mercoledì 30 settembre 2009

Roman Polansky & SUPERNANNI MORETTI


In questi giorni i mezzi di informazione hanno parlato ampiamente del caso dei regista Roman Polansky, finito in galera in Svizzera per la vicenda relativa ad uno stupro avvenuto nel 1977. Per lui si è mobilitata la "crema", si fa per dire, dello sfavillante mondo cinematografico italiano. Lo stesso Nanni Moretti aveva onorato, (o forse era stato il regista francese ad onorarlo?!) Polansky di un invito al festival di Torino e gli aveva fatto fare una parte nel suo film porno dal titolo "Caos calmo". Ora, se il protagonista del fatto fosse stato Silvio Berlusconi credo che l'atteggiamento della "crema" del cinema italiano sarebbe stato diverso. A questo proposito ho scelto di prendere alcune considerazioni fatte dai "navigatori" della rete dopo questa mobilitazione cinematografica. I contributi sono apparsi sul sito leggoonline.it e li ho preceduti con il nome di chi li ha scritti. Buona lettura........

Ester
A quanto risulta leggendo online all'epoca la madre di Samantha Geimer aveva acconsentito a un servizio fotografico della figlia proposto da Polanski per Vogue, non per rivista o film porno. Comunque il mondo va così: se sei ricco e famoso paghi e te la cavi (quasi) sempre. Curioso che attori e registi impegnati e profeti del politically correct come Tornatore, Sorrentino, Placido, Scola, Bellocchio ora siano indignati per il fatto che un giudice americano applichi la legge senza curarsi di soldi e notorietà del Polanski. Col carattere che ha immagino cosa avrebbe fatto uno come Placido se un regista avessero violentato sua figlia quando era adolescente... A parole tutti a difesa delle donne e dell'infanzia, in pratica si assolve un reo confesso e lo si celebra anche (vedi Nanni Moretti che lo ha voluto al Torino Film Festival come ospite d'onore l'anno scorso) con la scusa che è un grande artista. Secondo questo criterio come minimo ... licenza di uccidere per i premi Nobel!

Anna
Mi raccomando, visto che ha fatto i film e si è spaccato la schiena, il miliardario può stuprare chi vuole e guai chi lo tocca!!!!
Ma andassero a lavorare!
non solo la vita li grazie e li ricopre di miliardi, sti stronzi si permettono di fare ciò che vogliono e vengono pure scusati....e se succedeva ad un operaio?????

Daniela
Stasera ho sentito al tg5 la Comencini che parlava di "persecuzione" riferendosi all'arresto del regista Polanski per un crimine commesso più di 30 anni fa.Perchè questi registi e attori famosi non hanno parlato di "persecuzione" quando sono stati arrestati i vari criminali, magari ottantenni, responsabili degli eccidi nazisti? Forse se lo stupratore o l'assassino è un regista quotato, bravo e famoso non ha alcun peso il crimine commesso? Vorrei sapere cosa penserebbero questi cari artisti italiani se la violenza fosse stata fatta a loro o alle loro figlie! Vergognatevi!

Separati alla nascita: Danny Kaye & Roman Polansky




martedì 29 settembre 2009

La scomparsa di Brian Filipi

Domenica scorsa il mio Hellas Verona ha giocato contro il Ravenna. Prima della partita ho appreso che pochi giorni prima di quella partita era scomparso l'attaccante di quella squadra. Si tratta di Brian Filipi. Ogni volta che apprendo la notizia della scomparsa di uno sportivo divento molto triste. Inutile dire che non ho gioito molto per la vittoria della mia squadra. E' sempre difficile accettare la scomparsa di un ragazzo che tutti sono sempre abituati a vedere sorridere e pieno di gioia. Sono andato a vedere le foto di questo ragazzo (nella foto sopra lo vedete gioire al centro dopo un gol) e la sensazione di rabbia e di frustrazione per questa scomparsa è aumentata anche perchè è sempre molto difficile darsi una ragione dellla scomparsa di un giovane a causa di un incidente stradale. E allora ho pensato alla partita di domenica scorsa del mio Verona riflettendo sullo stato d'animo dei giocatori del Ravenna che erano stati colpiti da quel lutto. Vedendo le immagini del funerale di questo ragazzo ne ho avuto la conferma. E allora non ho fatto altro che pensare: in fondo sarebbe stato meglio vedere perdere la mia squadra in cambio del ritorno alla vita di questo ragazzo. Sarebbe uno scambio che avrei accettato accettando la sconfitta della mia squadra che nessuno, tra qualche mese, avrebbe ricordato. Ciao Brian.

Tutta colpa di quel regio decreto

Intervista a Primo Mastrantoni
Voce Repubblicana del 30 settembre 2009
di Lanfranco Palazzolo
(A destra il giornalista Rai Giampiero Galeazzi)

Diamo il benvenuto all’iniziativa di Libero e de “Il Giornale” sul canone Rai, ma ci auguriamo che la proposta sia recepita anche dal Presidente del Consiglio e dal Governo affinché aboliscano questa tassa. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il segretario dell’Associazione degli Utenti e dei Consumatori (ADUC) Primo Mastrantoni.
Primo Mastrantoni, cosa pensate della proposta di “Libero” e de “Il Giornale” di non far pagare il canone alla Rai. Pensate che questa protesta possa avere successo?
“Noi diamo il benvenuto a questa iniziativa. Sono anni che stiamo portando avanti. Nel portale della nostra associazione è possibile trovare tutte le istruzioni per disdire l’abbonamento alla Rai. Più che di abbonamento parlerei di tassa che si paga alla Rai. Visto che i giornali che lei ha citato sono vicini al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, questo problema potrebbe essere risolto alla radice modificando il Regio decreto del 1938 il pagamento di un canone a tutti quelli che posseggono un televisore o uno strumento atto a ricevere i segnali da un televisore. Tutti i cittadini sono soggetti a questa tassa, che ormai si protrae da 70 anni. Ci vorrebbe un semplice decreto legge per fare contenti molti cittadini italiani, che si vedrebbero tolto questo balzello”.
La legge del 1938 cosa prevede?
“Il Regio decreto del 1938 è in pratica una tassa di possesso, che prevede il pagamento di una quota per chi possiede uno strumento idoneo a ricevere dei segnali televisivi. Anche chi possiede un televisore, ricevendo il segnale è soggetto al pagamento di questo balzello. Chi non paga questa tassa è soggetto a delle precise sanzioni di legge”.
Si tratta di sole sanzioni amministrative?
“Sì, sono solo sanzioni amministrative. In passato questo era anche considerato un reato penale. Poi la legge è cambiata è questo reato è stato depenalizzato. Si può chiedere alla Rai di non pagare più il canone e di suggellare l’apparecchio televisivo. Oppure di eliminare completamente il televisore presentando una documentazione a chi deve portarlo via”.
Il suggellamento del televisore non può essere considerato un atto anticostituzionale, un attentato alla libertà di informazione perché non consente di vedere altre televisioni che non siano la Rai?
“Purtroppo non esiste un sistema tecnico per scorporare la visione delle reti Rai da quella delle altre televisioni. Ecco perché i cittadini sono costretti a pagare questa tassa. Il Regio decreto non lo consente”.
Pensa che il mancato accordo tra Sky e Rai per l’ingresso dei canali Rai in questa piattaforma potrà cambiare il quadro giuridico di questa situazione?
“Anche in questo caso si cozza contro il concetto di possesso del mezzo televisivo o di un apparecchio che riceve i segnali delle reti Rai”.

Annozero non è servizio pubblico

Intervista a Paolo Romani
Voce Repubblicana del 30 settembre 2009
di Lanfranco Palazzolo

Annozero non è il servizio pubblico. La nostra iniziativa serve proprio a far capire questo. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il Viceministro allo Sviluppo Economico, con delega alle Comunicazioni, Paolo Romani.
Onorevole Romani, cosa pensa delle polemiche sulla trasmissione “Annnozero”?
“Dopo la trasmissione di giovedì, il ministero dello Sviluppo economico si è mosso con Scajola e con il sottoscritto nell'ambito di quello che è previsto nel Contratto di servizio della Rai. L'articolo 39, al comma 2, stabilisce che il ministero dello Sviluppo Economico cura la corretta attuazione del Contratto di servizio. E di questo informa la Vigilanza degli atti che vengono adottati. Nello stesso tempo dice che, nell'ambito di questa attività si ha facoltà di chiedere qualsiasi informazione, dati e documenti. E quindi di fare verifiche ed ispezioni. Si tratta di una fase istruttoria e non di un'istruttoria, come si fatto credere per dare alla nostra iniziativa il valore di un atto giudiziario. Abbiamo notato le reazioni indignate di tanti cittadini su “Annozero”. La nostra verifica avviene tramite il dettato dell'articolo 2, comma 3, in cui si dice che, nello svolgimento del Servizio pubblico, la Rai deve attenersi ai principi di libertà, obiettività, completezza di informazione e rispetto del pluralismo. Di quello che faremo informeremo la Vigilanza. L'Autorità delle Comunicazione può comminare delle sanzioni”.
Le opposizioni insorgeranno?
“Gli strumenti sono stabiliti dalla legge. L'ex ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni conosce molto bene il contratto di servizio perché lo ha firmato. Quindi non può far finta di non saperlo. Il ministero ha il diritto di preoccuparsi di questa iniziativa”.
Come ha trovato la puntata di Annozero? Pensa che le presenze di Italo Bocchino e di Maurizio Belpietro non abbiano garantito equilibrio?
“Il problema non erano le presenze. Questa trasmissione è diventata una sorta di circo mediatico, dove il conduttore non è arbitro, ma un militante ed assolutamente a favore di una parte. Questo è grave. Non mi scandalizzo per gli ascolti. Credo che le cose dette con durezza sollecitino l'indignazione da parte dello spettatore, che ha guardato il programma ma non l'ha condiviso”.
Qualche mese fa lei aveva detto che non bisognava trasformare Santoro in un “martire”?
“Noi abbiamo delle responsabilità di Governo ed istituzionali. Non possiamo far finta che quella sera non sia accaduto nulla. Mi auguro che Santoro non diventi un martire”.
Come ha trovato la proposta di alcune testate di chiedere di non pagare il canone Rai dopo “Annozero”?
“Ho sempre creduto nel servizio pubblico. Non condivido questa iniziativa. Ritengo che sia più giusto far capire agli italiani che il programma di Santoro non è servizio pubblico”.

domenica 27 settembre 2009

Schegge: 40 anni prima, la strana censura a Benjamin Spock

Rispetto a 40 anni fa, la situazione della censura non è molto cambiata. Anzi, una volta era molto peggio: c'erano solo due canali e il Pci restava fuori dal potere di queste televisioni. E allora esercitare una qualche forma di censura era molto più semplice e si poteva fare quasi senza problemi. Qui ho trovato un articolo de l'Unità del 27 settembre del 1969, nel quale viene documentata la censura al pediatra statunitense Benjamin Spock, che fu intervistato in quei giorni da Carlo Gregoretti, il giornalista comunista in servizio permanente alla Rai. Non sappiamo come è andata a finire quella vicenda, ma possiamo solo dirvi che Spock fu un pediatra molto contestato perchè era convinto che il permessivismo sarebbe stato un ottimo metodo di crescita per i bambini. Tesi completamente rivista dallo stesso pediatra che ha tentato la strada del successo politico candidadosi con un partito di sinistra alle Presidenziali statunitensi beccando appena lo 0,1%. Chissà, forse lo censuravano anche negli Stati Uniti.

Raggiungere l'obiettivo 5

Intervista ad Isabella Rauti
Il Tempo, 27 settembre 2009
Di Lanfranco Palazzolo
(Isabella Rauti con Sarah Brown e Michelle Obama)

Oggi il ruolo delle first lady è politico ed è finalizzato al raggiungimento di obiettivi importanti come la riduzione della morte per maternità. Lo ha detto Isabella Rauti, capo dipartimento del ministero delle Pari Oppurtunità, che lo scorso 23 settembre ha partecipato alla IV cena internazionale delle donne organizzata a New York dalla regina Rania di Giordania.
Professoressa Rauti, nel settembre del 2000 l'Assemblea generale dell'Onu ha stabilito gli obiettivi di sviluppo del Millennio. In questi giorni lei ha partecipato ad un incontro su questo tema a New York nell'ambito . Ci spiega su quale obiettivo state lavorando?
“L'incontro ha riguardato l'obiettivo numero 5, degli otto stabiliti nell'ambito del Millennium Development Goals (Mdg). Si tratta di ridurre la mortalità delle madri e al miglioramento della salute materna del 75% entro il 2015”.
All'incontro di New York hanno partecipato alcune attrici e modelle. Erano presenti anche donne con incarichi istituzionali?
“All'incontro sono state invitate circa 200 persone con incarichi istituzionali o che non lo hanno. Io ero l'unica italiana presente con un incarico istituzionale. All'incontro sono state invitate anche donne impegnate in politica, first lady, modelle, attrici, stiliste, giornaliste, imprenditrici, leader africane, rappresentanti delle Ong, delle agenzie Onu e del mondo accademico”.
Quale ruolo ha questo gruppo che si batte per il raggiungimento dell'obiettivo 5 dell'Mdg?
“E' una coalizione di donne. Si tratta di una collaudata rete informale internazionale che richiama l'attenzione dei Grandi della terra su questi obiettivi. Ognuna di queste donne e di fare iniziative per raccogliere fondi per questi obiettivi. I fondi raccolti sono impegnati per la politica di prevenzione e per impedire la mortalità da parte. Ci vuole l'impegno politico internazionale”.
Quali sono le zone a rischio dove concentrare gli sforzi per raggiungere questo obiettivo?
“L'Africa Subsahariana, il Sud dell'Asia, il Niger. L'obiettivo è di ridurre il tasso di mortalità. Nel corso di questi anni la riduzione è stata minima: siamo intorno all'1 per cento. Per raggiungere l'obiettivo entro il 2015, la riduzione dovrebbe essere del 5 per cento l'anno. L'obiettivo ultimo del 2015 è di ridurlo del 75%”.
Quale ruolo ha Rania di Giordania in questo tipo di iniziative?
“Si tratta di una rete. Non esistono ruoli di vertici. Rania di Giordania ha diffuso gli inviti. L'organizzazione di questi incontri è stata curata dall'entourage Sarah Brown, moglie del premier britannico, che era la speaker della serata di mercoledì scorso. E si occupa da sempre della mortalità per maternità. Rania di Giordania era una delle speaker insieme ad Hindra Nooyi, responsabile della Pepsi Cola. L'impegno di queste donne è di focalizzare l'impegno di questa rete su un obiettivo in particolare per raggiungerlo più efficacemente”.
Cosa farà l'Italia su questo?
“Il tema può sembrare lontano dall'Italia. Ma penso che l'attenzione dell'Italia sull'obiettivo 5 sia necessaria visto che abbiamo dei flussi di immigrazioni dai paesi afflitti da questo problema. Questo tipo di problema riguarda anche l'Italia in minima parte. Ecco perché sono convinta che si possa immaginare un lavoro congiunto su questo con il ministero della Salute, il quale redige un piano annuale sullo stato sanitario e un piano materno infantile. Non spetta a me stabilirlo visto che sono responsabile di un dipartimento del ministero delle Pari Oppurtunità. Nella cena abbiamo anche convenuto quanto sia importante coinvolgere gli uomini su questo obiettivo del Millennio. Sono loro che prendono le decisioni su queste politiche che non devono essere estromesse dagli obiettivi del Millennio”.
Questi incontri modificano il rapporto tra potere e politica?
“Si. Una volta eravamo abituati a vedere le first lady impegnate in attività di tipo caritatevole. Oggi, come ho avuto modo di constatare nel recente G8 a Roma, il loro ruolo riguarda obiettivi politici e temi di prima linea”.

sabato 26 settembre 2009

Intrigo internazionale contro il governo Berlusconi

Il Tempo, 26 settembre 2009
Di Lanfranco Palazzolo

Pagina 3

Intrigo internazionale contro il Governo Berlusconi. L'Italia dei Valori non ha una delegazione parlamentare all'altezza delle sue ambizioni internazionali. Tuttavia, nonostante questo cerca in ogni modo di attaccare il Governo italiano attraverso una continua opera di cecchinaggio politico. Ma per fare questo non ci vogliono grandi leader politici di rilievo internazionale. Rispetto alla scorsa legislatura, l'impostazione politica del gruppo parlamentare liberale (Alde), nel quale sono iscritti i rappresentanti dell'Italia dei valori, non è certo cambiata. Ma, rispetto agli anni scorsi, l'Italia dei valori ha il campo totalmente libero visto che i Radicali non ci sono più e i membri del gruppo legati alla Margherita, tradizionalmente meno duri contro il centrodestra, sono andati a finire nel gruppo Socialista e Democratico. A guidare il gruppo Alde nella scorsa legislatura c'era il liberaldemocratico inglese Graham Watson, noto per le sue posizioni antiberlusconiane. Adesso la leadership del gruppo è nelle salde mani del liberale ed ex premier belga Guy Verhofstadt, anche lui noto per non avere particolari simpatie per Silvio Berlusconi. Di questa politica ne abbiamo avuto sentore non appena è iniziata la nuova legislatura e a darne conferma ci ha pensato giovedì scorso il capodelegazione del Pdl al Parlamento europeo Mario Mauro, che ha lanciato l'allarme sul tentativo di processare il Governo italiano in aula nella prossima seduta dell'europarlamento il 7 ottobre, quando si svolgerà il dibattito sulla libertà d'informazione nel nostro Paese. L'Idv ci aveva già provato a settembre, ma il tentativo è fallito. Il fatto di avere un gruppo parlamentare accondiscente renderà facile ogni richiesta contro il governo italiano visto che ogni proposta dell'Idv contro il Governo Berlusconi troverà sempre d'accordo il capodelegazione del Pd David Sassoli, che ha lasciato la televisione di Stato per proseguire la sua lotta contro il Governo Berlusconi nelle comode aule del Parlamento europeo. E poi Sassoli non dovrebbe avere problemi a trovare nel gruppo il consenso per questo tipo di azione politica se consideriamo che il capogruppo dell'Asde è Martin Schultz che dal luglio del 2004 è ai vertici del gruppo socialista a Strasburgo. Infatti, all'inizio di questo mese, è stato lui ad attaccare il nostro Presidente del Consiglio definendolo un pericolo dalla platea della festa del Pd a Genova: “Un capo del governo italiano che vuole zittire la stampa deve vergognarsi”. Ma la mina vagante dell'Italia dei Valori al Parlamento europeo è Sonia Alfano. La parlamentare europea, la quale sostiene che il giornale a fumetti “Topolino” è schierato contro Berlusconi, si è resa protagonista di una serie di iniziative politiche tese a far credere che il nostro paese sia peggio dell'Urss. Ad esempio, il 22 settembre, l'europarlamentare ha proposto di assegnare il premio Sacharov per la libertà di pensiero allo scrittore Roberto Saviano. Di solito questo tipo di premio viene assegnato a personalità politiche che vivono in paesi dittatoriali, dove non esiste alcuna garanzia delle libertà fondamentali. Ma la parlamentare non si è fermata qui. Nella seduta del 15 settembre la Alfano ha definito “scellerata” la politica del governo italiano sull'immigrazione. Questo genere di attacchi rendono di fatto il nostro paese più vulnerabile ad attacchi esterni. In vista del G20 de l'Aquila, lo scorso 7 luglio, il quotidiano “The Guardian”, grazie all'aiuto di non precisati funzionari italiani, ha fatto sapere che ben presto l'Italia sarebbe stata buttata fuori dal G8 a favore dell'ingresso della Spagna. La voce si è rivelata una bufala, che il giornale inglese non ha voluto verificare fino in fondo. Approfittando del varco aperto da “l'Unità britannica”, Antonio Di Pietro, il 9 luglio del 2009, ha acquistato una pagina sull'“Herald Tribune” nella quale ha fatto titolare “Appello alla comunità internazionale. La democrazia italiana è in pericolo”. E nel quale ha annunciato che “l'Italia rischia di trasformarsi da democrazia a dittatura di fatto”. Ma alla fine il G20 de l'Aquila è stato un successo.

Non andate a quella fiera

Voce Repubblicana del 26 settembre 2009
Intervista a Renato Boraso
di Lanfranco Palazzolo


Venezia non deve andare alla fiera di Shangai perché non deve dare al Governo cinese alcun appoggio fino a quando non saranno rispettati i diritti umani in quel paese. Lo ha detto il Presidente del Consiglio comunale di Venezia Renato Boraso del Popolo delle libertà.
Presidente Boraso, in questi giorni il dibattito al Comune di Venezia si è inasprito. Avete discusso su molti temi e state lavorando anche per introdurre l’anagrafe degli eletti.
“Nell’agenda politica veneziana non poteva mancare il tema dell’anagrafe degli eletti. Il capoluogo del Veneto non poteva restare indifferente di fronte a questa proposta. Ma la risposta del Comune di Venezia è stato quello di bocciare questa proposta che è stata votata dai Verdi e dal Pdl”.
Come si è comportato il Pd?
“Non ha appoggiato questa proposta e l’ha fatta bocciare nella municipalità di Mestre. La scelta non deve essere considerata come un piccolo incidente di percorso visto che Mestre è una città con 100mila abitanti. Oggi abbiamo pensato bene, su proposta dei radicali, di presentare una delibera per chiedere l’anagrafe pubblica degli eletti e una maggiore trasparenza. A Venezia non abbiamo solo il problema della conoscenza delle retribuzioni dei politici, ma non riusciamo a sapere quali sonagli atti del Comune. Ecco perché ritengo che a Venezia siamo ancora più indietro del Marocco da questo punto di vista”.
Cacciari ha sostenuto le vostre richieste?
“Il sindaco Massimo Cacciari si occupa di tante cose in questa città, ma non si cura di dare alla città fatti concreti. A Venezia è ancora precluso tutto in merito agli atti del Comune. Nessuno sa nulla. E’ necessario introdurre l’elemento della trasparenza amministrativa”.
Perché il Pd non si pone il problema dell’anagrafe pubblica degli eletti?
“Questo dipende dalla particolarità politica di Venezia, dove il sindaco Cacciari ha vinto le elezioni amministrative da solo con la Margherita, portando a casa ben 30 consiglieri comunali. Il Pd può fare tutto e il contrario di tutto a livello amministrativo mi auguro che cambi tutto. Abbiamo avuto problemi con il Pd anche per la concessione della cittadinanza onoraria al Dalai Lama. Ma alla fine è andato tutto bene”.
Ci spiega perché ha chiesto ai consiglieri comunali di Venezia di non andare alla fiera di Shangai?
“Dobbiamo onorare il Dalai Lama e impedire il genocidio culturale dei tibetani. Per questo ho invitato tutti i consiglieri comunali e i rappresentanti istituzionali di Venezia a non andare a Shangai per l’expo. I diritti e la partecipazione non possono essere barattati mai. Ecco perché ho deciso di prendere questa posizione che considero responsabile e coerente con l’impegno del comune di Venezia di promuovere il diritto e il rispetto della democrazia nel Mondo. E’ un nostro dovere”.

venerdì 25 settembre 2009

Riecco la "Nuova frontiera"

Intervista a Giancarlo Bosetti
Voce Repubblicana del 25 settembre 2009
di Lanfranco Palazzolo

Rileggere gli scritti de “La nuova frontiera” è un passo importante della storia dello scorso secolo. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il giornalista e saggista Giancarlo Bosetti, che ha curato l’introduzione al volume di John Fitzgerald Kennedy dal titolo “La nuova frontiera” (Donzelli), nel quale è contenuto il saggio di Jfk dal titolo “A Nation of immigrants”.
Giancarlo Bosetti, perché è importante conoscere questi interventi di Kennedy a capire cosa è stata “La nuova frontiera”?
“Questo è un passo molto importante della storia del XX secolo e del confronto tra l’america e la Russia, tra la società aperta e il comunismo. In quegli anni il comunismo era ancora in competizione con l’Occidente e gli Stati Uniti. In quegli anni gli Stati Uniti sono impegnati in una rincorsa per garantire all’Occidente la sua forza di deterrenza che rischiava di andare perduta”.
Nella sua introduzione, lei ha parlato di “cultura progressista e riformatrice” riferendosi a Kennedy. La sua generazione, quella del ’68, era convinta che Kennedy fosse portatore di quel tipo di cultura?
“In quel periodo Kennedy era scomparso ed era fuori dalle nostre prospettive. Nelle polemiche ideologiche più dure contro l’imperialismo degli Stati Uniti, la figura di Jfk era lontana. Oggi non dobbiamo sottovalutare quanto Kennedy si sia impegnato nella lotta per la superiorità tecnologica degli Usa sull’Urss. Questo sforzo portò anche alla guerra nel Vietnam. Il capo del Pentagono McNamara ha avuto a sua disposizione importanti mezzi dall’amministrazione Kennedy”.
Che importanza ha il saggio di Kennedy “A Nation of immigrants”?
“Questo è un saggio molto bello anche perché è inedito in lingua italiana, che poi è stato ripubblicato dopo la morte dal fratello Bob. E poi dal fratello Edward. Questo saggio di Kennedy avrebbe portato ad una svolta sulla politica dell’immigrazione da parte degli Stati Uniti contro il vecchi sistema delle quote. La politica di Kennedy sull’immigrazione si basava sulle capacità professionali degli immigranti e sulla necessità del ricongiungimento familiare”.
In questi anni si è parlato molto del sostegno di Kennedy alla marcia di Martin Luther King dell’agosto del 1963. Eppure qualcuno ha ritenuto opportunistico quel sostegno. Nel 1958, ai tempi di “A Nation of immigrants Kennedy” non si era presentato come il campione dei diritti dei neri.
“Il nesso tra il saggio del 1958 e la marcia del 1963 è forte. Il Partito democratico ha avuto il problema dei rapporti con il Sud. MLK appoggiò la campagna del 1964 di Kennedy. Il grande movimento era cresciuto negli anni ’50. Quando MLK da il suo endorsment a Kennedy, il fattore nero si unisce a quello dell’immigrazione irlandese e a quello italiano di cui Kennedy parlava nel saggio ‘A Nation of immigrants’”.

giovedì 24 settembre 2009

M - POP MUZIk 1980

Anche i Verdi uccidono i pesci

Fatti & Fattacci
Voce Repubblicana, 25 settembre 2009
di Lanfranco Palazzolo
Tutta colpa di un pesce. Le elezioni politiche tedesche non mancano di regalarci momenti di puro divertimento. Il partito che è riuscito a strappare la palma della comicità è stato quello dei Verdi. Tutti sanno perfettamente quale sia l’integralismo che caratterizza questa forza politica. Ne sappiamo qualcosa in Italia. Da noi i Verdi sono scomparsi a causa della loro improvvisazione politica e per l’approssimazione delle loro candidature. Tutti ricordano la figuraccia dello scalatore altoatesino Messner, che fu sorpreso in una pubblicità a favore delle armi da fuoco quando decise di candidarsi alle elezioni europee del 1999 con I Verdi italiani. Adesso a cascare in una contraddizione del genere ci ha pensato la “povera” Renate Kuenast, una delle candidate di punta dei Verdi alle elezioni di domenica in Germania. L’esponente dei Verdi si è detta dispiaciuta per la decisione di Barbara Ruetting, scrittrice ed attrice, esponente di spicco del movimento ecologista, di lasciare il partito, di cui è stata rappresentante nel parlamento bavarese, per il video diffuso in agosto dall'ARD in cui la Kuenast veniva ripresa mentre uccideva un pesce appena pescato. Il video in questione è stato oggetto di critiche e di satira in molte trasmissioni di intrattenimento in Germania. Infatti, su youtube circola un estratto della trasmissione “Tv Total” nel quale si vede la Kunast tenere fermo il pesce mentre un bambino cerca di ucciderlo con un bastone. Il piccolo non ci riesce. E allora interviene la Kunast che, dopo aver preso il pezzo di legno, completa il lavoro con altre tre randellate. Un vero e proprio esempio di splatter Verde alla tedesca. Ma il problema legato all’assassinio del malcapitato pesce è anche legale. Le associazioni dei pescatori della Baviera sono intervenuti sulle randellate della Kunast dicendo che non si può uccidere un pesce in quel modo. Infatti, secondo queste associazioni, la Kuenast ha violato la legge federale bavarese sul rispetto dell’ambiente e degli animali. Prima di pescare un pesce e di ucciderlo è necessario ottenere la licenza di pesca e seguire una precisa tecnica. Infatti, chi vuol pescare e poi uccidere un pesce deve farlo con la pratica su un pesce di gomma. Ma questo l’esponente dei verdi doveva saperlo bene visto che nel suo partito militano, anzi militavano esponenti come Barbara Ruetting. L'81enne ecologista si è consolata. Infatti, la Ruetting ha annunciato l'intenzione di dare il proprio voto ad un partito ambientalista minore. Si tratta del Partito dell’uomo dell’ambiente e degli animali (MUT). “La decisione non è stata facile”, ha raccontato Barbara Ruetting. Ma non verrà revocata, malgrado la Kuenast abbia ribadito che “i verdi continueranno a lavorare attivamente per la protezione degli animali”…tranne i pesci.

Bersani uomo del passato

Voce Repubblicana del 24 settembre 2009
Intervista ad Ileana Argentin
di Lanfranco Palazzolo

La mozione Bersani guarda troppo al passato e Franceschini non può essere il segretario di un congresso. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” la parlamentare del Pd Ileana Argentin, sostenitrice della mozione Marino.
Onorevole Argentin, come stanno andando le fasi precongressuali e le selezioni per le primarie del Partito democratico?
“A Roma e nel Lazio stiamo giocando la nostra battaglia ad una percentuale a due cifre. Il limite da superare per partecipare alla fase finale delle primarie è quello del 5 per cento. I rapporti con i colleghi sono abbastanza tranquilli. Il vero problema di queste consultazioni è che gli esponenti della mozione Franceschini e di quella Bersani si ‘uccidono’ tra di loro. Queste due mozioni sono sempre in conflitto. L’impressione è che gli esponenti di queste due mozioni pensano di essere solo loro ‘il congresso’”.
Ha visto questa litigiosità anche nel Lazio, Regione in cui lei rappresenta la mozione Marino?
“Assolutamente sì. In questi giorni faccio continuamente dibattiti. Gli esponenti delle due mozioni che ho citato non hanno affatto dei programmi chiari e si esprimono solo attraverso dei ‘mezzi sì’ e dei ‘mezzi no’. Ne ho avuto la conferma quando ci confrontiamo sui temi dell’energia nucleare. Noi ci esprimiamo con un ‘no’ molto chiaro, mentre loro non sanno che dire, perché il programma non dice né ‘sì’, né ‘no’. Quindi uno cerca di colpevolizzare l’altro, ma non si arriva mai a nulla di concreto”.
Qual è la vostra posizione sulla “Questione morale” nel Pd? Ignazio Marino sostiene che il tema deve essere messo all’ordine del giorno nel partito. Lei cosa ne pensa in qualità di rappresentante della mozione Marino?
“Sono dell’idea che un partito non deve non essere morale. Sposo assolutamente il tema della moralità come presupposto dell’azione politica ed elemento che caratterizza la nostra mozione. E’ chiaro che noi siamo delle forze nuove, anche se ognuno di noi ha una sua storia. Fortunatamente non siamo affatto legati alle correnti o a poteri o a forze di leader. Noi crediamo nella forza del confronto”.
Cosa pensa della mozione Bersani?
“Penso che la mozione Bersani sia passata, superata dai tempi. Loro non si vogliono rendere conto che due anni fa c’è stata la svolta del Lingotto e abbiamo sposato la causa del Partito democratico. Tornare oggi indietro mi sembra una follia anche se io mi ritengo una donna molto di sinistra”.
Come giudica la gestione politica della segreteria Franceschini? Il bicchiere è mezzo pieno o mezzo vuoto?
“Vedo il bicchiere di Dario Franceschini mezzo vuoto. Credo che Franceschini doveva essere il segretario di un periodo e no di un congresso. Io avevo votato Franceschini come membro dell’Assemblea nazionale per mantenere un assetto di partito. Oggi sono felicemente con Marino”.

mercoledì 23 settembre 2009

Un recinto più ampio per il Pd

Intervista ad Ermete Realacci
Voce Repubblicana, 23 settembre 2009
di Lanfranco Palazzolo

Oggi sta votando 1/5 degli elettori che si pronunceranno ad ottobre. E’ troppo presto per fare pronostici per le primarie del Pd. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” l’onorevole Ermete Realacci, deputato del Partito democratico e sostenitore della mozione Franceschini.
Onorevole Realacci, in questi giorni di selezione dei candidati per le primarie nel Partito democratico gli iscritti sembrano orientati nel dare il voto a Pierluigi Bersani. Come legge questi primi risultati?
“Le primarie sono un’innovazione molto forte nel Partito democratico, che viene guardata con un grande interesse da molte forze politiche europee. Si tratta di un processo partecipativo di enormi ambizioni. Una prima parte di questo processo riguarda la selezione dei candidati da parte degli iscritti al Pd, che adesso stiamo svolgendo. Per ora è in vantaggio Bersani. Vedremo come andrà a finire. Ma la parola definitiva su queste primarie sarà nelle mani di tutti i cittadini che vorranno scegliere il leader di questo partito. Attualmente stanno partecipando alle primarie il 40 per cento degli iscritti al Pd. Il Partito democratico ha circa 800mila iscritti. Penso che alla fine voteranno 300-400mila iscritti al Pd. Alle primarie di ottobre parteciperanno circa due milioni di elettori. Questo è il mio auspicio. Adesso stanno votando 1/5 delle persone che in realtà decideranno il segretario del partito”.
Quanto conta la provenienza di Bersani dai Ds, partito che aveva una struttura più capillare della Margherita?
“Sin dall’inizio di questo confronto sapevamo che con Bersani c’era una parte importante del partito, di quadri regionali, ma anche degli amministratori. Ricordiamo che con Bersani sono quasi tutti i Presidenti di Regione come Antonio Bassolino e Agazio Loiero. Sappiamo quanto siano importanti questi sostegni in Regioni del Sud. Non è una sorpresa che Bersani abbia una grande forza nella struttura del Pd. Ma questa forza è un patrimonio per il partito. Ma il nostro obiettivo è quello di creare un partito che trae forza dal consenso dei cittadini. Noi vogliamo andare oltre. Le ricordo che alle ultme primarie del Ps francese, nelle quali fu scelto il candidato alle presidenziali, presero parte appena 200mila francesi. I nostri numeri sono superiori”.
Teme che la vittoria di Bersani possa etichettare il Pd come forza di sinistra?
“Credo che Bersani, che giudico come una delle personalità più autorevoli del Pd, abbia l’intelligenza di sfuggire a questa etichettatura. Il problema è politico: la differenza tra la proposta di Bersani e quella di Franceschini è che il primo propone un partito più solido ed affidabile, ma lo stesso Bersani ha il limite di abbandonare la sfida del Lingotto per proporre una formazione con dei ‘recinti’ meno ampi”.

martedì 22 settembre 2009

Attacco al Governo Berlusconi

Voce Repubblicana del 22 settembre 2009
Intervista a Giancarlo Lehner
di Lanfranco Palazzolo

Esiste un progetto per far cadere Silvio Berlusconi. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” l’onorevole Giancarlo Lehner, deputato del Popolo delle Libertà e membro della Commissione Giustizia della Camera dei deputati.
Onorevole Lehner, cosa pensa delle parole del ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta che parla di un tentativo di colpo di Stato contro l’attuale Governo?
“Secondo me, il ministro Renato Brunetta ha detto troppo poco. Le confesso che, nel luglio scorso, mi pare intorno al 15 o 16 luglio, avvertiì alcuni professori autorevoli della possibilità di far cadere Silvio Berlusconi nel prossimo mese di dicembre. Ho avuto la buona sorte di apprendere questa notizia da una fonte abbastanza autorevole, la quale mi ha raccontato queste cose. Sono stato informato di un progetto simile a quello del 1994 per far cadere Silvio Berlusconi. Tra l’altro, fui anche informato anche del nome di chi avrebbe preso il posto di Silvio Berlusconi. Ovviamente non posso dire chi avrebbe preso il posto dell’attuale premier con un nuovo governo di ampia coalizione. Ecco perché sono convinto che il ministro Renato Brunetta sia stato fin troppo cauto”.
Può almeno indicarci se l’uomo che dovrebbe sostituire Berlusconi è noto per essere stato un ex Presidente del Consiglio?
“Non posso farle nessun nome perché le mie parole scatenerebbero polemiche infinite. E comunque non si tratta di un ex Presidente del Consiglio. Si tratta comunque di un uomo politico che non ha mai ricoperto la carica di Presidente del Consiglio in passato”.
Non è mai stato nemmeno un ministro?
“Non posso rispondere ad altre domande su questo perché attiverei una polemica senza fine. Anche perché la persona indicata si sentirebbe come parte del golpe contro Berlusconi”.
Berlusconi è informato di questi movimenti contro di lui visto che qualche giorno fa aveva lanciato un allarme su possibili attacchi giudiziari contro la sua persona?
“Berlusconi sa perfettamente quello che potrebbe accadere. Il Presidente del Consiglio è sicuramente informato meglio di me fin da luglio di quello che si sta muovendo”.
A cosa si riferiva Brunetta quando parlava di elites contro Berlusconi?
“Il termine elites serve ad indicare personaggi di un certo livello. Purtroppo, in Italia abbiamo delle elites che sono diventate tali attraverso altri parametri…Certamente non quelli del merito. Si tratta di gruppi che temono il riformismo di questo governo, che certo non è attuato fino in fondo, e che temono di non essere trattati come gruppi privilegiati da questo governo. Si tratta di quelle caste che ben conosciamo”.
Il clima di oggi è diverso dal 1994?
“Sì, molto. Gli italiani hanno capito quello che ha fatto Berlusconi, che ha saputo creare un’alleanza politica credibile per la guida del Paese”.

Bagnasco tra due fuochi

Intervista a Francesco Cossiga
Il Tempo, 22 settembre 2009
Di Lanfranco Palazzolo

Il cardinale Angelo Bagnasco non si è schierato contro il Governo Berlusconi, ma non ha voluto scontentare i cattolici pacifisti. Invece, monsignor Mariano Crociata non avrebbe voluto vedere Bagnasco officiare la cerimonia di ieri solo perché era presente Silvio Berlusconi. Lo ha detto il Presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga.
Presidente Cossiga, perché il cardinale Angelo Bagnasco non ha officiato la cerimonia funebre dei nostri soldati caduti a Kabul come era accaduto in passato quando a guidare la Cei c'era ancora il card. Camillo Ruini?
“Il cardinale Bagnasco non ha voluto scontentare i cattolici pacifisti. Altrimenti non ci sarebbe una spiegazione per il fatto che tutti si aspettavano che la celebrazione fosse officiata da lui. E invece è stata celebrata dall'ordinario militare dell'Italia mons. Vincenzo Pelvi. L'altra volta, in occasione dei funerali dei caduti di Nassirya, nel novembre del 2003, la messa fu concelebrata dal Presidente della Cei, il cardinale Camillo Ruini, e dall'ordinario militare per l'Italia, il card. Bagnasco”.
Questo “no” significa che nella Chiesa italiana si sta operando una manovra di apertura verso quei cattolici che vengono definiti come pacifisti? Qualcuno potrebbe pensare che siamo tornati ai tempi di Giovanni XXIII. Durante il pontificato di Benedetto XVI questa apertura è possibile?
“Come ho scritto, credo che, nella Conferenza episcopale italiana, la situazione sia lungi dall'esser facile. E questo lo abbiamo visto nel momento in cui c'è stato il caso Boffo. Lo sanno tutti che la Comunità di Sant'Egidio, Pax Christi, gli scout cattolici e la stessa Azione cattolica sono sempre stati pacifisti. Per fare questo discorso non dobbiamo solo riferirci a Giovanni XXIII. Non dobbiamo dimenticare che Giovanni Paolo II si schierò contro la Prima guerra del Golfo (1991) intervenendo tutti i giorni contro 'Desert storm'. Ricordo molto bene quella polemica perché a quei tempi ero Presidente della Repubblica”.
Da parte della Cei si tende ad evitare la partecipazione dei vertici a cerimonie di Stato che possono essere lette come un avvicinamento all'attuale governo?
“E' solo una parte della Cei ad avere questa posizione di distacco. Non è tutta la Conferenza episcopale italiana. E non è una questione che riguarda il Presidente del Consiglio. Si tratta solo di una questione che concerne gli interventi militari all'Estero dell'Italia e di altri Paesi. Io non sostengo che Bagnasco si sia schierato da una parte, ma ho solo puntualizzato che il Presidente della Cei non ha voluto prendere una posizione”.
Nella Cei chi avrebbe voluto vedere il cardinal Bagnasco officiare la cerimonia nella basilica di San Paolo?
“La minoranza”.
Da chi è composto il gruppo che non ha voluto Bagnasco alla cerimonia di ieri?
“Sicuramente dal segretario della Cei monsignor Mariano Crociata. Lui sarebbe stato contrario alla presenza di Bagnasco solo perché alla cerimonia dei nostri caduti c'era Silvio Berlusconi. Non credo che mons. Crociata si occupi o sappia niente di politica internazionale”.
Nella Chiesa tutti guardano negativamente alle operazioni di pace?
“No, non tutti. Basta leggere il telegramma di Benedetto XVI alle famiglie delle vittime. E ne ha parlato bene anche mons. Vincenzo Pelvi, ordinario militare per l'Italia”.
Il Vaticano ha una visione diversa dalla maggioranza della Cei?
“Sì. Ma non solo su questo tema. La Santa Sede è un soggetto internazionale diplomatico. Noto che nel caso Boffo la reazione della Cei, per bocca del suo presidente e soprattutto di mons. Crociata, è stata durissima”.
Questo atteggiamento cambierà il volto politico della Chiesa italiana?
“I cattolici pacifisti non sono mai stati sconfitti. Noto che la maggioranza dei movimenti cattolici e laicali, a parte Cl, non sono favorevoli al Pdl. Semmai sono in favore di Prodi. Mi riferisco ai cattolici che militano nei movimenti ecclesiali. La maggior parte dei cattolici praticanti voterebbe per il Pdl, anche se il consenso verso Berlusconi sta scemando”.
Quindi non ci troviamo di fronte ad un “non expedit” contro il governo Berlusconi?
“No, assolutamente no. Tenga presente che sono più numerosi i deputati e senatori cattolici militanti sono nel Pd e nel Pdl. Le dichiarazioni di Gianfranco Fini sul testamento biologico non sono piaciute alla Cei”.
Nell'azione delle elites contro il Governo Berlusconi, che ha denunciato il ministro Brunetta, esistono anche esponenti della Chiesa cattolica?
“No, non siamo più ai tempi in cui i vescovi avevano influenza sull'elettorato. Questo accedeva negli anni della Democrazia cristiana”.

domenica 20 settembre 2009

Un giorno di lutto

Per rendere omaggio ai nostri soldati caduti a Kabul questo blog resterà chiuso lunedì 21 settembre 2009. Ci diamo appuntamento martedì prossimo.

Volevamo manifestare pacificamente

Intervista a Daniela Santanchè
Il Tempo, 21 settembre 2009
Di Lanfranco Palazzolo

Il Movimento per l'Italia voleva manifestare pacificamente, ma io sono stata aggredita. Lo ha raccontato Daniela Santanchè che ieri è stata picchiata a Milano nel corso di una manifestazione per chiedere il rispetto dei diritti delle donne musulmane e della Legge Reale del 1975.
Onorevole Santanchè, cosa è successo nel corso della manifestazione del Movimento per l'Italia?
“Ero con i sostenitori del Movimento per l'Italia, nel giorno della fine del Ramadan, perché volevamo chiedere il rispetto della legge 152 del 1975 che vieta a chicchessia di circolare sul territorio nazionale con il viso coperto. Abbiamo organizzato questa manifestazione con la migliore delle intenzioni, con spirito di dialogo civile. Non avevamo affatto intenzione di provocare nessuno. Ad un certo punto ci siamo trovati di fronte ad un tafferuglio, sono volate parole grosse. Mi hanno detto testualmente: 'puttana', 'fanno bene ad ucciderti....', 'sei morta!'. Dopo tutta questa serie di insulti, questi uomini molto agitati ci sono venuti incontro ed è successo quello che avete appreso dai mezzi di informazione. Subito dopo la manifestazione sono andata al Fatebenefratelli dove mi hanno dato una prognosi di 20 giorni. Intanto, i miei aggressori hanno continuato a sostenere che non era successo nulla”.
La Comunità islamica ha smentito che lei abbia subito un'aggressione e l'Ucoii sostiene che lei ha provocato andando a questa manifestazione con degli 'squadristi'.
“Non mi stupisco delle affermazioni dell'Ucoii, che è l'organizzazione più estremista del mondo islamico. Sono loro che non hanno voluto firmare la Carta dei valori sulla parità dei diritti tra uomo e donna. Mi stupisco che in Italia facciano parlare personaggi come il Presidente dell'Istituto islamico di viale Jenner a Milano Abdel Shaari, che lo scorso anno fu cacciato dall'Egitto in qualità di ospite non desiderato. Sono sorpresa che in Italia parlino gli estremisti, i fondamentalisti che vengono a darci lezioni di democrazia. Questo lo trovo inaccettabile. Credo che non si debbano formare dei califfati che si sottraggono alla nostra giurisdizione. Io sono sempre stata a fianco delle donne mussulmane. Lo ero quando hanno ucciso Ina due anni fa e perché voglio combattere per loro una battaglia di libertà. Sono convinta che nessuna donna nel mondo mette il Burka per convinzione perché si tratta di un simbolo di oppressione”.
Crede che oggi i rapporti con il mondo islamico stiano peggiorando dopo alcuni recenti fatti di cronaca e l'inasprimento delle norme sull'immigrazione?
“Mi auguro che in Italia venga ben presto venga approvata una legge che vieti il Burka, come è accaduto in Francia o che almeno venga applicata la legge 152 del '75. E che si capisca che, da parte di alcuni esponenti del mondo islamico, non c'è il dialogo ma solo l'aggressione. La mia paura è che la nostra cultura stia arretrando. Non possiamo permetterlo”.

"I nazifascisti e le scienze del terrore"

Giovedì scorso ho ricevuto in Radio la visita di Simone Berni, autore de "I nazifascisti e le scienze del terrore" (A caccia di libri proibiti) Volume I" (Ed. Biblohaus). Sinome Berni è un attentissimo collezionista di libri e un bibliofilo saggista. Lo avevo conosciuto lo scorso agosto quando lo avevo cercato per intervistarlo per il suo saggio su "Imprimatur". Devo dire che ho conosciuto una persona molto interessante che ha una grande attenzione per i particolari. Ecco perchè ho voluto intervistarlo di nuovo per il suo apprezzatissimo "I nazifascisti e le scienze del terrore" (volume I), nel quale Berni ripercorre la storia di libri avversati dalla comunità scientifica e ricercati dagli appassionati. Il volume è diventato una sorta di best sellers del settore. Ecco cosa ci ha detto l'autore parlando del libro edito dalla Biblohaus (BH) e su come gli accaniti bibliofili hanno trovato "nuove prede" da ricercare. L'intervista non è stata molto facile perchè i temi da trattare erano tanti. E noi dovevamo ricordare tanti titoli e tanti nomi. Credo di essermi trovato di fronte ad un lavoro difficile in qualità di intervistatore. Giudicate voi.

Non dobbiamo lasciare l'Afghanistan

Intervista a Michele Scandroglio
Voce Repubblicana del 19 settembre 2009
di Lanfranco Palazzolo

Dobbiamo dimostrare di essere in grado di sconfiggere il terrorismo in Afghanistan. Lo ha detto alla “Voce” l'onorevole Michele Scandroglio del Popolo delle Libertà, membro della Commissione Difesa della Camera.
Onorevole Scandroglio, dopo l'attentato che ha contro i nostri soldati a Kabul quali scenari si profilano in Afghanistan?
“La situazione a Kabul è confusa. Le elezioni presidenziali hanno acuito le tensioni nel Paese. I talebani hanno approfittato della situazione. La loro capacità di organizzare attentati in luoghi che si ritenevano fossero sicuri è una sorpresa che denuncia un aumento del livello di scontro nel Paese”.
Pensa che l'attentato sia una ritorsione alla missione della Nato nella quale, nei giorni scorsi, sono morti molti civili afghani e sul quale il Presidente Karzai ha fatto dichiarazioni molto polemiche?
“Vorrei circoscrivere l'attentata di oggi a Kabul in un quadro di verità. Si tratta di terrorismo islamico. Immaginare che i terroristi facciano delle ritorsioni significa accreditarli di una legittimità che non hanno. Gli uomini che hanno colpito i nostri soldati sono dei violenti, dei torturatori delle loro donne e non hanno una concezione della verità. Credo che Karzai sbagli a denunciare quello che è accaduto nei giorni scorso. Il Presidente afghano si trova in una condizione difficile dopo la sua vittoria, che non è stata certo condivisa da tutti. Il sistema sociale delle tribù in Afghanistan genera senza dubbio equilibri molto complessi. Karzai ha parlato solo per dare un colpo al cerchio e uno alla botte”.
E' stato un errore evitare di mandare rinforzi di uomini consistenti mentre gli alleati li chiedevano? Su questo tema è intervenuto il nuovo ambasciatore americano in Italia. Il nostro esercito ha provveduto ad inviare solo altri mezzi. Come giudica questa strategia?
“Noi dobbiamo rendere omaggio ai nostri morti e con un sano patriottismo rendere onore al lavoro che fanno. Il loro sforzo quotidiano mi commuove. Il nuovo ambasciatore degli Stati Uniti in Italia ha chiesto all'Italia l'invio di altri soldati in Afghanistan. Si tratta dell'ambasciatore di Obama che certo non passa per essere un guerrafondaio. Un rafforzamento di militari è indispensabile. Lo sostengo da tempo. Non si possono fare missioni di pace a metà. Le regole di ingaggio devono essere a salvaguardia dei nostri uomini”.
Crede che adesso la situazione cambierà?
“Auspico che il nostro governo raccolga presto l'invito del Presidente degli Stati Uniti Barack Obama di inviare nuove forze militari. E' evidente che se in quel territorio non estirpiamo il terrorismo in Afghanistan non riusciremo a farlo in nessun altro posto del mondo. E' l'Afghanistan ha un'importanza fondamentale nelle strategie del terrorismo mondiale contro l'Occidente”.

venerdì 18 settembre 2009

Ha fatto bene a non andare a Wall Street

Intervista a Joseph La Palombara
Voce Repubblicana, 18 settembre 2009
di Lanfranco Palazzolo

E’ una fesseria accusare Obama di non essere andato a Wall Street un anno dopo il fallimento della Lehman Brothers. Il Presidente ha preferito tenere il suo discorso perché vuole che la finanza americana sia al servizio di tutto il paese. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il politologo americano Joseph La Palombara, autore con Luigi Tivelli di “Stati Uniti? Italia e Usa a confronto” (Rubettino).
Professor La Palombara, gli Stati Uniti si stanno avvicinando all’Italia e all’Europa cercando di prendere esempio dal modello del nostro continente a partire dalla riforma sanitaria?
“Questa sarebbe una svolta importante che vorrebbero tanti miei colleghi negli Stati Uniti che seguono e studiano esclusivamente la politica americana. Loro sperano che questa sia davvero la volta buona. Però ho dei dubbi che questo avverrà”.
Di cosa è preoccupato e chi impedirà questa svolta? Dopo aver visto questa grande manifestazione contro Obama al Campidoglio cosa ha pensato?
“Nel settore della sanità esiste un paradosso incredibile. Se si fa un sondaggio su come la pensano i miei concittadini sulla questione della sanità si scopre che il 70 per cento è favorevole che si avvicina al modello europeo. Quando si tratta di politica e di processo politico è tutta un’altra storia. In un primo tempo il Presidente Obama, che voleva un sistema molti simile a quello italiano, oggi si trova di fronte a una serie di problemi insuperabili. Il primo problema è quello relativo alle lobbies. Nel saggio con Tivelli ho scritto che il problema delle lobbies è tipico degli Stati Uniti. Anche in Italia esiste questo problema, ma non nelle proporzioni in cui questo tipo di questione si presenta negli Usa. Negli Stati Uniti, le imprese di assicurazione della sanità si sono scatenate contro questo tipo di riforma. In quattro settimane sono riuscite a spendere 300 milioni di dollari per fare propaganda contro questa riforma. Ecco perché i sondaggi dicono che i cittadini favorevoli a questa riforma stanno diminuendo”.
Lunedì scorso Obama ha fatto un intervento molto importante ad un anno dal fallimento della Lehman Brothers, ma qualcuno lo ha accusato di aver disertato Wall street e di non aver voluto un nuovo piano di stimolo per l’economia.
“L’idea che il Presidente abbia disertato Wall Street è una fesseria. Il presidente Obama è stato molto bravo in economia e ha fatto bene a tenere il suo discorso nella Federal Hall per simbolizzare il fatto che Wall Street non deve fare solo una politica per i banchieri, ma deve invece impegnarsi per il bene del Paese. Obama vuole nuove regole perché la comunità finanziaria non si è dimostrata capace di attenersi alle regoli morali e legali. Trovo questo atteggiamento molto giusto e corretto da parte del Presidente degli Stati Uniti”.

Grazie ragazzi


giovedì 17 settembre 2009

Sbatti Berlusconi in prima pagina

Il Tempo, 17 settembre 2009
Di Lanfranco Palazzolo


Che impressione avrebbe uno straniero che leggesse alcuni giornali italiani sull'operato del governo sul terremoto in Abruzzo? La risposta non dovrebbe essere molto difficile se si leggessero i titoli di alcuni quotidiani italiani di oggi: tutti avrebbero l'impressione che il governo ha fatto peggio di quanto non sia accaduto in altre tragedie simili come il terremoto del 1968 in Belice. Ecco quello che hanno combinato “Il Manifesto”, “l'Unità”, “la Repubblica” e il “Riformista”. Il giornale di sinistra “il Manifesto” decide di parlare del giorno della consegna delle case ai terremotati come se fossero cessate tutte le garanzie democratiche sull'informazione italiana e come se gli abitanti de l'Aquila fossero a rischio deportazione in luoghi invivibili. Sulla prima pagina de “il Manifesto” il problema è questo: “L'Informazione terremotata, da Onna a Vespa”, mentre all'interno del giornale il clima in cui vivono i cittadini de l'Aquila e della provincia è disastroso: “A Onna lo show e le casette. Intorno il rischio-deportazione”, titola a pagina 5 il giornale di via Tomacelli. Il modo in cui viene apostrofato Berlusconi non è edificante. A pagina 4 “il Manifesto” parla de “la voce del predone” tornando al modo in cui è stato trattata la giornata della consegna delle case ai terremotati sulla Rai. Nel titolo principale, il quotidiano la Repubblica oscura la consegna delle case ai terremotati con la frase di Berlusconi: “Farabutti in politica, stampa e tv”. Solo dal catenaccio del titolo principale in seconda pagina si intuisce quello che è accaduto martedì a l'Aquila: “Nuovo attacco a Repubblica. All'Aquila consegna delle prime case”. Ma il tema dominante resta l'informazione: “Un monologo con insulti e menzogne nel salotto del servizio pubblico” titola a pagina 3 il quotidiano di Ezio Mauro. Ma solo dal titolo di pagina 5 si scopre che martedì ci sono state “Feste e polemiche per la nuova Onna”, ma “Negli altri paesi nemmeno una casa”. Nel titolo della prima pagina “l'Unità” parla invece di “Televendita” anche se nella foto della prima pagina ci sono, sorridenti, il sindaco dell'Aquila Cialente e la Presidente della provincia de l'Aquila Pezzopane, esponenti del centrosinistra. In una vignetta in terza pagina Berlusconi viene definito “Mister Villetta”, mentre sulla stessa pagina si ironizza sui fondi stanziati sull'Abruzzo parlando di “Piano Marsha”. A pagina 4 e 5 si torna sulle polemiche relative all'informazione, ma a pagina 7 si parla de “La marcia casetta per casetta di Silvio & Co”. Il finalino di questa serie di servizi lo troviamo alle pagine 8 e 9 dove si parla apertamente di finta costruzione: “Onna, il bluff delle case. Berlusconi inaugura. Ma altri hanno già costruito”. Sulla prima pagina de “Il Riformista” si parla di Vespa con questo titolo: “Il nuovo Aventino è Porta a Porta” parlando del rifiuto di Franceschini di andare alla trasmissione su Raiuno. Un titolo sbagliato visto che nel 1924 l'opposizione andava sull'Aventino e non si rifiutava di andarci. A pagina 4 “Il Riformista” parla del “Miracolo di Vespa”, che consiste nell' “opposizione unita da D'Alema a Di Pietro”. Ma a pagina 5 non mancano altri attacchi all'operato del Governo: “Ecco i primi chalet, ma in 40 mila aspettano”. Il giornale di Polito sente il Commissario della Croce Rossa, che dice: “Buon risultato ma provvisorio, ora serve la ricostruzione vera”. La Pravda sarebbe stata sicuramente molto più obiettiva dei quotidiani che vi abbiamo citato.

Verso il modello di Sarko

Voce Repubblicana
del 17 settembre 2009
Intervista a Luigi Tivelli
di Lanfranco Palazzolo
Berlusconi guarda ad un modello di potere europeo e non americano. Lo ha detto alla “Voce” Luigi Tivelli, autore con Joseph La Palombara di “Stati Uniti? Italia e Usa a confronto”, edito da Rubettino.
Luigi Tivelli, è possibile trovare una convergenza politica e istituzionale tra Italia e Usa?
“In Italia ci troviamo di fronte ad un presidenzialismo ‘strisciante’. Contrariamente a quello che prevede la Carta costituzionale, la centralità del Parlamento è sottoposta ad un forte indebolimento a vantaggio del Governo. In Italia è stata cancellata la legge Finanziaria, che il Parlamento amava molto, con una decisione assunta in neanche 10 minuti dal Consiglio dei ministri. Questa tendenza presenta anche qualche aspetto di preoccupazione”.
Cosa accade negli Stati Uniti?
“Negli Usa c’è sistema monistico e duale tra Parlamento e Governo. I due principali poteri hanno non hanno un rapporto di investitura reciproca. Negli Stati Uniti assistiamo invece ad un revival del Parlamento. Pensiamo a quello che è avvenuto con le manovre economiche di George W. Bush e con la recente manovra di stimolo dell’economia voluta da Barack Obama è stata rivista dal Congresso. Oggi vediamo quello che sta accadendo sulla riforma sanitaria, dove in Parlamento le lobbies hanno un ruolo fortissimo e sono regolamentate rispetto a quanto accade in Italia. Per Obama, portare a termine questa riforma sta diventando una vera e propria corsa ad ostacoli. Un riforma di questo genere sarebbe quanto mai indispensabile in un paese dove, per molti cittadini, non esiste una copertura sanitaria pubblica. Il pendolo dei poteri oscilla in modo diverso negli Stati Uniti e in Italia”.
Nel confronto con Joseph La Palombara siete giunti alla conclusione che Berlusconi si avvicina al modello dei presidenti statunitensi repubblicani?
“Berlusconi ha capito che una delle ragioni dell’antipolitica monta degli anni del Governo Prodi, quando nessuno si prendeva la responsabilità di assumere una decisione, l’incapacità di fare una scelta era una delle fonti dell’antipolitica e dell’antiparlamentarismo. Ecco perché Berlusconi ha fatto cose che altri non avevano fatto. Nel libro parliamo del primo consiglio dei ministri che si riunisce a Napoli e che sforna una serie di decisioni importantissime in politica economica e sull’immigrazione come mai un governo aveva mai fatto”.
Questo decisionismo trova una comparazione politica con qualche altro leader?
“Non abbiamo cercato collegamenti con qualche presidente degli Stati Uniti. Forse Berlusconi si ispira al modello Nicolas Sarkozy, mentre i maligni parlano di imitazione del sistema di potere di Vladimir Putin in Russia. Noi ci siamo guardati dall’associarci a questa seconda critica. Berlusconi guarda certamente ad un modello più europeo”.

mercoledì 16 settembre 2009

Head Over Heels - Go-Go's - 1986

Arriva il Barroso due

Non se avete visto, ma Jose Manuel Barroso è il nuovo - si fa per dire - Presidente della Commissione europea succedendo a se stesso. Cosa vuol dire?! Cosa significa questa riconferma?! E' semplice: se vuoi essere riconfermato alla Presidenza dell'istanza esecutiva dell'Unione europea non devi fare un cazzo e tanto avrai da chi ti vuole ricompensare per il lavoro che non hai fatto. Bravo Josè!

Roxy Music 1977 - Love is the drug

Una manifestazione fasulla

Intervista a Francesco Storace
Voce Repubblicana del 16 settembre 2009
di Lanfranco Palazzolo

Al posto di Berlusconi non avrei querelato l’Unità, ma non sostengo la manifestazione del 19 settembre sui rischi che correrebbe la nostra informazione. Lo spiega l’ex ministro della Salute e presidente della Regione Lazio Francesco Storace.
Senatore Storace, cosa pensa della manifestazione del 19 settembre sui rischi che corre la nostra informazione? E’ d’accordo con questa battaglia?
“Considero quella di sabato prossimo una manifestazione fasulla, mossa perché alcuni lottizzati vedono sparire le loro mani sulla ‘torta’. Non mi commuove assolutamente il destino di alcuni di questi personaggi. Lamento una gravissima discriminazione verso la nostra formazione politica e tante altre formazioni politiche. Sembra che se un partito non è presente in Parlamento – con l’attuale sistema elettorale che c’è – non si rappresentano ampie fasce di opinione pubblica. I responsabili dei salotti della sinistra non possono certo venire da noi per mendicare pietà”.
Cosa ne pensa del modello di informazione de ‘la Repubblica’ che in questo periodo si è trasformata in una sorta di Novella 3000?
“Per carità, sono importanti anche le questioni legate alla sobrietà dei comportamenti politici. Però, mi pare di capire che ci sia maggiore attenzione verso alcuni e non verso tutti. Se ci consentissero di parlare delle questioni che riguardano i disoccupati, i pensionati, la gente che ha difficoltà ad arrivare alla fine del mese, forse staremmo tutti meglio”.
Come ha trovato la scelta di Silvio Berlusconi di querelare il quotidiano l’Unità?
“Credo che Berlusconi sia stato malconsigliato. E’ evidente che l’Unità ha scritto cose indicibili. Però io sono dell’avviso che questa querela sia stato un autogol”.
Lei come si sarebbe comportato?
“Questo dipende da quello che i giornali scrivono. Quando si tratta di questioni sessuali per i giornali è sempre una sorta di boomerang mettersi a discutere di questi argomenti. Anche io in passato ho querelato l’Unità ai tempi di Padellaro, ma la vicenda non si è ancora conclusa. Il direttore de l’Unità aveva diffamato mio padre. Se la cavò con un buffetto dell’ordine dei giornalisti. Un giornalista dovrebbe essere radiato dall’ordine se scrive cose palesemente false”.
Crede che esista una tangentopoli di sinistra?
“Su questa tangentopoli non ho mai avuto dubbi. Io vivo in una regione, il Lazio, dove la corruzione non è mai finita, ma non se ne parla. Ecco tutto”.
Dino Boffo doveva restare al suo posto?
“E’ una questione difficile da valutare. Con questa vicenda rischia di passare il principio che un omosessuale non possa dirigere un giornale. Spero che non si tratti di questo”.
Il problema non era la linea politica del giornale dei vescovi “l’Avvenire”?
“La Chiesa ci dice sempre che ci sono tanti peccatori. Non voglio giudicare”.

lunedì 14 settembre 2009

Il grande centro è il Pdl

Voce Repubblicana del 15 settembre 2009
Intervista a Gianfranco Rotondi
di Lanfranco Palazzolo

Il “grande centro” è il Popolo delle Libertà e non certo Pierferdinando Casini. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il ministro per l’Attuazione del programma del centrodestra Gianfranco Rotondi.
Ministro Rotondi, Pierferdinando Casini ha rilanciato la proposta di un “grande centro” autonomo ed alternativo ai due schieramenti in vista delle prossime elezioni regionali. Pensa che questa strategia possa trovare una concreta attuazione?
“I risultati di questo tipo di strategie sono sotto gli occhi di tutti. Dal 1994 in poi abbiamo visto almeno una ventina di tentativi di far rinascere il centro. Il più fortunato di questi tentativi è stato quello di Pierferdinando Casini, il quale ha ottenuto il 5 per cento. Non so se quello di Pierferdinando Casini sia il centro, sicuramente non è grande. Oggi, al governo del Paese c’è un partito che ottiene il 35-40 per cento dei voti. Non ci sono dubbi che questo sia il vero “grande centro” della politica italiana. Il partito di cui parla Casini siamo noi”.
La strategia di Casini è coerente con la politica del suo partito in alcune amministrazioni regionali, dove l’Udc ha sempre scelto un’alleanza con il Popolo delle libertà?
“Alla fine Casini dice bene: ‘E’ il caso di discutere Regione per Regione. E non è il caso di fare un discorso di alleanze a livello nazionale’. Sarebbe una situazione molto complicata per noi e per loro”.
Il discorso con Casini per un’alleanza di tipo nazionale è definitivamente chiuso?
“Il momento giusto per discutere di questo tema sono le prossime elezioni politiche tra quattro anni. Tra qualche mese si voterà per le elezioni regionali. L’unico discorso da fare riguarda quel tipo di consultazione”.
Gli attacchi di Casini contro il Pdl sono il sintomo della frustrazione del leader dell’Udc che non è riuscito a diventare il leader del centrodestra?
“Non credo che Casini possa essere il leader politico di un partito al quale non è iscritto. Il Pdl ha una percentuale di voti che non è certo paragonabile a quella dell’Udc. Il leader di questa coalizione è il principale esponente del partito che prende più voti. Non vedo perché Casini debba essere il leader del centrodestra visto che il suo partito rappresenta il 5% circa dei voti degli italiani. E poi non ha mai aderito al Pdl”.
Pensa che l’Udc possa costruire un’alleanza con il Partito democratico o questa ipotesi resta ancora poco credibile per la politica italiana?
“Non credo proprio che l’Udc abbia intenzione di fare un’alleanza con il Partito democratico perché nel partito di Pierferdinando Casini sanno perfettamente che gli elettori non li seguiranno nell’ipotesi di un’alleanza con il centrosinistra”.
L’Udc si alleerà sempre con voi alle regionali?
“Non credo che lo farà in tutte le Regioni. Ma in molte consultazioni lo farà”.

domenica 13 settembre 2009

Il bluff di Pierferdinando

Il Tempo, 13 settembre 2009
Di Lanfranco Palazzolo

Terzopolisti solo sulla carta. Nel corso degli Stati generali dell'Udc il Presidente del partito Rocco Buttiglione ha dichiarato che, alle prossime consultazioni regionali è “meglio andare da soli. La voce di quest'assemblea di uomini coraggiosi non è stata spenta dalle campagne di annientamento contro l'Udc, anzi è diventata più forte e decisiva. Stiamo lottando contro l'attuale sistema, non vogliamo scegliere tra questa destra e questa sinistra. Il bipolarismo è fallito”. Le parole di Buttiglione non sono nuove. Alla vigilia della grande manifestazione del Pdl a San Giovanni, nel dicembre del 2006, lo stesso Pierferdinando Casini aveva detto: “Siamo stanchi di un bipolarismo che esulta per le disgrazie altrui” proponendosi come terzo polo della politica italiana. Ma, nei fatti, questo terzo polo non è mai decollato perché l'Udc si è sempre legata ad uno dei due carri della politica italiana oppure non è stata decisiva nella vittoria dell'uno o dell'altro polo nelle elezioni degli enti locali e delle consultazioni regionali. Nel caso delle elezioni provinciali di Milano del 2009, uno dei test più importanti delle ultime elezioni amministrative, il partito di Casini ha raccolto il 3,87%, ma il centrodestra ha vinto con il 50,8% dei consensi. A Bologna, città del leader dell'Udc Pierferdinando Casini, il suo partito non ha nemmeno presentato il suo simbolo alle consultazioni comunali dello scorso giugno. Alle elezioni comunali di Pescara del 6-7 giugno del 2009, città nella quale il centrosinistra è stato travolto dalla tangentopoli locale, l'Udc si è alleata con il centrodestra raccogliendo il 5,67%, ma senza essere nemmeno determinante per la coalizione al comune di Pescara visto che la coalizione aveva raccolto il 57,90%. In quella circostanza l'Udc aveva scelto di andare con il centrodestra perché il confronto delle elezioni regionali del precedente dicembre 2008 in abruzzo erano state un fallimento per il partito di Casini. Al primo turno di quelle consultazioni aveva vinto il centrodestra con il candidato Gianni Chiodi al 48,81%, mentre, da sola, l'Udc aveva preso il 5,38% senza risultare l'ago delle bilancia tra i due schieramenti. Anche alle regionali siciliane del 13 e del 14 aprile del 2008 l'Udc ha sentito la necessità di allearsi politicamente con il centrodestra. Infatti, il risultato di questa strategia è stato positivo perché la coalizione, al di la dei successivi ribaltoni, ha dimostrato di poter funzionare. Il candidato del centrodestra Raffaele Lombardo aveva portato nell'Ars il 68,09% dei consensi e l'Udc aveva raggiunto una percentuale del 12,50% senza peraltro essere decisiva nell'esito del voto delle regionali per le quali basta anche la maggioranza relativa dei voti nell'unico turno previsto. Anche il voto delle elezioni regionali della Sardegna ha dato ragione allo schema bipolare tanto avversato dall'Udc. In questa circostanza il centrodestra ha vinto a man bassa il voto isolano raggiungendo la percentuale del 51,88%. Un risultato di tutto rispetto nel quale il partito di Pierferdinando Casini ha ottenuto il 9,13%. E queste consultazioni sono state importantissime perché hanno portato alle dimissioni e alla fine politica del segretario del Partito Democratico Walter Veltroni che aveva per mesi corteggiato l'Udc, la quale aveva preferito rimandare la sperimentazione del terzo polo ed allearsi con il centrodestra in quelle consultazioni per l'ente regionale sardo e nelle precedenti elezioni regionali siciliane. Per ora il terzo polo dell'Udc resta solo sulla carta.

sabato 12 settembre 2009

Quell'appello è poco serio

Intervista ad Antonella Casu
Voce Repubblicana dell'12 settembre 2009
di Lanfranco Palazzolo

L'appello di 'Repubblica' sulla libertà di stampa contro Berlusconi non è tecnicamente serio e non lo firmerei nemmeno. Parola di Antonella Casu, segretaria di Radicali Italiani. I radicali sono esperti in iniziative online e nella raccolta delle firme su Internet, ma seguono una metodologia diversa da quella di Repubblica & co. Vediamo quale.
Antonella Casu, lo firmerebbe l'appello di Repubblica contro Silvio Berlusconi e per difendere la libertà di stampa? Si sentirebbe tutelata a firmare un appello del genere?
“No, un appello di quel genere e fatto in quel modo lo ritengo del tutto inutile perché ti da il senso della non serietà dell'appello. Inoltre non sono nemmeno d'accordo sul merito dell'iniziativa”.
Perché ha maturato questa convinzione?
“Non ci vedo nulla di strano nell'iniziativa di Silvio Berlusconi. Il Presidente del Consiglio non ha fatto altro che esercitare un suo diritto. Berlusconi è convinto che in alcuni articoli apparsi sui giornali sia stata lesa la sua immagine ed è ricorso alle vie legali. Ora spetterà ai giudici stabilire se ha ragione lui oppure 'la Repubblica'. In tutto questo non vedo affatto una limitazione alla libertà di stampa”.
Noi abbiamo fatto una prova iscrivendo all'appello di 'Repubblica' Alexis De Tocqueville (264.276) e Leonardo Da Vinci (264.328) senza ricevere nessun rifiuto.
“Sicuramente non abbiamo mai utilizzato il sistema de 'la Repubblica'. Nella sottoscrizione dell'appello è necessario dare tutti i dati compreso il proprio indirizzo email. Nel momento in cui viene inviata la firma all'appello ti arriva un messaggio di posta elettronica alla tua e-mail in automatico. In questo messaggio ti viene chiesto di confermare quanto hai sottoscritto. Solo quando hai completato questo procedimento e spedito la risposta il tuo nome ha il diritto di comparire nell'appello. In quel caso ogni firma raccolta sarebbe rintracciabile attraverso la posta elettronica di chi ha aderito".
Non crede in questo appello?
Non c'è dubbio che questo sia un appello poco credibile. Lo testimonia il fatto che il nome di Silvio Berlusconi compaia più volte (numeri 264.547 e 263.786, ndr)”.
Queste iniziative sono tutte poco serie?
“Non tutti seguono questi criteri. Lo strumento internet può essere utilizzato in modo efficace e ti permette di raggiungere tante persone. Questo non vuol dire che tutte le iniziative fatte via internet siano poco credibili. In genere, gli appelli dei giornali sono sempre così. Ci sono dei casi in cui vengono inserite 100 firme dalla stessa persona”.
Qual è il comune italiano più grande che ha approvato un documento sull'anagrafe degli eletti?
“Il Comune di Milano ha approvato un Ordine del giorno in materia. Anche se non si tratta di una delibera è stato un atto politicamente significativo”.

venerdì 11 settembre 2009

Aldo Busi al Pantheon

Oggi ho incontrato Aldo Busi al Pantheon. Eccolo qui mentre si aggira come un turista nella popolare piazza romana, estasiato dalla bellezza di quel luogo come se lo vedesse per la prima volta. Grandezza di uno scrittore impareggiabile.

giovedì 10 settembre 2009

Attenti al partito dei giudici

Intervista a Matteo Brigandì
Voce Repubblicana dell'11 settembre 2009
di Lanfranco Palazzolo

Nel Parlamento esiste un vero e proprio partito dei magistrati pronto a colpire Berlusconi. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” l’onorevole Matteo Brigandì, parlamentare della Lega Nord e membro della Commissione Giustizia della Camera in qualità di Capogruppo.
Onorevole Brigandì, il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha attaccato alcune procure parlando del tentativo di riaprire qualche inchiesta dell’inizio degli anni ’90 contro di lui?
“Non so se ci siano fondati timori per un attacco contro Berlusconi. Quello che so con certezza è che indagare su fatti del 1992, del 1993 e del 1994 nel 2009 significa fare delle inchieste su fatti accaduti ben 17 anni fa. A meno che non si tratti di omicidio, qualsiasi atto commesso in quegli anni è prescritto. Quindi, quello che stanno facendo alcuni magistrati è quello di spendere i soldi pubblici per cercare delle situazioni che non arriveranno mai a conclusione con una sentenza come nel processo Mills”.
Ha capito per quale ragione Silvio Berlusconi si sia riferito anche alla procura di Palermo oltre che a quella di Milano per citare questi possibili attacchi rivolti alla sua persona?
“Non so cosa facciano queste due procure nei loro uffici. Quindi mi risulta difficile capire cosa potrebbe accadere. E’ evidente che c’è un disegno generalizzato al fine di delegittimare il Governo attraverso i magistrati. D’Altra parte questo non mi sorprende visto che in Parlamento esiste un vero e proprio partito dei magistrati in aperto conflitto d’interessi. Nel momento in cui c’è un magistrato che non si dimette e fa il parlamentare, nel momento in cui parla di magistratura si riferisce al suo posto di lavoro e al suo stipendio. Il fatto che ci sia una lotta, valutabile politicamente, tra la magistratura e Berlusconi, così come tra la magistratura e Bossi, mi sembra un fatto oggettivo”.
Quanti processi ha dovuto subire il ministro delle Riforme Istituzionali Umberto Bossi?
“E’ stato processato ben 202 volte ed è stato assolto 199 volte”.
Cosa accadrà sul Lodo Alfano dopo il voto del Parlamento?
“Non lo so. Adesso il Lodo Alfano è passato. Spetta alla Corte Costituzionale decidere”.
Volete l’amnistia?
“No, siamo contrari. Pensiamo che l’amnistia abbia una logica per svuotare le carceri. Ma le carceri si riempiono subito. Invece di occuparsi di certi processi, i giudici dovrebbero occuparsi dei processi della gente che è in carcere. Se quelli che sono in carcere adesso sono liberati perché il processo è terminato con l’assoluzione non ci sarebbero problemi di posti”.
E’ finita la stagione dei veleni e del gossip?
“Non seguo queste cose. Non serve a niente dire che Berlusconi ha una nuova donna o che il portavoce di Prodi è andato a maschi. A me interessa cosa fanno queste persone per i cittadini”.