mercoledì 4 febbraio 2009

MANI PULITE

Per anni mi sono chiesto chi aveva utilizzato il termine "Mani pulite" per parlare delle ruberie dei partiti politici. Allora sono andato su Wikipedia e ho dato uno sguardo alla voce "Mani Pulite". Ecco cosa hanno scritto i nostri amici dell'enciclopedia faidate: "Il primo ad usare l'espressione Mani pulite fu il presidente della Repubblica Sandro Pertini, in un discorso ai giovani nel 1980: 'Chi entra in politica, deve avere le mani pulite'". Non è vero. A sdoganare questa espressione ci aveva pensato il mitico Claudio Castellacci che nel 1977 ha pubblicato per la Sugarco edizioni questa piccola gemma dal titolo "Mani Pulite: i comunisti e le amministrazioni degli enti locali". Castellacci era un interprete parlamentare che ha deciso di diventare giornalista diventando caposervizio de "Il Nuovo" di Firenze. L'idea di questo libro nacque all'indomani della vittoria comunista alle elezioni amministrative del 1975. Nei primi mesi dopo quella affermazione politica, il Pci fu protagonista di una serie di episodi di cattiva amministrazione a Modena, Parma, Prato e Perugia. Il libro documenta benissimo gli scheletri nell'armadio del Pci nelle cosiddette giunte rosse. Il libro aveva il chiaro intento di dimostrare la diversità tra il Psi e il Pci e la loro difficoltà di convivenza politica. Basta leggere l'intervista finale nel libro con il vicesindaco di Bologna Paolo Babbini del Psi per capirlo. Quindi diamo a Castellacci quello che è di Castellacci".

Operazione Kezich

Ho visto il film "Operazione Valchiria" lo scorso sabato al "cinema Adriano", luogo in cui si esibì anche Benito Mussolini nel 1941. Speravo di vederlo in lingua originale, ma sono stato sfortunato. Il film è bello ed è degno di essere visto per comprendere meglio il senso dell'onore dei tedeschi e le dinamiche del potere anti-hitleriano. Però vorrei protestare ancora una volta per un recensione di Tullio Kezich apparsa sul "Corriere della Sera" lo scorso 30 gennaio. Ho già avuto modo di dire la mia sulla recensione di Kezich sul film di Gabriele Muccino "Sette vite". Ma vorrei ripetermi perchè non riesco a comprendere bene come nascono queste recensioni. E soprattutto non approvo il fatto che per scrivere una recensione si passi più della metà dell'articolo a parlare di Stefan George e di non meglio identificati amici di Kezich che lo portano sulla tomba del poeta tedesco durante un festival del cinema nel Canton Ticino. Vorrei far sapere a Kezich che le recensioni dei film non possono mai essere il pretesto per parlare di tutto quello che riguarda l'attentato del 20 luglio del 1944 riservando solo poche righe al film, soprattutto quando un'opera come questa merita di essere analizzata a fondo. Non sono ad esempio d'accordo nel dire che gli ufficiali dell'esercito tedesco siano perfetti. Infatti, in più di un occasione si ha l'impressione di vedere ufficiali dell'esercito americano. Ma su questo Kezich ha una maggiore esperienza visto che i tedeschi, quelli del nazismo, li ha visti in azione a Trieste tra il 1943 e il 1945. Non sono d'accordo nemmeno nella considerazione del recensore circa il poco spazio concesso al romanticismo visto che in alcune scente Von Stauffenberg (Tom Cruise) sembrava più impegnato a cercare la moglie che a guidare la rivolta. Di questa recensione vorrei ricordare un passaggio indimenticabile: "E anche se il film non lo dice, il grido finale di Stauffenberg («Lunga vita alla santa Germania!») nacque proprio a Minusio fra i catecumeni di Stefan George". Già, ma perchè il film avrebbe dovuto dirlo?!

Separati alla nascita

Hermann Goering Carlo Rubbia
Nella prima foto Hermann Goering, gerarca nazista e asso dell'aviazione tedesca, sotto il premio Nobel Carlo Rubbia.

Non manderemo garofani al Pd

Intervista a Bobo Craxi
di Lanfranco Palazzolo
Voce Repubblicana del 5 febbraio 2009

L’approvazione della legge elettorale potrebbe avere degli effetti sulle giunte locali. Stiamo studiando il caso. Di certo non manderemo rose o garofani agli amministratori del Pd. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” Bobo Craxi, esponente del Partito socialista, che critica l’approvazione della nuova legge elettorale per le europee con lo sbarramento del 4%.
Onorevole Craxi, dopo l’approvazione della legge elettorale per le europee, Walter Veltroni ha stretto la mano ad Elio Vito congratulandosi.
“Questa stretta di mano è la testimonianza che il partito unico è l’aspirazione di molti. Lo è sempre stata. C’è una radice profonda di questo sentimento nel nostro paese”.
Quali sono le sue valutazioni su quello che è successo martedì alla Camera a cominciare dal comportamento del Pd che ha impedito di fatto la votazione segreta sul provvedimento di riforma della legge elettorale?
“Il Partito democratico è in grande difficoltà. Questo è evidente. Walter Veltroni è convinto che le prossime elezioni europee rappresentano l’ultima spiaggia per la sua leadership. Il voto europeo consegna una sinistra più divisa, più debole e un Di Pietro che si prepara a togliere molti voti al centrosinistra. Nel centrodestra le cose non cambiano molto. Silvio Berlusconi ha voluto penalizzare Pierferdinando Casini creando un’area centrista forte. Nella storia repubblicana non era mai accaduta una cosa simile. Nella storia d’Europa non si è mai verificato un fatto simile a quello che stiamo vedendo in questi giorni in Italia. In Europa siamo stati criticati molto per questa scelta di cambiare la legge elettorale alla vigilia del voto per il rinnovo dell’assemblea di Strasburgo. Tutto questo avviene in un silenzio assordante e complice”.
Adesso cosa farete?
“Penso che sarà necessario dare vita a delle aggregazioni tra partiti”.
Crede che le aggregazioni possano funzionare in queste occasioni dove si vota con una legge proporzionale con preferenza?
“Se i piccoli partiti vogliono mantenere una loro presenza in Europa e avere ancora una propria influenza politica sono costretti a partecipare alle elezioni e a trovare delle convergenze tra partiti affini”.
Ci saranno degli effetti politici sulle giunte locali dopo la modifica della legge elettorale?
“Stiamo studiando il caso. Certamente non manderemo delle rose o dei garofani agli amministratori del Partito democratico”.
Si è pentito di essere tornato nel centrosinistra alla luce di quello che sta accadendo?
“Nel 2006 mi sono candidato con il centrosinistra di Prodi, mentre nel 2008 non mi sono alleato con Veltroni. I socialisti erano in un’aggregazione autonoma. Io non devo pentirmi di niente. L’unico che dovrebbe pentirsi dovrebbe essere Walter Veltroni che ha fatto crollare il Governo Prodi per perdere le elezioni”.

Quegli enti da non votare

Intervista a Michele Bortoluzzi
4 febbraio 2009
di Lanfranco Palazzolo
(Nella foto a destra Michele Bortoluzzi)

“Non serve, non la voto”. Questo è lo slogan che accompagna la campagna che chiede l’abolizione delle amministrazioni provinciali in Italia. A volerla sono stati gli imprenditori Michele Bortoluzzi, membro della Direzione di Radicali italiani, e Massimo Carraro.
Michele Bortoluzzi, perché avete dato vita a questa iniziativa?
“Con Massimo Carraro abbiamo pensato a quello che poteva essere fatto per rimettere il nostro paese a livelli di competizione economica. Dopo la crisi economica di questi mesi e l’esborso di denaro per sostenere l’economia abbiamo un paese che continua a macinare debito pubblico e a togliere libertà a chi viene dopo di noi. Prima di pensare ai tagli ai servizi essenziali per i cittadini abbiamo rivolto il nostro sguardo a quegli enti che non forniscono servizi essenziali e che non determinano il funzionamento della sanità pubblica, la perdita di diritti civili. E abbiamo pensato alle province”.
Come pensate di abolire le province?
“Nel nostro documento chiediamo una diminuzione della spesa corrente e il riassetto dello Stato attraverso la riduzione delle province. Ricordo che i Radicali italiani avevano portato il tema all’attenzione di Romano Prodi quando era Presidente del Consiglio. Inoltre c’è il problema dei piccoli comuni che non arrivano nemmeno a 100 abitanti, i quali possono essere accorpati senza arrivare ad eleggere un numero di consiglieri comunali quasi superiore al numero degli abitanti di quel comune. Questo è ridicolo. Ricordo che ci sono province che hanno 5 milioni di abitanti ed altre che ne hanno 200 mila. Questa è un’Italia mappata dagli sprechi caratterizzata da tanta burocrazia e poca efficienza. Penso ai consorzi, alle Comunità montane e alle autorità territoriali per l’acqua. Uno dei nostri punti di riferimento è il sito aboliamoleprovince.it”.
E’ giusto pensare a questa battaglia in un momento di crisi economica?
“Non pensiamo che tutto questo si possa cambiare dall’oggi al domani. L’idea di abolire le province e di rivedere la composizione dei Comuni potrebbe diventare operativa tra qualche anno. Il primo segnale che chiediamo è quello di non votare per queste amministrazioni. Le persone che sono impiegate nelle amministrazioni provinciali non devono essere licenziate. Questo non l’ho mai pensato. Anzi, queste persone andrebbero valorizzate in altri ruoli nella PA. Personalmente sono convinto che la forza di questo paese potrebbe essere la pubblica amministrazione se fosse ben utilizzata. Si parla tanto del cattivo funzionamento dei tribunali. Mi chiedo se non si possa utilizzare il personale delle province nell’amministrazione della giustizia civile dove questa non funziona. Questa sarebbe una scelta politica di buon senso che migliorerebbe il funzionamento della macchina amministrativa”.