giovedì 21 maggio 2009

Perchè vogliono distruggere Berlusconi?

Ecco i processi pre-elezioni
contro il Cavaliere
Il Tempo, 20 maggio 2009
Di Lanfranco Palazzolo

Ogni volta che si avvicinano le elezioni il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi deve difendersi da nuove accuse e dagli attacchi della magistratura. Questa non è una novità soprattutto per il processo Mills e per altri procedimenti ripartiti alla vigilia delle campagne elettorali nelle quali Berluconi era impegnato. Era accaduto già nel 2006, quando ad un mese esatto dalle elezioni del 2006 si parlò di una imminente richiesta di rinvio a giudizio nei confronti del premier proprio per l'inchiesta Mills. Il 16 febbraio del 2006 erano stati depositati i faldoni dell'inchiesta relativa al caso Mills e il 10 marzo i Pm milanesi erano già pronti alla richiesta di rinvio a giudizio nei confronti del premier. A quel punto mancava un mese esatto dalle elezioni politiche di aprile, pareggiate dal centrosinistra. Già il 16 febbraio del 2006 l'onorevole Niccolò Ghedini disse chiaramente che il clima nei confronti del premier in carica si era fatto pesante: “Trovo straordinaria la chiusura di questa indagine a pochi giorni dalla campagna elettorale: un'inchiesta che dura da molti anni trova una conclusione proprio ora”. Infatti, la campagna elettorale per le elezioni politiche del 2006 fu caratterizzata da una serie di durissimi scontri contro la magistratura e il regista Nanni Moretti che aveva fatto uscire “Il Caimano”, opera nella quale il premier era descritto come un criminale. Nel corso di una conferenza stampa tenuta a pochi giorni dal voto, il 26 marzo del 2006, il premier non esitò a dire: “Cercano di eliminare gli avversari politici e garantiscono l'impunità di chi sta dalla loro parte, dalla parte rossa che ne commette di tutti i colori e la scampa sempre e comunque”. Lo stesso copione era stato seguito anche alla vigilia delle elezioni europee del 2004. In quella occasione l'attacco fu molto più duro perché i partiti del centrosinistra pensavano di far finire la legislatura facendo cadere il governo Berlusconi con due anni d'anticipo. Alla fine del gennaio del 2004 arrivò la notizia che il processo Sme avrebbe ripreso il suo cammino il 16 aprile successivo, a poche settimane dal voto per le europee. Pochi giorni prima l'avvocato di Berlusconi Niccolò Ghedini aveva auspicato: “Spero che questo processo finisca prima dell'estate”. Ma i giudici non potevano fare un regalo simile al leader della maggioranza di allora. Ma il Presidente della prima sezione del tribunale di Milano Francesco Castellano non aveva molta fretta e il 29 gennaio decise la ripresa delle udienze su quel processo per il 16 aprile 2004 alle ore 9.30: due settimane prima dell'inizio della campagna elettorale per le europee. La notizia giunse sulle prime pagine di tutti i quotidiani. A quel punto, dopo aver ripreso il processo il 16 aprile, il giudice Castellano disse: “Durante la campagna elettorale sospenderò per evitare strumentalizzazioni”. Ma il danno era già stato fatto. Lo stesso schema era stato seguito nel 2001. A pochi mesi dalla rovinosa sconfitta del centrosinistra alle elezioni politiche, le prime pagine dei giornali annunciarono il prossimo rinvio a giudizio per il leader dell'opposizione sulla vicenda dei conti Fininvest nella quale era indagato David Mills. Il procedimento era iniziato, guarda caso, nel 1996 nel periodo delle elezioni politiche vinte da Romano Prodi. Il 30 gennaio del 2001 il “Corriere della Sera” parlo di un rinvio a giudizio per Berlusconi. Ma quelle elezioni furono anche caratterizzate da un altro processo: quello sul caso Sme-Ariosto. Gli avvocati di Berlusconi riuscirono a cancellare le udienze del processo solo perché erano candidati alle elezioni politiche altrimenti il processo avrebbe seguito il suo corso con il can-can mediatico orchestrato dalla sinistra. Ma certo non avrebbe impedito a Berlusconi di vincere quelle elezioni che segnarono un grande successo della Cdl e la sconfitta del cosiddetto “partito dei giudici”.

Cancellare quella distorsione sui redditi

Intervista a Savino Pezzotta
Voce Repubblicana, 21 maggio 2009
Di Lanfranco Palazzolo

Nel nostro paese c’è un’evidente distorsione nella distribuzione del reddito. Lo ha detto alla “Voce” l’onorevole Savino Pezzotta dell’Udc, ex leader della Cisl.
Onorevole Pezzotta, come valuta i dati forniti dall’Ocse sul basso livello dei salari nel nostro paese?
“Non sono rimasto sorpreso dalla diffusione di questi dati perché sono anni che stiamo dicendo che il problema esiste. Nel nostro paese c’è un’evidente distorsione nella distribuzione del reddito. Le motivazioni sono molte: un modello contrattuale che non ha avuto la capacità di aggiornarsi in tempo; gli elementi di frammentazione e di disarticolazione che in questi anni si sono registrati nel mondo del lavoro. Nella media bisogna anche contare quelli che prendono poco: tutta l’area del precariato, tutta l’area dei nuovi lavori sono quelli che hanno salari più bassi e fanno scendere la media. Nell’organizzazione del lavoro c’è una mutazione che ha consentito di distribuire salari inferiori a quelle che erano le norme ordinarie rispetto alla dimensione contrattuale. E poi non c’è mai stata una corretta relazione tra incremento della produttività e incremento del salario”.
I sindacati hanno puntato troppo le loro richieste sugli aumenti relativi agli straordinari?
“I sindacati possono essere accusati di tutto, ma almeno di questo no. Chi ha incentivato la pratica del salario sono state le aziende e le imprese perché ognuno ha le sue capacità di fare. Se posso fare una critica al sindacato è quello di non aver adeguato il modello contrattuale al cambiamento del mondo del lavoro e al mutamento delle condizioni del mondo del lavoro. Questo era un imperativo al quale era necessario dare una risposta già dal 2004. Ma non si è riusciti a fare un passo avanti su questo fronte. Oggi è chiaro che un contratto tutto centrato sulla dimensione nazionale non è in grado di recuperare gli incrementi di produttività basati sulla microimpresa”.
E’ giusto che le imprese reclamino sostegni e finanziamenti visto il basso livello dei redditi nel nostro paese?
“Dobbiamo sfuggire a certe analisi semplicistiche. Sono convinto che in una fase come questa sia giusto sostenere le imprese. E’ giusto che le nostre imprese abbiano un sostegno per ammodernarsi e diventare competitive. E non per reggere le loro deficienze. Solo se innovano possono produrre più redditi. Non trovo alcuna contraddizione tra sostegno all’impresa e sostegno ai redditi. Le due cose vanno insieme”.
Come giudica la proposta di innalzare l’orario di lavoro a 65 come è stato proposto al Parlamento europeo?
“Il problema non è innalzare l’orario di lavoro. Per questo ci pensano gli straordinari. Il problema è generazionale. Dobbiamo vedere quanto si spende per gli anziani e quanto si spende per i giovani. Questa è la vera questione”.