venerdì 27 febbraio 2009

Separati alla nascita

Il governatore della Luisiana e astro nascente del GOP
Bobby Jindal Il pornoproduttore Riccardo Schicchi

L'intoccabile "French doctor"

Non sappiamo se le accuse di Pèan siano vere, ma vi consigliamo di leggere il libro inchiesta "Le monde selon K". Nei giorni scorsi il ministro degli esteri francese, Bernard Kouchner, ha respinto in blocco le accuse di conflitto di interessi tra le sue funzioni governative e studi realizzati in passato per dei paesi africani contenute nel libro "Le Monde selon K" (Fayard) del giornalista Pierre Pèan - uscito all'inizio di questo mese - denunciando un attacco contro di lui "grottesco e nauseabondo". In una intervista a "Le Nouvel Observateur", il capo della diplomazia francese ha detto di aver "sempre agito nella legalità e nella trasparenza".Secondo Pean, Kouchner sarebbe fra l'altro intervenuto presso il presidente del Gabon, Omar Bongo - quando era già ministro degli Esteri nel governo di Nicolas Sarkozy - per sollecitare il saldo di fatture emesse da due società di consulenza, "Africa Steps" e "Imeda", per studi sulla riforma della sanità nel paese africano alle quali erano legati due suoi amici. Kouchner, prima di arrivare al Quai d'Orsay, era stato consulente di "Imeda" per quello studio. Anche qui smentita di Kouchner: "Ho solo detto a Bongo che non potevo più occuparmi del servizio sanitario del Paese". L'ex fondatore di Medici senza frontiere" ha precisato di aver guadagnato per le sue consulenze in tre anni di lavoro "un po' meno di 6000 euro al mese, dopo aver pagato le tasse". La figura di questo uomo politico è destinata a far discutere non solo per i nemerosi interessi del "French doctor", ma per l'avidità di potere della moglie, Christine Okrent, che riesce ad infilarsi nella direzione di qualsiasi organo di informazione. Comunque Bernard non ti preoccupare, tanto a te non ti caccia via nessuno perchè sei amico di Sarko e della sinistra. L'unica possibilità di vederti nei guai è la candidatura di Pèan alle prossime Presidenziali (Nella foto sopra BK nel 1981 ad un'asta a favore della Polonia).

Le facce di Fellini

Da domani in tutte le edicole italiane arriva "Le facce di Fellini". Questa è una pubblicazione della Sturzo editore che certo non potrà mancare nelle vostre case. Segnatevelo nel vostro block notes e domani quando uscite acquistate le facce di Fellini, una pubblicazione della Sturzo editore che allieterà le vostre serate permettendovi di capire chi sono e da dove vengono "Le facce di Fellini". E se volete fare un regalo ad un amico non dimenticate che "Le facce di Fellini" potrebbe fare al caso vostro. Con appena 5 euro potrete portarvi a casa il campionario completo de "Le facce di Fellini". Appuntamento domani mattina all'edicola più vicina. Costa solo 5 euro....

Per i repubblicani è l'ora dell'unità

Intervista a Luciana Sbarbati, segretaria nazionale
del Movimento dei Repubblicani Europei
Voce Repubblicana del 27 ottobre 2008

Oggi i repubblicani hanno uno spazio politico per tornare a combattere le loro battaglie insieme. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” la senatrice Luciana Sbarbati, segretaria del Movimento dei Repubblicani europei alla vigilia del III congresso che si svolgerà all’hotel Massimo D’Azeglio il 28 e il 1 marzo prossimi. Ecco cosa ci ha detto alla vigilia di questo appuntamento.
Senatrice Sbarbati, alla vigilia dell’appuntamento di sabato prossimo lei ha parlato del congresso della responsabilità. Cosa ha voluto dire? Qual è l’interpretazione che i repubblicani possono dare a questa parola?
“Sono partita da una considerazione molto intima, ma che ha un grande valore politico: un partito si ama non per quello che è o per quello che è diventato, ma per le ragioni della sua esistenza e per la sua storia. Trovo che queste ragioni siano così moderne e attuali per i repubblicani. Nella relazione al congresso dei Repubblicani Europei ho spiegato che queste ragioni devono essere difese e rappresentate da chi le ha sempre salvaguardate e condivise in maniera autonoma ed indipendente. Nessun altro contenitore, se non quello dei repubblicani, può comprendere questo patrimonio ed interpretarlo. Credo che oggi ci debba essere uno spazio per questa cultura moderna, laica e anticipatrici del futuro e di soluzioni importanti per la democrazia del nostro paese. I due grandi partiti stanno cercando di negare l’esistenza di questo spazio riducendo tutti al silenzio. Non credo che si tratti di discutere del bipolarismo o di negarlo. Oggi vedo in atto una volontà mediocre di avviarsi verso il bipartitismo, ad una sorta di ‘reductio ad unum’ inaccettabile. Io voglio vivere libera e morire libera con la capacità di pensare autonomamente. Essere repubblicani ha senso se si crede nella ragione e sulle sue possibilità senza condizionamenti confessionali o della politica da strapazzo che i partiti della maggioranza stanno mettendo in campo”.
Siete delusi dalla politica del Partito democratico che non ha saputo essere un partito realmente laico a causa dei condizionamenti confessionali che ci sono stati al suo interno?
“Uno spazio di laicità è assolutamente inesistente nel Partito democratico. E’ inesistente perché l’atto fondativi di questo nuovo soggetto politico - al quale noi stessi abbiamo lavorato per 12 lunghi anni - è stato un atto che ha escluso tutti fuorché i post-democristiani e i post-comunisti. Queste due componenti non hanno fatto altro che propalare ad oltranza la loro nomenclatura e il loro establishment. Da parte di questi due soggetti non c’è stata nessuna apertura alla società civile e alla diversità di altri contributi. E’ chiaro che all’interno di questo schema politico ci siamo sentiti soffocare. Noi non abbiamo cercato spazi di visibilità o parlato un altro linguaggio per farci notare. Da parte nostra non c’è stata nessuna autopromozione. Io ho scelto uno spazio di espressione, quello della pluralità, che è garantito dalla Costituzione repubblicana del nostro Paese e che loro vogliono cambiare ad uso esclusivo della loro capacità di rapinare i voti a quei piccoli partiti che loro definiscono inutili. Invece, proprio i piccoli partiti sono stati il sale della democrazia perché la storia è stata sempre fatta dalle minoranze che hanno saputo sempre mettere in moto i processi di cambiamento. Questo è accaduto in Italia, ma anche nel resto del mondo”.
Oggi vede la possibilità di ripercorrere tra tutti i repubblicani una battaglia comune sui temi di comune impegno nello stesso momento in cui i grandi partiti dei due schieramenti non riescono a produrre niente?
“Sì. Credo che sia proprio il momento di fare questa riflessione. Dobbiamo domandarci se c’è uno spazio per il pensiero repubblicano, per questa cultura ‘tout court’, che sia in grado di metterci in condizione di non bussare con il cappello in mano nella case di partiti appena nati o che si rifanno il look per produrre sempre le stesse nomenclature. Sono convinta che questo spazio – seppur minoritario - ci sia. Il partito che si è battuto per la libertà di opinione e di espressione non è mai stato un partito di massa. Ritengo che sia necessaria molta intelligenza per capire. Da questo punto di vista sono orgogliosa di essere intellettualmente ‘aristocratica’. Quindi è necessario riconquistare questo spazio che ha determinato la crescita democratica del Paese. La democrazia italiana ha bisogno del nostro contributo per essere più decente per essere all’altezza di competere con le altre democrazie. Il bipartitismo mira ad annullare solo il pensiero degli altri soggetti politici e il pensiero democratico. I grandi partiti sbagliano quando provano ad imporre una soglia di sbarramento solo per liberarsi della storia. Sono convinta che la storia non nasce dal nulla e che senza la sua comprensione non si arriva a costruire nulla”.
Cosa ha pensato quando ha visto alla guida del Pd un ex democristiano come Dario Franceschini?
“Non ho alcun preconcetto. Voglio solo vedere i fatti. Se il nuovo segretario avrà la capacità – stento a crederlo, ma mi auguro che non sia così – di riaprire il processo costituente, di percorrere un percorso plurale ed effettivo dal punto di vista della definizione delle culture in grado di definire qualcosa di diverso questo sarà un grande progresso. Il suo obiettivo dovrebbe essere quello di uscire dallo schema di questa tenaglia di potere. Se Franceschini avrà questa capacità noi lo seguiremo con grande attenzione in questo progetto nel quale mi sono spesa per anni. Oggi devo dire che il bilancio di questa situazione è assolutamente negativo. Per i repubblicani è un dovere tentare la strada che li possa riunire almeno su principi fondamentali e successivamente su un percorso politico comune per portare il nostro paese a comprendere che non esiste solo il polo di centrodestra e quello di centrosinistra, i quali mirano alla ‘reductio ad unum’ degli altri soggetti. Noi pensiamo che ci sia uno spazio liberaldemocratico nel quale si fa la differenza. Sono convinta che questa ‘differenza’ può contare moltissimo”.
La collocazione di questo spazio è al centro dello schieramento politico italiano?
“Diciamo che può essere un centro inteso come centrosinistra anche se queste parole hanno un valore molto relativo. Quando vedo che il garante delle istituzioni della destra liberale è diventato Gianfranco Fini, capisco che la storia cammina. Su questo dobbiamo fare una riflessione tutti quanti. Sono i contenuti che determinano la bontà del progetto politico. E proprio sui contenuti che abbiamo sfidato il Partito democratico che non ci ha voluto ascoltare, né definire un progetto. Oggi dobbiamo fare un bilancio del percorso che abbiamo fatto insieme al Pd. Sarà il III congresso del Movimento dei Repubblicani Europei a fare questa verifica. Io dirò la mia e altrettanto faranno i repubblicani. Anche io sono coinvolta in questo insuccesso. Sono io ad essere coinvolta in questa responsabilità per non essere riuscita a farmi valere come guida di questo partito. Ma devo anche dire che ho portato avanti una battaglia solitaria della quale porto con me le stimmate. Ecco perché oggi è necessario superare i vecchi antagonismi tra Repubblicani e di superare la logica degli schieramenti. Noi siamo sempre stato il partito che ha privilegiato i contenuti. Se continueremo a fare questo la nostra strada sarà spianata e in discesa”.
Nel MRE la prospettiva di superare i vecchi schieramenti è vista positivamente?
“La sensazione alla vigilia del congresso è positiva. E’ chiaro che – noi che ci siamo sempre definiti come un soggetto della sinistra democratica e non marxista – per ora le istanze dal punto di vista dello schieramento esistono. Ma io intendo superare questa situazione a partire da un manifesto. Confido che su una logica di buon governo, e per fare gli interessi del paese, di mettere in campo un progetto serio rispetto a quello a cui stiamo assistendo nel Paese. In questi mesi i grandi partiti parlano di crisi avvitandosi solo su se stessi, rispolverando vecchie logiche che si muovono tra lo statalismo e il liberismo proprio mentre emergono novità importanti come Angela Merkel in Germania. Ecco perché è necessario guardare anche fuori dal nostro piccolo orticello”.