lunedì 19 gennaio 2009

Le prime de l'Unità


Cari amici, non molto tempo fa mi ero permesso di prendere per il culo la direttrice de l'Unità Concita De Gregorio per una sua prima pagina (vedi link) . Adesso lo rifaccio perchè mi è capitata una nuova prima pagina de l'Unità graficamente copiata da una precedente prima pagina dello stesso quotidiano. Scusate la ripetizione delle parole, ma io non sono della scuola di "Repubblica". Per la gioia dei fans de l'Unità vi piazzo la prima del 10 dicembre 2008 e quella del 19 gennaio del 2009. Giudicate voi. Complimenti per la fantasia.

Aspettando Barack Obama

-1 day Consapevole della difficolta' dei problemi da affrontare, ma fiducioso di risolverli anche se ci vorra' "piu' di un mese o di un anno". Cosi' il presidente americano eletto Barack Obama ha parlato alla folla di centinaia di migliaia di persone che lo ha festeggiato al parco del Lincoln Memorial di Washington, dove un concerto di star ha dato il via alle cerimonie per il suo insediamento di domani. "Nel corso della nostra storia, e' stato chiesto solo ad una manciata di generazioni di affrontare sfide serie come quelle di oggi - ha detto Obama - non pretendo di credere che sara' facile. Ci vorra' piu' di un mese o di un anno, e probabilmente ce ne vorranno molti di questi. Lungo la strada vi saranno battute d'arresto e false partenze, e giorni che metteranno alla prova la nostra determinazione come nazione".

Fassino mi ha chiesto scusa

Parla Pierluigi Mantini
Il Tempo, 19 gennaio 2009
Di Lanfranco Palazzolo

Oggi il Pd è un partito tra i partiti e non è più l'altrnativa al Pdl. Lo ha detto al “Tempo” il deputato del Pd Pierluigi Mantini, che critica Veltroni e il suo gruppo dirigente. Ecco perchè.
Onorevole Mantini, secondo i sondaggi il Pd è sceso al 23,4%.
“Sono preoccupatissimo perché il progetto del Pd è stato un sogno per molti a cui abbiamo lavorato per rendere più stabile il sistema italiano e l'alternanza di Governo. Ma è chiaro che un Pd intorno o sotto la soglia del 30% rende impossibile il bipolarismo. Occorre correggere la dottrina del Pd a vocazione maggioritaria e respingere ogni tentazione bipartitica. Oggi non ci sono le condizioni per questo disegno. Oggi il Pd, più che l'alternativa al centrodestra, sembra un partito tra i partiti che dovrà studiare una sua strategia”.
Come si spiega l'8,8% dell'Idv?
“E' stato fatto un errore clamoroso quando si è concessa l'autonomia ad Antonio Di Pietro violando il patto preso davanti ai cittadini di fare un gruppo parlamentare unico. In quel momento, senza mostrare le carte pubbliche di quell'impegno violato da Di Pietro senza un'adeguata reazione politica da parte di Veltroni, si è tradito il principio costitutivo maggioritario del Pd. L'Idv è cresciuto sulla base di un principio antiberlusconiano. Il Pd lo ha permesso”.
Il 78% degli italiani considera sbagliata la vostra opposizione. Chi ha sbagliato?
“Con il beneficio d'inventario della crisi politica, la responsabilità di questa situazione è di Walter Veltroni e dell'attuale gruppo dirigente del partito. Il Pd produce proposte e idee utili al paese. Però il mancato riconoscimento della legittimità del Governo, espressione del voto degli italiani, porta ad un'incomunicabilità. Il partito è attratto dagli slogan di piazza contro Berlusconi. Questo atteggiamento ha messo in secondo piano le iniziative costruttive del partito. Questa intonazione oppositiva ha fatto smarrire la fisionomia riformista che avevamo visto al Lingotto nel 2007”.
Rimpiange Prodi?
“Continuo a sentirmi con Prodi. Rimpiango il suo stile politico, lo spirito dell'Ulivo, ma non l'Unione. Quella esperienza è stata fallimentare”.
Piero Fassino l'ha querelata dopo lo scontro alla Camera?
“No, mi è stata annunciata una sua lettera nella quale mi chiede scusa. So che la lettera mi è stata mandata. Ma per me non esistono questioni personali. Per me sono importanti i temi politici che ci fanno riflettere sul Pd e sull'impegno per garantire l'alternanza al Paese”.
Cosa deve fare il Pd?
“Come Presidente dell'associazione neodemocratici abbiamo pensato di chiedere la fine del governo ombra che deve essere sostituito con un nuovo 'governo' aperto alle forze centriste e a personalità indipendenti espressioni di un'area più ampia del Pd”.

Jim Carrey e il critico "No man"

di Lanfranco Palazzolo

La notizia del fine settimana è che sono andato a vedere con la mia compagna l'ultimo film di Jim Carrey dal titolo "Yesman". Ovviamente l'ho fatto dopo aver letto una immancabile critica negativa sul "Corriere della Sera". Ora non voglio essere irriverente nei confronti dei giornalisti di via Solferino, ma penso che alcuni critici abbiano dei problemi. Nella recensione del 9 gennaio scorso leggo quanto segue sulla trama del film, che parla di un uomo abituato a dire sempre "No" dopo una delusione amorosa e che - dopo aver incontrato un predicatore (Terence Stamp) - cambia idea dicendo sempre di "Sì", anzi "Yes": "L'idea di partenza - scrive il critico del "Corriere" - si ferma lì e tutto si riduce a un elenco di assurdità varie, a cui il malcapitato Carrey si sente costretto a dire sì, dalle profferte sessuali di un' ultraottantenne sdentata al bungee jumping. E così dall' ammirazione si passa alla contrizione (per lo spettatore) e il film si trascina stancamente da un campionario di smorfie (Carrey ne è un catalogo vivente) all' inevitabile storia d' amore fino al consiglio subliminale, visto che a dir sempre sì si rischia di passare per terroristi!". Risultato: un bel 4,5. Questo voto non lo prendevo nemmeno io quando sbagliavo i compiti di matematica alle superiori. Non sono d'accordo con l'opinione di chi pensa che il film si trascini stancamente. L'unica stanchezza provata alla fine del film era quella della mandibola per le risate. Ma allora proviamo a chiederci cosa possiamo volere da una commedia che ha il pregio di farci pensare sul nostro atteggiamento sulle cose della vita?! La mia risposta è quella di riflettere sui nostri errori, ma anche su un altro aspetto dell'America di oggi. Visto che tutti parlano di cambiamento e di "to change" allora perchè non rendere omaggio al "Yes we can" non una bella risata...?! Ovviamente la riflessione deve essere estesa anche ai critici cinematografici che dicono sempre "No", "No" e poi "No". Cari critici, andate a trovare Terence Stamp e scrivete qualche recensione con un "Yes"! In fondo è quello di cui abbiamo bisogno, ma con giudizio...