lunedì 18 maggio 2009

Benvenuti nel paradiso fiscale Vaticano

Intervista a Gianluigi Nuzzi
Voce Repubblicana, 19 maggio 2009
di Lanfranco Palazzolo

Sulle attività finanziarie illecite del Vaticano c’è sempre stato una sorta di cordone sanitario tutelato dall’articolo 11 dei Patti Lateranensi. Lo ha spiegato alla “Voce Repubblicana” l’inviato di “Panorama” Gianluigi Nuzzi, autore di “Vaticano S.P.A.”, edito da Chiarelettere.
Gianluigi Nuzzi, è stato difficile pubblicare questo libro sulle attività finanziarie del Vaticano?
“Il mio agente ha consultato diversi editori. Avevo a disposizione un patrimonio di documenti immenso di mons. Renato Dardozzi che per anni è stato uno strettissimo collaboratore della segreteria di Stato del Vaticano. Per questo motivo abbiamo trovato ben poche difficoltà e, all’inizio, molta diffidenza. Ecco perché abbiamo trovato ben pochi ostacoli. C’è stato un testa a testa con un’altra casa editrice. Sono molto contento del lavoro che abbiamo fatto anche perché non andiamo per tesi, ma siamo andati ad analizzare fatti, abbiamo controllato i conti segreti, bonifici e il vorticoso giro di soldi che ha riguardato anche uomini politici. In questo libro ci sono molte storie”.
Qual è il politico che ricorre con maggiore frequenza nel vostro libro e che ha fatto più affari con la Santa Sede?
“Nel libro abbiamo dato notizia di un conto aperto negli anni ‘90 che era intestato fittizziamente alla fondazione del card. Francis Spellman, che fu l’alto prelato che sdoganò l’Italia al termine della seconda guerra mondiale. Questo conto era intestato ad un omissis. Dalle carte di mons. Dardozzi questo omissis altro non era che il Presidente Andreotti. Negli anni ’90, su questo conto sono transitate decine e decine di miliardi con accrediti in contanti. A questo denaro si aggiungeva anche un vorticoso giro di titoli di Stato. Quando nel 1993 esplode Enimont, alla Santa Sede si accorgono che parte dei soldi di questa maxi tangente sono transitate sul conto dove Andreotti aveva la firma. Ai piani nobili della Santa Sede nasce una sorta di ‘unità di crisi’ per limitare lo spettro investigativo di ‘mani pulite’. Molti di questi reati oggi sono prescritti. Nel mio libro ho raccontato gli affari di questo IOR occulto nato dopo l’uscita di scena di mons. Marcinkus”.
Come si è comportato lo Stato italiano nei confronti di questo paradiso fiscale vaticano?
“Nelle mie ricerche ho notato come ci sia una sorta di cordone sanitario intorno a queste attività del Vaticano. Questo cordone lo avevamo già visto in azione ai tempi dello scandalo del Banco Ambrosiano. L’articolo 11 dei Patti Lateranensi impedisce ogni indagine su esponenti di organi centrali della Chiesa. Questo significa che non si può perquisire, indagare, ma nemmeno interrogare, sentire, processare e indagare nessun cittadino del Vaticano. Ma qui siamo di fronte ad un’immunità che riduce ogni possibilità di indagine”.