lunedì 23 febbraio 2009

Pd: autoconservazione di un gruppo dirigente

di Lanfranco Palazzolo
Voce Repubblicana del 24 febbraio 2009
Intervista a Stefano Folli

Il Partito democratico ha scelto Dario Franceschini solo per salvaguardare il suo equilibrio interno. Lo ha detto alla “Voce” l’ex direttore del "Corriere della Sera" ed editorialista del “Sole 24 Ore” Stefano Folli.
Stefano Folli, cosa pensa dell’elezione di Dario Franceschini alla guida del Pd?
“Secondo me è stata una scelta abbastanza logica nella situazione che si era creata. Questa scelta era in qualche modo scontata perché era la cosa più prevedibile e quella su cui era più facile trovare un accordo tra le varie correnti interne. In questo senso era una scelta utile al gruppo dirigente. Se vediamo le cose in un’altra prospettiva, l’elezione di Dario Franceschini è una scelta di tono minore. In questa fase, il Partito democratico avrebbe dovuto mandare un segnale forte all’elettorato. Naturalmente questo segnale non si è visto. Si è fatta la scelta di Franceschini per garantire un certo equilibrio interno”.
Come possiamo interpretare questa uscita di scena di Veltroni?
“Sono convinto che il progetto del Partito democratico, così come lo ha interpretato Veltroni, era fallito. L’ex segretario del Pd non è riuscito a superare tutta una serie di ostacoli. Ma non è riuscito a dare chiarezza al progetto che si voleva perseguire. Non è stata data una chiara identità politica al partito e la linea politica era oscillante ed ambigua. Il progetto è fallito”.
Ci sono analogie tra la fuga di Veltroni nei Democratici di sinistra del 2001 e quella del 2009 con il Partito democratico?
“No. Ogni situazione politica ha una sua storia. Non vedo nessuna analogia”.
Cosa pensa della marcia indietro di Pierluigi Bersani che si era candidato alle primarie e oggi dice che Franceschini è la cosa giusta da fare?
“Bersani poteva venir fuori solo se si fosse fatta una battaglia a viso aperto. In questo momento si pensava che fosse distruttivo. Si è cercato di preservare quel tanto di unità delle varie componenti. Non a caso Franceschini si è appellato all’unità. Bersani avrebbe diviso il Pd. Certo, Bersani rappresenta un’ipotesi politica più forte e quindi potrebbe emergere dopo questo passaggio transitorio. Allo stato delle cose, Franceschini è un candidato di transizione”.
Bersani si è bruciato?
“No. Il Pd deve avere una linea politica molto chiara. Franceschini non ha portato questa chiarezza nel Pd. Il nuovo segretario ha detto alcune cose. Ma ha di fatto confermato questo stato di cose. Per il Pd sarebbe stato meglio fare una scelta forte oggi a costo di forzare lo statuto del partito”.
Sarebbe stato meglio fare le primarie in una fase critica come questa?
“Le primarie o il congresso. Comunque qualsiasi cosa che potesse dare un segnale forte. Ma il Pd non era assolutamente preparato a farlo. Il gruppo dirigente ha pensato solo ad autoconservarsi”.

Walter l'africano

In questi anni si sono dette tante cose su Veltroni l'Africano. Approfittiamo dell'occasione per invitare l'ex segretario del Pd a cogliere la palla al balzo per partire alla volta del continente nero. Ne avrebbe certamente bisogno visto che per tutta la vita è sempre rimasto dalle parti di Piazza Fiume. Siamo convinti che due anni in Africa potrebbero cambiare il nostro Walter e ridarcelo nel suo splendore (Il ritaglio sopra e di Repubblica del 5 febbraio 2003).

L'indimenticabile "No" di Ualter

Come sapete, Veltroni non c'è più. Si è dimesso da segretario del Pd. Non è giusto che abbia lasciato. Poteva ancora fare tanto per il Pdl. Ma la storia non si fa con i "se" o con i "ma". Allora per rendere omaggio a questo politico lungimirante volevo piazzare il titolo del messaggero del 13 novembre del 1999 che testimonia come Veltroni già allora aveva compreso quali potevano essere per lui i rischi del Pd. Grazie Ualter, non ti dimenticheremo mai.

Orsacchiotti nello spazio

Come qualcuno saprà, a dicembre quattro orsacchiotti di peluche sono stati lanciati al limite dello spazio. L'idea è del 'Churchill College' dell'universita' di Cambridge. Gli orsetti giocattolo sono decollati il 1 dicembre del 2008, appesi ad una mongolfiera gonfiata ad elio equipaggiata con numerose telecamere, un ricevitore Gps, un computer di bordo e una radio, necessari ad accompagnare il loro viaggio della durata di due ore e nove minuti a 30 kilometri sopra il livello del mare. Le tute sono state disegnate dagli alunni che hanno collaborato al progetto organizzato dallo 'Spaceflight student club' dell'universita' inglese. L'esperimento mira a coinvolgere i giovani nella scienza e nell'ingegneria e il suo scopo e' quello di vedere quale delle tute, disegnate da diversi gruppi di lavoro, protegga meglio gli orsacchiotti dalle rigide temperature (53 gradi sotto lo zero) che si incontrano a quelle altitudini. Qui trovate la pagina relativa all'avventura degli orsacchiotti. Gli orsetti (nella foto sopra sulla strada del ritorno) sono tornati sani e salvi alla base. Gli studenti li hanno accolti con grande gioia chiedendogli: "Avete sentito freddo?". No, si sta benissimo. La prossima volta venite anche voi...