domenica 7 giugno 2009

Anatomia di un Concordato di sinistra

Perchè è bene non abbracciare mai le idee di sinistra? La risposta è semplice: dietro questa facciata si nascondono solo tante fregature. Il Concordato firmato il 14 settembre del 1964 tra la Santa Sede e l'Ungheria comunista è una conferma della politica delle fregature. In quel periodo il Pci italiano benedì quel tipo di accordo tra la Santa Sede e il governo comunista ungherese cercando di dimostrare che quel patto rappresentava il carattere democratico di quei regimi. Eppure, appena otto anni prima la durissima repressione sovietica a Budapest aveva scosso tutto il mondo. Anche Pio XII che aveva letto un radio discorso di fuoco contro quel dramma. Ma ai pontefici che erano arrivati sul soglio pontificio la questione di un accordo sul Danubio era troppo importante. Naturalmente il Pci cercò di dimostrare in tutti i modi che quel patto con la Chiesa cattolica era utilissimo. "Paese Sera" scrisse questo 'bel commento': "In virtù dell'accordo i vescovi ungheresi d'ora innanzi fedeltà a una Costituzione comunista". Il quotidiano l'Unità del 17 settembre 1964 utilizzò quell'accordo per far mandare via gli esuli del 1956 dal collegio ungherese di Roma: "L'accordo - scrisse il foglio comunista -prevede la ripresa da parte dello stato ungherese del controllo dell'Istituto pontificio ungherese di Roma che i titolari attuali (esuli cacciati dal comunismo) dovranno abbandonare". Ecco perchè i discendenti politici di questa tradizione politica non potranno mai fare una politica autonoma dalla Chiesa cattolica. Il senso di questo pippone è quello di invitarvi a leggere il mitico libro dal titolo "Il Cardinale rinnegato" scritto dallo "Svizzero" nel 1964 e pubblicato nel gennaio del 1965.



Sintesi dell'introduzione de "Il Cardinale rinnegato".
In questo libro è il racconto, ninuzioso e documentato tanto da apparire come una rivelazione, delle trattative fra la Chiesa Cattolica e lo Stato comunista ungherese: trattative che portarono, il 15 settembre 1964, alla firma della neo-conciliazione. Nel rnonrcrrto in cui, per una serie di indizi allarmanti si incomincia a temere la Santa Sede voglia concludere anche in Italia questo nuovo tipo di concordato, il librode "Lo Svizzero" giunge come un ammonimento per dimostrare quali sono i pericoli, per la libertà e per la naziorre, che si nascondono dietro siffatti patti. Inoltre, il libro documenta documenta come l'estrema fragilità di certe prese di posizione nel mondo politico cattolico. Gli uornini che hanrro vissuto i drammatici eventi unsheresi clel 1956, e che pochi anni or sono hanno assistito alla evoluzione vaticana nei confronti del marxismo di Stato, comprenderanno, attraverso queste pagine, la necessità di non affidare più la difesa delle libertà ai "monsignori scaltri"".

I luttuosi eventi che turbano il mondo
10 novembre 1956(1)
PIOXII

ALLO STRAZIO DEL NOSTRO CUORE di Padre per la iniquità consumata a rovina del diletto popolo magiaro, reo di aver voluto il rispetto dei fondamentali diritti umani, si aggiungono l'ansia per la pace minacciata e il cordoglio nel vedere indebolite le file di coloro, sulla cui autorità, unione e buon volere molto sembrava potersi contare per il progressivo ristabilimento della concordia fra le nazioni nella giustizia e nella vera libertà.
Chi potrebbe negare che le questioni della pace e della giusta libertà abbiano compiuto amari passi indietro, trascinando seco nell'ombra le speranze faticosamente risorte e convalidate da molteplici testimonianze?
Troppo sangue è stato ingiustamente versato! Troppi lutti e stermini improvvisamente rinnovati! Il tenue filo di fiducia, che aveva cominciato a riunire i popoli e sosteneva alquanto gli animi, appare spezzato; il sospetto e la diffidenza hanno scavato un più profondo abisso di separazione. Il mondo intiero è giustamente trasalito davanti all'affrettato ricorso alla forza, le mille volte e da tutti esecrata quale mezzo per appianare i contrasti ed assicurare la vittoria del diritto.
Non vi è dubbio che il mondo dal parossismo di questi giorni di violenza è uscito disorientato e scosso nella fiducia, poiché ha assistito al rinnovarsi di una politica che, in modo diverso, pone l'arbitrio di parte e gl'interessi economici al di sopra delle vite umane e dei valori morali.
Di fronte a tale scempio della giustizia e dell'amore fraterno, di fronte al serpeggiante scetticismo degli uomini verso l'avvenire, di fronte all'aggravata disunione degli animi, Noi, che deriviamo da Dio il mandato di promuovere il bene di tutte le nazioni e che stimiamo fermamente non essere la pace un vano sogno, ma un dovere da tutti attuabile; nell'intento di contribuire a salvarla in sé e nei fattori sui quali si fonda, desideriamo di rivolgere ai popoli il Nostro grido accorato: restauriamo le vie della pace, rinsaldiamo la unione di coloro che la bramano, restituiamo la fiducia a quei che l'hanno perduta!
Pertanto Ci indirizziamo, innanzi tutto, a voi, diletti popoli, uomini e donne, intellettuali, lavoratori, artigiani e contadini, di qualsiasi stirpe e Paese, affinché facciate intendere ai vostri reggitori quali siano i vostri intimi sentimentali e le vostre vere aspirazioni. I recenti fatti hanno confermato che i popoli, le famiglie, i singoli, preferiscono la tranquillità del lavoro e della famiglia ad ogni altra più agognata ricchezza. Essi sono pronti a rinunziarvi, se essa costasse il prezzo della tirannide o il rischio di una guerra con le sue conseguenze, rovine, lutti, prigionie e morte. In nome della religione, della civiltà e del retto sentimento umano: basta con le illegali e brutali repressioni, coi propositi di guerra, con le egemonie tra Potenze, cose tutte che tramutano la vita terrena in un abisso di ansie e di terrori, mortificano gli spiriti, annullano i frutti del lavoro e del progresso.
Questa, che è la voce della natura, deve venir proclamata alta nell'interno e all'estero da ogni Nazione, ed essere udita ed accolta da coloro cui i popoli hanno affidato il potere. Se una pubblica Autorità, in quanto a lei spetta, non tendesse ad assicurare almeno la vita, la libertà, la tranquillità dei cittadini, qualsiasi altra cosa riuscisse ad attuare, fallirebbe nella sostanza stessa del suo corpo.
Ma al di sopra di ogni altro incubo grava sugli animi il significato dei luttuosi fatti ungheresi. L'universale spontanea commozione del mondo, che l'attenzione per altri gravi eventi non giova a sminuire, dimostra quanto sia necessario ed urgente il restituire la libertà ai popoli che ne sono stati spogliati. Può il mondo disinteressarsi di questi fratelli, abbandonandoli al destino di una degradante schiavitù? Certamente la coscienza cristiana non può scuotere da sé l'obbligo morale di tentare ogni mezzo lecito, affinché venga ripristinata la loro dignità e restituita la libertà.
Non Ci nascondiamo quanto siano al presente intricati i rapporti tra le nazioni e tra i gruppi continentali che le abbracciano. Ma si ascolti la voce della coscienza, della civiltà, della fraternità, si ascolti la voce stessa di Dio, Creatore e Padre di tutti, posponendo, anche con grave sacrificio, ogni altro problema e qualsiasi particolare interesse a quello primordiale e fondamentale dei milioni di vite umane ridotte a servitù.
Si torni quanto prima a rinsaldare le file e a stringere in un solido pubblico patto quanti - Governi e popoli - vogliono che il mondo percorra il sentiero dell'onore e della dignità dei figli di Dio; patto capace anche di difendere efficacemente i suoi membri da ogni ingiusto attacco contro i loro diritti e la loro indipendenza. Non sarà colpa degli onesti, se per chi si allontana da questa via non resterà che il deserto dell'isolamento. Forse avverrà, e Ce lo auguriamo di cuore, che la compattezza delle nazioni, sinceramente amanti la pace e la libertà, basterà ad indurre a più miti consigli coloro che si sottraggono alle leggi elementari dell'umano consorzio, e che pertanto si privano da se stessi del diritto di parlare in nome dell'umanità, della giustizia e della pace. Per primi i loro popoli non potranno non sentire il bisogno di ritornare a far parte dell'umana famiglia per goderne l'onore e i vantaggi. Tutti uniti dunque per la libertà e per la pace, voi, diletti popoli dell'oriente e dell'occidente, membri della comune umana famiglia! La pace, la libertà! Ormai queste tremende parole non danno più luogo ad equivoci. Esse sono tornate al loro primigenio e luminoso significato, quale fu sempre da Noi inteso, derivato cioè dai principi della natura e dal manifesto volere del Creatore. Ripetetele, proclamatele, attuatele. I vostri reggitori siano fedeli interpreti dei vostri veri sentimenti, dei vostri veri aneliti. Dio vi aiuterà, Dio sarà la vostra forza.
Dio! Dio! Dio!
Risuoni questo ineffabile nome, fonte di ogni diritto, giustizia e libertà, nei parlamenti e nelle piazze, nelle case e nelle officine, sulle labbra degli intellettuali e dei lavoratori, sulla stampa e alla radio. Il nome di Dio, come sinonimo di pace e di libertà, sia il vessillo degli uomini di buon volere, il vincolo dei popoli e delle nazioni, il segno in cui si riconosceranno i fratelli e i collaboratori nell'opera della comune salvezza. Dio vi scuota dal torpore, vi separi da ogni complicità coi tiranni e coi fautori di guerre, v'illumini la coscienza e rafforzi la volontà nell'opera di ricostruzione.
Riecheggi il suo Nome soprattutto nei sacri templi e nei cuori, come suprema invocazione al Signore, affinché con la sua infinita potenza aiuti a compiere ciò che le deboli forze umane tanto stentano a conseguire.
Con questa preghiera, che Noi per primi eleviamo al suo trono di misericordia, vi lasciamo, diletti figli, fiduciosi che il sereno tornerà a risplendere sul mondo e sulle fronti avvilite, e che la pace, provata da così gravi cimenti, ne uscirà più limpida, più duratura, più giusta.
Note:
(1) PIO PP. XII, Radiomessaggio Allo strazio del Nostro cuore sugli odierni luttuosissimi eventi che turbano il mondo, [A tutti i popoli e ai governanti delle nazioni], 10 novembre 1956: AAS 48(1956), pp. 787-789.
Un pensiero commosso e accorato per il popolo magiaro, che, dopo aver gustato momenti di libertà e concordia, ha subìto la brutale repressione. Dovere di restaurare le vie della pace e della concordia. Il nome di Dio aiuterà a conseguire questa nobile e necessaria meta.

Zero Assoluto - Minimalismi 2004