venerdì 15 maggio 2009

20mila grazie a Le Monde

Oggi devo ringraziare Hubert Beuve-Mery che 20mila numeri fa ebbe la grande intuizione di fondare il quotidiano Le Monde. Sempre sobrio nell'aspetto Le Monde resta il giornale "istituzionale" in Francia, quello che ogni politico ed ogni uomo d''affari porta sotto il braccio andando al lavoro. Questo 20.000/o sara'' ricordato anche con una mostra nella metropolitana parigina dove (da domani e per una settimana) una ventina di copertine saranno esposte in 25 stazioni. C''e'' poi anche l''uscita di un libro, dal titolo "Les grands reportages 1944-2009", pubblicato insieme all''editore Les Arenes, una raccolta di 104 reportage scritti dai piu'' noti giornalisti del quotidiano. Il quotidiano francese non sta passando dei bei momenti. Alla fine dello scorso anno, il quotidiano francese ha ridotto le sue pagine e ancor prima si era parlato di numerosi licenziamenti. Io mi auguro che questo giornale continui a vivere. Soprattutto negli ultimi anni è stato fatto di tutto per mettere questo giornale contro l'Italia. Ma i rapporti con il nostro paese e il quotidiano "Le Monde" sono buonissimi. E quella del suo 20millesimo numero è l'occasione giusta per dire quanto vogliamo bene a questo giornale.

Ogni nazione ha le sue liste

Intervista a Franco Narducci
Voce Repubblicana del 15 maggio 2009
di Lanfranco Palazzolo

Gli italiani all’estero possono votare per i nostri partiti oppure scegliere di votare per le forze politiche del paese Ue nel quale risiedono. Lo ha ricordato alla “Voce” l’onorevole Franco Narducci del Partito democratico, che ha espresso il parere della Camera sulle intese raggiunte dall’Italia con gli altri 26 paesi dell’Ue diritto di voto degli italiani residenti in Europa in vista delle prossime elezioni europee.
Onorevole Narducci, perché la Camera ha espresso in Commissione Esteri il parere su questo tema. Ci sono stati dei ritardi?
“Il parere che la Camera dei deputati ha espresso è importante affinché l’intesa possa essere pubblicata nella Gazzetta Ufficiale dal Governo per poi essere inviata a tutti gli altri stati membri dell’Unione europea. Il parere della Camera era fondamentale. Il parere che abbiamo dato era favorevole, ma con due osservazioni. A nostro avviso resta il vulnus del voto della nostra comunità in Svizzera, dove ci sono molti italiani. Gli italiani non possono votare in loco perché la Confederazione elvetica non fa parte dell’Unione europea. Ma in questi anni c’è un novum: infatti, la Svizzera ha firmato accordi importanti con l’Ue per la libera circolazione delle persone. A mio parere il governo italiano avrebbe dovuto sondare la Svizzera per allestire dei seggi elettorali. E abbiamo chiesto di stipulare un intesa con la Svizzera”.
Qual è la seconda osservazione che ha formulato?
“Abbiamo chiesto al Governo di far sapere i dati della partecipazione al voto degli italiani all’estero distinguendo tra coloro che hanno votato per le liste italiane o per quello dello Stato in cui risiedono”.
Quindi gli italiani possono anche decidere di votare per i partiti del paese in cui risiedono?
“Le leggi elettorali per le elezioni europee varate dal 1979 in poi consentono agli italiani di fare un opzione. I nostri cittadini possono decidere di votare per i partiti tedeschi (se risiedono in Germania) oppure possono votare per i partiti italiani. L’importante è comunicare prima questa opzione nel comune estero dell’Unione europea in cui risiedono. Gli elettori sono ancora in tempo per esercitare questo diritto. Naturalmente è possibile anche votare in Italia. Ma il viaggio di ritorno per votare in Italia è sempre meno frequente. Inoltre, gli italiani all’estero possono anche scegliere di votare attraverso la rete diplomatica e consolare italiana all’estero”.
Il Parlamento ha agito tardi rispetto a questa esigenza?
“Credo che Governo avrebbe dovuto muoversi prima per cercare di sensibilizzare gli elettori all’estero. Ad un mese dal voto per le elezioni europee non ci sono spot elettorali. Questi spot non riguardano mai la sensibilizzazione del voto degli italiani all’estero. E quando ci sono vengono trasmessi tardi”.

In coda all'intervista, per farvi comprendere quanto sia complessa la procedura del voto per gli italiani all'estero pubblico alcune comunicazioni relative alle comunicazioni di alcune nostre ambasciate all'estero su questo argomento. Si tratta delle rappresentanze diplomatiche italiane ad Atene, Helsinki e Bruxelles.

Il manifesto abusivo di David Sassoli

Ieri pomeriggio avevo un buco di due ore. Ne ho approfittato per fare un giretto in centro. Mentre attraversavo via Nazionale ho notato che le strade principali erano state letteralmente bombardate di manifesti elettorali. La maggior parte delle facce dei candidati non erano note. L'unico conosciuto era il candidato del Pd David Sassoli. La sua faccia da bravo ragazzo ulivista era ovunque. Alla fine di via Nazionale ho notato che alcuni manifesti erano frutto di affissioni abusive. Tra questi manifesti ho trovato quello che vedete sopra. I quattro manifesti sopra erano affissi su una vetrina di un negozio chiuso da mesi. La prima cosa che ho pensato era che Aung San Suu kyi era stata sfortunata a finire in un'affissione abusiva a pochi metri dal Quirinale. La seconda disgrazie del premio Nobel della pace era di esser finita sotto David Sassoli. Osservando il manifesto abusivo del candidato del Partito democratico ho pensato che il manifesto non conteneva un messaggio, uno slogan, niente di niente che permettesse di capire agli elettori un motivo o una ragione per votare Sassoli. Il manifesto era solo la rappresentazione della sua bella faccia da bravo ragazzo pronto a fare il telegiornale. Al fianco del candidato campeggiava uno spazio bianco che avrebbe potuto essere utilizzato per scrivere qualcosa. Ho proseguito il mio cammino. Pochi metri dopo ho trovato la grande sorpresa della giornata. David Sassoli aveva deciso di riempire quell'enorme spazio bianco con un messaggio: "Crediamoci. Possiamo cambiare". Peccato che queste elezioni europee servano a tutto tranne che a cambiare qualcosa per l'Italia. Già perchè in queste settimane Sassoli ha fatto di tutto tranne che parlare di Unione europea. Ha pensato di fare la sua campagna elettorale senza lanciare alcun messaggio. E quando lo ha fatto - in un manifesto affisso regolarmente - ha detto una cosa irrealizzabile. Il consiglio che possiamo dare a Sassoli è di studiare la geografia. A quanto pare nel suo comitato elettorale non la conoscono e non la conosce nemmeno lui visto che ha scritto sul suo album fotografico che Olevano Romano si trova in provincia di Viterbo: "Crediamoci. Possiamo cambiare senza votare Sassoli".