martedì 26 maggio 2009

Separati alla nascita

Il cantante Dino
John Fitzgerald Kennedy, presidente degli Stati Uniti

Jean Sarkozy: "Belli capelli".

Indegnamente copiato e modificato da De Gregori
Belli capelli, capelli biondi, che t'ho aspettato tutta notte all'Eliseo per il Consiglio dei ministri e tu chissà dov'eri, capelli lunghi che arrivavano fino alla casa di Rachida, belli capelli che nessuno li può tagliare, neanche Carlà. Belli capelli, capelli d'oro, che in mezzo a tutta quanta quella gente mi sentivo solo, capelli d'oro che sei partito per il potere e chi lo sa se torni, belli capelli che ti coprivano tutti i giorni e tutti gli altri membri dell'UMP.
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Capelli lunghi come autostrade la mattina sopra il tuo cuscino, che quando tira vento diventano i capelli di un burocrate, capelli così lontani che nessuno li può vedere, capelli così sottili che basta niente che li fai cadere per farli diventare come quelli di De Gaulle.
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Belli capelli, capelli biondi, che si fermarono a una fontana a pettinare gli anni, capelli stanchi, dentro allo specchio di un bicchiere di vino, belli capelli, che stanotte è notte, ma verrà mattino in cui diventerai presidente della VI° Repubblica.
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Un ente inutile da non votare

Intervista a Michele Bortoluzzi
Voce Repubblicana del 27 maggio 2009
di Lanfranco Palazzolo

Annullate la scheda elettorale per le elezioni provinciali. Lo chiede espressamente Michele Bortoluzzi, candidato alle elezioni europee per la Lista Bonino (Nord-Est). Da mesi Bortoluzzi è impegnato a chiedere l’abolizione delle province e dei prefetti con il comitato “Non serve, non voto”.
Michele Bortoluzzi, perché chiedete agli elettori di fare questo gesto?
“Il nostro comitato è assolutamente trasversale. In ‘Non serve, non voto’ ci sono cittadini che sostengono i due grandi schieramenti. Queste persone hanno scelto di fare loro le parole di Silvio Berlusconi e di una gran parte dei politici di destra e di sinistra. Tutti i cittadini hanno pensato almeno una volta che l’abolizione delle province potrebbe essere un modo per far risparmiare la pubblica amministrazione perché le loro funzioni non servono e possono essere svolte da altre istituzioni come i comuni e le regioni. Lo stesso Presidente del Consiglio Berlusconi ha sostenuto questa necessità recentemente. Tutti hanno detto qualcosa contro le province, tutti si sono impegnati, ma da 40 anni non si riesce ad abolire le province. In Italia ci sono province sconosciute alla maggior parte dei cittadini come la provincia del Medio Campidano in Sardegna, la provincia di Fermo. Le competenze di questi enti sono ridotte al lumicino. Ecco perché abbiamo proposto di non votare per questi enti. Hanno aderito alla nostra iniziativa imprenditori e direttori di testate giornalistiche come Vittorio Feltri, direttore del Giornale”.
Che indicazione date per le prossime elezioni provinciali?
“Non ritirerò la scheda elettorale. Altri potranno scegliere di annullarla. Si tratta di fare una astensione selettiva nei confronti di un ente inutile come la provincia. Molte persone ci hanno appoggiato. Per realizzare questa proposta abbiamo dovuto anche presentare delle liste denominate: ‘Amo l’Italia, non voto la provincia’. Sono liste che hanno come programma quello di non ritirare la scheda o di annullarla. I candidati hanno sottoscritto la loro candidatura impegnandosi a non entrare in carica se eletti alla provincia. Questa scelta serve per parlare agli elettori e per chiedere l’astensione”.
Come reagisce la Lega di fronte a questa vostra battaglia nel Nord? Sappiamo che il partito di Umberto Bossi ha sempre votato a favore dell’istituzione delle province.
“Abbiamo parlato con esponenti della Lega Nord. Loro ci hanno detto che il partito ha deciso di sostenere l’istituzione delle province. Molti leghisti ci hanno confessato: ‘Ci hanno dato solo le province’. Il problema della Lega è quello di mantenere il personale politico nelle province perché perderebbero gran parte della loro classe dirigente. Il loro punto forte è quello di avere ben 4200 politici che sono eletti nelle province”.

Tien an men e la Camera dei deputati

Le nostre istituzioni non sempre si comportano al meglio di fronte a certi drammi internazionali. E' il caso di ricordare quello che ha fatto molto tardivamente la Camera dei deputati di fronte al dramma degli studenti cinesi che nel giugno del 1989 furono massacrati in Piazza Tien na men. Ricordo che in quel periodo non era molto di moda parlare delle proteste in Cina. Gli studenti di sinistra rimasero quasi indifferenti e alla Camera dei deputati la Presidente Nilde Iotti trasformò la seduta in una rissa tra lei e Mirko Tremaglia. La colpa del fascista Tremaglia era stata quella di far notare che quello che si stava consumando in Cina era un massacro comunista. Il massacro di Piazza Tien an men si consumò il 4 giugno, la Camera commemorò le vittime il 7 giugno con questa rissa poco edificante che vi pubblico qui sotto e solo il 28 giugno il Presidente del Consiglio riferisce alle Commissioni Esteri di Camera e Senato: che tristezza! Oggi una cosa del genere non accadrebbe più.
Camera dei Deputati: 7 giugno 1989
Presidente. (Si leva in piedi e con lei i deputati e i membri clel Governo). Onorevoli colleghi, sono certa di interpretare i vostri sentimenti nell'esprimere la comnozione e la condanna più ferma per l'eccidio perpetrato nei giorni scorsi a Pechino. Commozione e condanna che ho ritenuto di dover subito testinrorriarea ll'ambasciatorec inese a Roma. Non sono questi momenti per parole retoriche di fronte alle vittime di Tien An Men, a quanti in questi drammatici 45 giorni hanno condiviso la loro battaglia, ai popoli che ovunque, con dolore, ne sono stati testimoni sgomenti. I mezzi di comunicazione rendono le masse dei cittadini testimoni diretti di questi delitti contro il popolo; ciò costituisce una forza per le lotte di libertà e di democrazia e rende oggi intollerabile nella coscienza dei popoli quello che pure troppe volte nella storia è accaduto, ed anche in questo secolo: l'uso della forza, della violenza dello Stato, l'uso degli eserciti contro il popolo che manifesta per un nuovo ordinamento sociale e chiede riforme. Possiamo e dobbiamo dirlo noi europei, perché abbiamo colpe atroci di appena qualche decennio addietro, che debbono imporci umiltà ma anche fermezza nell'esprimere queste convinzioni. Ovunque deve essere possibile per ciascun popolo decidere il proprio destino e le forme della società che vuole costruire, operando sul terreno del confronto civile, della lotta politica condotta con metodi democratici. E a questo diritto nulla può valere I'opporre i carri armati o altre forme di violenza. Onorevoli colleghi, forti e crescenti divengono la preoccupazíone ed il dolore per le notizie che in queste ore continuano a giungere e che sembrano delineare una rottura nella società cinese di dimensioni tali da rendere possibile una vera e propria guerra civile. C'è sgomento perché fatti così tragici awengono proprio quando quel paese sembrava aperto ad un nuovo dialogo politico ed economico con il resto del mondo, dialogo che non aveva mat conosciuto nella sua storia. Tutti sappiamo quanto impegno vi è stato tra i paesi della Comunítà europea e la Cina per accrescere ed intensificare rapporti nuovi di collaborazione politica ed economica, per sviluppare contatti anche parlarnentari sul terreno di una più forte cooperazione. Anche sotto questo aspetto, i bagliori notturni di dolore e di morte che in un solo momento, attraverso la televisione, hanno congiunto Pechino alle mille città del mondo appaiono intollerabili, appaiono contro la ragione e contro la storia, e rendono fragili e incertí rapporti che avevamo sperato avviassero un nuovo processo di unità nel mondo. Onorevoli colleghi, non è tempo di auspici ma di aziont politiche responsabili e perseveranti. Occorre anche sconfiggere gli egoismi che allignano nei paesi ricchi e prosperi, occorre sconfiggere - voglio dire - la tentazione del cinismo. Sarebbe un errore grave, significherebbe non capire che i nostri ragazzi si sono sentiti fratelli - al di là di ogni considerazione politica - dei giovani di Tien An Men. Ecco, questa fratellanza chiede di divenire - certo, per strade lunghe e difficili ma non eliminabili - la realtà del futuro. Dobbiamo lavorare per questo, senza iattanza, senza pregiudizi, ma credendo, con tenacia e fino in fondo, nei valori universali della giustizia, della dignità e della libertà di ogni uomo e di ogni popolo.
Tremaglia. Si è dimenticata di dire che il massacro è comunista, è nella storia ricorrente del comunismo, signor Presidente. Questo è molto grave! (Proteste dei deputati del gruppo del PCI).
Presidente. Onorevole Tremaglia!
Piro. È il massacro di una dittatura!
Ghezzi. Sciacallo! Sei un corvo, una bestia immonda! Assassino!
Tremaglia. E, il comunismo internazionale che è assassinio (Proteste dei deputati del gruppo del PCI).
Tassi. Smettetela!
Presidente. Onorevoli colleghi!
Piro. (Rivolto al deputato Tremaglia) Contro tutti i genocidi, anche quello di Pinochet!
Presidente. Onorevole Tremaglia, la prego di riflettere anche sul suo passaro! Rifletta sul suo passato e troverà la ritposta (Applausi dei deputati dei gruppi del PCI, della sinistra indipendente e di Democrazia Proletaria - Proteste del deputato Tremaglia).
Tremaglia. Si vergogni...!
Piro. Brava Presidente!
Tassi. Si vergogni!
Presidente. Non mi vergogno certamente! Io non mi devo vergognare del mio passato, certamente io. Ma non sono sicura che non debba farlo lei (Apptausi dei deputati dei gruppi del PCI, della sinistra indipendente e di democrazia proletaria - Protesta del deputati del gruppo del MSI destra nazionale.