giovedì 19 marzo 2009

MARIU' - GIANNI MORANDI

Separati alla nascita

Il mostro di Vienna Salvator Dalì



Gordon Brown alla Camera dei rappresentanti

"Ora più che mai il resto del mondo vuole lavorare insieme all'America".E' quanto ha detto, lo scorso 4 marzo, il premier britannico Gordon Brown, nel suo discorso al Congresso degli Stati Uniti, riferendosi ai rapporti tra gli Stati Uniti e il Regno Unito. "La nuova frontiera è che non ci sono frontiere", ha precisato Brown parlando dell'importanza che gli Stati Uniti abbiano un approccio globale verso i problemi, non solo sui temi della sicurezza ma anche su quelli economici. Il premier è di fatto tornato a parlare della necessità di eliminare la minaccia del protezionismo e di disporre di "un piano globale per la prosperità", perché "possiamo ottenere molto di più lavorando insieme"; "mai come adesso i benefici della cooperazione possono essere fruttuosi". Ascoltiamolo.

Ascoltate Draghi

Intervista a Giorgio Jannone
Voce Repubblicana 20 marzo 2009
di Lanfranco Palazzolo

I suggerimenti del Governatore di Bankitalia Draghi sulla situazione del credito devono essere presi sul serio. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” l’onorevole Giorgio Jannone, deputato del Popolo delle Libertà e membro della Commissione Finanze della Camera dei deputati.
Onorevole Jannone, che impressione ha avuto dell’audizione del Governatore di Bankitalia Mario Draghi alla Camera dei deputati?
“Il Governatore della Banca d’Italia cerca di far valere il suo ruolo istituzionale. Le preoccupazioni che ha espresso Draghi non riguardano solo i timori espressi dal Governo, quanto sulla situazione generale dei mercati e del credito e sul comparto nel suo insieme. Ci sono dei suggerimenti che vanno presi in seria considerazione. C’è anche qualche critica che deve essere valutata perché viene da una fonte molto autorevole”.
Come avete guardato all’iniziativa sui prefetti che hanno assunto il ruolo di controllori del credito da parte delle banche?
“Credo che questa iniziativa dei prefetti abbia un senso perché questa figura rappresenta il Governo in quel territorio di competenza. Quindi si tratta dell’organo più vicino alla crisi che le imprese vivono in questo momento. E’ chiaro che si tratta di un incremento di attenzione che è certamente innovativa. Qualche opposizione c’è perché le banche vedono diminuire il loro potere. Lo stesso Governatore Draghi ha espresso anche qualche perplessità. Credo che questa sia un’iniziativa giusta e condivisa da tutti”.
Quali saranno gli istituti di credito che utilizzeranno i “Tremonti bond”? Il governatore di Bankitalia ha approvato questa scelta?
“Il Governatore ci ha detto che lo strumento è assolutamente positivo. Quindi la posizione dell’istituto di via nazionale è favorevole a questa opzione. Anche questa soluzione era stata vista con una certa difficoltà all’inizio da parte del sistema creditizio e delle imprese. Di conseguenza, oggi vedo che è questa iniziativa è stata recepita dai principali istituti di credito italiani che utilizzeranno i ‘Tremonti bond’. Alludo agli annunci fatti da Banco Popolare, da Unicredit e da Banca Intesa. Queste scelte sono importanti soprattutto per far arrivare il credito alle imprese”.
Vede una differenza tra la situazione di Unicredit e di Banca Intesa rispetto a quella dei piccoli istituti di credito legati al territorio?
“Dopo questo primo random di controllo sui principali istituti di credito italiani emerge che molte banche hanno acquisito molti titoli tossici. Molte banche hanno dei problemi relativi all’acquisizione di questi titoli problematici acquisiti sui mercati esteri. Le banche legate al territorio e legate alla Pmi sono immuni da questo tipo di problema. Penso che il sistema del credito risentirà ancora per mesi di questa situazione di crisi”.

Pierferdy, smettila di litigare

Ieri sera stavo tornando a casa quando nella stazione della metropolitana di Piazza di Spagna mi sono imbattuto in questo manifesto di Pierferdinando Casini dal titolo "Smettetela di litigare". Ho fatto davvero fatica a comprendere a chi si fosse riferito Casini. Mai come in questo periodo si sono visti tanti volemose bene. I partiti non litigano più. Ma per Casini siamo in una fase di grande rissa politica. Questa trovata picassiana da parte di Pierferdy non me l'aspettavo proprio. Oggi Pierferdy si presenta come il salvatore dalle liti. Ma è sicuro di essere lui il grande paciere della vita politica italiana?! Io dico di "No". Qui sotto vi ho piazzato alcuni titoli di quotidiani italiani degli ultimi due anni dove nel titolo, associato al nome di Casini appare la parola "lite". Va bene, Casini ci dice che dobbiamo smettere di litigare...Ma a far finire le liti di Casini chi ci pensa.


Il mio Campini Caproni ("L'ètrange moteur Campini")

Oggi sono riuscito ad "intercettare" la copertina de "Le fana e l'aviation", il mensile che si occupa dell'aviazione militare d'epoca. La copertina era dedicata al Campini-Caproni C.C.2, uno dei primi aerei a reazione del mondo che fu sperimentto in Italia nel 1941. Questa copertina mi ha sorpreso molto anche perchè non mi aspettavo un simile riconoscimento da una rivista specializzata. I miei ricordi sono andati al lontano 1992, quando avevo comprato un modellino del CC. Con il tempo, il modellino che ho costruito si è rotto in mille pezzi. Infatti, quando ho trovato "Le Fana" in edicola mi sono precipitato alla ricerca del mio modellino. Ma le mie ricerche hanno portato all'esito della foto sotto. Del mio Campini Caproni resta soltanto quello che vedete: le due ali. Una fine ingloriosa che certo non è dissimile da quella del vero Campini Caproni che non fu mai impegnato in guerra e relegato in un hangar per tutta la durata della guerra. Se ne volete sapere qualcosa di più, qui trovate un'ampia scheda sul velivolo. E se trovate "Le fana de l'aviation" compratelo. Ne vale la pena perchè il servizio sul Caproni è interessante.

Separati alla nascita

Savino Pezzotta, deputato dell'Udc
Demis Roussos, cantante greco

Senza risolvere il problema delle province

Intervista a Savino Pezzotta
Voce Repubblicana del 19 marzo 2009
di Lanfranco Palazzolo

La delega sul federalismo fiscale non risolve certo il problema delle province. Lo ha detto alla “Voce” l’onorevole Savino Pezzotta dell’Udc.
Onorevole Pezzotta, il vostro partito si è opposto alla delega sul federalismo fiscale. Ci spiega perché avete accusato il Governo di volere una misura che definite come uno spot propagandistico?
“Riteniamo questo provvedimento solo un manifesto propagandistico. Non abbiamo nulla contro il federalismo. La tradizione storica a cui noi ci riferiamo è legata alla tradizione delle autonomie. Ma per attuare il federalismo la prima cosa da fare è capire qual è l’assetto istituzionale. In assenza di questo presupposto non si riesce a capire che tipo di federalismo fiscale viene messo in campo. Poi ci sono una serie di cose che non sono state chiarite sui conti pubblici. Ecco perché pensiamo che questo provvedimento sia solo uno spot”.
Il vostro partito è alleato del Pdl in Sicilia e in Sardegna, dove i governatori hanno espresso apprezzamento per questo provvedimento. Pensa che anche l’Udc in quelle regioni abbia la stessa opinione dei governatori?
“Queste posizioni non ci creano alcun imbarazzo perché la nostra linea politica è molto precisa. La delega sul federalismo fiscale evita di entrare su molte questioni come ad esempio quella relativa alle province e non risolve le questioni relative alle regioni a Statuto speciale. La posizione di questi governatori che lei ha citato non mette in dubbio la nostra posizione su questo tema. La nostra non è un’opposizione al federalismo, ma lo è per questo tipo di federalismo. Anzi, il rischio di questo provvedimento è che possa portare – al momento della sua applicazione – anche un grave appesantimento fiscale”.
Siete preoccupati per la tenuta finanziaria dello Stato dopo la polemica a distanza tra il Presidente di Confindustria Emma Marcegaglia e il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi sui “soldi veri”?
“La Marcegaglia ha detto timidamente la verità. I segnali che avverto sono estremamente negativi. Oggi non vedo una politica a favore del Mezzogiorno. Non credo che si possa fare una politica per il Sud pensando di fare solo il ponte sullo Stretto di Messina. Il ponte sullo Stretto è importante, ma non risolve da solo tutti i problemi del Mezzogiorno. Se io guardo la realtà del Nord le casse integrazioni sono in aumento, le chiusure delle Pmi idem, le banche fanno fatica a dare soldi alle piccole imprese. Le cifre parlano di 1 milione di persone che perdono il posto di lavoro. Questo è il problema che ha di fronte il Paese. E la Marcegaglia non ha fatto altro che evidenziare una situazione reale. E bene che il Presidente del Consiglio non si irriti, ma guardi la situazione politica per quello che è. Mi auguro che il Governo sia più concreto in questo”.