lunedì 16 marzo 2009

Cosa fanno i giovani democratici?

Voce Repubblicana del 17 marzo 2009
Intervista a Giulia Innocenzi
di Lanfranco Palazzolo

I giovani del Pd non producono consensi e rappresentanza nelle università. Lo ha detto Giulia Innocenzi, l’ex candidata alle primarie dei giovani del Pd.
Giulia Innocenzi, come è andata l’assemblea costituente dei Giovani democratici che si è svolta domenica a Milano?
“L’assemblea dei giovani del Pd si è svolta priva di un vero e proprio regolamento. L’ordine dei lavori dell’assemblea è stato adottato da un organo sconosciuto. Ci siamo trovati questo ordine dei lavori pubblicato pochi giorni fa sul sito dei giovani democratici. Nessuno di noi aveva saputo chi avesse adottato questo regolamento. Quello che mi dispiace dire è che i giovani democratici non hanno un forum di discussione e non esiste un indirizzario e-mail con il quale si possa comunicare. Infatti, la convocazione dell’assemblea di Milano è avvenuta senza che giungesse un’e-mail. Noi abbiamo chiesto di mettere in votazione il regolamento dei radicali italiani per farlo adottare dai giovani del Pd perché volevamo dare delle regole ai giovani di questo partito”.
Che regolamento avete adottato?
“Il segretario dei giovani del Pd Fausto Raciti ha fatto approvare un suo regolamento che aveva scritto nelle ultime ore. Ma il fatto nuovo di questa assemblea è che 1/3 dei giovani democratici non ha votato il documento presentato dal segretario Fausto Raciti”.
Avete parlato con il segretario del Pd Dario Franceschini?
“Ho avuto modo di parlarci e di spiegare quello che era accaduto alle primarie per il leader dei giovani del Pd. Il nuovo leader del Pd si è dimostrato diverso da Walter Veltroni. Ci ha ascoltato e ha detto ai giovani del Pd di essere indipendenti anche a costo di andare contro il proprio partito”. Ma come sono andate a finire queste primarie dei giovani del Partito democratico vinte da Raciti?
“Non sappiamo dirlo con i numeri. Infatti, non ci sono i dati ufficiali di queste elezioni in 17 regioni. Non esiste una lista di quella che è l’assemblea dei delegati alle assemblee nazionali e a quelle regionali dei giovani del Partito democratico. Delle 18 regioni che hanno votato il loro segretario regionale, ben 16 sono stati votati con una candidatura unica e con voto all’unanimità. Questo è un appiattimento dei pluralismo interno. Noi siamo andati sulla scia di quello che ha detto il segretario del Pd Franceschini”.
Perché i giovani del Pd hanno perso le elezioni universitarie a Roma?
“Il movimento de l’Onda che si è presentato in tutte le piazze italiane non ha prodotto molti consensi nelle elezioni universitarie. E’ servito a portare alle urne universitarie solo il 10% degli elettori. Questo significa che il movimento non ha prodotto alcuna influenza universitaria. Oggi la maggioranza delle università è nelle mani di Azione giovani. Ma di questo non si parla”.

Sarko e le donne


La Presidenza Sarkozy verrà indubbiamente ricrdata per il bel rapporto del capo dello Stato francese con le donne. Non si erano mai viste tante donne e tanti fallimenti dentro uno stesso esecutivo. Non so cosa ne pensi il Presidente del Consiglio Fillon, ma l'interrogativo se lo deve porre visto che i grandi settimanali francesi ironizzano su quello che accade nell'esecutivo francse dove le grandi donne del governo sono tutte in caduta libera. A questo proposito vi invito a guardare questa bella vignetta sopra e il servizio che appare questa settiman su "Le Figaro" nel quale vengono elaborate una serie di statistiche su cosa pensa Sarko della galleria femminile che affolla l'esecutivo di Francia. Buona lettura.

Rapiremo Aldo Moro

Intervista a Giuseppe Eusepi
di Lanfranco Palazzolo
Voce Repubblicana, 11 marzo 2008

Voglio proporre agli amici del mio blog un'intervista che ho realizzato un anno fa per la "Voce" e per Radio Radicale nella quale il professor Giuseppe Eusepi mi raccontò cosa aveva sentito alcuni giorni prima del rapimento di Aldo Moro a l'università di Roma "La Sapienza".

In quel periodo si aspettavano tutti un’azione clamorosa. Lo ha detto alla “Voce” Giuseppe Eusepi, docente di Regole fiscali e processo di bilancio alla facoltà di Economia e commercio di Roma, non vedente, che il 10 marzo del 1978 ascoltò, davanti alla facoltà di lettere, una conversazione nel corso della quale si parlava del prossimo rapimento di Aldo Moro.
Professor Eusepi, cosa ricorda, il 10 marzo del 1978, sul rapimento di Moro?
“Si tratta di eventi fondamentali, ma lontanissimi nel tempo. Oggi la mia valutazione su quegli eventi è diversa da quella di allora. Io non ho mai saputo come le forze dell’ordine vennero a conoscenza di quell’episodio. All’epoca non ritenevo quel fatto importante. Non lo ritengo nemmeno adesso. A quell’epoca ero incaricato alle esercitazioni alla facoltà di Lettere per ‘Storia delle dottrine economiche’. Avevo molti contatti in facoltà e sapevo quale era l’humus di certi comportamenti degli studenti. Non ricordo quale fosse la data di quel colloquio che ascoltai. Ma sicuramente era prima del 16”.
Negli atti della Commissione Moro si parla del 10 marzo.
“Non sarei in grado di ricordare bene. Sicuramente fu prima del 16 marzo. Era il pomeriggio inoltrato e mi trovavo davanti la vetrata della facoltà di Lettere. Ascoltai queste parole su Moro dette in maniera estremamente giullaresca: ‘Rapiremo l’onorevole Moro’”.
Tra queste persone qualcuno aveva parlato di mettere una bomba all’università?
“All’epoca c’era un modo di relazionarsi con gli altri fuori dalle righe. I comportamenti erano estremamente enfatizzati. Tutti si rapportavano in modo molto colorito cercando di occultare la miseria umana che già c’era”.
Si ricorda chi fossero queste due persone che parlavano? Uno dei due era Gian Marco Ariata?
“Questo non mi sentirei di confermarlo. C’erano molte persone all’esterno della facoltà. C’erano delle macchine in moto. Mi ricordo di Ariata che all’interno della facoltà era noto come ‘Piffero’ perché suonava il flauto. Non ho mai pensato che Ariata potesse fare una cosa del genere”.
Ha mai conosciuto qualcuno che è finito nel partito armato?
“No, non ho mai conosciuto nessuno”.
Chi ha fatto la denuncia del fatto?
“Non lo so. Ho parlato del fatto con il professor Massimo Finoia, che è morto. Ma glielo dissi dopo che il fatto era avvenuto”.
Quindi lei non si spiega come il commissariato di Ps dell’Università di Roma abbia saputo questa notizia?
“Non so se lo abbia detto Massimo Finoia. Ne parlai anche con un’altra persona. Ma non ricordo chi”.