domenica 11 gennaio 2009

Tullio Kezich: 1/2 pounds

Alla ricerca di una critica obiettiva
Di Lanfranco Palazzolo
A proposito di "Seven pounds"/ "Sette anime".

Ieri sono andato a vedere al cinema "Sette anime" di Gabriele Muccino, interpretato magnificamente da Will Smith. Il film è bellissimo. Devo dire che ero andato al cinema maldisposto perchè ero convinto che il film fosse una fregatura. Non avevo visto il precedente film della premiata ditta Will Smith e Gabriele Muccino dal titolo "Alla ricerca della felicità". Ero convinto di trovarmi davanti ad una "sola" perchè il giorno precedente (venerdì 9 gennaio) avevo letto la recensione di Tullio Kezich sul "Corriere della Sera". Nel suo articolo a pagina 46 il critico rivela che "una voce amica molto autorevole mi aveva avvertito da Hollywood: 'Mai visto un film più sbagliato'". Ovviamente il nostro Kezich si è adeguato alla "voce molto autorevole" scrivendo che si rassegna a non considersi un essere umano perchè considera quella di Muccino "una storia irrisolta". Devo dire che non ho mai apprezzato i critici di casa nostra perchè riescono a demolire tutto senza essere capaci di fare nulla. Ma detto questo non capisco alcune osservazioni di Kezich sul film. Il giornalista critica l'utilizzo del cellulare nella narrazione di questo film: "A che cosa si ridurrebbero i copioni dei film se si abolissero i cellulari?". Beh, certo sarebbe stato meglio che i protagonisti del film avessero utilizzato i segnali di fumo per comunicare con gli altri protagonisti. Questo sarebbe stato un passo in avanti per la moderna cinematografia. Ma per sostenere la sua stroncatura, Kezich spiega che la riduzione degli incassi dalla prima alla seconda settimana sono il sintomo di un passa parola non confortante sul film. Ma detto questo vorrei capire perchè Kezich boccia questo film. Nella sua recensione, il regista dice che non si è stancato nel vedere il volto di Will Smith in "interno affanno" dopo due ore; definisce la regia di Muccino scattante. Ma alla fine della sua recensione Kezich raccomanda: "Imparate a parlare chiaro, nel linguaggio di tutti". Non sono d'accordo. Immagino che Kezich abbia visto il film all'Auditorioum della Conciliazione l'8 gennaio del 2009. E quindi il critico non avrà potuto vedere la reale reazione del pubblico. Avrebbe dovuto preoccuparsi di questo aspetto se davvero ci tiene al "linguaggio di tutti". Io, che ho visto il film con la mia compagna, ho constatato che il pubblico era commosso. E quindi il consiglio che mi sento di dare a Kezich è di non ascoltare le telefonatine che gli fanno da Hollywood (A proposito, lo avranno chiamato con il cellulare?!). E i film se li vada a vedere anche in mezzo al pubblico e di fidarsi meno delle "voci autorevoli". Quelle non sempre parlano il linguaggio del pubblico. Saluti.

«Da Umberto solo propaganda»

Intervista al Senatore Domenico Nania
Il Tempo, 11 gennaio 2008
di Lanfranco Palazzolo

«Quelle della Lega sono solo uscite propagandistiche». Questo il pensiero del vicepresidente del Senato Domenico Nania, esponente del Pdl, sulle polemiche di questi giorni tra il Carroccio e le altre forze politiche della maggioranza.
Si è stancato di queste polemiche alimentate dalla Lega su Alitalia e sui temi dell'immigrazione?
«No, non sono preoccupato per queste polemiche. Sono in Parlamento da anni e sono stato abituato a ben altre polemiche. Ho affrontato discussioni e scontri su temi ben più solidi. Penso che quelle di questi giorni siano solo delle uscite di tipo propagandistico che servono a tenere buona una fetta di elettorato del Nord e certamente non servono a far crescere la credibilità del sistema politico».
Intanto, però, il Carroccio insiste sull'emendamento sull'immigrazione.
«Non mi sorprende. Ma penso che ci sia una differenza di fondo tra chi fa il sindacalista di una percentuale elettorale, di ruolo politico, come la Lega e chi, invece, riesce ad interpretare i valori veri di una nazione. Il compito di una forza politica che rappresenta la nazione è quello di saperne interpretare i suoi sentimenti e la sua stessa qualità democratica. Questo è il ruolo della destra politica in Italia».
È vero che lei ha definito la Lega come una forza politica di nicchia?
«La Lega è un partito territoriale. Su questo non c'è dubbio. Proprio perché è un partito legato ad una parte del territorio, è limitato e nello stesso tempo più agile. E quindi il partito di Bossi può dire tante cose senza dare conto a qualcuno della sua azione politica».
Crede che nel lungo periodo Bossi e i suoi abbandoneranno questo oltranzismo sulla tassa per gli immigrati e riprenderanno il filo della ragione come è accaduto per Malpensa?
«Penso che questo possa accadere. Ma l'atteggiamento della Lega può cambiare in ogni momento. Come ho detto prima le loro scelte sono mutevoli per l'agilità del loro partito. Per gli altri partiti del centrodestra non è possibile prendere posizioni analoghe. Noi abbiamo più rispetto per il senso dello Stato e della nazione. In questo contesto per la Lega è più semplice essere un partito di movimento».
Le polemiche torneranno sul federalismo. Lei, alla vigilia di Natale, ha rilanciato il presidenzialismo.
«Quando abbiamo costruito il modello costituzionale di Lorenzago, lo abbiamo pensato su tre direttrici: democrazia diretta, democrazia federale e federalismo fiscale. Oggi stiamo cominciando con il federalismo fiscale. Penso che si debba intervenire anche con il federalismo istituzionale e con la democrazia diretta. Altrimenti non saremmo garanti dell'unità dello Stato. Oggi è necessario riequilibrare questo processo».
Il Pdl rafforza il Governo di fronte alla Lega?
«Il Partito delle Libertà ha nel suo dna il pensiero nazionale, quel pensiero che nasce dalla sintesi dell'anima liberale e nazionale in un contesto riformista. Noi non vogliamo imporre un'ideologia. La Lega è un partito "laterale" che sostiene un campo di valori confinante con il nostro come la libertà, il lavoro e la piccola impresa. La Lega è un nostro alleato, ma non può acquisire la nostra dimensione nazionale. Sarebbe una non-Lega».