martedì 3 marzo 2009

Un parlamento "arrestato"

Intervista a Paolo Guzzanti
Voce Repubblicana, 4 marzo 2009
di Lanfranco Palazzolo

No al parlamento “arrestato”. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il vicesegretario e deputato del Partito Liberale Italiano Paolo Guzzanti.
Onorevole Guzzanti, perché non condivide il nuovo sistema di voto con le impronte digitali alla Camera dei deputati?
“Mi sono sempre schierato contro i pianisti. Ho sempre pensato che i pianisti debbano essere castigati ed eventualmente denunciati quando il panismo diventa una truffa. Se i parlamentari si fingono assenti per prendere la diaria parlamentare, questa è una vera e propria truffa. Sono assolutamente contrario alla rilevazione delle impronte digitali per come è stata posta alla Camera. Questa procedura ha dato l’impressione che questo fosse un parlamento arrestato e potenzialmente criminale. Questa situazione soddisfa i palati di coloro che vorrebbero il Parlamento punito e castigato, dimezzato, ridotto ad 1/3, con lo stipendio ridotto ed umiliato. E questo è un male. A me non importa nulla se mi riducono lo stipendio”.
Quali rischi vede in questa novità del nuovo sistema di voto per sconfiggere i pianisti alla Camera?
“Non voglio che l’immagine del Parlamento sia distrutta perché quella non appartiene ai parlamentari. L’immagine del Parlamento appartiene al Paese, alla democrazia e ai cittadini. Sono sempre stato convinto che l’immagine del Parlamento è un bene pubblico. Ecco perché sono contrario che questo bene pubblico della democrazia, che è l’immagine del Parlamento, venga umiliata”.
Come si sconfigge il pianismo parlamentare?
“Beccare e colpire i pianisti si può fare. Basta prendere l’elenco dei presenti in aula con quello dei votanti e si beccano i pianisti. Faccio presente che in nessun Parlamento del mondo si prendono le impronte digitali dei parlamentari. Questo sistema poliziesco che si sta provando ad introdurre è totalmente sbagliato. L’immagine che esce dalle aule parlamentari è quella di un’assemblea parlamentare agli arresti”.
La sua è un’accusa al Presidente della Camera Gianfranco Fini?
“No, affatto. Io credo che il Presidente dell’assemblea abbia le sue perplessità sul nuovo sistema e le abbia anche manifestate. Lo ha detto chiaramente quando ha spiegato che voleva vedere quanti sono i parlamentari che intendono resistere a questa novità. Io non voglio resistere ad oltranza a questa novità. Anche io darò le mie impronte anche perché non voglio passare come un difensore dei pianisti”.
Pensa che i deputati si trovino in una situazione diversa rispetto ai senatori?
“Penso di sì. Sono stato anche senatore. Ho notato che alla Camera i deputati devono passare attraverso il metal detector. Questa è una perquisizione. In Gran Bretagna e negli Stati Uniti una cosa del genere non sarebbe tollerata per come concepiscono il concetto del rappresentante del popolo”.

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