venerdì 6 marzo 2009

Verdi, ma lontani dalle ideologie

Intervista a Marco Lion
Voce Repubblicana del 7 marzo 2009
di Lanfranco Palazzolo

I Verdi non pensano di entrare in una sinistra caratterizzata dalle ideologie. Lo ha spiegato alla “Voce Repubblicana” il tesoriere dei Verdi Marco Lion.
Marco Lion, cosa avete detto nel coordinamento federale dei Verdi dello scorso mercoledì? A quali alleanze pensate per le europee?
“Non pensiamo di entrare dentro una sinistra ideologica. Non è nelle nostre intenzioni. Come Verdi abbiamo sempre creduto che è necessario superare le ideologie fondamentaliste, autoreferenziali, che non servono a far fare passi in avanti al nostro paese. Il tentativo che vogliamo mettere in campo è quello di un’aggregazione ampia, dove abbiano posto, oltre alle radici ambientaliste, anche esperienze della sinistra che ha superato le vecchie ideologie. Ecco perché oggi sosteniamo la prospettiva di un’alleanza con i radicali. Noi non abbiamo condiviso questo tentativo di eliminare con gli sbarramenti elettorali alcune forze politiche significative per il nostro Paese”.
Quali sono i rapporti di forza nel vostro partito tra maggioranza ed opposizione interna?
“La dialettica tra maggioranza ed opposizione è sempre proficua perché è vantaggiosa per tutti in termini di crescita politica. La questione da risolvere era se andare da soli o di fare un’aggregazione più ampia. Alla fine ha vinto questa seconda scelta. Oggi ci manca un’interlocuzione concreta con i radicali”.
Quali sono le vostre relazioni con il Pd?
“La situazione non ci permette di pensare ad un accordo con il Partito democratico al punto di essere ospitati nelle sue liste. Dopo la débacle delle ultime elezioni politiche del 2008 abbiamo cercato di riprendere il filo del dialogo, se il centrosinistra vorrà vincere di nuovo”.
Con la nuova segreteria di Dario Franceschini i rapporti sono migliorati?
“Secondo me, dopo le elezioni europee di giugno si apriranno nuovi scenari nel centrosinistra. Dopo questa scadenza sarà necessario ripensare tutto per il centrosinistra. Il Pd deve però creare le condizioni per un nuovo rapporto di forza che ci permetta di avere con il Pd un rapporto paritetico”.
Quali sono le condizioni economiche dei Verdi?
“E’ la situazione di un partito che in questa legislatura non gode di alcun finanziamento pubblico per quanto riguarda le prossime elezioni politiche e ha avuto spese consistenti per reggere il confronto pubblicitario da parte di corazzate come il Pdl. Non ho mai ritardato il pagamento dello stipendio ai pochi dipendenti che abbiamo. Abbiamo ancora risorse sufficienti per fare politica. Diciamo che siamo ancora vivi”.
State cambiando strategia per raccogliere finanziamenti?
“Abbiamo sempre puntato sulle iscrizioni e sui contributi dei simpatizzanti. Abbiamo sempre scelto di accettare i contributi dei singoli cittadini e non abbiamo mai puntato su quelli dei potentati economici”.

La crisi de l'Unità vista da Oliviero Toscani

Rendiconto delle entrate e delle spese del Senato

Il giornale dei "vecchi monumenti"

Intervista ad Oliviero Toscani - Voce Repubblicana, 6 marzo 2009
di Lanfranco Palazzolo

Quel giornale è pieno di vecchi monumenti. Lo spiega alla “Voce Repubblicana” il pubblicitario Oliviero Toscani. Ecco cosa pensa il pubblicitario della crisi de l’Unità.
Oliviero Toscani, lei qualche mese fa aveva aiutato l’Unità in una campagna pubblicitaria molto ambiziosa. Si aspettava la crisi di questo quotidiano?
“Ero convinto che con l’arrivo di Renato Soru e di Concita De Gregorio forse si sarebbe smosso lo zoccolo duro e immobile del Partito democratico. Credo che in quel giornale ci sia un problema di vecchie talpe comuniste. Anzi, mi sono sbagliato, volevo dire vecchi monumenti. Queste persone non sono certo il futuro del giornale. Non c’è nulla da fare. La povera Concita De Gregorio si è data da fare perché voleva dare una brezza di novità al giornale fondato da Antonio Gramsci. Ma non è stato possibile. Ho fatto una teleconferenza con le redazioni di Roma e di Milano de l’Unità. Ma non è andata bene. I giornalisti si sono offesi per quello che ho detto. In quella occasione avevo detto che questa era giunto il momento per rinnovare e ringiovanire tutto. Ma loro si sono offesi. Loro pensano di stare dalla parte del giusto e gli altri sono dalla parte sbagliata. Purtroppo questa è la situazione. All’interno di quel giornale ci sono solo dei vecchi orsi inamovibili che vogliono tutte cose che in fondo non hanno nemmeno diritto di avere”.
Di quali pretese parla?
“Hanno una visione vecchia del giornalismo. Sono vecchi in tutto…Superati!”.
Che messaggio voleva dare nella sua campagna di rilancio del giornale?
“Volevo dare un messaggio di ringiovanimento. Concita è una persona giovanile, molto fresca e brava. Purtroppo a Soru è accaduto quello che abbiamo visto. Ma a l’Unità non sono fortunati. In quel quotidiano non vogliono rischiare nulla”.
Avrebbe impostato l’Unità con quel formato da giornale da metropolitana? Non trova che sia stato un errore?
“Io non lo avrei fatto proprio così. Io avrei fatto un giornale più sorprendente. La De Gregorio sarebbe stata capace di farlo, ma era circondata da orsi convinti delle loro verità”.
Guardando al lancio de l’Unità si aspettava che Soru non avrebbe più tirato fuori un euro?
“Dopo la sconfitta elettorale in Sardegna era logico che Soru facesse così”.
Cosa ne pensa dell’editoria di partito?
“Deve esistere. Non ho mai pensato che ci siano giornali da mandare a casa. Lo ritengo un errore anche per quello più antipatico. Credo che molti giornali chiuderanno perché costano troppo, la carta costa. Lo dico da amante dei giornali”.
Farebbe ancora una campagna pubblicitaria a favore di un giornale?
“Sì, per ‘l’Osservatore Romano’. E’ un giornale che è sempre stato mio nemico. Sulla prima pagina metterei questo titolo: ‘Abbiamo cambiato tutto’. Sai che faccia avrebbero fatto in Vaticano...”.