martedì 7 aprile 2009

Una poesia di Pasolini. Dedica a Lorenzo Sebastiani

Non so se qualcuno di voi avrà appreso la notizia della morte del giocatore di Rugby Lorenzo Sebastiani. Il ventenne pilone della squadra ed in forza all'Accademia Federale di Tirrenia è stato ritrovato sotto le macerie della sua abitazione. La giovane promessa della palla ovale italiana è morto nel crollo della sua casa. Ho deciso di dedicargli una riflessione di Pier Paolo Pasolini sulla scomparsa della squadra nazionale di nuoto italiana scomparsa a Brema nel gennaio del 1966.

Pier Paolo Pasolini: Parole su Brema
"SPRINT” – Febbraio 1966
“Percorrendo le immagini di morte che ormai fanno parte della nostra esperienza di questi giorni, insieme con le immagini dei giovani che sono morti. Ricordo che quando – alcune sere fa – ho visto il giornale che portava l’orribile notizia, in un primo momento, queste fotografie di giovani sorridenti mi hanno fatto pensare ad una bella notizia, una notizia gioiosa di vittoria. Non so…pensavo si trattasse di giovani astronauti russi o americani che erano volati sul cosmo. E poi tanto più dolorosa la delusione. Queste immagini che abbiamo visto ora e queste immagini dei ragazzi morti e sorridenti dei giornali sono un po’ come certi particolari degli incubi che una volta dissolto l’incubo restano ad aleggiare nella nostra memoria come qualcosa di doloroso e di ineluttabile oramai. Cosa posso dire su quello che ho provato in quel momento e ora? E insieme andando a tante disgrazie simili successe in questi ultimi anni? Domenica sera ho ascoltato l’intervista a Boscaini che parlava del suo amico De Gregorio. Ne parlava con tanta profonda malinconia, con tanta precisione dovuta a una tale sincerità di sentimento che naturalmente….ora mi è difficile di ottenere qualcosa di simile, io che in fondo sono estraneo a tutto questo. Boscaini – ad un certo momento della sua intervista – ha detto queste parole: ‘Che cosa posso dire?!’. E, infatti, cosa possiamo dire?! Di fronte a cose di questo genere: all’ultima disgrazia di Brema o a quella di Superga o a tante altre successe in questi anni. Non c’è niente da fare se non disperarsi perché – in questo caso come negli altri – non c’è nessuno da incolpare. Non c’è niente da chiamare in causa. E d’altra parte se non cè nemmeno nessuna ragione, nessun sentimento su cui far leva per consolarsi, per autoesaltarsi, per dimenticare in qualche modo la violenza brutale del dolore. Ho interrogato ad una, ad una le facce di questi giovani nuotatori morti. E ho ricordato anche le facce dei giocatori del Torino che ricordo molto bene. Ebbene, spesso succede che nelle facce delle fotografie pubblicate nei giornali il giorno dopo – dopo qualche tragedia di questo genere - si senta qualcosa come un presagio della morte, un ombra dolorosa. Nel senso che quel destino era ineluttabile, era in qualche caso voluto. E invece qui no! Le facce di questi giovani nuotatori – osservate una ad una – non fanno presagire assolutamente nulla. Non soltanto esse dimostravano un completo, totale abbandono alla vita. Alla vita come forza, come gioventù, come vitalità. Tutte le qualità bellissime che si possedevano in modo così eccezionale. Ma si sentiva anche un amore più umile per la vita. L’amore per la vita quotidiana di tutti i giorni per un futuro di cittadini onesti. Tutt’al più, c’era in qualcuno di loro un’ombra di timidezza e di angoscia che si sarebbe appunto risolta con l’accettare una vita di professionista serio e grato a quello che la vita gli avrebbe riservato. E quindi, poiché sono istintivamente portato a cercare un disegno, una significazione, qualcosa che renda meno orribile, meno assurdo, meno meccanico, un avvenimento di questo genere, io mi chiedo – e l’angoscia in questo aumenta – quale disegno e significazione ci sia in questa orrenda disgrazia successa a Brema in questi giorni. E nelle disgrazie simili successe in questi anni….Che morendo così ineluttabilmente, così inesorabilmente e senza ragione…così con tanta meccanica brutalità… Che cosa hanno voluto dire questi giovani a noi che sopravviviamo loro?! Che giudizio hanno voluto formulare, quale condanna fare sul mondo che hanno così inopinatamente e tragicamente abbandonato?! Io non so rispondere a questa domanda. E quindi tanto più grave è l’angoscia. E quindi non posso far altro che tornare a ripetere – di fronte a disgrazie simili – l’unica risposta è la disperazione”.

Vicini alle popolazioni colpite dal terremoto

Intervista al senatore Andrea Pastore
Voce Repubblicana, 8 aprile 2009
di Lanfranco Palazzolo

Oggi dobbiamo stare vicini alle popolazioni colpite e non pensare alle polemiche. Lo ha etto alla Voce Repubblicana il Senatore Andrea Pastore del Popolo delle Libertà.
Senatore Pastore, dopo il terremoto di lunedì in provincia de l’Aquila molti esponenti politici hanno detto che bisogna evitare polemiche ed essere uniti. E’ giusto in un momento come questo?
“Credo che questo è il momento per soccorrere le persone e salvarle dalle macerie. Oggi è necessario stare vicini alle popolazioni colpite che hanno la necessità di non sentirsi soli. La pubblica amministrazione deve essere vicina a queste persone con gesti concreti oltre che simbolici. La solidarietà che si manifesta nei confronti delle popolazioni colpite ha un grande valore morale. Questi aiuti si tradurranno in sostegni materiali e poi per la ricostruzione. Oggi non dobbiamo arrenderci allo sconforto”.
Pensa che un fatto del genere potesse essere previsto? Qualche giorno fa un ricercatore aveva lanciato un allarme.
“Ho seguito la vicenda dalla stampa. Lo sciame sismico di questi giorni era la testimonianza che qualcosa si stava muovendo. Ma nessuno poteva stabilire dove, come e quando sarebbe esploso questo terremoto. Lo stato delle conoscenze non ci permette di prevedere un terremoto. Lanciare un allarme per un terremoto significava mettere in sicurezza un’intera regione con conseguenze di panico diffuso e di disagi per una fascia più estesa di popolazione. Era impossibile prevedere dove e quando ci sarebbe stato questo terremoto. Adesso non dobbiamo esasperare gli animi perché c’è bisogno della solidarietà di tutti”.
E’ stato un errore annunciare una denuncia a Giuliani per procurato allarme?
“Da quello che ho letto, Giuliani ha preannunciato un terremoto in un certo giorno, in una certa località. E questo non è avvenuto. Credo che sia stato denunciato per questo. Giuliani non ha detto che lo sciame sismico era un preludio al terremoto, ma ha detto che in un certo giorno ci sarebbe stato un terremoto”.
Qualche esponente politico ha detto che le case dovranno essere ricostruite a norma. Cosa ne pensa?
“Penso che sia difficile ricostruire a norma alcuni edifici medioevali de l’Aquila. E’ difficile mettere a norma la basilica di S. Maria di collemaggio. Credo che si possa fare qualche opera di sostegno. Mentre per gli edifici nuovi si applicano le norme antisismiche”.
Alcune personalità dell’Idv hanno detto che dopo questo disastro il piano casa sarà un rischio e che le nuove costruzioni saranno un pericolo.
“Il piano casa non c’entra nulla con il dramma che vivono oggi gli abruzzesi. Le norme di tutela contro i sismi devono essere rispettate sempre. Nessuno vuole derogare alle norme antisismiche. Dove c’è una zona sismica le norme sui terremoti devono essere sempre rispettate”.

24 ore dopo il sisma







Volevo sintetizzare il dramma di queste ore con alcune immagini di queste 24 ore. E volevo farlo proprio mentre sono appena passate le 3.30, 24 ore dopo il terremoto. La prima immagine che vorrei ricordare è quella di Dario Pallotta, giocatore di Rugby che h salvato numerosi vecchietti portandoli in spalla. Nella seconda foto potete vedere l'immagine della Chiesa delle anime pie di Avezzano. La terza immagine è dedicata al paesino di Onna. raso al suolo dal terremoto. E infine il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi mentre sorvola i luoghi colpiti dal terremoto.

Il terremoto di Avezzano (1915)

Quando capita un evento così doloroso come il terremoto di ieri la memoria corre inevitabilmente al passato. Il caso che riguarda più da vicino l'Abruzzo è quello del terremoto del 1915 ad Avezzano. L'Italia non era ancora entrata in guerra. E intorno a quel disastro si sviluppò una polemica politica molto dura che vi riporto dalla testata "L'Ora Presente" (24 gennaio 1915), quindicinale vicino alle posizioni degli interventisti. Gli amanti della guerra criticano i "necrofori patriottacei" ("I neutralisti") con argomentazioni efficaci. Tuttavia, rivedendo la storia dal nostro punto di vista non si può far altro che prendere le parti dei neutralisti di fronte al "realismo" di chi ha portato alla morte tanti italiani in quella guerra stupida ed inutile.