sabato 30 maggio 2009

«Child Abuse Commission»

Dopo nove anni di indagini è stato pubblicato un rapporto della «Child Abuse Commission» che ha interrogato 2.500 ex allievi di oltre 100 istituzioni religiose. Il quadro che ne viene fuori è desolante, tristo, vergognoso per le istituzioni clericali. Si narra di bambini abusati di giorno e di notte, di bambine violate, scuole e orfanotrofi che nulla avevano da invidiare ai lager, preti e suore che pensavano e agivano come se mantenessero un diritto di appropriazione dei minori. Ora c’è chi invoca un concistoro e chi, come il Primate irlandese, Sean Brady afferma: «Provo vergogna».

I problemi della scuola pubblica

Intervista ad Emerenzio Barbieri
Voce Repubblicana del 30 maggio 2009
di Lanfranco Palazzolo

La scuola pubblica deve affrontare dei problemi drammatici da affrontare. Lo ha detto alla “Voce” l’onorevole Emerenzio Barbieri del Pdl, membro della Commissione Cultura della Camera dei deputati.
Onorevole Barbieri, cosa pensa dell’attacco che circa 250 dirigenti delle scuole del Lazio hanno rivolto al ministro dell’Istruzione Maria Stella Gelmini sul cattivo stato della scuola pubblica?
“Penso che i presidi del Lazio, come tutti i presidi d’Italia, hanno degli strumenti a disposizione. Se sono iscritti ad un sindacato, sono in grado di far sentire la loro voce. L’accusa al ministro Gelmini di fare poco per la scuola mi sembra del tutto gratuita. La Gelmini fa il possibile, così come cerchiamo di farlo noi in Commissione”.
Crede che in molti settori della scuola pubblica ci siano iscritti al sindacato che pensano solo a fare politica?
“I presidi, come tutti i cittadini italiani, fanno politica. Il ruolo che loro svolgono è per certi versi politico. Questo è vero da parecchi decenni. Non mi pare che sia una cosa che scoppia oggi”.
In questi mesi ci sono stati tagli pesanti nei confronti della scuola pubblica?
“Ci sono stati certamente dei tagli. Negare che ci siano stati questi tagli sarebbe ridicolo. D’altra parte la scuola italiana costava così tanto che era impossibile non tagliare”.
Quali sono le emergenze della scuola pubblica? C’è stato un indebolimento?
“Non definirei la scuola pubblica come un corpo che si è indebolito. La scuola pubblica ha dei problemi drammatici che bisogna affrontare e risolvere. Il primo di questi è la necessità che diminuisca il suo costo. Il problema di fondo è questo. Non è possibile che, a parità di frequenza, la scuola privata costi meno di quella pubblica. Quindi penso che ci sia un problema serio da questo punto di vista”.
Quali sono state le cose migliori fatte dal ministro Gelmini sulla scuola pubblica?
“Ha razionalizzato una serie di spese, ha introdotto il voto in condotta, i voti. Da questo punto di vista ha riformato un settore che questi 60 anni di vita pubblica hanno dimostrato”.
La scuola pubblica ha accolto il ministro con qualche pregiudizio?
“Io vivo in Emilia. Qui il pregiudizio nei confronti della Gelmini è di carattere politico e addirittura ideologico. Parlo dei settori legati alla sinistra. Credo che gran parte del corpo docente apprezzi lo sforzo del ministro”.
Cosa farebbe per la scuola pubblica?
“Adesso stiamo discutendo in Commissione Cultura la riforma Aprea sulla scuola pubblica. Sarebbe opportuno cambiare il sistema di reclutamento dei professori rispetto ai concorsi di oggi. I dirigenti scolastici devono scegliere di assumere gli insegnanti cancellando le graduatorie. Questo porterebbe dei benefici. La scuola si misurerebbe con il mercato e con le sue esigenze”.