martedì 28 aprile 2009

Domani, su "Il Tempo", Enzo Carra ci parla dell'arroganza dell'Italia dei Valori


Islanda, un anno fa


La prima di Fréttabladid


Debora ha "sparato" sul quartier generale

Intervista a Fausto Raciti
Voce Repubblicana, 29 aprile 2009
Di Lanfranco Palazzolo

Non ho votato le liste del Pd alle europee perché avrei voluto più giovani candidati alle prossime elezioni europee. Lo ha detto alla "Voce Repubblicana" il segretario dei giovani democratici Fausto Raciti.
Ci vuole spiegare perché ha criticato il Partito democratico per le scelte fatto sulla formazione delle liste per le europee?
"La mia critica non riguardava le candidature che ci sono, ma quelle che non ci sono. Ho sottolineato che all’interno della lista mancassero dei nomi espressione delle realtà giovanile del partito e che fossero espressione della mia generazione, che è quella più colpita dalla crisi finanziaria e sociale che si è scatenata in Europa. Questa è la ragione per la quale sono uscito dalla sala quando sono state votate le liste. Ecco perché ho sollevato qualche perplessità. Naturalmente mi impegnerò in questa campagna elettorale per il Pd".
Quali sono le sue critiche sulla candidatura di Debora Serracchiani?
"Tutti mi fanno questa domanda. Penso che sia bene d’ora in poi il rinnovamento del Partito democratico smetta di avvenire per cooptazione, come avveniva nei partiti originari, ma sulla capacità di raccogliere consenso da parte dei candidati. Non ho mai detto che Debora Serracchiani non avesse titolo per candidarsi. Ho solo detto che il percorso del rinnovamento è più complesso, che ha bisogno di misurarsi. A noi giovani del Pd questa possibilità non è stata offerta. Ecco perché ho fatto sentire la mia voce".
Lei ha detto che le liste del Pd hanno premiato chi ha "sparato sul quartier generale". Qualcuno ha strumentalizzato le sue parole dicendo che nel Pd vige il centralismo democratico.
"Non è vero. Se fosse stato così non avrei criticato le scelte per la formazione delle liste del Pd. Ho solo detto che non è sufficiente diventare i portavoce del rinnovamento dicendo che nel Partito democratico tutto è stato fatto male, che è stato sbagliato. Non è giusto attaccare indistintamente il gruppo dirigente del partito. Credo che la politica si faccia su altro. Sono curioso di sapere cosa pensano i nostri candidati sull’idea di Europa, cosa pensano del trattato di Lisbona dieci anni dopo, che idea hanno dell’economia sociale di mercato. Non basta parlare male del Pd per presentarsi come i rinnovatori. Questo non vuol dire parlare bene di tutto. Del resto, anche io ho espresso le mie critiche al partito. Vorrei capire perché noi non abbiamo fatto parte di questo rinnovamento portando il nostro peso politico".
Qual è l’ultimo libro che ha letto?
"E’ un saggio di Salvatore Veca dal titolo "Le cose della vita. Congetture, conversazioni e cose personali", BUR, 2006. Sono dei brevi racconti sulla vita quotidiana di ciascuno di noi. E’ un libro leggero, ma nello stesso tempo profondo, come tutte le cose che fa Veca".