lunedì 25 maggio 2009

Il parlamento accetti la sfida

Intervista a Nicolò Zanon
Voce Repubblicana del 26 maggio 2009
di Lanfranco Palazzolo

Berlusconi ha fatto bene a porre il tema della riduzione del numero dei parlamentari. Lo ha detto alla “Voce” il costituzionalista Nicolò Zanon.
Professor Zanon, cosa ne pensa della proposta di Silvio Berlusconi di ridurre il numero dei parlamentari presentando un ddl di iniziativa popolare?
“La presentazione del ddl di iniziativa popolare è un istituto previsto dalla nostra Costituzione. Non ci vedo nulla di negativo. Anche in materia costituzionale è possibile un ddl di riforma della Costituzione. Se ci fosse un numero consistente di firme a questa proposta ci sarebbe una forte pressione per ridurre il numero dei parlamentari. Questo è un guanto di sfida nei confronti del Parlamento visto che sono anni che si parla di questa riforma. Ho l’impressione che sia una sorta di grimaldello di origine popolare che viene buttato nel dibattito. Il Parlamento farebbe bene a raccogliere questa sfida”.
Perché i parlamentari vengono visti come un peso da molti cittadini? Il problema è questo o è il bicameralismo perfetto?
“Il problema è anche questo tipo di bicameralismo perfetto. Bisognerebbe trovare dei modi per velocizzare l’approvazione delle leggi. Le soluzioni sono diverse. Si potrebbe pensare alla Camera dei territori per uno dei rami del Parlamento o prevedere la teoria della ‘culla’ per le Camere, chiedendo che su certi temi si pronunci solo un ramo del parlamento specializzato in quella materia. Questo dovrebbe accadere per fare in modo che il procedimento si concluda dove nasce”.
Ci sono troppi parlamentari?
“La riduzione del numero dei parlamentari non porterebbe ad un grande risparmio per lo Stato, ma sarebbe un segnale significativo. Questa modifica aumenterebbe l’autorevolezza dei parlamentari. Il numero potrebbe essere dimezzato. Questo comporterebbe una migliore selezione dei parlamentari”.
Dobbiamo dimenticare il rapporto tra il numero degli elettori e chi li rappresenta?
“La nostra Costituzione non prevede questo rapporto se non nel Senato della Repubblica. Negli Stati Uniti i senatori sono cento. Credo che 630 deputati sono forse troppi. Credo che un dimezzamento non comporterebbe un problema nel rapporto numerico nei confronti degli elettori rappresentati. Il sistema elettorale attuale non consente una identificazione del parlamentare sul territorio. Nessun cittadino oggi riesce ad individuare il suo rappresentante”.
La riduzione del numero dei parlamentari comporterebbe di fatto il cambiamento della forma di Governo?
“Non necessariamente. Non è immaginabile una riforma che si limiti alla riduzione dei parlamentari. La riduzione dei parlamentari dovrebbe essere inserita in una riforma organica anche sul procedimento legislativo”.
Ha fatto bene Berlusconi a porre il problema?
“Sì, ha fatto bene. Il tema è sentito dai cittadini”.

Elio e le storie tese: "Luca era gay"


Giallo sui proventi de «I bambini fanno oh» che sarebbero dovuti andare in beneficenza
Povia e quei soldi mai arrivati in Darfur
Su «Io Donna» le accuse dell'ex discografico: «Abbiamo rotto per la canzone sul gay: è la storia di un mio amico»
«Povia? L'ho mollato in dicembre» dice Angelo Carrara, storico titolare della casa discografica Target. «Si è messo a fare il De André, ma non ha spessore. Troppe cose di cattivo gusto, ci rimettevano la mia immagine e le mie attivitià» confessa Carrara a Io donna che l'ha intervistato nell'ambito di una inchiesta - che sarà pubblicata nel numero in edicola sabato 31 - sulla vicenda Povia/Darfur di Sanremo 2005, conduttore anche allora Paolo Bonolis.
Il produttore spiega di non aver mai digerito il comportamento del cantante in quella occasione, ma che la rottura è stata causata soprattutto dalla bagarre mediatica sulla canzone «Luca era gay», che Povia si appresta a cantare in questa edizione di Sanremo. «E' ispirata alla vera storia di un mio amico, che fino a 37 anni era gay. Poi ha conosciuto una ragazza, ora ha anche dei bimbi e vive a Roma» racconta amareggiato: «Le sue dichiarazioni sull'omosessualità come malattia le ho lette sui giornali, da sei mesi non ci parliamo più».
Ma Carrara attacca anche sull'esordio di Povia nell'edizione in cui Bonolis dedicò una serata benefica per i bambini del Darfur: «Se non fosse salito su quel palco nel 2005 poteva finire nel dimenticatoio». Nel 2005 l'esordiente Povia era stato escluso dalla gara perché aveva già partecipato al festival di Recanati, ma Bonolis lo resuscitò per fare da colonna sonora alla raccolta fondi con la sua canzone "Quando i bambini fanno ooh". Niente sms dal pubblico, il milione per un centro ospedaliero, una struttura sanitaria satellite e una scuola elementare era un'iniziativa tutta interna a Sanremo: «Un'autotassazione da parte degli ospiti, di me stesso, della Rai, dei Monopoli, degli sponsor e delle case discografiche» disse Bonolis. Invece da Sanremo arrivarono solo 250 mila euro, di cui 50 mila offerti da Bonolis. Quanto a Povia, che si era impegnato pubblicamente e versare «tutti gli incassi della canzone» arrivarono 35 mila euro che la Target versò - incalzata da chi aveva già avviato il progetto in Darfur - «quale anticipo in attesa dei rendiconti Siae».
Io donna nell'inchiesta svela tra l'altro come Povia non abbia onorato il suo impegno a fronte di 450 mila euro di proventi complessivamente maturati dalla canzone nel 2005. «L'iniziativa per il Darfur fu determinante per lanciare Povia» dice Carrara che ricorda come «nel 2006, l'anno dopo il botto della serata benefica, vinse il Festival anche perché i bambini avevano votato per lui. Quando andava a cantare in giro, prima del concerto faceva sempre una visita ai bimbi negli ospedali».
Marzio Mian
(Dal Corriere della Sera del 27 gennaio 2009)

Ivan Graziani, "Pigro" (1978)