mercoledì 7 gennaio 2009

Basta con la guerra a Riccardo Villari

Intervista all'onorevole Pierluigi Mantini (Pd)
Radio Radicale
di Lanfranco Palazzolo

"Penso che questa vicenda della Vigilanza che non funziona dopo sette mesi dall'avvio della legislatura vada ascritta al novero dei piccoli e grandi scandali costituzionali". Lo ha ribadito il deputato del Pd Pierluigi Mantini, intervistato da Radio Radicale sulla Vigilanza Rai. "Il sistema radio-tv e' molto delicato, e la Vigilanza deve funzionare. Non va bene che per una storia di poltrone, ripicche e Presidenze le istituzioni non funzionino. Per l'elezione di un giudice della Corte Costituzionale le cose si sbloccarono grazie ad una posizione ragionevole del Pdl. Si doveva fare altrettanto da parte nostra, almeno offrendo una rosa di nomi, e non intestardirsi sullo slogan 'Orlando o morte'. E' il momento di chiudere questa vicenda", ha aggiunto il parlamentare del Partito Democratico. "Insistere per una procedura di revoca forzosa di Villari, magari dai Presidenti di Camera e Senato, oltre che una ipotesi non percorribile, e' una forzatura che trovo irrispettosa". La sua intervista di oggi sul Corriere della Sera ha provocato reazioni dal Pd? "Io francamente questa posizione l'ho gia' espressa anche in una assemblea in cui erano presenti i dirigenti del partito, non la penso cosi' da oggi", ha risposto Mantini. "Non mi sembra neppure una posizione irriguardosa nei confronti di nessuno. Come ho detto nell'intervista confido che Veltroni voglia accettare il mio consiglio, perche' penso che al primo posto debbano sempre venire gli interessi del Paese.

Ascolta l'intervista

Veltroni non controlla il Pd

Intervista a Gianfranco Pasquino
"Il Tempo" del 7 gennaio 2008
di Lanfranco Palazzolo

Walter Veltroni ha il controllo della segreteria del partito, ma non governa il Partito democratico. Lo spiega a Il Tempo il politologo Gianfranco Pasquino, autore de «Le istituzioni di Arlecchino» edito da ScriptaWeb, giunto alla sesta edizione.
L'ex senatore dei Ds critica Veltroni ricordando che il segretario non ha mai avuto il controllo del Pd. E spiega qual è la sua ricetta per la rinascita del partito.
Professor Pasquino, qualche mese fa, in occasione delle elezioni primarie del Pd a Bologna, lei aveva denunciato che il partito riesce a tenersi stretto solo il potere. Alla luce di quello che stiamo vedendo ha cambiato idea?
«È chiaro che il Pd cerca di mantenere in piedi quello che rimane di un'organizzazione gracile e scossa dai recenti avvenimenti. E quindi non può procedere in maniera determinata ad un ricambio ampio e accelerato come sarebbe auspicabile. Il ricambio non può consistere nel mettere i giovani al posto dei "vecchi" del partito soprattutto se i giovani non sono in grado di sostituirli degnamente. La situazione è molto delicata perché il segretario non ha il controllo della sua organizzazione di partito».
Pensa che Veltroni sia il leader di un partito del quale ha perso il controllo?
«Penso che Veltroni non abbia mai acquisito il controllo del partito. Veltroni ha il controllo della segreteria e dei suoi collaboratori che lo sostengono. Anzi, credo che i suoi collaboratori lo sostengano fin troppo e in qualche occasione dovrebbero avere la forza di criticarlo. Credo che Veltroni non conosca il suo partito. Il soggetto politico che è venuto fuori dopo la sua elezione alle primarie del Pd nel 2007 è un'organizzazione di cui lo stesso segretario ha una scarsa conoscenza».
Questo limite dipende dal carattere troppo «romano» del Pd?
«Credo che Veltroni abbia prodotto una fusione frettolosa di due organizzazioni di partito. Nessuna di queste due organizzazioni stava bene. I dirigenti hanno salvaguardato le loro posizioni senza preoccuparsi di ampliare e migliorare il reclutamento. Il problema non è legato al "Partito del Nord". Anzi, vediamo che il problema riguarda la Campania, dove il partito aveva difficoltà. E ha riguardato anche Pescara. Ma i problemi non finiscono qui. Guardi quello che sta accadendo il Sardegna dove il governatore Renato Soru ha avuto uno scontro con l'organizzazione del Pd. Il "problema" non riguarda il Nord, dove ci sono dei leader che hanno la capacità di tenere insieme l'organizzazione di un partito come Sergio Chiamparino e Massimo Cacciari».
Cosa avrebbe fatto al posto di Luciano D'Alfonso a Pescara e di Rosa Russo Iervolino a Napoli?
«Ciascuno ha la sua sensibilità e la sua storia. Penso che sarebbe stato opportuno per la Iervolino e per Bassolino ritirarsi già da tempo. Questo non significa che avrebbero dovuto lasciare la politica e non concorrere per altre cariche. Il sindaco di Pescara D'Alfonso aveva fatto bene a dimettersi. Adesso non so cosa accadrà. La scelta di presentare un certificato medico mi ha incuriosito».
Lei avrebbe riprovato Veltroni come leader di partito alla luce del suo fallimento come segretario dei Democratici di sinistra (1998-2001)?
«Il problema andava posto. Non si è capito se Veltroni sia solo un leader mediatico o se sia in grado di costruire o ampliare un'organizzazione. La risposta è che Veltroni ha un appeal mediatico, ma è poco interessato al partito. D'Alema è stato un organizzatore di partito anche se i suoi errori non attengono alla capacità di organizzare il partito. Ecco, forse a Veltroni manca un organizzatore come D'Alema».
Pensa che Massimo D'Alema stia logorando Veltroni in attesa del crollo finale delle elezioni europee di giugno?
«Anche D'Alema sta logorando se stesso. E non è già più un'alternativa a Veltroni. L'alternativa all'attuale segretario non è D'Alema. Quando in un partito si innesca una competizione come quella che abbiamo visto tra Massimo e Walter, il logoramento colpisce soprattutto il partito. Oggi non sappiamo ancora quale sarà la collocazione europea del Pd. E su questo il partito non ha dato nessuna risposta. La stiamo aspettando».
L'ex ministro della Giustizia Clemente Mastella propone il ritorno della Margherita e dei Democratici di sinistra.
«Non credo che Mastella possa credibilmente fare un proposta di questo genere. Non penso che tornare indietro sia molto semplice. Questa sarebbe l'ammissione di un errore. Il contraccolpo di questa scelta sarebbe tremendo. Ritengo che si debba riflettere seriamente su quello che è successo e cosa non ha funzionato. Molte delle cose che non sono andate per il verso giusto erano state previste dalla mozione 3 al congresso dei Ds che sancì la fusione con la Margherita. Credo che si debba dedicare del tempo vero all'organizzazione del partito e alla sua ridefinizione. Secondo l'articolo 1 del suo Statuto questo dovrebbe essere un partito federato e dare grande autonomia alle realtà locali e responsabilità a chi le guida. Ma l'articolo è rimasto ancora inapplicato».

Una classe politica irresponsabile

Parla Biagio De Giovanni
Voce Repubblicana del 7 gennaio 2008
di Lanfranco Palazzolo

Il sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino ha sbagliato a fare il rimpasto. Ora Napoli deve tornare al voto. Lo ha detto alla “Voce” il filosofo Biagio De Giovanni, ex europarlamentare del Pse.
Professor De Giovanni, cosa ne pensa della nuova giunta comunale di Napoli dopo il rimpasto? Molti napoletani pensano che quello fatto dalla Iervolino sia un ‘rattoppo’?
“Credo che il termine rattoppo sia una parola molto generosa. Quello che è accaduto a Napoli è uno scandalo più che un rattoppo. Tutta la città attendeva un atto di responsabilità politica del sindaco dopo le vicende drammatiche di queste settimane. Quello che è accaduto a Napoli dal punto di vista giudiziario e politico è grave. Noi ci troviamo davanti ad un sindaco che non si assume la responsabilità politica davanti alla sua giunta. Non ritorno sulle stesse definizioni che il sindaco ha dato dei suoi assessori, delle persone con cui ha lavorato per anni. I fatti di questi giorni sono uno scandalo. Napoli deve tornare a votare. La scelta più giusta sarebbe stato l’azzeramento della giunta. Questo fatto poteva rappresentare la conferma che il sindaco di Napoli aveva preso coscienza della situazione e si regolava di conseguenza. La città andava commissariata. E il Pd avrebbe dovuto pensare a qualcosa di nuovo per la città”.
Cosa ne pensa delle dimissioni del segretario provinciale del Pd Luigi Nicolais?
“E’ segno che c’è stato nel Pd il tentativo di costruire qualcosa di nuovo nella società civile. Queste dimissioni significano che il partito è ormai diviso per bande locali. Ho grande considerazione di Nicolais e condivido il suo atto politico. Queste dimissioni sono il segno di uno scollamento profondo e che la situazione napoletana non regge più”.
Prima di dimettersi, Nicolais aveva proposto a Veltroni di far dimettere Antonio Bassolino e di tentare una mediazione per un rimpasto della giunta. Quindi il segretario provinciale del Pd era d’accordo. Qualcosa non ha funzionato sui nomi delle nuova giunta?
“Credo che ci sia stato un contrasto sull’azzeramento della giunta. Da quello che vedo esiste in città un gruppo di potere che non ha compreso quanto male sta facendo alla città di Napoli. Non posso credere che la politica della città si riduca ad uno scontro di potere interno al Partito democratico. Quello che stiamo vedendo non è accade nemmeno in Sudamerica. Napoli non merita questo”.
Cosa pensa del comportamento della Iervolino?
“Penso che si sia comportata in modo irresponsabile”.
E’ stata anche arrogante?
“Possiamo aggiungere anche questo aggettivo. Ma lei ha un’arroganza intrinseca. Lei crede di essere una donna decisa con il suo fare popolaresco. Ma quello che è mancato in questa crisi è stato il senso di responsabilità. Questa è stata la parola chiave che è mancata”.