giovedì 2 luglio 2009

Statuto della Regione Sicilia: parla il senatore Pistorio dell'MPA

Iran: un'audizione soddisfacente

Intervista a Lapo Pistelli
Voce Repubblicana del 3 luglio 2009
di Lanfranco Palazzolo

Il quadro del ministro degli Esteri Frattini è sull’Iran è stato molto acuto. Lo ha detto alla “Voce” l’onorevole Lapo Pistelli, responsabile dell’ufficio esteri del Pd.
Onorevole Pistelli, come è andata l’audizione nelle Commissioni Esteri congiunte di Camera e Senato con il ministro degli Esteri Franco Frattini?
“Il ministro Frattini ha tracciato un quadro molto complesso. La mia impressione è che l’audizione sia stata molto soddisfacente. Di fronte a giudizi che appaiono molto dettati dall’emozione per quanto sta accadendo (le violenze, i brogli, le denunce del ‘Jerusalem Post’ sulle esecuzioni sommarie degli oppositori), che potrebbero infiammare gli animi e la politica, il ministro degli Esteri ha fatto un quadro molto acuto della situazione politica e ricco di sfumature sia davanti al sostanziale fallimento dello sforzo del 5+1 e anche sulle iniziative che la comunità internazionale prenderà nei prossimi mesi. Uno dei meriti della posizione espressa dal ministro degli Esteri italiano è stata la scelta di non unirsi al giudizio liquidatorio nei confronti del Presidente degli Stati Uniti Barack Obama e della sua politica della mano tesa”.
Cosa pensa di quello che sta accadendo in Iran?
“C’è in corso una lotta nell’establishment del potere politico iraniano. Questa è una lotta politica trasversale e durissima. Ma in questo momento non è il caso di semplificare tutto dicendo che è in corso una lotta del popolo contro il regime o di dire che quella in corso è una lotta tra un leader politico e un altro”.
Come ha trovato la posizione assunta dall’Unione europea rispetto a quella assunta dagli Stati Uniti? A qualcuno la posizione dell’Ue è apparsa più convinta anche se le differenziazioni non sono mancate.
“Le differenziazioni in Europa sono all’ordine del giorno perché non esiste una politica estera unica. E’ importante che l’Unione europea – anche negli incontri preparatori del G8 – abbia cercato in ogni modo di coinvolgere la Russia e la Cina. Chiunque conosce quello scacchiere sa che non esiste una soluzione che non passi attraverso il meccanismo di coinvolgimento regionale. Le ambizioni nucleari dell’Iran e il riconoscimento di questo paese come potenza regionale passano assolutamente attraverso un coinvolgimento diverso della Russia. Penso che su questo l’Europa abbia lavorato bene finora”.
Pensa che il regime iraniano cercherà ancora di più l’appoggio della Russia nel momento in cui sente la sua leadership dimezzata?
“Credo che Ahmandinejad dovrà fare dei conti all’interno della politica iraniana. Ci sono almeno un centinaio di parlamentari che non intendono votarlo e non vogliono riconoscerlo come leeder. Sono convinto che l’Iran resta un attore chiave nel meccanismo di stabilizzazione dell’Afghanistan, in Iraq e in Pakistan”.

Nanni Moretti "gira" un nuovo film: "La stanza del commercialista"

Da “La stanza del figlio” alla “stanza del commercialista”. Per Nanni Moretti non c’è pace. Proprio nei giorni in cui sta mettendo a punto il progetto di un nuovo film ambientato in Vaticano, il regista bandiera dell’antiberlusconismo cinematografico ha dovuto sbrigare una pratica fastidiosa. A nove anni dalla fine delle riprese del suo film “La stanza del figlio”, Nanni Moretti è tornato nel capoluogo marchigiano. Questo ritorno però non è dovuto alla nostalgia del capolavoro girato dal regista romano tra il 1999 e il 2000 ma ad una testimonianza in una causa civile in tribunale. La vicenda non è di poco conto visto che in ballo ci sono 38.000 euro. Una cifra consistente per il regista e per la sua casa di produzione cinematografica. A volere questi soldi sono tre commercialisti che chiedono alla società di produzione di Nanni Moretti la “Sacher” per l’occupazione, da parte del set, di un immobile di loro proprietà andata oltre i termini nel 2000. La testimonianza di Nanni Moretti non è stata certo una passeggiata visto che il regista ha svolto circa mezz’ora di deposizione davanti al giudice Alessandra Alessandrini. Per Moretti, che si è presentato con il solito look da regista impegnato: camicia celeste a maniche corte, pantaloni marroni e mocassini (Chissà se le scarpe calzate ieri dal regista avrebbero fatto colpo sul Michele di “Sogni d'oro!?”). Il regista ha spiegato al giudice che il ritardo delle riprese fu causato da uno sciopero dei lavoratori dello spettacolo, ma anche da esigenze artistiche. Il regista non riusciva a concludere il film perché cambiava idea su tutto. Per questo il set lasciò l’appartamento (che durante la locazione era stato acquistato dai commercialisti Camillo Catana, Stefano Coppola e Giancarlo Corsi) con due mesi di ritardo, il 3 aprile invece che il 30 gennaio come previsto da una proroga. Circostanze che avrebbero procurato problemi ai commercialisti, che stavano in affitto altrove, in un periodo particolarmente intenso di lavoro. Ricordiamo che il mese di aprile è particolarmente impegnativo per i commercialisti visto che proprio in quei mesi inizia la procedura per la compilazione dei 730. I legali della Sacher hanno fatto un’offerta alla controparte. Non è stato possibile sapere quanto la casa di produzione abbia offerto ai tre commercialisti privati del loro nuovo studio. Il giudice se l’è presa molto comoda e ha rinviato la causa al 4 novembre prossimo. I commercialisti dovranno aspettare ancora 4 mesi per vedere giustizia per il loro danno o accettare il risarcimento proposto dalla Sacher. Chissà se nel frattempo, se non resteranno soddisfatti dall’offerta della controparte, i commercialisti non stiano progettando un girotondo intorno al Palazzo di giustizia di Ancona. Magari ci viene anche Silvio Berlusconi…

Un nubifragio abbatte un albero

Oggi pomeriggio (2 luglio 2009) un nubifragio si è abbattuto su Roma con inaudita violenza. Quello di oggi sembrava un pomeriggio tranquillo per le strade di Roma: il sole illuminava la città e nulla lasciava pensare che di li a poco, alle 18.30 circa, la città si sarebbe trasformata in una gigantesca pozzanghera a causa di violento nubifragio estivo. Nel ridente quartiere di Casalbertone, dove qualche mese fa è crollato un semaforo, è stramazzato a terra anche un grande albero all'incrocio tra via Alberto Pollio e via di Casalbertone. Probabilmente l'albero non ha retto alle raffiche di vento e alla pioggia. Queste immagini sono state girate intorno alle 20.00, un'ora 1/2 dopo il nubifragio. Come potete vedere l'albero ha bloccato una strada di accesso al centro commerciale Auchan, dove passa anche il bus di linea 545 in direzione Stazione Tiburtina. I vigili o la municipale non si erano ancora fatti vedere nel luogo dove era caduto l'albero.

Chi preme su quella corte?

A quanto pare in Italia diventa un problema anche andare a cena. Non capisco queste polemiche sulla cena tra Berlusconi e un giudice della Consulta. Non considero una cena come un esempio di malagiustizia costituzionale. E comunque vorrei ricordare che in passato è accaduto di peggio. Ecco perchè mi sono premurato di pubblicare la lettera del giudice Mazzella e alcuni titoli indicativi sulle vere pressioni sulla consulta. A buon intenditore poche parole.
"Caro Presidente, caro Silvio, ti scrivo una lettera aperta perché cominciando seriamente a dubitare del fatto che le pratiche dell'Ovra (la polizia segreta fascista, ndr) siano definitivamente cessate con la caduta del fascismo, non voglio cadere nel tranello di essere accusato, da parte di chi necessariamente ne ignorerà il contenuto, di averti inviato una missiva 'carbonara e piduista', secondo il colorito linguaggio di un parlamentare. Ritenevo in buona fede di essere un uomo libero in un Paese ancora libero e di avere il diritto 'umano' di invitare a casa mia un amico di vecchia data quale tu sei". "Ho sempre intrattenuto con te - scrive Mazzella - rapporti di grande civiltà e di reciproca e rispettosa stima. Vederti in compagnia di persone a me altrettanto care e conversare tutti assieme in tranquilla amicizia non mi era sembrato un misfatto. A casa mia, come tu sai per vecchia consuetudine, la cena è sempre curata da una domestica fidata (e basta!). Non vi sono cioé possibili 'spioni', come li avrebbe definiti Totò. Chi abbia potuto raccontare un fantasioso contenuto delle nostre conversazioni a tavola inventandosi tutto di sana pianta - è sottolineato nella lettera - resta un mistero che i grandi inquisitori del nostro Paese dovrebbero approfondire prima di lanciare accuse e anatemi. La libertà di cronaca è una cosa, la licenza di raccontare frottole ad ignari lettori è ben altra! Soprattutto quando il fine non è proprio nobile". "Caro Silvio, a parte il fatto che non era quella la prima volta che venivi a casa mia e che non sarà certo l'ultima fino al momento in cui un nuovo totalitarismo malauguratamente dovesse privarci delle nostre libertà personali, mi sembra doveroso dirti per correttezza che la prassi delle cene con persone di riguardo in casa di persone perbene non è stata certo inaugurata da me ma ha lunga data nella storia civile del nostro Paese. Molti miei attuali ed emeriti colleghi della Corte Costituzionale hanno sempre ricevuto nelle loro case, come è giusto che sia, alte personalità dello Stato e potrei fartene un elenco chilometrico". "Caro presidente - conclude la lettera -, l'amore per la libertà e la fiducia nella intelligenza e nella grande civiltà degli italiani che entrambi nutriamo ci consente di guardare alla barbarie di cui siamo fatti oggetto in questi giorni con sereno distacco. L'Italia continuerà ad essere, ne sono sicuro, il Paese civile in cui una persona perbene potrà invitare alla sua tavola un amico stimato. Con questa fiducia, un caro saluto".

Gli italiani vogliono sicurezza

Voce Repubblicana, 2 luglio 2009
Intervista a Filippo Berselli
di Lanfranco Palazzolo

Non credo che verrà posta la fiducia sul ddl sicurezza. Lo ha detto martedì alla “Voce Repubblicana” il Presidente della Commissione Giustizia del Senato Filippo Berselli.
Presidente Berselli, il ddl sulla sicurezza giunge in terza lettura al Senato. Pensa che il Governo sarà tentato di porre la questione di fiducia sul provvedimento?
“La fiducia non la pongo certo io come Presidente della Commissione Giustizia del Senato. Non credo che la porrà perché siamo alla terza lettura del provvedimento. Il confronto è stato serrato. A suo tempo, approvammo in prima lettura il ddl sicurezza, la Camera lo ha modificato su aspetti del tutto secondari. Credo che a questo punto ci siano tutte le condizioni affinché questo ddl diventi legge dello Stato”.
Quanti emendamenti sono stati presentati in Commissione Giustizia dall’opposizione e come sono stati accolti?
“Tutti gli emendamenti presentati in Commissione Giustizia dalle opposizioni sono stati respinti. Penso che anche quelli che verranno presentati in aula avranno la medesima sorte. Le proposte dell’opposizione non verranno accolte. Stavolta verranno esaminate solo le parti che sono state oggetto delle modifiche apportate dal Senato. Credo che ogni ritardo non sia giustificato da parte dei cittadini. Non vedo quali problemi possa avere la maggioranza per approvare un testo che è stato modificato in meglio dalla Camera dei deputati”.
Pensa che alcuni aspetti del ddl sulla sicurezza possano creare quale polemica come quelli relativi alla permanenza nei centri di identificazione e sicurezza?
“Sono norme approvate a suo tempo dal Senato. Il fatto che queste norme non siano accettate dall’opposizione che non riesce ad interpretare la volontà del popolo italiano. Se fosse per i cittadini questa legge sarebbe già stata approvata”.
Sul disegno di legge sulle intercettazioni incontrerete ostacoli maggiori?
“E’ chiaro che un’intesa con le opposizioni su alcuni punti delle leggi al nostro esame è auspicabile. Nessuno si chiude a riccio. Abbiamo visto che si può collaborare come è avvenuto per la riforma della giustizia civile. Questo provvedimento sulle intercettazioni è all’esame del Parlamento da un anno. Abbiamo dimostrato di essere disponibili con tutti coloro che volevano migliorare il testo. Non so cosa accadrà sulle intercettazioni. Penso che nel pomeriggio di giovedì termineremo la discussione generale. Credo che intorno al 13 luglio il provvedimento giungerà in aula”.
Cosa pensa delle parole del Presidente della Repubblica sui toni della polemica politica?
“L’intervento del Capo dello Stato è positivo. Mi sembra che l’intervento di Napoletano abbia calmato le acque. Oggi sui giornali non c’è traccia di polemiche e di gossip. Sarebbe stato un danno in vista di un evento importante come il G8”.

Inediti: il senatore radicale Perduca "Studia" il dittatore libico Gheddafi

Ddl sicurezza: manifestazione sotto la pioggia

Ieri si è cominciato a votare la fiducia sul disegno di legge governativo sulla sicurezza. Con questo passaggio parlamentare non poteva mancare la consueta manifestazione contro il provvedimento. La protesta era iniziata sotto i migliori auspici visto che a Roma era una bella giornata. Ma dietro l'apparenza del bel tempo le nuvole erano in agguato. E quando la manifestazione è entrata nel vivo, Giove pluvio ha messo in atto le sue oscure minacce. Dalla foto sopra potete vedere "la corsia agonale", luogo adiacente a Piazza Navona, dove si svolgono queste manifestazioni, pieno di manifestanti di Rifondazione comunista. Ecco come si presentava la corsia pochi minuti dopo il temporale. Ad un certo punto, si è affacciato da una finestra del Senato il sottosegretario Roberto Castelli che dopo aver sorriso ha detto ironicamente: "Dove sono finiti i manifestanti di prima?!".