sabato 10 gennaio 2009

Una delle tre è di troppo

Rachida, 43 anni. Cinque giorni dopo il parto era al lavoro

Carme, 37 anni. Ha fatto incazzare i militari spagnoli dopo aver sfilato davanti a loro con il pancione e in smoking.


Lei invece ha riempito Napoli di monnezza e vuole restare al suo posto

Tutta colpa di Hamas

Parla Umberto Ranieri (Pd)
Voce Repubblicana del 10 gennaio 2009
di Lanfranco Palazzolo

La situazione nella Striscia di Gaza è precipitata perché lo ha voluto Hamas. Lo ha detto alla “Voce” l’onorevole Umberto Ranieri del Partito democratico, ex Presidente della Commissione Esteri della Camera dei deputati.
Onorevole Ranieri, giovedì pomeriggio, prima dell’accordo sulla bozza Onu, Hamas ha detto “no” alla proposta di tregua franco-egiziana. Come ha letto il fallimento della tregua determinato da Hamas?
“Mi auguro che sia ancora possibile riprendere il filo del dialogo e che anche da parte di Hamas ci sia un serio atteggiamento di apertura per porre fine agli scontri e di determinare una situazione nuova. Non escludo che il ‘No’ alla tregua di giovedì, prima dell’accordo di massima raggiunto all’Onu, sia stato frutto della componente oltranzista di Hamas che opera a Damasco. Mi auguro che i gruppi di Hamas che fanno capo alla Striscia di Gaza possano assumere un atteggiamento aperto disponibile per mantenere la tregua se questa verrà raggiunta dopo l’accordo a New York”.
Crede che oggi ci siano due Hamas?
“E’ un dato di fatto che i gruppi che operano a Damasco hanno sempre avuto posizioni sempre più oltranziste ed hanno impedito l’aprirsi di ogni spiraglio di pace e di negoziato. Ho sempre pensato che i gruppi di Hamas operanti a Gaza fossero più sensibili alla trattativa. Questa diversità di posizioni si inserisce comunque in un quadro di grave rifiuto e di ostilità nei confronti di Israele”.
Però i missili verso Israele partivano dalla Striscia di Gaza e non dalla Siria.
“Infatti, le responsabilità del precipitare della situazione sono da ricondurre nella condotta di Hamas che, dopo aver cacciato a Gaza gli uomini del Presidente Abu Mazen, hanno scelto la strada della violenza”.
Qualche osservatore internazionale ha accusato i partiti politici israeliani dicendo che qualcuno aveva intenzione di sfruttare la vigilia del voto per manifestare la capacità di affrontare i palestinesi.
“Sono tra quelli che ritiene che la scelta di Israele non sia da ricondurre ad una logica elettoralistica. Non credo che si possa avviare un’operazione così gravida di rischi per guadagnare qualche punto in più nella campagna elettorale. Credo che il Governo israeliano sia stato costretto dalle incursioni di Hamas ad intervenire. Non credo che siano altre ragioni meno nobili. La situazione che si è creata dopo la fine della tregua ha reso inevitabile l’intervento di Tel Aviv”.
Crede che l’Ue possa svolgere un ruolo attivo in Medio Oriente nei prossimi mesi?
“Per ragioni storiche l’Ue è chiamata a svolgere un ruolo incisivo in M.O. per realizzare lo sforzo teso a risolvere il contenzioso tra Israeliani e palestinesi. Oggi il primo obiettivo è quello di ripristinare nel tempo le condizioni di un dialogo duraturo tra israeliani e palestinesi”.

Quella tassa agli immigrati è ingiusta

Parla Niccolò Ghedini
Il Tempo del 10 gennaio 2009
di Lanfranco Palazzolo

Non esiste una ragione logica per imporre una tassa agli immigrati come quella proposta dalla Lega. È il parere del deputato del Pdl Niccolò Ghedini.
Cosa pensa delle polemiche sull'emendamento del Carroccio sull'immigrazione nel decreto anticrisi?
«Da quello che ho letto il Presidente della Camera Gianfranco Fini ha manifestato la necessità di riflettere su norme che non hanno nulla a che vedere con la lotta all'immigrazione clandestina. Il presidente Fini ha fatto un appello corredato dal fatto che non gli sembra corretto aggiungere una tassa ulteriore a chi viene in Italia per lavorare».
Ma la tassa non riguarderebbe i clandestini?
«No, affatto. È una tassa sui lavoratori regolari in Italia e che pagano regolarmente le tasse».
La trova assurda come proposta?
«A me sembra una tassa che non ha una ragione logica per essere applicata. A meno che questa tassa non serva per la fruizione di servizi che con la tassazione non vengono pagati. Qui entriamo in una questione molto complessa. Quali sono i servizi che non vengono pagati con le imposte ordinarie?»
Questo scontro influirà sugli equilibri della maggioranza?
«No, non credo che possano nascere problemi del genere. È fisiologico che nell'ambito della maggioranza ci siano delle discussioni ogni tanto. Ho visto che il relatore del decreto anticrisi e il Governo hanno dato il loro assenso alla tassa (ipotesi smentita in serata proprio dall'esecutivo ndr). Vorrei capire perché è stata fatta questa scelta».
Sul «pacchetto giustizia» vede problemi con i settori di An nella maggioranza? Perché il provvedimento non è arrivato ancora in aula?
«No, nessun problema. C'è un ingorgo parlamentare. Abbiamo dovuto porre la fiducia su provvedimenti importanti come quello sull'università. Quindi abbiamo la necessità di non sovrapporre gli interventi. Perciò il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha ritenuto che il provvedimento sulla giustizia arrivi in aula nella condizione migliore e con il contributo dell'opposizione».
Alleanza Nazionale è d'accordo su tutto?
«Sì. An è una parte di un unico grande partito con il quale c'è un'interlocuzione continua tra il ministro della Giustizia Angelino Alfano e quello della Difesa Ignazio La Russa e gli altri esponenti di An. Il pacchetto giustizia sta nascendo anche sulle loro indicazioni».
Come ha trovato le aperture del Vicepresidente del Csm Nicola Mancino sulla riforma della giustizia?
«Sono state parole positive. Saranno utili per il confronto».
Crede che il condizionamento del Pd di fronte alla magistratura possa dare coraggio al partito di Veltroni per la riforma?
«Questo è uno dei problemi veri degli ultimi anni. Quando si è stati vicini all'approvazione di una riforma condivisa, è sempre accaduto qualcosa che ha fatto naufragare tutto. Io spero che questa sia la volta buona».
È sorpreso dalle aperture del sindaco di Firenze Domenici?
«Domenici si rende conto che un certo tipo di giustizia non è più tollerabile. La sua iniziativa dello scorso mese davanti a "Repubblica" era dettata da un'esasperazione personale, non da un moto di garantismo. Si è reso conto di questi problemi solo quando la giustizia si è affacciata nella sua vita. Ma ha dato un segnale di intelligenza rispondendo costruttivamente a quello che gli è successo».
Farebbe un analogo ragionamento per Nicola Mancino che, secondo alcuni, il mese scorso era sull'orlo delle dimissioni?
«Credo che la riflessione di Mancino sia il frutto della sua esperienza al Csm. Il Vicepresidente del Csm si è accorto che la magistratura non funziona vedendo quello che accade nell'organo di autogoverno dei giudici, dove dominano il sistema correntizio e le componenti sindacali che non a caso lo hanno attaccato».