mercoledì 28 gennaio 2009

Harvey Milk, storia di un eroe moderno

Intervista a Franco Grillini
Voce Repubblicana, 29 gennaio 2009
di Lanfranco Palazzolo
(A destra il vero harvey Milk,
sotto una scena del film).

Mi sono riconosciuto molto nella figura di Harvey Milk. Quella dell'esponente dei diritti civili dei gay a San Francisco negli anni '70 è la storia di un eroe moderno. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” Franco Grillini, presidente onorario dell'Arcigay.
Franco Grillini, come ha trovato il film che racconta le battaglie di Harvey Milk?
“Devo dire che mi sono molto riconosciuto in questo film attraverso la figura di Harvey Milk. Devo dire che la mia figura e quella di Milk sono molto simili e parallele per quanto riguarda il percorso politico che abbiamo fatto per arrivare all'elezione in una carica pubblica. Anche io sono stato candidato molte volte prima di essere eletto. Mi sono molto identificato in questa figura. Da questo punto di vista ho trovato il film di Gus Van Sant assolutamente coinvolgente anche per una persona che non è omosessuale. Questa è la storia di un eroe moderno che ha sacrificato la propria vita per gli ideali in cui credeva. In un mondo in cui molte persone fanno politica più per i propri interessi che per altro, credo che questo film sia una boccata d'aria fresca rispetto a quello che vediamo oggi nella politica italiana”.
Una delle figure interessanti di questo film è il sindaco di San Francisco George Moscone, assassinato insieme ad Harvey Milk da un ex consigliere omofobo. In Italia abbiamo conosciuto una figura simile a quella di Moscone?
“Un paragone lo farei con Renzo Imbeni, che fu sindaco di Bologna all'inizio degli anni '80. Imbeni è l'uomo che nel 1982 disse di sì, primo caso in Italia, alla sede per un sindaco omosessuale. Quindi diciamo che il paragone ci sta tutto”.
Dopo la nascita del Bipolarismo il movimento per i diritti civili dei gay ha incontrato una figura simile a quella di Moscone o di Imbeni?
“Non esiste più una figura simile a Moscone o a Renzo Imbeni. Negli anni '70-'80 il Pci aveva la possibilità di scoprire la cultura dei diritti civili e sperimentava una politica nuova. Quella fu una stagione di grande innovazione”.
Qual è stato il sindaco più deludente del movimento gay in Italia?
“Ho qualche ora per fare l'elenco?! Il sindaco di Milano Gabriele Albertini non ci ha mai voluto ricevere. Ho avuto modo di dirlo allo stesso ex sindaco di Milano. Anche la Letizia Moratti non ci ha ricevuto”.
Che differenza vede tra le manifestazioni del movimento gay a San Francisco con quelle italiane?
“Negli anni '70 non si facevano queste manifestazioni in Italia. Il primo corteo fatto da un circolo omosessuale fu quello del circolo Orfeo nel novembre del 1979, un anno dopo l'assassinio di Milk. All'epoca l'Italia era indietro se pensiamo che il primo grande corteo gay fu fatto a New York il 28 giugno del 1969. Oggi, anche in Italia, si organizzano grandi marce per i diritti civili dei gay”.

Il Presidente che unisce

Intervista a Massimo Teodori
Voce Repubblicana del 28 gennaio 2009
di Lanfranco Palazzolo

Barack Obama vuole unire gli Usa, ma per il nuovo Presidente degli Stati Uniti non sarà semplice attuare il programma al Congresso che conta su una maggioranza democratica. Lo ha detto alla “Voce” il professor Massimo Teodori.
Professor Teodori, cosa ne pensa del discorso di insediamento di Obama?
“Direi che il discorso inaugurale del discorso di Obama non sono tanto le indicazioni di carattere programmatico anche se nel suo intervento ci sono dei passi che riguardano questi aspetti. Nelle parole del nuovo Presidente ci sono dei riferimenti molto chiari alla storia americana e alla migliore tradizione degli Stati Uniti. In più punti, il Presidente Barack Obama parla della Carta costituzionale degli Stati Uniti, delle grandi vicende della storia americana e delle guerre nelle quali gli Stati Uniti si sono sacrificati a cominciare dalla guerra di Indipendenza del 1776, passando per la guerra civile del 1860 che abolì la schiavitù, fino alla sbarco in Normandia e fino agli ultimi eventi. Gran parte del discorso di Obama è stato caratterizzato dal pragmatismo. Ma direi che in questo intervento c'è anche un forte spirito patriottico. Lo scopo di Obama è quello di unificare il paese di fronte alle difficoltà che stanno attraversando gli Stati Uniti. Basta leggere il passo nel quale Obama si appella ai musulmani, agli ebrei e ai cristiani”.
Vede delle analogie tra questa presidenza e quella del 1933 di Fraklin D. Roosvelt?
“Il paragone con il 1933 è ormai ampiamente scontato. Gli Stati Uniti oggi devono affrontare una crisi paragonabile a quella del 1929. Tuttavia, il contesto di quella e di questa crisi sono sensibilmente diversi. Allora non esisteva la globalizzazione dell'economia. Gli Stati Uniti erano una nazione sviluppata come lo erano la Germania, la Gran Bretagna e altre poche nazioni. Vedo una grande diversità tra le scelte di tipo keynesiano che fece Roosvelt nel 1933 da quelli che sta progettando oggi Obama. Oggi i rapporti di economia internazionale sono diversi da quelli di 70 anni fa”.
Il Congresso avrà un atteggiamento positivo nei confronti del nuovo presidente viste le difficoltà che aveva incontrato George W. Bush negli ultimi mesi?
“Il Congresso costituirà un bel problema per Obama. Oggi i democratici controllano la Camera dei rappresentanti e il Senato. Nonostante questo non sarà facile per Obama far passare i suoi provvedimenti. A creare qualche problema ad Obama ci penseranno i conservatori fiscali, contrari alla spesa che ricade sui contribuenti, e dall'altra parte i liberal che ritengono che l'attuale stanziamento di 800 miliardi di dollari non sia sufficiente e che bisognerebbe raddoppiare gli aiuti allo sviluppo come ha detto il premio Nobel all'Economia Paul Krugman. Quindi Obama non si troverà davanti ad una situazione facile”.