martedì 14 luglio 2009

Ho intervistato un Nobel per la pace

Il partito delle piccole personalità

Intervista a Bobo Craxi
Il Tempo, 15 luglio 2009
Di Lanfranco Palazzolo

Riccardo Nencini sta costruendo un altro partito “che non ha nulla a che vedere con il socialismo riformista”. Lo ha detto l'esponente del Ps Bobo Craxi, che definisce Nichi Vendola e Fava “due piccole personalità”.
Onorevole Craxi, Si aspettava questo esito bulgaro del Consiglio nazionale del Partito socialista di sabato che ha confermato l'opzione politica con Sinistra e libertà?
“Nel CN non erano in discussione due linee politiche alternative, ma la richiesta di un congresso. In realtà sono molto soddisfatto di questo pronunciamento. Se c'è una parte del partito che desidera costruirne un altro, questo significa che la mia idea è giusta. Io voglio mantenere in vita un partito socialista mentre gli altri vogliono costruire un soggetto nuovo. Se i socialisti fossero stati chiamati a dire la propria l'orientamento del Ps sarebbe stato diverso. La decisione del CN è simbolo di una grande difficoltà politica”.
Nel corso di questo CN il segretario Nencini ha detto che il Partito democratico terminerà la linea dell'autosufficienza. Come fa a dirlo?
“Quella di Nencini è un piccola speranza. A me interessa discutere di più in che modo oggi i socialisti contribuiscono con un profilo programmatico nel dare vita ad un'ala riformista nel paese. A questo punto sarà inevitabile riaprire il dialogo con tutte le aree riformiste nel paese. Le formule e le formulette, i politicismi della Prima Repubblica non mi interessano molto. La politica dell'autosufficienza non fa il paio con gli equilibri più avanzati. Queste sono solo delle formule astratte. Nel 2009 la politica vuole grande concretezza. Io ho detto quello che penso. Io voglio il Partito socialista e non una macedonia di sconfitti della sinistra”.
Qual è il limite del progetto di Vendola e di Claudio Fava nel quale molti socialisti sono stati assorbiti loro malgrado?
“Con questa scelta scompare la cultura socialista. Non mi pare che Riccardo Nencini sia un leader politico all'altezza che possa reggere il confronto con queste due piccole personalità. Noi proveniamo da storie diverse e rappresentiamo delle esigenze differenti. L'unica cosa nella quale vedo una volontà comune è quella di riuscire a superare gli sbarramenti elettorali. Ma ritengo che da sola, questa volontà, non esprime una politica”.
E' vera la voce che vorrebbe Nichi Vendola come candidato del Partito democratico alle prossime elezioni regionali. Si tratta di un'indiscrezione attendibile?
“Escludo che ci possa essere questa ipotesi. In questa fase Nichi Vendola è nel mezzo di una polemica molto serrata con il Partito democratico in Puglia. La polemica tocca quella parte del Partito democratico controllata da Massimo D'Alema in quella regione. L'aspro confronto di Vendola in Puglia si salda con le tentazioni neopopuliste e regionaliste come quella di Lombardo in Sicilia. Dobbiamo proprio riflettere su queste figure, i governatori eletti dal popolo, che spaccano l'unità politica del paese”.
In cosa si materializza l'approdo riformista del Partito socialista? Pensa che dopo il fallimento della “Costituente” sia necessario riaprire il confronto con Marco Pannella?
“L'approdo socialista non è Sinistra e libertà. I socialisti devono avviare un dialogo a 360 gradi e riconsiderare quella esperienza della “Rosa”, del rapporto privilegiato con i radicali. Questa è una politica perché è una storia vecchia e nuova e ci ricollega alle aree riformiste del centrosinistra. Invece il dialogo con Fava e Vendola ci sposta drammaticamente verso la deriva di una sinistra indistinta. Oggi abbiamo bisogno di riallacciare il dialogo con tutti i riformismi e i riformisti in Italia. Non è colpa nostra se il voto socialista non è dalla parte di Sinistra e libertà. Più andiamo a sinistra e più ci allontaniamo dalla prospettiva socialista”.

Il governo non si occupi di referendum

Voce Repubblicana, 14 luglio 2009
Intervista a Donatella Poretti
di Lanfranco Palazzolo

Questo parlamento non ha bisogno di una proposta del governo per modificare la legge sui referendum. Lo pensa la senatrice radicale nel Partito democratico Donatella Poretti. Ecco cosa ci ha detto su quello che sta accadendo al senato su questo argomento.
Donatella Poretti, cosa sta succedendo in Commissione Affari costituzionali del Senato dove dovrebbe essere esaminato il ddl relativo alla modifica dell’articolo 75 e della legge del 1970 sui referendum in Italia?
“Il senatore Nespoli, relatore del provvedimento, mercoledì si è presentato improvvisamente in prima Commissione al Senato e ha dichiarato la sua disponibilità a svolgere la sua relazione sui ddl in materia di referendum. Questa accelerazione è stata improvvisa perché martedì lo stesso relatore aveva preso la decisione di non avviare la discussione generale sul provvedimento fino a quando non arriverà un disegno di legge di iniziativa del Governo”.
Cosa ne pensa della possibile iniziativa del Governo?
“Penso che in questo momento particolare non ci sia bisogno di un disegno di legge del governo perché il Parlamento prenda un’iniziativa legislativa. Questo atteggiamento è da una parte molto ridicolo e dall’altra parte è la cronaca quotidiana del Parlamento, che ormai è impegnato a discutere esclusivamente dei testi che sono presentati dal Governo. Da questo punto di vista il Governo ha una serie di vantaggi che i parlamentari non hanno perché può presentare quando vuole ed in ogni circostanza emendamenti su qualsiasi materia. Quindi il governo avrebbe potuto presentare un suo disegno di legge in materia in ogni momento. Il fatto che il governo abbia voluto rimarcare che fino a quando non presenta un suo testo il dibattito non riparte mi è sembrato un segnale inquietante”.
In quali aspetti del provvedimento vuole intervenire il Governo?
“L’esecutivo è interessato a dire la sua sul quorum e sulla raccolta delle firme per presentare i referendum”.
Nella proposta di legge che lei a presentato come parlamentare radicale nel Pd lei ha chiesto di abolire il quorum per rendere il referendum valido. Cosa chiedono la maggioranza e il Pd?
“Questo lo scopriremo in corso d’opera. Quello che pensa la maggioranza ci sfugge perché loro attendono di sapere cosa pensa il governo in materia. Il relatore ha fatto solo un riassunto tecnico delle proposte presentare. Ma per fare questo bastano i dossier presentati visto che il relatore ha anche un compito e un ruolo politico. Nella mia proposta di legge ho chiesto solo di abolire il quorum, mentre il Pd vorrebbe che il quorum fosse parametrato in base ai partecipanti al voto alle ultime elezioni politiche. Oggi (15 luglio) ci vedremo con il senatore Peterlini, ad altri senatori e ad alcune associazioni per cercare di ridare vita a questo istituto popolare”.