domenica 1 marzo 2009

Un nuovo amore cafonal per Segolene




Come qualcuno saprà, Segolene Royal si è fatta beccare in giro con il suo nuovo fidanzato (foto 2). L'ex candidata alle elezioni presidenziali per il Partito socialista non ama che qualcuno ficchi il naso nella sua vita privata. E quando qualcuno lo fa lei si incazza tantissimo e avvia una serie di azioni legali. Almeno Sarkozy quando si incazza fa una sfuriata e poi passa tutto li. Invece per Segolene tutto diventa complicato e si arriva alle carte bollate. Comunque lo scoop c'è e ce lo teniamo almeno fino a quando Segolene non fa sequestrare Paris Match, il settimanale che l'ha beccata in giro con il suo nuovo fidanzato. Per la cronaca si tratta del famosissimo Andrè Hadjez. Sapete chi è? Non lo so nemmeno io. Però, il nostro Andrè sarà sottoposto ad un rigoroso esame del look visto che le foto che li ritraggono a Marbella andrebbero bene per una puntata di Cafonal. Per ora godetevi le immagini poetiche che appaiono sopra. Più tardi ci faremo quattro risate. Avvertite Martine Aubry.

Epifani dialoghi di più

Intervista a Pier Paolo Baretta (Pd)
Il Tempo, 28 febbraio 2009
Di Lanfranco Palazzolo
(A sinistra una caricatura sul diritto di sciopero apparsa nel 1970 su un settimanale di destra)

Aspettiamo a vedere il ddl delega sul diritto allo sciopero nel settore dei servizi di pubblica utilità. A mio avviso è necessario trovare un punto di incontro per regolare la prenotazione del diritto allo sciopero. Per il deputato del Pd Pier Paolo Baretta, che invita Guglielmo Epifani al dialogo, questa è la chiave di volta per trovare un punto di incontro sul ddl delega varato dal Governo.
Onorevole Baretta, cosa pensa del ddl delega approvato ieri dall'esecutivo?
“Penso che il governo avrebbe fatto meglio ad aspettare e aspettare il confronto diretto tra le parti sociali chiedendo un avviso comune anziché un intervento legislativo a priori. Credo che l'intervento legislativo debba avvenire a posteriori e seguendo le indicazioni formali delle parti sociali nel rispetto della loro autonomia. Questo metodo è più efficace. Il bisogno di regolamentare gli scioperi nel settore dei trasporti è un esigenza inderogabile alla quale non dobbiamo sottrarci. Quella parte del sindacato che ne discute fa bene a non sottrarsi anche se negli ultimi anni sono state fatte tante regolamentazioni. La loro scarsa efficacia non dipende dalle norme, ma dalla loro scarsa rappresentatività”.
Farete delle barricate sulla delega?
“Dobbiamo vedere il provvedimento nel merito. Personalmente ho qualche dubbio sul 51%. Mi sembra una norma troppo congiunturale. Oggi il vento tira da una parte, domani tirerà da un'altra parte. Non credo che il principio di maggioranza risolva il problema. Penso che bisognava essere più rigorosi su norme come quella del diritto a prenotare gli scioperi visto che c'è uno scarto tra gli scioperi richiesti e quelli realizzati. Si deve intervenire su questo strumento regolatore. E su quello si può trovare una strada che rispetti il diritto di sciopero rispettando i diritti degli utenti attraverso l'identificazione dei servizi pubblici essenziali. C'è qualcosa che andrebbe tolto nel provvedimento per fare qualcosa di serio nel merito”.
Crede che Guglielmo Epifani abbia creato dei grossi problemi ai grandi sindacati con il suo atteggiamento verso le proposte del Governo?
“La Cgil sta facendo un errore di fondo da troppo tempo perché non propone e non formula proposta. Non basta dire solo di no. Mi aspetto dalla Cgil un ritorno alla costruzione di una proposta. Se ci fosse questo progresso, i rapporti tra i sindacati sarebbero meno pesanti”.
Il governo ha pensato alla delega considerando i pessimi rapporti tra organizzazioni sindacali?
“Se ha pensato questo ha sbagliato. Su questo tema la discussione tra i sindacati è aperta. Il Governo non deve tagliare fuori il sindacato”.
Ma la delega non taglia fuori il sindacato. Il ministro del Welfare Maurizio Sacconi lo ha garantito.
“Una delega resta sempre un intervento ex ante. La mia perplessità è sull'efficacia del metodo. E' chiaro che il sindacato non sarà tagliato fuori. Questa delega è merito dell'azione e del dialogo da parte della Cisl e di Raffaele Bonanni. Non è una questione di metodo, ma di sostanza. Oggi c'è troppa legislazione. Il Governo ha un'ansia decisionale che non è coerente con la sua impostazione liberale. E' necessario favorire un'autorganizzazione sociale. I soggetti sociali interessati devono essere coinvolti altrimenti si deresponsabilizzano”.
Qual è il problema dei rapporti tra sindacati e le controparti?
“Ci sono troppe sigle sindacali in questi settori. Alcune di queste sono molto piccole e condizionano il dibattito generale. Il problema non è il diritto di sciopero, ma la rappresentatività delle organizzazioni sindacali. Il diritto di sciopero deve essere tutelato”.

Intervento di Francesco Nucara al III Congresso del Mre


Ieri mattina il segretario del Pri Francesco Nucara ha parlato dal palco del III Congresso del Movimento dei Repubblicani europei, guidato dalla senatrice Luciana Sbarbati, prima di firmare un documento comune, in qualità di segretario del Pri, nel quale le due forze politiche si impegnano ad assumere posizioni comuni nei due rami del Parlamento. Io ero presente e ho ripreso i primi otto minuti dell'intervento di Francesco Nucara. Buona visione.

Ecco perchè l'autorappresentatività è importante

Intervista ad Ileana Argentin
Voce Repubblicana del 28 febbraio 2009
di Lanfranco Palazzolo

Ho votato la Convenzione Onu sui disabili, però ho scelto di astenermi sugli ordini del giorno dei gruppi parlamentari perché credo nell’autorappresentatività dei disabili. E questa convenzione è stata scritta dalle principali associazioni sulla disabilità. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” l’onorevole Ileana Argentin del Pd.
Onorevole Argentin, la camera ha votato la ratifica della Convenzione Onu sui disabili che prevede l’istituzione dell’Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità.
“L’approvazione di questo accordo era un atto dovuto. Quando si tratta di una ratifica c’è poco da discutere. Diciamo che il trattato ha portato ad una sorta di contraddizione per quanto riguarda l’Osservatorio previsto al punto 3. Molti sostengono che la nascita di questo osservatorio possa provocare dei tagli per i fondi da destinare alla disabilità e anche una sottovalutazione dell’ascolto e dei rappresentanti dei disabili. Ho partecipato alla seduta della Commissione nella quale erano presenti la Federazione italiana per il superamento dell’handicap (Fish) e altre associazioni. Queste associazioni ci hanno detto di essere state a New York e di aver scritto questo accordo. Ho scelto di astenermi sugli ordini del giorno di alcuni gruppi parlamentari contro il lavoro fatto da queste organizzazioni. Non me la sentivo di criticare il lavoro di queste federazioni. Credo molto nell’autorappresentatività. E se loro dicono che va bene come è stato fatto, mi trovo d’accordo con loro”.
Come ha votato per la ratifica?
“Naturalmente ho votato a favore. I tempi di discussione del provvedimento potevano essere gestiti diversamente. E’ chiaro che le persone che hanno vagliato questa ratifica si sono trovate imprigionate in una tempistica preorganizzata dal Partito delle libertà. E’ anche vero che prima si approvava questo accordo e meglio era. Spero che questa convenzione possa significare una vera opportunità per tutti i disabili”.
La convenzione sarà applicata in tutte le sue parti?
“Credo che ci saranno delle riduzioni nella parte che riguarda gli investimenti economici. Ma credo che le altre parti verranno applicate”.
Quando ci fu la discussione delle mozioni sulla disabilità lei rivendicò il diritto di parlare di fondi per i disabili. I fondi previsti per questa convenzione sono sufficienti?
“No, non sono sufficienti. Temo che i fondi per questo osservatorio possano mettere a rischio altre istituzioni. Tutte le norme sulla disabilità sono state tagliate. Mi riferisco alla legge 68 sul collegamento al lavoro, al dpr 503 sull’eliminazione barriere architettoniche e alla legge 328 sulla presa in carico delle famiglie con gravi disabilità. La sopravvivenza di queste norme dipende dalle politiche che verranno fatte in futuro”.