venerdì 9 gennaio 2009

Quanti affari dentro le mura leonine

Intervista a Mario Guarino
di Lanfranco Palazzolo
Voce Repubblicana del 9 gennaio 2009

Il Vaticano fa tanti affari, ma nessuno ne parla mai. Lo spiega alla “Voce Repubblicana” Mario Guarino, autore de “I mercanti del Vaticano” (Kaos Edizioni), libro che racconta l’affarismo e i vantaggi della Chiesa cattolica ai danni del nostro paese.
Mario Guarino, perché si fanno sempre pochi libri sull’affarismo del Vaticano?
“L’editoria punta molto su temi teologici. Basta andare in libreria per vedere la produzione che viene pubblicata. Di libri che parlano dell’affarismo del Vaticano ce ne sono pochi. Nessuno parla mai delle operazioni finanziarie del Vaticano e dei suoi movimenti nel mondo dell’economia.
Con questo libro ho cercato di colmare questa lacuna editoriale”.
Perché ha voluto pubblicare un libro del genere sul Vaticano?
“Credo che sia interessante vedere cosa fa il Vaticano. Quando il Papa parla, interviene sui temi teologici. Le gerarchie ecclesiastiche fanno lo stesso. I libri si adeguano alle parole del papa e delle gerarchie sulla teologia. Ma nessuno affronta le tematiche finanziarie sul
Vaticano”.
Il boom economico del Vaticano comincia nel 1929 con la firma del Concordato con il regime fascista?
“Mussolini diede al Vaticano circa 750 milioni di lire. In più diede un miliardo in titoli di Stato. Con questi soldi, il Vaticano acquisì una serie di società importanti di primo piano. E poi entrò nell’azionariato delle principali banche italiane. E mise le mani sull’economia italiana. La Chiesa cattolica è sempre stata quindi una multinazionale affaristica”.
Questo fiume di denaro è stato utilizzato a fin di bene?
“No, è stato utilizzato malissimo. La finanza non è il forte della Chiesa. I primi funzionari delle banche vaticane non hanno saputo agire nel mercato. Quando sul trono di Pietro è arrivato Paolo VI, il Vaticano si affidò a personaggi come Michele Sindona. Accanto a lui c’erano finanzieri come Massimo Spada e poi arriverà anche mons. Marcinkus. Il Vaticano ha utilizzato questi soldi per speculare sulla finanza mondiale”.
La Chiesa si è sempre salvata da queste operazioni?
“A partire dagli anni ’60 in poi, il Vaticano ha operato in operazioni finanziarie in Sudamerica. Michele Sindona, mons. Marcinkus e Roberto Calvi avevano fondato 12 società a Panama, quando questo Stato era guidato dal dittatore Noriega. Queste 12 società erano una sorta di camera di compensazione degli affari e dei traffici dei narcotrafficanti di Medellin. Questi soldi finivano poi in Europa, in alcuni paradisi fiscali”.
Qualcuno ha cercato di cambiare questa tendenza all’affarismo vaticano?
“Ci ha provato Giovanni Paolo I nel 1978. Lui avrebbe voluto cambiare il sistema finanziario vaticano e cacciare mons. Marcinkus. Ma non ci riuscì perché morì pochi giorni dopo la sua elezione. Giovanni Paolo II invece riconfermò Marcinkus”.