mercoledì 13 maggio 2009

Il dramma di Pino Masciari



Questa mattina la Radio mi ha fatto seguire la manifestazione che Pino Masciari ha fatto davanti al Quirinale. Masciari è un imprenditore calabrese che nel 1994 ha avuto il coraggio di denunciare la 'ndrangheta. Per questo è stato costretto a chiudere la sua azienda e a licenziare i suoi ultimi 58 dipendenti. La confindustria calabrese gli ha voltato le spalle e solo pochi gli hanno manifestato la solidarietà. Infine, lo Stato lo ha cancellato dal suo programma di protezione come testimone di giustizia. La manifestazione del 12 maggio è stata fatta per annunciare l'inizio dello sciopero della fame e della sete dello stesso Masciari, che si rivolge al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e alle alte cariche dello Stato per chiedere di non essere abbandonato dallo Stato. Dalla Commissione centrale del ministero dell'Interno finora nessuno si è fatto vivo. I video girati sono due. Il secondo è stato fatto mentre Masciari veniva intervistato dalla Rai.

Muore un ciclista al giorno

Intervista ad Antonio Tajani
Il Tempo, 12 maggio 2009
di Lanfranco Palazzolo

Il progetto Icarus punta alla conoscenza e al cambiamento delle cattive abitudini di chi guida. Lo ha detto il Vicepresidente della Commissione europea Antonio Tajani, responsabile del portafoglio dei Trasporti nell'istanza esecutiva dell'Ue.
Presidente Tajani, qual è l'importanza del progetto Icarus che mira a svolgere una ricerca sui comportamenti di guida nell'Unione Europea?
“E' un progetto molto importante. La Commissione è impegnata per ridurre e dimezzare le vittime degli incidenti stradali. Questo è l'obiettivo che si prefigge il Piano di azione della sicurezza stradale 2003-2010. In questi anni alcuni paesi hanno fatto dei buoni progressi sul piano della prevenzione degli incidenti stradali. Ma quanto fatto finora non basta. Il nostro obiettivo è quello di fare qualcosa di più. In questa fase stiamo cercando di avviare progetti per rinforzare l'insieme degli strumenti a disposizione dei singoli paesi dell'Unione europea. Ecco perché abbiamo deciso di mettere in campo un deciso sostegno finanziario per realizzare progetti per la prevenzione degli incidenti, per gli studi relativi ai singoli settori del trasporto, per rinforzare gli strumenti a disposizione. Senza dimenticare gli strumenti che sono stati creati da parte dell'Unione europea”.
Quali sono i mezzi che avete già messo in campo?
“In passato abbiamo creato l'osservatorio europeo sulla sicurezza stradale e la Carta europea per la sicurezza stradale. Oggi (ieri, ndr) abbiamo sottoscritto un accordo, un contratto tra la Commissione europea e la Polizia di Stato per il finanziamento del progetto Inter-Cultural Approaches for Road Users Safety (Icarus)”.
A quanto ammonta il finanziamento per il progetto Icarus?
“Il finanziamento per questo progetto è di 1.700.000 euro. Metà di questi fondi sono stati stanziati dalla Commissione Ue, mentre il resto viene finanziato dall'Italia. Questo progetto vede impegnata la Polizia stradale e la facoltà di 'psicologia 2' dell'università 'La Sapienza' di Roma”.
Nei 27 paesi dell'Unione europea ci sono diverse tradizioni di guida. In alcuni paesi dell'Unione ci sono automobilisti particolarmente indisciplinati. Come pensate di combattere questo malcostume?
“Lei ha messo il dito nella piaga. Come molti sapranno, la Commissione europea si sta battendo per far applicare una normativa europea che punti all'esigibilità delle sanzioni transfrontaliere. Se viene commessa un irregolarità in un paese dell'Unione dovrebbe essere possibile esigerla in un altro paese dell'Ue. Non è ammissibile che un automobilista di un altro paese europeo possa farla franca. Purtroppo molti paesi dell'Ue non vogliono sostenere questa norma. Per questa ragione il Consiglio dei ministri dell'Unione europea non ha voluto approvare questa norma a causa dell'opposizione di alcuni stati. Nonostante l'impegno del ministro dei Trasporti Altero Matteoli non siamo riusciti ad approvare questa nuova normativa”.
Qual è il paese più indisciplinato dell'Ue?
“Non farei un discorso su qualche paese in particolare. I fattori di rischio degli incidenti sono diversissimi: i limiti di velocità, la rete stradale ect. ect. Ecco perché abbiamo pensato di modernizzare la viabilità con quei mezzi di trasporto intelligente che possono agevolare il traffico stradale. Da questo punto di vista ci sono paesi che devono ancora fare molti passi in avanti”.
La rivista 'Il Centauro' rivela che ogni giorno muore un ciclista sulle strade italiane.
“Dobbiamo impedire questa tragedia quotidiana. Nella Direzione generale dei Trasporti ho dato disposizioni ad un funzionario affinché si occupi di questa piaga. La Commissione punta a favorire e a garantire i ciclisti attraverso la creazione di piste ciclabili e a forme di tutela nelle grandi città come Roma. Ma oltre a questo è necessario formare i giovani. Possiamo creare tutte le vetture intelligenti possibili, ma occorre l'intelligenza di chi è al volante. Ecco perché vogliamo costruire le condizioni per una guida migliore”.

La Lega odia i nostri referendum

Intervista al prof. Giovanni Guzzetta
Voce Repubblicana, 13 maggio 2009
di Lanfranco Palazzolo

La Lega ci ha sempre osteggiato sui referendum. Lo ha detto alla “Voce” il professor Giovanni Guzzetta, presidente del Comitato per il ‘Sì’ al referendum elettorale.
Professor Guzzetta, la Vigilanza sulla Rai tv prevede di dare spazio anche agli astensionisti in vista della campagna referendaria...
“Innanzitutto registro il comportamento della Lega Nord che ha sempre cercato di osteggiare i quesiti referendari. La Commissione di vigilanza ha nominato come relatore per le tribune politiche l’onorevole Caparini del Carroccio. Ricordo che la Lega Nord ha minacciato la crisi di Governo quando si trattava di abbinare i referendum alle europee fino al punto di rinviare i referendum a dopo il 21 giugno, data successiva rispetto a quanto stabilito dalla legge. Lo scopo è quello di ottenere che gli elettori vadano al mare invece che a votare. Il problema è politico”.
Nel merito del regolamento non trova giusto che gli astensionisti possano manifestare le proprie posizioni a sostegno del non voto?
“Il regolamento uscito dalla Commissione di Vigilanza cancella il Comitato per il ‘Si’ e il comitato per il ‘No’ perché i tempi per comitati referendari, nelle tribune referendarie, vengono divisi tra i due che ho citato e il comitato per l’astensione. Visto che l’astensione viene sostenuta da coloro che sono contrari al referendum, di fatto il Comitato per il ‘No’ avrà il doppio degli spazi a disposizione. Questa è la conseguenza per l’aver lasciato il regolamento per il referendum nelle mani dei leghisti. L’articolo 7 del regolamento non lascia spazio ai comitati promotori nei principali programmi informativi, ma assegna l’equa ripartizione degli spazi, nella tv pubblica, alle singole forze politiche sui referendum. Questo significa che le posizioni del ‘si’ e del ‘no’ saranno affidate ai partiti politici. Questa scelta contraddice la Costituzione, la quale prevede che i comitati promotori dei referendum siano in una posizione dialettica rispetto al parlamento. Ecco perché le istanze dei referendari non possono essere affidate ai partiti”.
Non teme che dal vostro referendum esca un pasticcio? Il vostro referendum è autoapplicativo. Se il Parlamento non legifera gli italiani saranno costretti a tenersi una legge antidemocratica?
“Assolutamente no. Noi abbiamo fatto un referendum per colpire la legge in vigore. Penso che la legge che uscirà dalle urne non incoronerà Berlusconi imperatore. Il premio di maggioranza esiste di già”.
Ma non crede che sia un errore che si presentino solo due listoni alle elezioni politiche?
“Noi vogliamo eliminare la possibilità che esistano le coalizioni e quei meccanismi di veto alla maggioranza. Questo lo abbiamo visto nella scorsa coalizione. Il referendum ci permette di fare questo”.