpa” del libro scritto dai due autore è stata quella di svelare che il beato Innocenzo XI ha favorito l’ascesa al trono d’Inghilterra di un protestante: Guglielmo D’Orange.
Simone Berni, come è nata l’idea del “caso Imprimatur” e cosa significa questo termine latino?
“Si tratta di un motto latino che significa letteralmente ‘che si stampi’. Era l’autorizzazione ecclesiastica affinché un’opera potesse avere in nulla osta per la stampa. Nel marzo del 2002 Rita Monaldi e Francesco Sorti pubblicarono un romanzo con la casa editrice Mondadori. I due autori erano all’esordio. Monaldi & Sorti, grazie ad un agente letterario molto famoso, come Luigi Bernabò, riuscirono ad arrivare all’editore più importante in Italia. Il libro andò molto bene visto che due mesi più tardi il libro uscì in seconda edizioni. Dopo una partenza lanciata, il libro uscì anche in seconda edizione. Il libro sparì dalla circolazione. Da quel momento in poi il libro è stato boicottato in Italia. Ma ha avuto un successo travolgente all’estero”.
Quali potevano essere i temi scomodi del libro?
“Il libro è ambientato in alcuni giorni nel 1683, anno della battaglia di Vienna, nella quale i musulmani furono fermati alle porte d’Europa. Il racconto è ambientato in una locanda di Roma realmente esistita mentre la città è sconvolta dalla peste. Gli autori sono stati molto bravi a creare un ambiente che è realmente esistito. Il romanzo ha un riferimento storico ben preciso a Papa Innocenzo XI (1611-1689), Benedetto Odescalchi. Su questo personaggio i due autori hanno fatto scoperte interessanti. I due hanno provato, grazie ai documenti trovati nell’archivio vaticano, che questo pontefice aveva favorito l’ascesa al trono d’Inghilterra di un sovrano protestante: Guglielmo D’Orange. Questo background ha avuto un impatto scandalistico che ha determinato la sorte del libro in Italia”.
Innocenzo XI stava per diventare santo?
“Non mi sono occupato direttamente della causa di beatificazione di Innocenzo XI, avvenuta nel 1956 per volontà di Pio XII. La causa di santificazione di Innocenzo XI è ripresa perché ci furono gli attacchi alle torri gemelle dell’11 settembre del 2001. Per la Chiesa cattolica la figura di Innocenzo XI sarebbe tornata utile visto il pontefice aveva fermato l’invasione dell’Europa con la vittoria degli eserciti cristiani a Vienna. L’uscita del libro di Monaldi & Sorti rese il papa non più santificabile. E al suo posto fu beatificato Padre Marco D’Aviano che esortò le truppe cristiane nella battaglia di Vienna”.

Le parole di Nichi non mi sono piaciute

Intervista a Luigi De Magistris
Il Tempo del 7 agosto 2009
Di Lanfranco Palazzolo

Le parole del governatore della Puglia Nichi Vendola sul teorema dei giudici contro la sua giunta non mi sono piaciute. Lo ha detto il parlamentare europeo dell'Italia dei Valori Luigi De Magistris.
Onorevole De Magistris, in un'intervista concessa a l'Unità il governatore della Puglia Nichi Vendola parla di un teorema contro l'ex assessore alla Sanità Alberto Tedesco.
“Credo che in Puglia sia esplosa – come è già accaduto in tante altre regioni del centrosinistra – un'enorme questione morale che riguarda il centrosinistra. Su questo non c'è dubbio. La Puglia segue quello che è già avvenuto in Calabria e in Basilicata ai tempi in cui mi occupavo delle inchieste che riguardavano quella realtà. Sono vicende che ho conosciuto direttamente. Anche in Campania si sono verificati dei fatti che hanno riguardato la giunta regionale e il particolare Antonio Bassolino. In tutto questo non dobbiamo dimenticare nemmeno la vicenda che ha toccato il governatore della Regione Abruzzo Ottaviano Del Turco. Non mi piace ascoltare discorsi di un ex magistrato come quelli del sindaco di Bari Michele Emiliano che lanciano opacità sul lavoro della magistratura. Io farei lavorare la magistratura senza interferenze”.
Quindi non si tratta di teoremi?
“Credo che si tratti di inchieste molto serie. Lo erano quando si trattava delle escort che attenevano al Presidente del Consiglio. E mi sembrano altrettanto serie adesso alla luce dell'acquisizione degli elementi di indagine nei confronti del centrosinistra. Non mi sono piaciute le dichiarazioni che ho letto sui giornali. Mi riferisco alle parole del Presidente della giunta pugliese Nichi Vendola che ha criticato i magistrati”.
Il Pd sta tentando di occultare la questione morale o cerca di utilizzarla per vincere lo scontro politico interno in vista delle primarie?
“Vedo che all'interno del Pd, soprattutto tra i parlamentari che non hanno un ruolo di primo piano, c'è una grande sensibilità per la questione morale. Non c'è dubbio che la nomenclatura del Pd tende a nasconderla. E fa un grave errore. Noi crediamo che l'alternativa a Berlusconi si costruisca affrontando la questione morale e anche la questione culturale”.
Cosa pensa della vicenda di Alberto Tedesco?
“Mi inquieta molto. In campagna elettorale avevo detto che avevo trovato in Campania un quadro molto fosco sulla Sanità e i rifiuti”.
L'Idv è fuori da tutto questo? Ci sono stati casi che hanno messo in imbarazzo il suo partito come la vicenda del figlio di Antonio Di Pietro e i suoi rapporti con Mario Mautone. Inoltre, un vostro parlamentare, mi riferisco a Americo Porfidia, è indagato per mafia.
“Non confondiamo la lana con la seta. La vicenda del figlio di Di Pietro non c'entra nulla con quello che sta accadendo in Puglia. Ritengo che la questione morale non appartenga ad un partito. I casi che colpiscono l'Idv devono essere affrontati. Non è un caso che Di Pietro abbia dato un segnale di rinnovamento nell'Idv. Queste vicende non hanno nulla a che vedere con la Puglia”.
Pensa che Porfidia debba restare un parlamentare dell'Idv?
“Non mi risulta che ci sia una situazione giudiziaria tale che lo porta fuori dall'Idv. Si tratta di fatti singoli che non toccano organi come le Giunte. Sono comunque d'accordo nel pensare che la questione morale vale per tutto. Oggi questo tema non si pone per l'Idv. Noi non siamo presenti nemmeno nella giunta in Puglia”.
Crede che il Pd sconti l'eredità del Pds-Ds che è rimasto fuori da tangentopoli?
“Gli esponenti del Pds sono stati coinvolti in tangentopoli. E non si può dire che la sinistra sia rimasta esclusa dalle vicende di corruttela nel nostro paese, anche se in modo diverso dal Psi e dalla Dc. Il problema è che in questi anni la sinistra è crollata sulla questione morale in questi anni andando dietro al modello berlusconiano e dietro l'affarismo”.

Qui sotto vi lascio anche la sintesi che ha diffuso l'agenzia di Stampa AdnKronos dell'intervista che ho realizzato con Luigi De Magistris.

Roma, 7 ago. - (Adnkronos) - "Le parole di Nichi Vendola non mi sono piaciute. Credo che in Puglia sia esplosa, come e' gia' accaduto in tante altre Regioni governate dal centrosinistra, un'enorme questione morale. Su questo non c'e' dubbio". Lo dice, in una intervista a 'Il Tempo', l'eurodeputato dell'Idv Luigi De Magistris.
"Non mi piace - aggiunge l'ex pm - ascoltare discorsi di un ex magistrato come quelli del sindaco di Bari Michele Emiliano che lanciano opacita' sul lavoro della magistratura. Io farei lavorare la magistratura senza interferenze". Si tratta, sottolinea De Magistris, "di inchieste molto serie. Lo erano quando si trattava delle escort che attenevano al presidente del Consiglio e mi sembrano altrettanto serie adesso alla luce dell'acquisizione degli elementi di indagine nei confronti del centrosinistra".

venerdì 7 agosto 2009

The Kingsmen - Louie Louie 1965

Quando Pier Luigi difendeva il voto di fiducia

Il Tempo, 6 agosto 2009
di Lanfranco Palazzolo

Bersani vuol dire fiducia. In questi giorni l'ex ministro dello Sviluppo Economico si è scagliato contro il governo per l'eccessivo ricorso al voto di fiducia. L'atteggiamento del candidato alla guida del Partito democratico è piuttosto singolare. Ecco cosa ha detto il 3 agosto: «Abbiamo un Parlamento nominato dai partiti con una maggioranza che lo è larghissimamente con già 23 voti di fiducia e un numero incontabile di decreti. Siamo già in piena deformazione del meccanismo parlamentare». Peccato che, nella precedente legislatura, Bersani non la pensasse proprio così. Il decreto sulle liberalizzazioni che porta il suo nome, ad esempio, è stato approvato con il voto di fiducia sia al Senato, dove il centrosinistra aveva una maggioranza risicata, ma anche alla Camera dove la superiorità numerica non lasciava spazio a sorprese. L'allora ministro giustificava così la scelta: «Il governo sta riflettendo se chiederla (la fiducia ndr). Ritengo l'ostruzionismo ad un decreto di questo genere una delle pagine politiche meno nobili e meno giustificabili che io ricordi. Gli italiani queste norme le vogliono. E noi abbiamo il dovere di fargliele avere». E ancora: «I cittadini aspettano queste norme e noi dobbiamo dargliele. Ci sono un cumulo di riforme in Parlamento e quando c'è l'ostruzionismo bisogna usare tutti gli strumenti». Chissà perché questa regola vale solo per il centrosinistra.

Era meglio l'amnistia

Voce Repubblicana del 7 agosto 2009
Intervista a Mario Mauro
di Lanfranco Palazzolo

In Italia abbiamo sbagliato a concedere l’indulto. Sarebbe stato meglio affrontare un dibattito chiaro sull’amnistia. Lo ha detto il capodelegazione del Pdl al Parlamento Europeo Mario Mauro. Ecco cosa ci ha detto l’esponente del Ppe della situazione degli istituti di pena in Italia e sulla sua visita nel carcere di Macomer il prossimo 14 agosto.
Onorevole Mauro, perché il 14 agosto si recherà nel carcere di Macomer. Ogni estate molti parlamentari visitano le carceri italiane. Perché ha deciso di farlo?
“Questa non è la prima volta che mi reco in un carcere italiano. La visita nelle carceri è una delle prerogative dei Parlamentari, i quali danno voce ai ‘poveri’. Mi riferisco a coloro che hanno bisogno della presenza delle istituzioni e della società. Quando visito le carceri italiane penso anche al lavoro del corpo delle guardie carcerarie. Credo che la capacità rieducativi della pena si giochi nei rapporti tra questi uomini e i reclusi. E qui che si dimostra il valore delle istituzioni e della democrazia”.
Quali penitenziari ha visitato?
“Sono stato più volte nelle carceri lombarde, nel carcere di Bari e in quello di Voghera tanto per citare qualche istituto di pena che ho visitato”.
In quale istituto ha trovato la situazione peggiore?
“Nel carcere milanese di San Vittore. Nonostante gli sforzi di tutti, quello di San Vittore resta un carcere troppo vecchio. In quel carcere c’è un oggettivo dislivello tra il numero dei reclusi e la disponibilità dei posti. Questa è la condizione che determina questa situazione”.
Cosa pensa dei provvedimenti che sono stati presi in Italia nel campo delle sicurezza?
“Personalmente ritengo che l’amministrazione della giustizia in Italia è il tallone d’Achille del sistema-Paese in Italia. Se pensiamo alle nostre tradizioni e a quello che c’è scritto nella giurisdizione ci rendiamo conto del cattivo andamento della nostra giustizia, la quale è stata giudicata severamente dalla Corte di Giustizia Ue. La fatiscenza delle strutture, il soprannumero dei carcerati, l’incapacità del sistema di produrre pene alternative al carcere e l’assenza di strutture di reinserimento si sono accumulati nel tempo. L’Italia ha paura di fare i conti con il proprio passato. Abbiamo votato un indulto per la paura di affrontare i contenuti di una discussione sull’amnistia che avrebbe inevitabilmente avviato un dibattito su quello che è successo nel nostro paese dagli anni ’70 in poi”.
Cosa le chiedono i detenuti quando si reca in visita nelle carceri italiane?
“Il grosso delle richieste riguarda il benefici fruibili da coloro che scontano la pena. Poi ci sono le richieste di coloro che sono in carcerazione preventiva. La polizia penitenziaria deve affrontare la detenzione di coloro che non sanno perché si trovano in carcere”.

mercoledì 5 agosto 2009

Basta con le riforme elettorali

Intervista a Gianfranco Rotondi
Voce Repubblicana, 5 agosto 2009
di Lanfranco Palazzolo

Chi riapre il discorso della riforma della legge elettorale si prende le pernacchie dei cittadini. Lo ha detto alla “Voce” il ministro per l’Attuazione del Programma Gianfranco Rotondi, che boccia la proposta di un ritorno al collegio uninominale. Ecco cosa ci ha detto il ministro del Governo Berlusconi dopo aver aiutato i comitati promotori del referendum a raccogliere le firme sui tre quesiti elettorali.
Ministro Rotondi, il senatore del Partito democratico Enrico Morando ha proposto di tornare al sistema elettorale maggioritario con il collegio uninominale. Cosa ne pensa di questa nostalgia da parte dell’esponente del Pd?
“Ho risposto al senatore Enrico Morando e l’ho fatto a nome del Popolo delle Libertà, del Governo e di tutta la maggioranza. Oggi non dobbiamo aprire un filone estivo in cui mettiamo sul braciere il piatto della riforma elettorale. Il caso è chiuso con il referendum. I numeri della consultazione elettorale hanno detto con chiarezza che per gli italiani è la regola di ingaggio per la casta: ‘non gliene può importare di meno’. A questa maggioranza, la legge elettorale attuale piace perché garantisce la rappresentanza delle vere forze in campo, tutte, senza eventuali strozzature verso dissenzienti che vogliono creare un terzo polo. Inoltre, credo che debba anche essere sfatato il luogo comune che vede nell’assenza delle preferenze il male di questa legge elettorale. Abbiamo visto quello che è successo nel corso delle ultime elezioni europee. In queste consultazioni c’erano le preferenze. Nonostante le preferenze sono stati eletti coloro che si pensava sarebbero diventati parlamentari europei”.
Ritiene che il referendum abbia chiuso ogni discussione politica in merito alle riforme elettorali?
“Sì, credo che l’argomento sia chiuso senza margini di discussione. Chi riapre questo argomento si prende le pernacchie dei cittadini”.
Come si è spiegato il fallimento di questi referendum elettorali?
“Io ho raccolto le firme su questo referendum visto che dalla consultazione elettorale sarebbe uscita questa stessa legge elettorale migliorata perché applicavamo un turbo maggioritario con il premio di maggioranza alla lista più votata. Sono stato anche referendario. Questa vicenda deve insegnarci che ci sono altri problemi da affrontare. Il Paese deve affrontare oggi una grave crisi economica. Trovo singolare che oggi si trovi tempo per discutere della riforma della legge elettorale”.
Perché il sistema uninominale è peggio dell’attuale sistema proporzionale senza preferenze?
“Il sistema del collegio non funziona in Italia rispetto a quello che avviene nei paesi a bipartitismo maturo. Questo dipende dall’alto grado di ricattabilità che subiscono i grandi partiti. Basta una candidatura di disturbo per far saltare tutto”.

martedì 4 agosto 2009

Nanni copia & incolla

Il Tempo del 4 agosto 2009
Di Lanfranco Palazzolo


A chi si ispira Nanni Moretti? In queste ultime settimane si è parlato del ritorno di Nanni Moretti sulle scene cinematografiche dopo lo scarso successo de “Il Caimano” (2006), film nel quale in regista romano ha cercato di attaccare – senza riuscirci – il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Il prossimo progetto cinematografico di Nanni Moretti, dal titolo “Abbiamo il Papa”, riguarda un tema diverso da quello trattato dal precedente film e anche da “La Messa è finita”, opera nella quale Moretti interpreta il ruolo di un sacerdote. Nella sua prossima fatica, Moretti pensa di raccontare le drammatiche vicende di uno psichiatra convocato dal consiglio dei cardinali in Vaticano perché il Papa eletto non vuole assumere la carica di Pontefice. Quando si è sparsa la voce della prossima fatica del regista romano, molti hanno pensato che il cineasta romano volesse seguire il filone di “Angeli e Demoni”, il film diretto da Ron Howard ispirato al romanzo scritto da Dan Brown. Se qualcuno pensa che Nanni Moretti sia così stupido da copiare un autore cinematyografico arcinoto in Italia commette un grave errore. Tuttavia non è la prima volta che qualcuno sospetta che Nanni Moretti si sia ispirato ad un racconto scritto. Nel lontano 2000, la scrittrice barese Arcangela Galluzzo ritenne troppo simili le trame de “La stanza del figlio” e del suo libro “Solo qualche bugia”. Il libro della Galluzzo, pubblicato nel ' 97, raccontava la storia di una donna di successo cui la vita viene sconvolta dalla morte di una figlia per leucemia. L'anno successivo Moretti ammise di essersi ispirato per quella storia al romanzo “Le stanze dei figli”, scritto dall'irlandese Edna O' Brien e pubblicato nel 1993 in Italia dalle edizioni “e/o”.
Ma torniamo al presente. Per quanto riguarda “Abbiamo il Papa” non esiste nessun film nel quale uno psichiatra sia entrato nei palazzi del Vaticano. Eppure un precedente c'è, ma non riguarda il cinema. Dieci giorni dopo il rapimento di Aldo Moro in via Fani, avvenuto il 16 marzo del 1978, e mentre era appena uscito nelle sale cinematografiche “Ecce Bombo” di Nanni Moretti, Mondadori (Urania) pubblicò un racconto dello scrittore James Herbert Brennan dal titolo “Il dilemma di Benedetto XVI” (“The Armageddon Decision”, 1977). La trama del racconto di Brennan è affascinante. Il breve racconto, scritto nella seconda metà degli anni '70, ipotizza un futuro in cui un feroce dittatore di destra (All'epoca dovevano essere di destra), Victor Ling, sta prendendo il controllo dello Stato di Anderstraad. L'unico che sembra avere intenzione di fermarlo è Papa Benedetto XVI, il quale ha avuto una visione mistica che gli ha imposto di attaccare Ling. Il Papa, però, ha degli scrupoli di coscienza, così manda a chiamare Steinmann, fra i più grandi e rinomati psichiatri dell'epoca: il compito del dottore sarà di stabilire la sanità mentale del papa, e quindi l'autenticità delle visioni. Il Papa non sa che lo Psichiatra è stato chiamato da un alto prelato, il cardinale Orsini, il quale è a conoscenza del dramma che ha colpito Steinmann. Sua figlia era stata uccisa proprio da Ling. Lo psichiatra era giunto alla conclusione che Benedetto XVI fosse pazzo, ma aveva riconosciuto la sua sanità mentale perché voleva che il Papa attaccasse il dittatore di Anderstraad. La scelta di individuare Benedetto XVI con un pontefice di fantasia era legato al fatto che Benedetto XV era il Papa in carica al momento dell'avvento del fascismo nel 1922. L'unico legame di questo racconto è l'arrivo dello psichiatra che deve valutare le condizioni mentali del Papa di fronte al rischio che possa scatenare una guerra. Ma se colleghiamo questo racconto fantastico ad un altro racconto di fantascienza uscito il 22 luglio del 1973 (rieditato nel 1979 con gli Oscar Mondadori), dal titolo “Buone notizie dal Vaticano” di Robert Silverberg, il cerchio si stringe perchè in questo secondo racconto viene introdotto anche il tema del Conclave. Infatti, “Abbiamo il Papa” di Moretti si svolge proprio durante le fasi dell'elezione del Pontefice. Il racconto di Silverberg narra le vicende di un conclave dal quale esce eletto Sisto VII. La particolarità di questo piccolo capolavoro del fantapapismo è che il nuovo Papa è un robot che appena appare sul balcone, mentre sta per recitare l’“urbi et orbi”, allarga le braccia e avvia i motori a reazione. In una nuvola di vapore il Pontefice Sisto VII si solleva lentamente da terra e prende il volo.

I wanna be your lover

Stiamo lavorando per una nuova Rai

Intervista a Paolo Romani
Il Tempo del 4 agosto 2009
Di Lanfranco Palazzolo

Oggi stiamo lavorando per il nuovo contratto di servizio che partirà dal 2010. Ecco perché anche le nomine vanno a rilento. Lo spiega il Viceministro alle Comunicazioni Paolo Romani.
Onorevole Romani, cosa pensa delle polemiche tra Sky e la Rai dopo la decisione dell'azienda pubblica di non far parte della piattaforma della tv di Murdoch?
“L'azienda ci ha chiesto un parere in base all'articolo 26 del Contratto di servizio in merito alla presenza della Rai su tutte le piattaforme tecnologiche. Abbiamo risposto che la presenza della Rai non è obbligatoria su ogni tipo di piattaforma. L'importante è che sia assicurata la presenza dell'azienda su una piattaforma satellitare. Ho già detto in un'altra occasione che i grandi competitors sono già tre. A questi dobbiamo aggiungere Telecom, Montecarlo, le televisioni locali, l'Espresso e Rete A. Oggi, dare un vantaggio di posizione a Sky, garantendo loro la presenza di canali generalisti gratuiti andava messo in discussione. E così è stato”.
La Rai non avrà che da guadagnare da una situazione del genere?
“La competizione nel sistema televisivo si vince sugli ascolti e sui ricavi. Quando c'è un forte competitor si misurano gli ascolti. Mi pare che la piattaforma Sky faccia tanta pubblicità quanta ne faccia il competitor pubblico. I ricavi determinano anche la qualità dei programmi. Dare un vantaggio ad un competitor privato deve essere una scelta ben ponderata”.
Perchè in Italia la conversione al digitale terrestre è avvenuta su base regionale e non come negli Stati Uniti in tutto il territorio nazionale in una notte?
“Volevamo che tutti fossero messi nelle condizioni di conoscere i termini di questo passaggio gradualmente e per concentrare su una regione alla volta la potenza della conoscenza per informare gli italiani di questo cambiamento. Per quest'anno pensiamo di coprire il 30% del territorio. Nel 2010 arriveremo al 70%. Oggi siamo nel punto di non ritorno”.
La rivoluzione digitale cambierà anche il concetto di conflitto d'interessi. In questi giorni Walter Veltroni ha tirato fuori il tema, mentre Sky tg 24 ci ha fatto anche un sondaggio nel quale il 54% degli italiani afferma che vorrebbe una legge del genere.
“Se viene posta la domanda sulla necessità di fare una legge sul conflitto d'interessi, il risultato è quello del sondaggio di Sky. Se invece si domandasse agli italiani se il tema del conflitto d'interessi li interessa, probabilmente la risposta sarebbe diversa. Ma Sky decide di fare i sondaggi come vuole, come è giusto che sia. Il tema non è più attuale. Il sistema digitale incrementa il pluralismo del sistema dei media e della televisione. La possibilità per i cittadini di vedere tutti i canali generalisti e tematici allenta la questione del conflitto d'interessi che significa controllo sostanziale dei media. Berlusconi non ha mai avuto nessuno controllo dei sostanziale dei media in Italia”.
Vede un certo malessere in Rai per le nomine da fare? Un ex membro del Cda Rai ha criticato la scelta di fare alcune nomine dopo il congresso del Pd.
“In Rai devono essere messe a posto tante cose. Oggi stiamo lavorando al nuovo contratto di servizio, che partirà dal 2010, per dare la giusta perimetrazione del ruolo spettante al servizio pubblico. All'interno della quota di servizio pubblico, si tratta del 65% della programmazione, vorremmo fare un 20%-30% di programmi di nuova sperimentazione. La Rai dovrà attrezzarsi per programmare tutti i nuovi contenuti del digitale e incrementare la proiezione del servizio pubblico verso l'estero per rivolgersi agli italiani che vivono all'estero. Le nomine sono anche frutto di questa nuova strategia. Ecco perché devono essere ben ponderate”.
Temete il calo degli introiti pubblicitari per la tv pubblica? La Pay tv riequilibrerà queste perdite?
“Quest'anno si è registrato un calo della pubblicità nel settore televisivo pubblico e privato. L'impressione è che il calo si sia interrotto. Se il calo dovesse proseguire il bilancio della Rai non potrebbe superare i 100 milioni. Mi auguro che gli ultimi mesi dell'anno vadano meglio di quanto si possa prevedere oggi. Non so se la Pay tv, che la Rai deve ancora cominciare, possa essere un bilanciamento per queste perdite. Non lo sarà sicuramente quest'anno. Nei prossimi anni lo sarà sicuramente. Ricordo comunque che la Rai è un'azienda ad indebitamento zero”.
Oggi è migliorato il quadro dell'informazione della tv pubblica?
“Il direttore del tg1 Augusto Minzolini ha portato brillantezza nell'informazione televisiva. Aspettiamo di vedere anche cosa succederà nel tg2. Non sono preoccupato. Anche nel Tg3 ci sono ottimi professionisti. Il problema della Rai sono i programmi di approfondimento che devono tenere conto della realtà del Paese e non del gossip del gruppo de 'la Repubblica'”.

Il giusto incentivo

Voce Repubblicana del 4 agosto 2009
di Lanfranco Palazzolo
Intervista a Giuliano Cazzola

Vogliamo dare degli incentivi a chi non vuole andare in pensione. Lo ha detto alla “Voce” il deputato del Popolo delle Libertà Giuliano Cazzola, che ha depositato una proposta di legge che propone l’allungamento volontario del periodo lavorativo oltre i limiti di età per il pensionamento.
Onorevole Cazzola, perché ha presentato questa pdl alla Camera?
“Ho presentato questa proposta di legge alla Camera, mentre Pietro Ichino l’ha presentata al Senato, su proposta dei radicali. Abbiamo voluto presentarla prima della chiusura delle Camere per mandare un segnale importante. La proposta interviene a valle di quello che la legge prevede per la pensione di vecchiaia. Quindi non è un innalzamento volontario dell’età pensionabile. Questa resta obbligatoria. Quando il lavoratore arriva all’età di vecchiaia può chiedere all’azienda, con sei mesi di anticipo, di restare al lavoro. Se il datore di lavoro accetta avrà un bonus fiscale notevole in quanto i contributi pensionistici si riducono ad 1/3. Se l’azienda rifiuta deve al lavoratore un’indennità di fine rapporto che è pari a due mensilità. Durante il periodo di prosecuzione del rapporto, il dipendente e l’azienda possono decidere di risolvere il rapporto di lavoro quando vogliono. Se l’azienda lo fa nei primi due anni di prosecuzione del rapporto, è tenuta a pagare questa indennità suppletiva. Questa legge viene applicata per tre anni, durante i quali viene monitorata questa legge”.
Quale sarebbe il risparmio per il bilancio pubblico?
“Non abbiamo ancora fatto la nota tecnica. La faremo a settembre. Proprio in questi giorni ho preso contatti con il Presidente dell’Inps, visto che la legge riguarda il settore privato. Ricordo che la pensione viene calcolata all’atto della maturazione dell’età legale. Dopo quella fase, la pensione cresce soltanto per la perequazione automatica. Il periodo successivo di lavoro da luogo ad una pensione suppletiva. Perciò l’Inps perde una parte dei contributi. Ma nel periodo in cui il lavoratore continua a prestare servizio risparmia sulle pensioni. Quindi c’è una convenienza di sistema per sostenere questa proposta”.
Quali lavoratori sono interessati a questa proposta? La vostra iniziativa tocca gli ordini professionali?
“Nella nostra proposta di legge ci occupiamo dei lavoratori dipendenti privati. Le categorie professionali hanno una loro logica. Oggi non è un bel momento per intervenire sui rapporti di lavoro. Le imprese possono aver bisogno di liberarsi di persone e viceversa”.
Quale percentuale della forza lavoro verrà toccata da questa pdl?
“E’ difficile dirlo. Il lavoratore potrebbe proseguire nel rapporto di lavoro con una collaborazione esterna aprendo una partita Iva. Questa forma di collaborazione potrebbe tentare le imprese e risultare più conveniente”.

domenica 2 agosto 2009

Un progetto per il Sud

Intervista a Francesco Nucara
per Radio Radicale
L'intervista è stata pubblicata sulla
"Voce" del 1 agosto 2009
di Lanfranco Palazzolo

Il segretario del Pri Francesco Nucara ha concesso la seguente intervista a Radio Radicale lo scorso 28 luglio, subito dopo l’approvazione del Dpef e del Decreto anticrisi.
Onorevole Nucara, le votazioni sul Dpef hanno lasciato dietro il voto dell’aula tante polemiche. Cosa pensa di quello che è accaduto? In passato lei è stato viceministro dell’Ambiente. Cosa pensa di quanto è accaduto tra l’attuale ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo e il Governo sulla costruzione delle centrali elettriche?
“Credo che il ministro Prestigiacomo abbia ragione da vendere. Quindi non credo che si debba nemmeno discutere sulle legittime richieste del ministro Prestigiacomo. Quindi non riesco a comprendere perché il Consiglio dei ministri abbia approvato quel provvedimento con quella formulazione dell’articolo 4. Il ministro Prestigiacomo non è stata così efficace a difendere la sua posizione all’interno del Consiglio dei ministri. Ma nel merito lei ha ragione da vendere. Se le cose dovessero restare così sarebbe meglio abolire il ministero dell’Ambiente visto che ha poche competenze: la difesa del suolo è in mano alle regioni; se il tema dell’inquinamento ambientale, quello delle scorie nucleari finisce nelle mani del ministero dello Sviluppo Economico allora si decida di abolire il ministero dell’Ambiente. Oggi molti potrebbero pensare che il ministero dell’Ambiente sia inutile”.
In merito al Partito del Sud, lei ha detto di essere contrario alla nascita di un soggetto politico del genere. Il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha lasciato intendere che ci saranno nuovi fondi per il Sud, ma l’Mpa è rimasto diffidente. Cosa pensa di questa polemica?
“La scelta dell’Mpa può essere giustificata. Chi decide di non dare la fiducia al Governo non può stare nel Governo. Questa è la prima discrasia del partito di Raffaele Lombardo. Il leader dell’Mpa pone in realtà un problema giusto: quello del Mezzogiorno. Per la verità Lombardo è preoccupato per la Sicilia più che per il Mezzogiorno. Il Partito del Sud non risolve i problemi. E io credo che questa sia una pura invenzione. Stento a credere che il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo si metta alla testa del Partito del Sud o che Gianfranco Miccichè abbandoni Berlusconi e si metta a fare il Partito del Sud. Maurizio Gasparri, capogruppo del Pdl al Senato, dice che il Partito del Sud esiste ed è il Pdl. Il cosiddetto Partito del Sud può essere una corrente all’interno del Pdl per far valere le ragioni del Mezzogiorno nel centrodestra. Questa corrente trova anche molte sponde a sinistra. In questi giorni vedremo quanto i partiti sono interessati al Mezzogiorno. Come Partito Repubblicano Italiano, in questi giorni riprendiamo un disegno di legge presentato da Giorgio La Malfa per l’istituzione di un dicastero per il Mezzogiorno. Quando mi dicono che è necessario resuscitare la Cassa del Mezzogiorno mi preoccupo molto. La Cassa per il Mezzogiorno ha avuto una funzione molto importante per lo sviluppo del Mezzogiorno fino all’inizio degli anni ’70. Poi sono nate le Regioni e la Cassa per il Mezzogiorno è andata in tilt. Se oggi si pensa di fare una Cassa per il Mezzogiorno come una sorta di Cassa per i depositi e i prestiti allargata allora si commette un errore. Noi proponiamo l’istituzione di un ministero per il Mezzogiorno. Si tratta di un ministero di coordinamento di tutte le risorse finanziarie che arrivano dall’Europa, dalle Regioni, dallo Stato, dai Comuni, dai privati, dalla Bei, dal Fmi. A noi interessa che i fondi per il Sud siano coordinati. Vedremo se alla nostra proposta risponderanno i Miccichè, i Lombardo, l’Mpa e coloro che vogliono fare il Partito del Sud. Ricordo che la maggioranza dei parlamentari del Pdl è meridionale. Il Pdl ha vinto le elezioni nel Mezzogiorno e non certo al Nord. Al Nord ha vinto le elezioni una coalizione composta da Pdl e Lega. Ma le percentuali maggiori del Pdl sono nel Sud. Adesso spetta a Berlusconi imporsi sul ministro dell’Economia Giulio Tremonti sul Sud. Lo vedremo in questi giorni”.

2 agosto 1980 - Per non dimenticare

sabato 1 agosto 2009

Il Pd sotto "scossa"

Il Tempo, 31 luglio 2009
Di Lanfranco Palazzolo
(A destra il sindaco di Bari Emiliano)

Il Partito democratico: un’inchiesta dopo l’altra. Il caldo non porta decisamente bene al Partito democratico. Con l’inchiesta aperta ieri a Bari, per il Pd comincia a farsi lungo l’elenco delle ombre relative alla sua “Questione morale” su cui i giudici dovranno fare chiarezza. Ma vediamo di capire quante sono le inchieste alle quali è stato sottoposto o che hanno lambito il partito guidato prima da Walter Veltroni e poi Dario Franceschini. Un ex esponente dei Ds, il senatore Cesare Salvi, ha denunciato qualche mese fa che la ‘”Questione morale” era grave nel Pd già dal 2005. E pensare il sindaco di Bari Emiliano era stato uno dei primi a lanciare l’allarme. Proprio lui, il 22 dicembre del 2008, aveva detto che serviva “una condotta improntata alla sobrietà istituzionale e di distanza dagli imprenditori. Se non vedo questi segnali dal mio partito ne trarrò le dovute conseguenze” (Vedi “Il Giornale” del 23 dicembre 2008). Non è stato così. Fin dal luglio del 2008 il Partito democratico viene travolto dalle inchieste. Il primo a farne le spese è il governatore dell’Abruzzo Ottaviano Del Turco che il 17 luglio del 2008 è costretto alle dimissioni dall’inchiesta della procura della Repubblica di Pescara con l’accusa di aver ricevuto tangenti da un imprenditore che opera nel campo della Sanità privata. E’ solo l’inizio di una stagione di veleni per il Partito democratico, che porterà il Pd alla sconfitta alle regionali in Abruzzo e a perdere la credibilità politica nella Regione Campania e al Comune di Napoli. All’inizio di ottobre del 2008 il governatore della Campania Antonio Bassolino riceve il 2 ottobre del 2008 un avviso di garanzia per lo scandalo del ciclo dei rifiuti. Si tratta di un atto dovuto. A dicembre, per il deputato del Partito democratico Antonio Margotta vengono chiesti gli arresti domiciliari per un’inchiesta relativa agli appalti per l’estrazione del petrolio condotta dalla procura di Potenza (Vedi il ‘Corriere della Sera’ del 17 dicembre 2008). La Camera dice ‘No’ all’arresto. Il 2 gennaio la richiesta di arresto viene annullata. Il 10 gennaio del 2009 il deputato del Pd Antonio Luongo viene rinviato a giudizio dal Gup del tribunale di Potenza, Luigi Barrela, per corruzione nell’ambito dell’inchiesta “Jena 2” (Vedi il ‘Corriere della Sera’ del 10 gennaio 2009). Uno dei casi più clamorosi che ha toccato il Partito democratico si è verificato ad Ancona. Qui il centrosinistra ha sempre avuto una maggioranza bulgara. Lo scorso 4 febbraio il sindaco della città Fabio Sturani, vice presidente dell’Anci, annuncia le sue dimissioni da primo cittadino della città dorica. Da un anno il suo nome circolava in merito ad un’inchiesta della magistratura su un presunto caso di corruzione che riguardava l’acquisto di un’area del porto da parte della società della nettezza urbana di Ancona. Il 3 marzo è la volta della giunta provinciale di Salerno guidata da Angelo Villani del Partito democratico. La direzione distrettuale antimafia punta la lente su ben 21 appalti assegnati dalla giunta del Pd. Nei primi giorni di luglio Luca Bianchini, Segretario di un circolo del Pd al quartiere Torrino di Roma, viene indagato su alcuni stupri avvenuti nella capitale. Il candidato alla segreteria del Pd Ignazio Marino sottolinea che nel Pd è necessario affrontare la “questione morale” all’interno del Pd senza fare finta di nulla. Nel Partito democratico scoppia immediatamente una bufera politica. Ma è Napoli uno degli epicentri della crisi del Partito democratico, dove capitano le cose più assurde. Nel novembre del 2007 la procura mette sotto inchiesta mezza giunta comunale (non il sindaco) per l’utilizzo delle auto blu del comune. L’assessore alla Protezione civile della giunta comunale di Napoli Giorgio Nugnes viene arrestato il 6 ottobre del 2008 dopo l’inchiesta sulla discarica di Pianura. Qualche settimana dopo, il 29 novembre, l’ex esponente campano del Pd si uccide mentre è agli arresti domiciliari. Il Partito democratico lo aveva espulso. Ma le indagini non si fermano. Il 18 dicembre finiscono agli arresti due assessori della Giunta Iervolino. Si tratta di Fernando Di Mezza e di Felice Laudario. Il sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino resta in carica e forma una nuova giunta.