mercoledì 25 marzo 2009

Ecco come abbiamo fermato la deriva leghista

Intervista a Francesco Boccia
Voce Repubblicana del 26 marzo 2009
di Lanfranco Palazzolo

Sul federalismo fiscale il Pd ha fermato la deriva fortemente regionalista della Lega. Lo ha detto alla “Voce” l’onorevole Francesco Boccia del Pd.
Onorevole Boccia, come siete giunti alla scelta di astenervi sulla delega al Governo sul federalismo fiscale?
“Il provvedimento che è stato approvato oggi dalla Camera dei deputati è molto diverso da quello che era uscito dal consiglio dei ministri. In quel provvedimento c’era un’altra idea di Stato, quella più vicina ai desideri della Lega. Il principio che fondava quella prima versione della delega toglieva allo Stato il principio della perequazione che era affidato alle singole regioni”.
Quali erano i limiti della prima bozza?
“In base a quella prima versione, se la Calabria o altre regioni del sud non avessero avuto le risorse per coprire i servizi essenziali, avrebbero dovuto chiedere il permesso e le risorse alla Lombardia o al Veneto. Questo era scritto nel provvedimento iniziale voluto dalla Lega. Ma questo principio non c’è più. Il Pd ha preteso e ottenuto la centralità dello Stato nella perequazione e quindi confermare le garanzie stabilite nella riforma del Titolo V varate dal centrosinistra nel 2001. Inoltre, abbiamo eliminato l’Irpef su base regionale che avrebbe creato almeno 20 sistemi fiscali diversi. L’Irpef è l’unica imposta che garantisce l’unità nazionale. Infine, la perequazione sarà fatta attraverso l’Iva. Anche sulla scuola abbiamo impedito che ci fossato tanti sistemi scolastici quante sono le regioni. Ricordo che la Commissione bicamerale sul federalismo vigilerà sulle deleghe. E se vedrà delle incoerenze nel processo di attuazione del federalismo fiscale metterà di nuovo tutto in gioco. Ecco perché ci siamo astenuti. Noi siamo convinti che l’alleanza tra Lega e Pdl non reggerà all’attuazione di questi decreti”.
Il segretario del Pd Dario Franceschini fatto bene ad imporre al disciplina di partito su coloro che volevano votare contro la delega?
“Assolutamente sì. Questo è la conferma che il partito c’è ed ha una leadership ben determinata”.
Se la Lega dovesse ottenere un buon risultato alle prossime amministrative penserete di aver contribuito con l’astensione parlamentare a questo successo elettorale?
“Sono convinto che la Lega riuscirà ad ottenere un buon risultato. Ma lo farà solo a scapito del Popolo delle Libertà. Non ci vuole certo un analista politico sofisticato per capire questo. Era già successo alle elezioni politiche del 2008. In quella occasione la Lega era cresciuta a scapito del Pdl. Se noi avessimo votato sempre no ed evitato di provare a presentare degli emendamenti oggi non avremmo questo tipo di delega approvata dalla Camera, ma ci troveremmo a confrontarci con un federalismo che ha smontato il Paese. Dobbiamo essere fieri del nostro lavoro”.

10 anni fa: la guerra contro la Serbia

Oggi fa effetto sapere che i Comunisti italiani, i Verdi, i socialisti e altre forze di sinistra appoggiarono i bombardamenti della Nato contro i compagni Jugoslavi. I leghisti corsero immediatamente a dare la loro solidarietà al dittatore serbo e con molta probabilità i nostri aerei volarono sui cieli di Belgrado senza che gli italiani ne fossero informati. Speriamo che quello che è accaduto dieci anni fa ai danni dei kosovari e quei bombardamenti restino un ricordo da non rivivere mai più.

Quel brutto segnale del Governo

Intervista a Paolo Nerozzi
Voce Repubblicana del 25 marzo 2009
di Lanfranco Palazzolo

Le morti bianche nei luoghi di lavoro non si fermano. Per questo è necessario varare un testo unico sul lavoro che induca i datori di lavoro al rispetto delle norme sulla sicurezza. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il senatore del Partito democratico Paolo Nerozzi commentando le indiscrezioni, poi smentite dal Governo, sul dlgs sulla sicurezza sui luoghi di lavoro.
Senatore Nerozzi, il Governo ha smentito un’agenzia di stampa che aveva fornito una versione superata del dlgs sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Cosa ne pensa della bozza che aveva letto sul testo unico che riguarda la sicurezza nei luoghi di lavoro?
“Innanzitutto, più di un anno fa venne approvata una legge che non è mai stata applicata (La legge 123 approvata il 3 agosto del 2007). Purtroppo devo constatare che le morti bianche continuano nella stessa misura degli ultimi anni. Questo non è un fatto positivo. In questi giorni sono è stata resa nota una bozza di modifica di quella legge nella quale venivano attenuate le responsabilità penali per l’impresa e per i manager. Mi pare che questo sia un segnale bruttissimo. Il Governo ha smentito che quella versione resa nota alla stampa fosse definitiva. Vedremo. Ricordo che l’Inghilterra, paese dove ci sono meno incidenti sul lavoro, sono attualmente in vigore delle pene simili a quelle che erano state introdotte in Italia più di un anno fa. Quindi pene di quel genere sono sperimentate in tutta Europa”.
Cosa l’ha preoccupata di quella bozza smentita?
“Il messaggio che si vorrebbe far passare è quello del lasciar fare. Il rischio è quello di lasciare tutto come prima e di lasciare spazio al lassismo. Si tratta di un lassismo pericoloso perché riguarda la vita di tanti lavoratori. Il messaggio è simbolicamente devastante. Per il Partito democratico è un messaggio inaccettabile”.
Cosa ne pensa del comportamento di molti datori di lavoro che regolarizzano i lavoratori quando questi subiscono un incidente? Pensa che sia un errore considerare questo comportamento come un reato amministrativo.
“Sono convinto che la regolarizzazione di un lavoratore il giorno in cui questa persona muore non possa essere trattato senza che sia considerato un reato di carattere penale”.
Pensa che il ministro del Walfare Maurizio Sacconi avrà il coraggio di presentare un testo unico che renda più severe le norme per i datori di lavoro in materia di sicurezza?
“Io posso solo augurarmi che il Governo abbandoni la strada del lassismo nei confronti di certi comportamenti. Personalmente non so cosa farà il Governo. Qui non credo c’entrino questioni di schieramento politico. Il problema non è l’impostazione politica di questo provvedimento, ma il buon senso con il quale si devono valutare le condizioni nelle quali sono costretti molti lavoratori”.