giovedì 7 maggio 2009

Obama e il ritorno del lavoro

Intervista a Furio Colombo
Voce Repubblicana, 7 maggio 2009
di Lanfranco Palazzolo

(Nella foto a sinistra e sotto Obama con il vice Biden mentre consuma un hamburger in una paninoteca di Arligton prima dell'incontro con il presidente israelinao Peres. Sotto ci sono altre due foto della pausa pranzo del Presidente).
Negli ultimi decenni il capitalismo americano aveva messo in secondo piano il valore del lavoro. Barack Obama ha capito questo errore commesso dalla destra Usa. Lo ha detto alla “Voce” l'onorevole Furio Colombo del Partito democratico.
Furio Colombo, dopo l'accordo tra Fiat e Chrysler è proseguito il dibattito su come il nuovo Presidente degli Stati Uniti pensa di cambiare il capitalismo americano visto che nell'accordo con l'azienda italiana gli operai entrano nel capitale Fiat. Cosa ne pensa?
“Nella sua domanda c'è una sproporzione tra tutta la politica economica di Obama e l'accordo tra la Fiat e la Chrysler, che è un'eccellente cosa, molto grande per noi italiani. Nell'orizzonte della presidenza di Obama questo accordo è un fatto tra tanti. E bisogna analizzare tutti gli altri fatti per dare un giudizio sulla politica economica di Obama”.
E allora come possiamo giudicare questo episodio?
“Da questo episodio quello che si vede – senza del resto tentare un giudizio generale che sarebbe arbitrario e prematuro – è che Obama, da bravo ed intelligente e pragmatico americano, sta restituendo al capitalismo un pezzo essenziale nella definizione di questo termine. Il capitalismo aveva perso una sua precisa connotazione: il valore del lavoro, il valore degli operai che fanno bene il loro lavoro, il valore dell'impresa”.

Il suo è un atto di accusa alla destra americana?
“Tutta la destra americana, per ben tre decenni, ha denigrato ed emarginato il lavoro. Lo ha progressivamente sostituito con la finanza. Con questo tipo di scelta si è arrivati nel disastro nel quale stiamo ancora vivendo. Il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha visto con chiarezza e con grande abilità politica ha visto l'errore che il capitalismo americano aveva commesso. Non lo ha fatto certo per umanità o per altri fattori. Negli ultimi anni il capitalismo americano aveva buttato via il lavoro, umiliando gli operai, emarginando il loro valore, licenziandoli quasi con capriccio. Negli Stati Uniti c'è stato un periodo nel quale quasi si celebrava, per ogni mille dipendenti licenziati, il guadagno di un punto in borsa. Su quel punto in borsa si calcolavano i bonus dei dirigenti. Licenziare diventava un incentivo che rischiava di portare alla morte l'impresa. Il prezzo che si pagava per questa politica era la scomparsa di personale di qualità per l'impresa. Questo è accaduto a causa della divaricazione tra economia reale ed economia finanziaria il lavoro era la grande vittima. In questa intuizione di Obama si inserisce l'accordo la Fiat”.
Come vede l'ingresso dei sindacati nel capitale della Chrysler?
“Lo vedo come un atto simbolico. E' il modo di celebrare il ritorno alla valorizzazione di chi produce il lavoro sulla scena nel prime time della vita pubblica americana”.