giovedì 5 febbraio 2009

Senza rete minima di protezione

Intervista a Chiara Saraceno
Voce Repubblicana del 6 febbraio 2009
di Lanfranco Palazzolo

In questa crisi recessiva l’Italia ha perso l’occasione di creare una rete minima di protezione sociale. Lo ha detto alla “Voce” Chiara Saraceno, docente di sociologia della famiglia presso la Facoltà di Scienze politiche della Università di Torino.
Professoressa Saraceno, l’Europa sta affrontando la crisi economica attraverso buone politiche sociali?
“Non mi sembra di vedere politiche sociali adeguate nei paesi dell’Unione europea e un’iniziativa specifica nel campo delle politiche sociali. Negli Stati Uniti c’è stata una parziale eccezione. In quel paese hanno allargato l’accesso alla protezione sanitaria anche dopo la perdita dell’indennità di disoccupazione. Negli Usa non esisteva un sistema sanitario nazionale. Nei paesi dell’Unione europea tutti i paesi hanno una qualche protezione sanitaria indipendente dal rapporto di lavoro”.
Cosa pensa del piano messo in campo dalla cancelliera tedesca Angela Merkel. Si è pensato alle famiglie?
“Direi di no. Bisogna dire che ci sono alcuni paesi che sono più attrezzati del nostro per quanto riguarda la protezione sociale. Nel caso della Germania – nel bene o nel male – esiste un reddito minimo per i poveri che prevede un sostegno alle famiglie povere. Anzi, la cosa interessante del caso tedesco è che in questi giorni si sta affondando un dibattito, che verrà portato all’attenzione della Corte Costituzionale, su quanto debba essere questo reddito nel caso dei minori perché ci sono degli importi differenziati per i bambini dagli 0 ai 7 anni e per le altre fasce di età successiva. Si è detto che questo tipo di reddito è troppo basso”.
Pensa che in Italia si sia sbagliato approccio?
“Se paragono il dibattito tedesco con quanto sta accadendo in Italia mi viene da piangere. Basta pensare alla cosiddetta social card a 40 euro al mese. Questa carta prevede aiuti per i bambini a partire dai 3 anni. I fondi che sono stati dati per le spese sociali non sono sufficienti per i bambini fino ai 6 anni. Si deve pensare bene a quanto è necessario per far crescere un bambino adeguatamente”.
I provvedimenti a favore delle famiglie sono sbagliati?
“L’Italia ha lo svantaggio di non avere quelle politiche di base, di sostegno al reddito dei più poveri. Questo accade perché non c’è una misura di reddito minimo. E non c’è un sistema di aiuto universale ai bambini. Questo esiste solo per alcune categorie. Quindi da noi manca una rete di protezione minima che non viene meno quando manca il lavoro. Stavolta poteva essere la buona volta buona. Ma non si è pensato di introdurre un nuovo sistema di protezione. A mio giudizio la social card ha sbagliato bersaglio perché tocca gli anziani e un bambino da tre anni a basso reddito. La povertà non è collocata sulla base dell’età dei bambini, ma sul base del loro numero”.

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