mercoledì 21 gennaio 2009

Domani appuntamento con Roberto Zaccaria


Rimuovere Villari è un errore

Intervista a francesco D'Onofrio
Voce Repubblicana del 22 gennaio 2009
di Lanfranco Palazzolo


Nessuno ha l’autorità per rimuovere il Presidente della Commissione di Vigilanza sulla Rai. Lo pensa il professore Francesco D’Onofrio, ex senatore dell’Udc, ordinario di Istituzioni di Diritto Pubblico presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli studi di Roma “La Sapienza”.
Senatore D’Onofrio, cosa pensa delle polemiche sulla Vigilanza Rai dopo che i radicali si sono rivolti alla magistratura denunciando l’interruzione di pubblico servizio per il blocco dei lavori della Commissione da parte dei parlamentari che vorrebbero costringere alle dimissioni il Presidente Riccardo Villari? Qual è la sua opinione?
“Sull’iniziativa giurisdizionale sono cauto e attendo di vedere cosa farà la magistratura. Ci sono degli aspetti di libertà dei singoli parlamentari, che possono decidere o meno di far parte di una Commissione parlamentare. Se non ne fanno parte, non è un’interruzione di un pubblico servizio. Se le dimissioni sono invece mirate a impedire il funzionamento della Commissione, allora c’è un reato. Io ritengo che in questo caso non ci sia. Penso che questa vicenda sia complicata. Nessuno ha l’autorità per rimuovere Riccardo Villari. La questione può essere risolta solo con le dimissioni del Presidente della Commissione”.
Con le dimissioni dei parlamentari in Vigilanza cosa accadrà? I Presidenti delle Camere le respingeranno come hanno fatto poche settimane fa con i dimissionari Pancho Pardi e con Leoluca Orlando, chiedendo ai gruppi di sostituirli?
“Non esiste la possibilità che la Commissione decada. Nella nostra Costituzione abbiamo un principio non scritto che riguarda la funzionalità degli organi costituzionali. Nell’impossibilità di funzionamento è possibile procurarne lo scioglimento. Non si tratta di una questione semplice e pacifica. La Commissione di Vigilanza è bicamerale e non rientra nella competenza esclusiva di uno dei due rami del Parlamento. E, allo stato attuale, non esistono poteri dei due presidenti delle Camere come autorità superiori della Commissione bicamerale di Vigilanza. E’ una questione complicata”.
Su questa vicenda può intervenire la Giunta del Regolamento che è però solo chiamata ad interpretare i regolamenti parlamentari? La Vigilanza ha un suo regolamento diverso da quello di Camera e Senato. E’ un abuso?
“Il Presidente del Senato Renato Schifani è un giurista. Anche il Presidente dalla Camera Gianfranco Fini lo è. La Giunta non può pronunciarsi, né deliberare sulla Vigilanza”.
Ci sarebbe una esondazione dei poteri della Giunta del Regolamento?
“La Giunta avrebbe il potere di suggerire al Presidente del Senato cosa fare. Ma il suo parere non sarebbe vincolante rispetto alla situazione della Commissione di Vigilanza sulla Rai. Sono curioso di vedere cosa accadrà”.

Storia di un ricatto reciproco

Intervista a Paolo Calzini
Voce Repubblicana del 21 gennaio 2009
di Lanfranco Palazzolo
(a destra l'ipotesi di un nuovo gasdotto che eviti il passaggio in Ucraina)

La Ue non ha una posizione unitaria sulla politica energetica. Questa incertezza la rende debole di fronte ad una crisi come quella del gas russo. Lo ha detto alla “Voce” Paolo Calzini, Docente di Politica Internazionale presso l’Università Statale di Milano e di Russian Studies presso la Johns Hopkins University, Bologna Center.
Professor Calzini, Mosca e Kiev sono giunte ad un accordo formale per la ripresa delle forniture russe e per il transito nel territorio ucraino. Il comportamento del Cremlino è stato ricattatorio?
“Forse questo termine è eccessivo. La Russia ha mantenuto le sue posizioni di fondo. Il problema nasce dal fatto che nei rapporti tra la Russia e l’Unione europea, l’Ucraina gioca un ruolo importante come paese di transito dei gasdotti. Tra la Russia e l’Ucraina si è innescato un ricatto reciproco. La Russia ricatta l’Ucraina perché se Kiev blocca il passaggio del gas questa situazione danneggia l’Europa. E la stessa Ucraina danneggia la Russia se Mosca non concede una riduzione del prezzo del gas e del petrolio. E allora Kiev blocca il transito del gas. La Russia non aveva nessun vantaggio a bloccare il gas che passa dall’Ucraina per premere sull’Ue. Ecco perché ritengo che questo sia un gioco complicato a tre. L’Ue oggi dipende dalla Russia per i rifornimenti del gas. Ecco perché qualsiasi elemento che condiziona i rifornimenti del gas finisce per trasformarsi oggettivamente in un ricatto per la Ue in un rapporto complicato a tre”.
La Russia ha approfittato della situazione al fine di mandare un avviso agli ucraini di non avvicinarsi alla Ue?
“E’ vero. In questo gioco incrociato non esiste solo una dimensione economica, ma incontriamo una politica di fondo nel rapporto tra l’Ucraina e la Russia. Mosca è contraria al fatto che Kiev si avvicini a Brixelles. E siccome l’Ucraina vive una situazione politica difficile, la Russia ne ha approfittato. Mosca ha dalla sua, come argomento “politico”, la fornitura di beni energetici vitali per i suoi vicini a prezzi di mercato. Questi prezzi non erano stati praticati finora perché le quotazioni del gas rivolte verso il mercato ucraino erano state finora inferiori ai prezzi di mercato”.
La risposta europea alla crisi del gas è stata incerta?
“Indubbiamente lo è stata. La Ue non ha una politica comune sulla questione energetica. E’ un vecchio problema. Ogni questione che pone il problema dei rifornimenti del gas sconta il problema che l’Unione europea non ha una posizione unitaria pur dipendendo dai rifornimenti del gas russo. Ma nei rapporti tra Russia e Ue esiste una dipendenza reciproca perché anche la Russia ha bisogno dell’Europa come mercato di sbocco per le sue risorse energetiche. E l’idea che la Russia orienti i suoi rifornimenti verso l’Asia oggi è una prospettiva realistica”.

Barack Obama, discorso di insediamento



Volevo ringraziare i cittadini cinesi che hanno visitato il blog in questi due giorni. Non ne avevo compreso la ragione. Ma poi ho saputo che la trascrizione in cinese del discorso inaugurale del presidente statunitense Barack Obama sui siti web cinesi era stata censurata perchè le autorità comuniste cinesi hanno omesso i passaggi che parlavano di comunismo e di dissidenti. Il discorso di Obama ha irritato i dirigenti del partito comunista cinese, attenti a quel che internet diffonde in Cina. Obama ha dichiarato che le generazioni precedenti "hanno affontato il comunismo e il fascismo non soltanto con i missili e i carrarmati, ma con alleanze solide e convinzioni durature". Poi ha detto che "chi si attacca al potere con la corruzione e l'inganno" e "fa tacere i dissidenti" è secondo Obama "dal lato sbagliato della storia". La parola comunismo manca nella versione dei portali cinesi più popolari, Sohu e Sina, e la menzione dei dissidenti è scomparsa. A Hong Kong invece si può trovare la versione completa sul sito di Phoenix Tv.