venerdì 13 marzo 2009

Un dialogo tra sordi

Voce Repubblicana, 14 marzo 2009
Intervista a Donato Bruno
di Lanfranco Palazzolo

Sulla riforma dei regolamenti parlamentari, maggioranza ed opposizione non hanno trovato ancora un punto di incontro. Lo ha detto alla “Voce” il Presidente della Commissione Affari Costituzionali della Camera Donato Bruno (Pdl).
Presidente Bruno, come sta procedendo il dibattito sulla riforma dei regolamenti parlamentari?
“In questo momento il dibattito sulla riforma dei regolamenti parlamentari è un confronto tra sordi. In Aula vi è una lamentela costante da parte dell’opposizione quando si è in presenza dei decreti. Questo tipo di provvedimento, che deve essere approvato entro 60 giorni, crea problemi alla maggioranza e soprattutto alle opposizioni. Si è pensato di portare delle proposte di riforma alla Giunta del Regolamento della Camera, che potessero garantire una corsia preferenziale per i provvedimenti del Governo senza ricorrere alla decretazione d’urgenza. Questo è uno dei punti fondamentali da affrontare”.
Quali sono le obiezioni delle opposizioni?
“I gruppi della minoranza parlamentare sostengono che il sistema della decretazione d’urgenza è uno scandalo poiché limita molto l’attività parlamentare e trasforma il nostro sistema parlamentare dal bicameralismo perfetto al monocameralismo monco. La critica è abbastanza pertinente. Però, se non si vuole cambiare la Costituzione, l’unica soluzione che c’è è quella di cambiare i regolamenti parlamentari. A noi sembrava che la proposta potesse essere presa in considerazione dai gruppi di opposizione, i quali avrebbero una tempistica maggiore di quella a loro disposizione oggi. Quindi il dibattito non sarebbe strozzato e diventerebbe in qualche modo più serio. Trovo questo comportamento contraddittorio. L’opposizione si lamenta in Aula, ma in Giunta del Regolamento non fa assolutamente nulla di costruttivo. Mi auguro che la nuova leadership del Pd cambi atteggiamento nei confronti di queste proposte”.
Non siete preoccupati del fatto che i provvedimenti di natura parlamentare sono discussi sempre meno in Aula?
“Questo primo anno di legislatura è stato caratterizzato dalle emergenze. Il Governo ha varato molti decreti. E’ giusto dare spazio ai provvedimenti di natura parlamentare. Come Presidente della I Commissione ho messo all’odg molti provvedimenti proposti dai deputati affinché il Parlamento svolga compiutamente il suo ruolo”.
I regolamenti parlamentari varati negli ultimi anni hanno compresso l’ostruzionismo?
“Credo che il lavoro massimo che i deputati devono svolgere deve avvenire in Commissione. E’ giusto che il grosso del lavoro sia svolto in quella sede. Oggi le commissioni sono composte di 46 membri: qui sono rappresentati tutti i gruppi. Credo che nelle Commissioni possa svolgersi un dibattito tecnico più completo. Credo che in Aula debba svolgersi un confronto più politico”.

Roberta Kelly - Zodiacs

Get Up And Boogie - Silver Convention

Lo stile dei manifesti politici: il Pdl

Lo stile dei manifesti politici è fondamentale. Ieri, passando davanti alla gelateria "Giolitti" mi sono fermato di fronte al manifesto che vedete qui a sinistra. Questa immagine e l'iconografica utilizzata da Alleanza Nazionale mi ha indubbiamente colpito. Immediatamente ho pensato ai manifesti del ventennio fascista ai figli della Lupa e alla prosopopea del ventennio: "La forza di Roma nel Pdl". Tuttavia, anche se il manifesto è uno spot a favore del Pdl, c'è qualcosa che non qudra: il richiamo al simbolo di AN, ad un sito del partito romano di Alleanza Nazionale e il diretto collegamento tra la Lupa e il nuovo soggetto politico. A questo carico da tre mettiamo anche i colori dello stemma comunale opportunamente sfumati sullo sfondo. Ho fatto qualche passo avanti e ho trovato un altro manifesto molto diverso che però sponsorizzava la medesima trasformazione politica. Si tratta di un manifesto di Forza Italia con questo titolo: "Forza Italia verso il Pdl".
Non ci vuole certo un master in comunicazione per i mass media per comprendere che lo stile è diametralmente opposto a quello degli alleati di Alleanza Nazionale. Forza Italia non sceglie di mettere un suo simbolo, di dare un recapito relativo ad un sito di Forza Italia e nemmeno di piazzare qualche segno che testimoni la forza del vecchio soggetto politico. L'unica cosa che ricorda direttamente Forza Italia è lo sfondo azzurro del manifesto oltre che la citazione del partito. E allora cosa possiamo dire?! L'unica considerazione da fare dopo questa occhiata è che in Forza Italia sono più convinti che in An del salto nel Pdl. E questo lo vedremo tra non molto. Potenza dei manifesti...

Ecco la Vigilanza diligente

Intervista a Fabrizio Morri (Pd)
Voce Repubblicana 13 marzo 2009
di Lanfranco Palazzolo

Finora la Commissione di Vigilanza sulla Rai tv ha fatto il suo dovere. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il senatore Fabrizio Morri, capogruppo del Partito democratico in Commissione di Vigilanza sulla Rai Tv.
Senatore Morri, alcuni dei vostri alleati sostengono che la Commissione di Vigilanza sulla Rai Tv abbia fatto sfoggio di immobilismo in questo mese di Presidenza di Sergio Zavoli. Cosa ne pensa?
“No, a me non pare che la Vigilanza non abbia fatto nulla. In questo mese abbiamo fatto subito – e per decisione del Presidente Zavoli – l’adempimento principale che avevamo: la nomina dei sette consiglieri di amministrazione della Rai. Si tratta dei nomi che la Vigilanza avrebbe dovuto scegliere. Ricordo che abbiamo votato questi nomi a poche ore dalla nascita della nuova Commissione di Vigilanza guidata da Sergio Zavoli. Adesso spetta al Governo nominare i due membri che gli spetta indicare secondo quanto è scritto nella legge Gasparri. Ma la Commissione non può far altro che augurarsi che questi nomi vengano fatti in fretta. Uno dei due deve essere indicato come Presidente. E per diventarlo deve tornare in Vigilanza. Ma la Vigilanza può essere convocata solo quando il Governo ha fatto i due nomi. Uno di questi due nomi deve essere votato da noi, prendere i 2/3 dei voti della Commissione bicamerale. Noi possiamo convocarci tutte le sere. Ma se il Governo non indica gli ultimi due nomi noi non possiamo fare nulla. Per ora manca un accordo su una figura condivisa da maggioranza ed opposizione che ottenga i 2/3 dei consensi della Commissione. Se noi ci convocassimo tutte le sere non sapremmo nemmeno chi votare”.
Ci spiega cosa non è andato per la nomina di Ferruccio De Bortoli alla Presidenza della Rai? Come ha trovato l’organigramma della Rai pubblicato lunedì scorso da “Repubblica”?
“Quello che penso potrà sembrare molto confuso a chi mi ascolta, ma è molto chiaro ai miei occhi. Secondo la legge Gasparri, il Presidente della Rai è una figura curiosa che non ha nessun pari in nessun altra azienda italiana. E’ un Presidente che parte senza maggioranza. Questa figura dovrebbe essere frutto di un accordo condiviso. Ma parte sapendo che ha una maggioranza di consiglieri che invece sono fedeli al Governo. Un professionista come De Bortoli avrà preso che questa funzione non gli avrebbe permesso di manifestare tutte le sue idee. E forse per questo ha rinunciato. Lo capisco”.
Perché volete ancora Petruccioli ai vertici della Rai dopo aver chiesto la fine dell’intromissione dei partiti in azienda?
“La difesa di Petruccioli dovrebbero farla tutti perché è il primo Presidente eletto con la Gasparri. Ha permesso alla Rai di svolgere il suo servizio pubblico. Per questo il veto su Petruccioli non dovrebbe essere accettato da nessuno”.