giovedì 30 aprile 2009

In memoria di Pio La Torre

Quando si ricorda la scomparsa di un uomo politico è sempre necessario fare attenzione alle parole che vengono utilizzate. Oggi ho ascoltato le dichiarazioni delle alte cariche dello Stato sull'assassinio di Pio La Torre e non ho sentito una parola di verità. Ho ascoltato solo ricordi, ricordi e buone intenzioni. Forse non basta solo questo per capire uno degli assassini più misteriosi della storia politica siciliana. Mi auguro che i misteri sul caso La Torre lascino spazio a qualche certezza in più, certezza che tanti non hanno voluto vedere. Visto che ci tenevo a ricordare Pio La Torre non potevo certo fare a meno di ricordare una delle sue iniziative parlamentari visto che qualcuno oggi ha ricordato che l'aroporto di Comiso deve mantenere il nome di Pio La Torre e di Rosario Di Salvo, anche lui ucciso il 30 aprile del 1982 in un agguato. Visto che di areoporti si parla ho pensato di postare qui la richiesta, mai accettata dal Parlamento, su una commissione d'inchiesta sull'aroporto di Punta Raisi. Un'ultima cosa, oggi ho ascoltato le parole dell'onorevole Lumia, il quale ha detto "purtroppo allora la politica non capì sino in fondo il valore della testimonianza di Pio La Torre che proponeva con una legge l'introduzione del reato di associazione mafiosa, il 416 bis, come reato che finalmente riconosceva la mafia come un male in sé. Inoltre proponeva misure normative per colpire i patrimoni mafiosi". Lumia dovrebbe dire perchè la politica non comprese La Torre e dovrebbe spiegare chi erano i nemici di La Torre nel Pci e perchè Berlinguer non citò la sua figura nel congresso del Pci nel 1983. Ed ora onore a La Torre....



Il Premio Nobel per Pino Scotto

Se dovessi dare il premio Nobel della Cultura, la mia preferenza andrebbe sicuramente a Pino Scotto. Non so chi sia Pino Scotto, ma il suo modo di esporre le cose e la sua chiarezza mi piacciono. Ecco perchè lo vorrei segnalare questo personaggio alla giuria di Oslo affinchè il premio Nobel sia assegnato a quest'uomo. Mentre Giusy Ferrero si meriterebbe almeno 20 Telegatti per punizione. Sucsate la cattiveria, ma viviamo in un mondo senza pietà.

Love Is The Drug - Roxy Music

Occhio al voto europeo

Intervista ad Alessandro Caprettini
Voce Repubblicana, 1° maggio 2009
di Lanfranco Palazzolo

Il consiglio che voglio dare agli italiani con il mio libro è quello di andare a votare, ma di scegliere bene il parlamentare europeo che manderanno a Strasburgo e Bruxelles. Lo ha detto alla “Voce” Alessandro Caprettini, inviato de “Il Giornale” e autore de “L’Eurocasta italiana” (Piemme), libro di denuncia sugli sprechi delle istituzioni europee che ci spiega perché l’Italia non sempre conta in Europa.
Alessandro Caprettini, perché ha scelto di fare un libro sulla casta italiana in Europa?
“Gli italiani sono costretti da anni a stringere la cinghia. Molti cittadini italiani si chiedono dove vanno a finire tutti i soldi che vengono erogati dall'Unione europea e dal nostro Paese per la ripresa economica”.
Non crede di alimentare un certo qualunquismo tra gli elettori alla vigilia delle europee?
“Il rischio c'è. Il titolo del libro è stato scelto dalla mia casa editrice con il mio consenso. Nel primo capitolo del libro analizzo quelli che sono i difetti di questa casta. Il libro non è un attacco ai politici. Anche se nel mio libro critico lo sdoppiamento delle sedi europee tra Strasburgo e Bruxelles. Di fronte a queste critiche il rischio è quello di evitare il voto. Ma nel mio libro invito gli elettori ad andare a votare, ma scegliendo bene il loro rappresentante al Parlamento europeo. Molte delle liste per il Parlamento europeo saranno composte da politici bolliti, da veline, da annunciatrici che certo non hanno la competenza per affrontare il lavoro parlamentare”.
Chi se la cava meglio tra gli euroburocrati e gli eurodeputati?
“Per quanto riguarda l'Italia si va di pari passo. Distinguerei molto le cose. Se parliamo di italiani dobbiamo fare un discorso diverso da quello degli stranieri. In Europa vanno a fare i deputati europei esponenti politici che gli italiani non vogliono più vedere, gli euroburocrati che vengono premiati e i funzionari che sono da quelle parti da alcuni anni. Il risultato è che a Bruxelles ci ritroviamo con un gruppo di rappresentanti frustrati, che vivono la loro presenza nelle istituzioni come un esilio dalla madrepatria. In Spagna sin dai tempi di Gonzalez, il leader socialista che aveva preceduto Aznar, prendevano i migliori 30 neolaureati e li facevano lavorare a Bruxelles. Successivamente, questi funzionari venivano mandati a lavorare nelle regioni spagnole dove la loro esperienza era utile per ottenere i finanziamenti Ue. Da noi questo non succede. I nostri funzionari non sempre sono presenti, hanno difficoltà con le lingue”.
Qual è il risultato di questo stato di cose?
“Non otteniamo i finanziamenti che ci spettano. C'è una classifica sulle gare d'appalto sulle PMI. In questa classifica l'Inghilterra ha il 30% delle commesse, Francia e Germania il 20% e l'Italia il 2%. Penso di essere stato chiaro”.