venerdì 12 giugno 2009

Enrico Berlinguer e la questione morale

In questi giorni gira un manifesto sull'anniversario della morte di Enrico Berlinguer. Ogni volta che viene ricordato il segretario del Pci tutti lo rievocano come un grande uomo politico. Io non sono d'accordo perchè la grande ambizione politica di Berlinguer è stata quella di fare un grande accordo storico con la Dc e cancellare quella che nei paesi normali si chiama "dinamica democratica". Ma detto questo mi arrabbio ancora di più quando sento parlare del Pci - e stavolta non mi riferisco a Berlinguer - come del partito pulito che aveva sollevato la "questione morale". Non sono d'accordo nemmeno in questo caso visto che il termine "Mani Pulite" è stato coniato dal libro che vedete qui sopra, dedicato proprio alla corruzione nel Pci. Naturalmente non mi sorprendo tanto che questo volume sia stato cancellato dalla storia della nostra saggistica. Però, a 25 anni dalla morte di Berlinguer mi chiedo cosa ha fatto quel partito per il nostro paese. Voi lo sapete?! Io sicuramente no. Fino agli anni '60 il Pci non aveva fatto uno sciopero generale, ha osteggiato l'integrazione dell'Italia nella Cee, non ha votato lo Statuto dei lavoratori, si è uniti alla Dc nel momento peggiore della sua storia, ha cercato di agganciare Craxi che li ha mandati a quel paese. Ma cosa hanno fatto questi comunisti?! Fatemelo sapere.

Cossiga & Gheddafi

Ci vorranno dei secoli prima che la politica italiana abbia la fortuna di vedere un nuovo Cossiga. Ne ho avuto la conferma ieri quando ho ascoltato il Presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga commentare il discorso di Gheddafi al Senato. Vi ripropongo queste dichiarazioni con le mie domande. Vi segnalo un aneddoto gustoso appena Cossiga comincia a parlare con il capogruppo del PdL al Senato Maurizio Gasparri su una telefonata che avrebbe ricevuto dal Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Non ve le perdete. Il link è sopra. Le dichiarazioni partono automaticamente dopo la mia introduzione.

Gheddafi non mi entusiasma

Voce Repubblicana del 13 giugno 2009
Intervista a Luigi Ramponi
di Lanfranco Palazzolo

Gheddafi lo accolgo senza entusiasmo. Lo ha detto alla “Voce” il senatore Luigi Ramponi del Popolo delle Libertà.
Senatore Ramponi, cosa pensa del riavvicinamento dell’Italia alla Libia? Con quale spirito lo accoglie in Italia?
“Con lo stesso spirito con il quale, quando dirigevo i servizi segreti, avevo contatti con lui e con i suoi servizi segreti. Non si può cambiare la realtà. La realtà è fatta di singoli episodi che vanno inseriti nel tempo. Sono cresciuto in Africa e so benissimo cosa l’Italia ha fatto in questi paesi. E so benissimo anche quale è stata la reazione nei confronti dei colonialisti. Preso atto che ognuno ha commesso i suoi errori, oggi trovo giusto ricevere questo capo di Stato senza eccessivi entusiasmi”.
Era d’accordo sulla presenza di Gheddafi nell’aula del Senato?
“No, non ero favorevole ad un suo intervento in aula. Sono invece d’accordo nel riceverlo in Italia perché l’Italia ha fatto un accordo politico con Gheddafi, un memorandum sottoscritto. Sono d’accordo sul fatto che in politica sia necessario quel pragmatismo che gli inglesi sanno mettere molto bene in pratica. Ritengo che non sia il caso di esagerare in eccessivi entusiasmi. Italia e Libia possono essere di nuovo amiche senza dimenticare quello che è successo in passato”.
Cosa ne pensa delle polemiche delle opposizioni su questa visita?
“Quello dei diritti umani è il tema che si trova sempre in queste circostanze. Qualcuno mi ricordava che nel 1982 alla Camera dei deputati fu ricevuto il leader palestinese Yasser Arafat. Quindi è meglio lasciare perdere questi argomenti. Credo che la scelta migliore da fare fosse proprio quella di ricevere Gheddafi a Palazzo Giustiniani. Se vogliamo affrontare il tema dei diritti umani l’Italia non dovrebbe avere relazioni con un centinaio di paesi della Comunità internazionale. Ognuno fa il gioco politico che ritiene. Se lei avesse intervistato Gheddafi le avrebbe risposto che il suo paese è stato aggredito e colonizzato. Queste riappacificazioni avvengono anche nella nostra vita privata”.
Gheddafi è stata una minaccia per il nostro paese?
“Lo è stato intanto perché l’attentato di Lockerbie negli anni ’80 ha una precisa responsabilità libica. Gheddafi ha sostenuto apertamente il terrorismo. Ricordo che Tripoli lanciò alcuni missili contro un’isola italiana. Ai tempi in cui dirigevo i servizi segreti (SISMI 1991-1992) il rapporto con la Libia era abbastanza dialogico e c’era una collaborazione”.
Ha visto il film sul “Leone del deserto” e cosa pensa di quelle critiche contro l’esercito italiano?
“Non l’ho visto. Non ho nessuna stima dei cinematografari. Ho visto film come El-Alamein e l’ho trovato un film pessimo. Di fronte ad una ribellione in Libia i soldati italiani si comportarono come dovevano”.

Gheddafi a Palazzo Giustiniani


Il senatore dell'Italia dei Valori Stefano Pedica ieri ha protestato contro Gheddafi mettendo sul petto la foto dei rottami dell'aereo distrutto nella strage di Lockerbie nel 1988. Pedica non è stato fatto entrare nella Sala Zuccari perchè aveva con se quella foto. I funzionari del Senato hanno cercato di convincere il senatore dell'Idv. Queste immagini sono state girate alle 11.35, prima dell'arrivo di Gheddafi a Palazzo Giustiniani. Insieme a Pedica c'erano Pancho Pardi e la senatrice Giuliana Carlino che invita lo stesso Pedica a farsi da parte. Dietro di lui il giornalista del "Il Giornale" Gianni Pennacchi. Ma cosa ha in mente Pedica? I prossimi video chiariranno tutto....


Questo quello che è accaduto a Palazzo Giustiniani al momento dell'arrivo di Gheddafi. Il senatore Stefano Pedica, che aveva la foto della strage di Lockeribe sul petto, ha fatto partire un timido applauso mentre stava passando il dittatore libico, ma Gheddafi non si è accorto dell'intento polemico del senatore visto che nello stesso momento altre persone stavano battendo le mani per le ragioni opposte a quelle di Pedica. All'inizio del video Gianni Pennacchi stava protestando perchè i funzionari del Senato volevano buttare fuori i giornalisti dalle stanze attigue alla sala Zuccari. Un comportamento assurdo se si pensa che i giornalisti avevano il diritto di vedere quello che stava accadendo. Dopo l'arrivo di Gheddafi un giornalista ha fatto notare come per la prima volta nella storia i commessi di Palazzo Madama hanno protetto un uomo politico straniero dai senatori che volevano protestare......Il passaggio di Gheddafi avviene tra il 37° e il 50° secondo.

Al termine del suo intervento, Gheddafi esce dalla Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani.

L'autosufficienza del Partito democratico

Come sapete, in questi mesi si è parlato tanto dell'autosufficienza del Partito democratico. Il Partito di Veltroni e di Dario Franceschini ha selezionato i suoi alleati con il lanternino. La sconfitta di queste elezioni europee ha fatto rivedere questa strategia politica al Partito democratico. Infatti, da questo manifesto si scopre che il Pd non è più autosufficiente visto che il Pd si preoccupa di aggiungere alla sua percentuale "romana" quella delle altre opposizioni. La cosa curiosa di questo manifesto è che il Pd stesso non parla di alleati, ma di "opposizioni". E se si tratta solo di opposizioni è difficile che siano vincenti. Peccato che la somma delle opposizioni non faccia un alleanza così come una rondine non fa primavera. Ecco perchè sarebbe il caso di dimostrare che queste opposizioni sono qualcosa di più di una percentuale. Altrimenti si spendono soldi e colla per fare un manifesto inutile. Un'ultma cosa. Il manifesto è stato commissionato dal Pd del Lazio che si è preoccupato di piazzare solo i dati di Roma....Perchè?! Misteri della politica del Pd.

Gheddafi visto da vicino a Palazzo Giustiniani

La notizia del giorno dopo è che sono riuscito a vedere Gheddafi, a riprenderlo e a fotografarlo e vedere quello che è successo ieri a Palazzo Giustiniani prima che Gheddafi arrivasse alla Sala Zuccari. Ho seguito tutto per Radio Radicale. Proverò a raccontarvelo qui. Intanto vi mostro una foto di pessima qualità che ho fatto ieri al dittatore libico. Eccola.

Che fine ha fatto Enrico Morando?

Voce Repubblicana del 12 giugno 2009
Intervista a Riccardo Villari
di Lanfranco Palazzolo

Il Pd in Campania è pervaso da un delirio di onnipotenza. Lo ha detto alla “Voce” il senatore Riccardo Villari del gruppo misto, ex Presidente della Vigilanza Rai.
Senatore Villari, come sono andate le elezioni amministrative in Campania? E’ sorpreso dai risultati negativi del Pd?
“Già dopo le elezioni politiche del 2008 il risultato era stato simile a quello di oggi. Quindi era tutto previsto. Già due anni fa era iniziato in Campania un cambio di pelle. Fino a qualche tempo fa era il centrosinistra a considerarsi come il partito radicato nel territorio. Adesso, dopo le ultime vittorie del centrodestra, è il Popolo delle libertà a considerarsi come il soggetto politico radicato sul territorio. Prima ancora delle elezioni provinciali in Campania, vinte al primo turno, il centrodestra si era affermato in quelli che venivano definiti come i gangli territoriali del centrosinistra. Mi riferisco a realtà come Giugliano, Casoria, Afragola, Pozzuoli e Torre del Greco. Questi sono comuni tra i 60mila e i 100mila abitanti. Nei fatti c’erano state tutte le avvisaglie delle sconfitte. Di fronte a questi segnali il centrosinistra ha risposto con sufficienza e con indifferenza. Il risultato lo abbiamo visto. Non sono sorpreso dall’esito di questo voto”.
Che ruolo ha giocato De Mita, che fu mandato via da Veltroni, in queste elezioni amministrative ed europee?
“La contraddizione del Pd l’abbiamo vista alle elezioni europee, dove è stato candidato Luigi Berlinguer, persona autorevolissima, che anagraficamente ha la stessa età di Ciriaco De Mita. Il criterio dell’anagrafe e dell’età viene seguito in maniera molto singolare dal Partito democratico. De Mita è stato sicuramente decisivo in Campania. L’Udc esisteva già in Campania, ma in questa regione ha acquistato un altro rilievo ribaltando molti pronostici. Il centrosinistra non ha saputo mantenere nel suo partito tanti dirigenti che avevano seguito Ciriaco De Mita e Clemente Mastella. A Napoli, i quattro consiglieri eletti con l’Udc sono i consiglieri uscenti del Pd che hanno seguito De Mita nel suo ‘trasloco’ nell’Udc. Al momento dell’uscita di questi esponenti politici dall’Udc, il commissario straordinario del Pd a Napoli Enrico Morando – dal quale non ho sentito nessuna autocritica – non si è preoccupato minimamente delle ragioni che avevano indotto questi esponenti politici ad andare via. Io stesso ho cercato di dare il mio contributo per sostenere il candidato alla provincia Nicolais, ma è stato rifiutato”.
Cosa denota questo atteggiamento del Partito democratico?
“Si parla della vocazione maggioritaria del Pd. Io non la vedo. C’è solo una sorta di delirio di onnipotenza da parte di questa classe politica del Pd che non conosce il territorio. E a farne le spese è stato Luigi Nicolais”.