martedì 10 febbraio 2009

Bersani sostenuto dai dalemiani

Intervista a Peppino Caldarola
Voce Repubblicana del 10 febbraio 2009
di Lanfranco Palazzolo

Pierluigi Bersani scende in campo ora per prevenire altre candidature alla guida del Pd. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” Peppino Caldarola, ex parlamentare dell’Ulivo ed editorialista.
Onorevole Caldarola, cosa ne pensa della discesa in campo di Pierluigi Bersani come avversario di Walter Veltroni alla segreteria del Pd?
“Bersani è molto preoccupato da questa scissione silenziosa che sta allontanando molti militanti dal Partito democratico. Bersani cerca di catalizzare su di se tutto lo scontento del partito e di trattenere questi militanti proponendogli una battaglia politica futura. Inoltre, con la candidatura anticipata vuol dire che l’antiveltroni sono io. Lo scopo di Bersani è anche quello di precedere altri possibili candidati dalla Finocchiaro ad Enrico Letta a quanti altri volessero proporsi come successori di Veltroni ”.
Prima di fare una mossa di questo genere che tipo di appoggi si è assicurato Bersani nel Pd?
“Nel 2007 Bersani non ebbe molti dubbi nel presentare la sua candidatura. In qualche modo, Massimo D’Alema e Piero Fassino gli fecero comprendere che era meglio non correre per le primarie per non togliere suffragi alla candidatura di Walter Veltroni. Se ci fosse stato in campo Bersani è probabile che Veltroni avrebbe vinto con uno scarto indubbiamente minore. Credo che in questo momento Bersani possa contare sul sostegno politico dei dalemiani. Non so ancora se sul sostegno esplicito di D’Alema. Ma è sicuro che una parte della base diessina lo appoggia come il candidato ideale da contrapporre a Veltroni”.
Rosy Bindi ha detto che la partita della segreteria del Pd non deve essere giocata tra ex esponenti dei Ds. E’ un errore fare questo tipo di valutazione?
“Questa valutazione è un errore. La partita è certamente giocata a due. Tutti e due (Veltroni e bersani, ndr) vengono dai Ds. Ma nulla toglie che possano esserci altri candidati come la stessa Bindi ed Enrico Letta. La Bindi può dare le sue risposte a questa osservazione candidandosi alla segreteria del Partito democratico come fece due anni fa”.
Perché D’Alema non scende in campo direttamente?
“Da gran tempo, D’Alema pensa di essere un grande suggeritore. Non ha voglia di entrare in campo e preferisce occuparsi di politica estera. Sa che in molti lo seguirebbero. Ma altri non lo appoggerebbero. D’Alema rischierebbe di spaccare il partito”.
La riforma elettorale sta creando problemi al Partito democratico e nel partito viene anche vista come una riforma salva-Veltroni?
“E’ sembrata una riforma salva-Veltroni e ha creato problemi al Pd soprattutto in periferia. In quelle realtà dove il Pd fa accordi con partiti minori, questi potrebbero non appoggiare il candidato del Pd. Ecco perché nel Pd molti ritengono che questo sbarramento sia un grave errore politico”.