venerdì 22 maggio 2009

Esce "La Chiesa antisemita di Papa Ratzinger" (Kaos edizioni)

Voce Repubblicana
del 23 maggio 2009
di Lanfranco Palazzolo

Con un tempismo che lascia spazio a pochi dubbi, la Kaos edizioni ha pubblicato “La Chiesa Antisemita di Papa Ratzinger”. Il libro, scritto dai “Discepoli di verità” (un gruppo di ecclesiastici e laici del Vaticano che non vogliono più tacere), arriva nelle librerie a pochi giorni dalla poco entusiasmante visita di Benedetto XVI in Medio Oriente. Un viaggio che ha suscitato gli entusiasmi del mondo arabo e pochi consensi nel mondo politico israeliano. Il libro della Kaos è un piccolo manuale in grado di spiegare ai credenti meno smaliziati qual è stata la politica del Vaticano nei confronti degli ebrei. La stessa Kaos ha pubblicato in passato libri sui pontefici poco teneri con il popolo ebraico. Stiamo parlando del discusso “Dio è con noi”. La copertina di quel libro marchiava idealmente Pio XII con una svastica. Adesso l’obiettivo dei Discepoli di verità diventa Benedetto XVI. Per dire la verità gli autori non hanno fatto una grande fatica nel mettere insieme fatti e avvenimenti che in fondo sono noti. Il libro ripercorre impietosamente le bugie e le omissioni di Benedetto XVI sui cattolici tedeschi e sul loro silenzio nei confronti dell’Olocausto. Oggi fa impressione ascoltare questo Papa mentre dice che “l’Olocausto non è stato commesso dai cristiani e non è stato commesso in nome di Cristo, ma di esso si sono resi responsabili forze ostili al cristianesimo ed è stato concepito come primo passo della distruzione del cristianesimo”. Parole che fanno meditare se si pensa che lo stesso Ratzinger discende da una famiglia imparentata con lo zio Georg Ratzinger, esponente del cattolicesimo bavarese noto per le sue virulente posizioni antisemite. E la Chiesa cattolica ha sempre sostenuto e difeso personaggi come don Pierino Gelmini, che ha pubblicamente denunciato una fantomatica “offensiva ebraico-radical-chic” che vorrebbe colpire e “screditare” l’istituzione. Ma c’è dell’altro. Lo testimonia uno dei tanti episodi descritti nel libro. Ci riferiamo al tentativo di beatificare Leon Gustave Dehon. La vicenda di questo sacerdote francese è paradigmatica. Nel 1997 papa Giovanni Paolo II aveva dichiarato Dehon venerabile. Presso la Congregazione per le Cause dei Santi il processo di beatificazione si era concluso il 19 aprile 2004: la cerimonia di beatificazione era prevista per il 24 aprile 2005. Ma tutto saltò a causa della morte del pontefice (2 aprile 2005) e poi a causa delle accuse di antisemitismo mosse ad alcuni dei suoi scritti. Dehon, infatti, pubblicò sul quotidiano cattolico “La Croix” articoli nei quali sostenne che gli ebrei erano “assetati di denaro [ ... ] la bramosia del denaro è un istinto della loro razza”, definendo il Talmud “un manuale banditesco, corruttore e distruttore della società”, e suggerendo di rendere gli ebrei riconoscibili con particolari contrassegni, di mantenerli chiusi nei ghetti, di escluderli dalla proprietà terriera, dalla magistratura e dall’insegnamento. Ecco, questa è una piccola parte delle testimonianze che potrete leggere nel libro.

Le avventure di David Sassoli

Il nostro mezzobusto del servizio pubblico se la sta proprio spassando in questi giorni di campagna elettorale. Tra una magnata e l'altra, l'ex demitiano David Sassoli coglie l'occasione per fare campagna elettorale con le più belle donne della circoscrizione dell'Italia centrale. Eccolo in azione tra una pappata e l'altra. Mentre il segretario del Pd parla di un paese in crisi e di famiglie che non arrivano alla fine del mese, il telemezzobusto incontra le più belle donne del centroitalia. E alla fine si pente amaramente di quello che ha fatto. Ecco i restroscena di questi inciuci elettorali..........



Prima la foto con gli amici e poi.........il rimorchio................
Lei: "Dove andiamo?" Il candidato "Naturalmente andiamo in locanda.........!"
E, alla fine, da buon cattocomunista, il pentimento in Chiesa.....

I grandi plagi della musica contemporanea: Syria, tre scopiazzate in una





I grandi plagi della musica contemporanea


I grandi plagi della musica contemporanea


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I plagi della storia musicale contemporanea



Noi intellettuali indipendenti con Tonino

Intervista a Nicola Tranfaglia
Voce Repubblicana, 23 maggio 2009
di Lanfranco Palazzolo
(A destra una foto di Tranfaglia ai tempi del Pdci)

Ho scelto di impegnarmi in politica da indipendente nell’Idv. Lo ha detto alla “Voce” lo storico e saggista Nicola Tranfaglia.
Onorevole Tranfaglia, in queste settimane si è parlato tanto del rapporto tra gli intellettuali e l’Idv, partito al quale lei si è avvicinato. Perché molti intellettuali, un tempo vicini alla sinistra, ora sostengono il partito di Antonio Di Pietro?
“Per quanto riguarda le forze della sinistra, sono stato deputato con il partito dei Comunisti italiani. L’esperienza che ho fatto nella scorsa legislatura con il partito di Oliviero Diliberto è stata molto negativa. Questo è accaduto perché le mie opinioni di storico – che sono note da tempo - sono state criticate duramente quasi come se il partito non sapesse quali fossero le mie idee”.
Su quali temi si è scontrato con il Pdci?
“Le faccio un esempio molto significativo. Ho fatto delle critiche molto ovvie al regime di Cuba e al regime di Hugo Chavez in Venezuela. Questa mia posizione è stata intesa come una posizione contro il Pdci. Come storico ho scritto tanti libri sulle dittature di destra e di sinistra. E non credo che mi si possa chiedere di cambiare opinione. Le forze di sinistra continuano ad essere molto divise. E quindi non mostrano di voler rappresentare veramente un’alternativa alle altre forze. Per quanto riguarda l’Italia dei Valori io, come altri, abbiamo ragionato sulla base di alcune valutazioni”.
Cosa vi ha attratto di questo partito che viene giudicato come un partito giustizialista?
“Credo che l’Italia dei Valori abbia rappresentato una forza di opposizione molto più del Partito democratico. E questo l’elemento oggettivo. Per quanto riguarda il tratto personalistico del partito, Antonio Di Pietro ci ha raccontato di voler passare da un partito basato sulla sua immagine e sulla sua persona ad un soggetto politico collegiale abolendo l’ultimo articolo dello Statuto dell’Idv. Mi riferisco all’articolo che metteva tutto nelle sue mani. Di Pietro parla di un’alternativa durevole. Può darsi che noi intellettuali abbiamo sbagliato a credere in questo. Ma noi siamo partiti dall’opera di opposizione fatta da Di Pietro”.
Gli intellettuali sbagliano a seguire passivamente i partiti invece di rappresentare un elemento di caratterizzazione delle forze politiche? In passato gli intellettuali sono stati accusati di tacere su questioni troppo importanti.
“Sono un lettore di Max Weber. Ma non credo che alcuni intellettuali possano cambiare i partiti ed essere un’alternativa. Io ho fatto questa mia scelta da indipendente, candidandomi nelle liste dell’Idv. Questo mi permette di mantenere la mia autonomia dalle scelte del partito e può rappresentare una scelta autonoma che mi permetta di essere d’accordo con altre forze politiche. Questa è la scelta migliore”.

Ecco perchè il Pd protesta per le nomine Rai

Voce Repubblicana, 22 maggio 2009
Intervista a Giorgio Lainati
di Lanfranco Palazzolo

Il Pd è arrabbiato per le nomine Rai solo perché non le fatte. Questa è la verità. E nelle prossime settimane cambieremo altri dirigenti. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il vicepresidente della commissione di Vigilanza Rai Giorgio Lainati (Pdl).
Onorevole Lainati, il centrosinistra non ha gradito le nomine del Cda Rai per la direzione di Raiuno e del Tg1.
“La mia valutazione è che sono state scelte delle persone di alto profilo sia professionale che personale. Si tratta di giornalisti che hanno nel loro ruolo una grande professionalità e sono garanzia della tutela di pluralismo per tutte le parti politiche. Proprio per questo siamo sbalorditi di fronte alla reazione sconsiderata che viene dalla sinistra e dal Partito democratico in testa. Quella del Pd sembra una reazione rabbiosa perché loro rappresentano l’opposizione e non sono coloro che hanno determinato queste scelte. Quindi giudicano queste nomine come negative solo perché non sono stati loro a farle. Chiunque abbia una certa libertà di giudizio potrà valutare le capacità delle persone nominate di un rete e di un tg molto importante. Si tratta per la maggior parte di persone che erano già in azienda e stimate da sempre per quello che hanno dato alla televisione pubblica in tanti anni di lavoro”.
Crede che ci saranno altre ripercussioni nel Consiglio di amministrazione della Rai?
“Mi auguro di no. Ritengo che il Presidente e i consiglieri che hanno fatto questa scelta di alto profilo professionale ed umano abbiano valutato come agire per il bene dell’azienda, per il bene di questi settori che queste persone andranno a dirigere e ad occupare. Ho trovato stupefacente l’atteggiamento della sinistra e dell’opposizione in genere che fa delle scelte sfasciste nei confronti dell’azienda. Gli esponenti dell’opposizione devono capire che non possono essere solo loro i predestinati in grado di fare il bene della Rai. Questa è una contraddizione evidente che si accompagna a quel concetto antico della sinistra italiana convinta di avere una superiorità intellettuale e morale che la legittima a poter determinare al meglio i dirigenti della Rai e dello Stato”.
Oggi la Rai è più libera ed indipendente?
“Credo che la televisione pubblica abbia iniziato un percorso che sarà completato nelle settimane a venire con la sostituzione di alcuni dirigenti. Questi cambiamenti non avranno un carattere traumatico o devastante, ma ci saranno delle scelte opportune. Molti dei dirigenti che cambieremo erano nelle loro collocazioni da ben sette o otto anni. Tutti sappiamo che un dirigente di una rete, di un tg, dopo un lungo periodo di tempo deve cambiare e vedere arrivare persone con un nuovo dinamismo per affrontare le sfide della comunicazione. Ecco perché le nostre scelte sono quasi obbligate”.