venerdì 13 febbraio 2009

I manifesti da non dimenticare

Andare in giro con un cellulare dotato di fotocamera è un grande vantaggio, soprattutto quando incontri per strada certi manifesti. Mi è capitato ieri pomeriggio mentre mi trovavo in Corso Vittorio Emanuele a Roma. Questo manifesto del Pd mi ha colpito per la sua scarsa efficacia. Nella parte superiore - come potete vedere - c'è scritto: "Berlusconi ancora una volta ha ingannato gli italiani". Nella frase mancano due virgole. Se si esclude l'errore di punteggiatura, è sorprendente che Silvio Berlusconi venga presentato come un personaggio che inganna "ancora una volta". Con questa espressione si dice indirettamente agli italiani che si sono fatti fregare dall'attuale premier visto che Berlusconi ha battuto l'Ulivo nel 1996 e il Pd nel 2008. Il manifesto certifica che gli italiani non sanno valutare chi li governa.
Ma l'aspetto più divertente del manifesto è l'affermazione sottostante: "Aumentano reati e criminalità". Leggendo queste due righe mi aspettavo una statistica o un dato del ministero dell'Interno. Ma chi ha pensato di pubblicare questo manifesto non si è curato di questo aspetto. La domanda che mi sono posto è la seguente: dove sta scritto che i reati sono aumentati? Eppure lo spazio (verde) sotto c'era per scrivere qualcosa, un dato, una statistica, citare una fonte. Allora ho pensato bene di fare una ricerca e ho scoperto, dall'articolo del Sole 24 ore del 2 dicembre, che la situazione è diversa: "Reati in calo, meriti bipartisan". Allora mi chiedo: chi è che sta ingannando gli italiani..."ancora una volta"?

Un'amministrazione più moderna

Intervista a Simone Baldelli
Voce Repubblicana, 14 febbraio 2009
di Lanfranco Palazzolo

L’obiettivo del ddl Brunetta è quello di incentivare i dipendenti della Pubblica Amministrazione a lavorare di più. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il deputato del Popolo delle Libertà Simone Baldelli. Il provvedimento è stato approvato giovedì dalla Camera dei deputati.
Onorevole Baldelli, prima dell’approvazione alla Camera del ddl Brunetta il Governo è stato sconfitto in una votazione. Cosa è accaduto e qual è l’importanza di questo provvedimento?
“L’incidente di percorso sul provvedimento non è stato particolarmente grave. In aula c’è stato qualche collega che ha sbagliato a votare ed è stato approvato un emendamento su un articolo. Si tratta di una modifica lessicale di poco conto. L’emendamento non cambia il senso del testo dell’articolo. Questo incidente di percorso non ha nulla di politico.Anzi, devo dire che c’è stata una sostanziale collaborazione su alcuni articoli con l’opposizione per un testo assolutamente rivoluzionario. Uso questo termine per l’Italia visto che all’estero quelle che chiamiamo innovazioni vengono considerate norma. Purtroppo il Governo Prodi non ha avuto il coraggio di fare dei passi in avanti sulla modernizzazione della Pubblica amministrazione, sulla lotta al fannullismo, sull’assenteismo, su un meccanismo di maggiore efficienza, di premialità e di meritocrazia. Il dll Brunetta affronta questo problema in maniera forte e consapevole attraverso questa delega al Governo per rendere più efficace la PA”.
Qual è il vostro obiettivo come maggioranza?
“La meritocrazia. Si tratta di pagare di più chi lavora meglio e molto. Il nostro scopo è quello di responsabilizzare i dirigenti e di licenziare chi danneggia la pubblica amministrazione con il suo comportamento e chi non va in maniera sistematica a lavorare”.
E’ giusto affrontare certi argomenti sul lavoro nella Pubblica amministrazione che dovrebbero essere oggetto della contrattazione di secondo livello?
“In Italia abbiamo avuto una storia della contrattazione e dei livelli di produzione industriale che ci hanno messo in crisi. Difficilmente lo Stato riesce a far valere i propri diritti di datore di lavoro e a tutelare il proprio interesse di una pubblica amministrazione che funzioni e di un servizio che serva ai cittadini. Per questo c’è bisogno di rafforzare i poteri datoriali attraverso una separazione netta tra la legge e la contrattazione. Dare un confine a questi due spazi. Se il Parlamento dice che la PA si serve in un certo modo i contratti non possono derogare a queste norme. Noi vogliamo responsabilizzare la dirigenza del settore pubblico. I dirigenti devono essere controllati e devono anche avere il diritto di controllare i dipendenti. La contrattazione di secondo livello deve diventare un momento per incentivare chi lavora di più”.

Iscritto al Pdl da 30 anni

Intervista a Marcello Veneziani
Voce Repubblicana del 13 febbraio 2009
di Lanfranco Palazzolo

Pinuccio Tatarella e prima ancora Berlusconi compresero la necessità di una destra liberale in Italia. Lo ha detto alla “Voce” Marcello Veneziani, saggista e giornalista.
Marcello Veneziani, cosa ricorda di Pinuccio Tatarella? E quale traccia ha lasciato nella politica italiana?
“Credo che Tatarella si sia iscritto al Popolo delle Libertà già trent’anni fa. E che lo abbia pensato ardentemente fin dal 1994, quando non esisteva nulla se non un Polo occasionale nato come cartello elettorale. Il suo merito è stato quello di intuire che in Italia, procedendo verso un bipolarismo, si andava verso un’aggregazione del centrodestra larghissima. E quindi il suo sogno – da uomo di destra che veniva dal Msi – era quello di uscire da quel piccolo partito nostalgico e di dare agibilità e politicità alla posizione della destra ritenendo che sia maggioritaria nel Paese. Credo che quella intuizione sia la base su cui ha lavorato Berlusconi, che è esperto di marketing. Il Presidente del Consiglio è riuscito a tradurre i termini politico commerciali quella che era un’intuizione politico-strategica di Tatarella”.
Tatarella ebbe l’idea giusta al momento giusto. Perché il vecchio Msi perse l’occasione di innovarsi ai tempi di Tambroni e nel periodo della nascita di Democrazia Nazionale? Quale fu il limite?
“Ai tempi di Tambroni fu respinta la destra, non fu la destra a respingere il tentativo di integrazione. E fu respinta con un moto di piazza ai limiti dell’eversione e che fu la base per il rovesciamento di un governo unico sostenuto dai voti del Movimento sociale”.
E nel 1976 con Democrazia Nazionale?
“Probabilmente quello fu un atto prematuro. Nei primi anni ’70 Almirante aveva tentato di far nascere la Destra nazionale con il progetto di integrarla nel dialogo politico. Questo progetto fu respinto da un risorgente antifascismo che aveva riportato il Msi in un ghetto. E proprio allora si parlò di arco costituzionale. Il tentativo di DN fu intempestivo perché nasceva nel momento del massimo isolamento della destra in Italia. I parlamentari di DN si consegnarono al nulla, al vuoto perché abbandonarono di fatto il Msi”.
Il primo a credere ad una nuova destra fu Berlusconi che nel 1976 finanziò Destra Nazionale incoraggiandola ad allearsi con la Dc?
“Credo di essere stato il primo a dare questa notizia tramite l’onorevole Giannetto Borromeo D’Adda che mi raccontò di aver ricevuto un finanziamento significativo da parte di Silvio Berlusconi. L’idea era quella di sostenere una forza di destra liberale. Allora non c’erano le condizioni. Ma già allora Berlusconi comprendeva la necessità di avere una sponda a destra nel momento in cui esisteva un centrosinistra solido. Ma quel tentativo non portò a nulla nonostante le qualità del gruppo di quel partito”.