giovedì 12 febbraio 2009

Foibe: un dramma ignorato fino al 1989

Intervista a Paolo Sardos Albertini
Voce Repubblicana, 12 febbraio 2009
di Lanfranco Palazzolo

Il processo del recupero della memoria sulle foibe cambiando. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” l’avvocato Paolo Sardos Alberini, Presidente della Lega Nazionale.
Avvocato Sardos Albertini, come sono andate le celebrazioni della giornata del ricordo sulle foibe?
“Ho l’impressione che il processo di recupero di questa memoria sta cambiando. Di anno in anno si allarga la cerchia di coloro che riconoscono questa memoria. Purtroppo si tratta di recuperare 60 anni di silenzio. Però, nel momento in cui il legislatore ha riconosciuto (con una legge del 2004) che l’esodo c’è stato e i crimini jugoslavi hanno toccato tutta la nazione italiana, credo che oggi ci sia la premessa affinché questa storia nazionale venga riscritta. Ho l’impressione che le cose stanno procedendo. L’importante è che questo processo si sia avviato”.
Pensa che la sinistra abbia cambiato atteggiamento verso questo dramma o si tende ad equiparare, in modo del tutto superficiale, gli istriani con i fascisti?
“Devo dire che un certo cambiamento da parte della sinistra c’è stato. Il riconoscimento della giornata del ricordo è stato votato dal Parlamento con una larga maggioranza. Solo Rifondazione comunista non ha voluto votare questo provvedimento. Credo che qualche riserva e quale pregiudizio residuo sia rimasto in alcuni ambienti politici. Ma c’è un dato chiarissimo che vorrei evidenziare. Si è ricominciato a parlare di foibe solo dopo il 1989. Prima di quella data c’è stato il black-out. Quando è crollato il comunismo il discorso si è riproposto. La verità è che noi siamo stati vittime del comunismo. Prima del 1989 il comunismo condizionava la nostra vita politica e delle foibe non si poteva parlare”.
Le associazioni dei partigiani come si sono comportate con voi in questi anni?
“Credo che su questi argomenti ci sia ancora una grande ignoranza. Quando il 1 maggio del 1945 i titini sono arrivati a Trieste, la prima cosa che hanno fatto non è stata quella di cercare i fascisti, ma di catturare gli esponenti del CLN. Il fatto che i partigiani si facciano paladini del comportamento dei titini è contro ogni logica. I partiti antifascisti aderivano al movimento partigiano italiano, mentre i comunisti italiani erano legati al movimento di liberazione sloveno. Gli stessi partigiani dovrebbero riconoscere i crimini contro gli istriani. Ma il condizionamento delle ideologie è troppo clamoroso al punto da non farli diventare obiettivi”.
Cosa ha provato quando si è aperto il confine con la Slovenia entrata nell’Ue?
“Sono stato favorevole. Io sono esule da Capodistria. Il mio desiderio è che proprio mentre i confini vengono rimossi l’Istria ritorni ad essere quello che era, una regione cresciuta all’insegna di Roma e di Venezia. I confini erano un ostacolo a questo”.