martedì 24 febbraio 2009

Fine di un figlio del vecchio PCI

Intervista a Michele De Lucia
di Lanfranco Palazzolo
Voce Repubblicana del 24 febbraio 2009
(a sinistra il "Ventrusconi")

Alla guida del Partito democratico, Walter Veltroni ha dimostrato di essere figlio del vecchio Pci. Lo ha detto alla “Voce” il tesoriere di radicali italiani Michele De Lucia, autore de “Il baratto” (Kaos Edizioni), libro che documenta gli accordi tra Walter Veltroni e Silvio Berlusconi nel corso degli anni ’80.
Michele De Lucia, qual è stata la impressione dopo aver appreso delle dimissioni di Walter Veltroni?
“L’ex segretario del Partito democratico avrebbe potuto dimettersi dopo le elezioni politiche o dopo le elezioni regionali in Abruzzo. Veltroni ha inanellato una lunga serie di sconfitte elettorali. Penso che Veltroni abbia abbandonato il Partito democratico semplicemente per inguaiare i suoi compagni del Partito democratico e per evitare di essere crocifisso dal partito. Oggi non si può pensare ad un risultato positivo per il Partito democratico alle prossime elezioni europee. Ci vorrebbe un miracolo per evitare questo calo elettorale. E’ difficile pensare che assisteremo ad una ripresa del Pd a meno che non sia proprio Berlusconi a garantire la tenuta del Pd aprendo i cordoni dell’informazione per favorire il Pd, soprattutto per non essere considerato il totale responsabile delle scelte del suo Governo. Penso che Veltroni ha seminato quanto ha raccolto: nulla. Non c’era un progetto politico”.
Quali sono stati gli errori di Veltroni?
“Direi la lunghezza dello scontro politico sulla Vigilanza Rai. Il Partito democratico non ha saputo esprimere una posizione unitaria sulla vicenda di Eluana Englaro. Il Partito democratico ha espresso il nulla e nello stesso tempo ha messo in pratica la politica degli inciuci e del compromesso con Berlusconi. Il risultato non poteva che essere questo”.
Pensa che Veltroni abbia dimostrato di essere un inetto?
“Ha dimostrato di essere figlio in tutto e per tutto della tradizione comunista. Il segretario del Pd ha dimostrato di seguire la via togliattiana anche contro noi radicali. Lo ha fatto anche rifiutando di allearsi con una lista autonoma dei radicali. L’ospitalità concessa da Veltroni ai radicali è sembrato più un tentativo di liquidarci che di garantire l’ingresso in Parlamento di una delegazione radicale”.
Cosa farà Veltroni dopo questo secondo fallimento?
“Dubito che Veltroni farà altro nella vita. Magari si farà anche lui una fondazione come D’Alema. Mi sorprende che la politica italiana consideri giovane Walter Veltroni che ha 55 anni. Se è così Veltroni avrà una lunga vita politica”.
Pensa che Berlusconi sia dispiaciuto dell’uscita di scena di Veltroni? Qualcuno ha ironizzato dicendo che sarà difficile per capo del Governo trovare un avversario così.
“E’ vero, un avversario così non si incontra tutti i giorni soprattutto se pensiamo che quei due si sono retti il gioco a vicenda”.

Schegge - 10 anni prima: Casini presidenzialista

Pierferdinando Casini è il classico democristiano. Per lui la politica è l'arte del cambiamento in base alla necessità del momento. nel 1994 Berlusconi finanzia il CCD e lui è il più berlusconiano degli alleati; nel 2006 Berlusconi non lo fa diventare leader della Cdl e lui fonda il centro; nel 2009 Berlusconi gli propone la legge elettorale con lo sbarramento al 4% e lui la fa dopo essersi alleato con lui in Sardegna. Insomma, nella prima Repubblica Casini avrebbe fatto la sua grande figura. Oggi con Berlusconi davanti si deve fermare. E quando Berlusconi - nel dicembre del 2008 - gli propone il presidenzialismo lui gli risponde così: «Il presidente del Consiglio sappia che se coltiva un'ambizione presidenzialista noi siamo risolutamente contrari nelle condizioni date e con le distorsioni già esistenti. Ma soprattutto, invece di gettare ballon d'essai, si occupi della vita reale dei cittadini». Ma il 24 febbraio 1999 Casini era di un altro avviso. Basta leggere "la Repubblica" di quel giorno. Evviva la Dc di una volta meno Casini...