lunedì 20 luglio 2009

Non dovevano lasciarlo solo nel '92

Intervista a Francesco Nitto Palma
Voce Repubblicana, 21 luglio 2009
di Lanfranco Palazzolo

Oggi dobbiamo riflettere molto su quanto Paolo Borsellino fu lasciato solo dallo Stato dopo l’assassinio di Giovanni Falcone nel 1992. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il sottosegretario agli Interni Francesco Nitto Palma.
Sottosegretario Nitto Palma, come ha trovato le polemiche sulle celebrazioni della strage nella quale furono uccisi Paolo Borsellino e la sua scorta? Qualcuno ha detto lo Stato ha dimenticato Paolo Borsellino.
“Con il passare degli anni, quella che era la legislazione antimafia immaginata da Giovanni Falcone e da Paolo Borsellino, è stata attuata. Questa linea è stata seguita con l’inasprimento dell’articolo 41 bis (il carcere duro per i mafiosi) e con la modifica dei processi di prevenzione, i quali facilitano la confisca dei beni sequestrati alla mafia e il loro successivo utilizzo. Per quanto riguarda le infiltrazioni mafiose nei comuni sono stati fatti passi in avanti. Invece di pensare allo Stato assente si dovrebbe fare una riflessione su quanto lo Stato era presente all’epoca e su quanto ha fatto lo Stato dopo la morte di Borsellino. Per quello che mi riguarda, ho avuto l’onore di lavorare con Giovanni Falcone e con Paolo Borsellino. Ricordo ancora come fosse ieri quanto è arrivata la grave notizia della sua morte e degli uomini della sua scorta”.
Cosa ne pensa delle parole del boss mafioso Toto Riina, che ha detto di essere estraneo alla strage di via d’Amelio nel luglio ‘92?
“Non nutro alcun interesse per le parole di questo personaggio. Credo che alle parole di Riina debba essere dato il valore che si da alle parole di una persona che è stata protagonista di una stagione di massacri continui e che non ha mai avuto alcuna forma di ravvedimento. Mi sembra che la sua sia solo una provocazione, un voler creare altri dubbi. La Procura della Repubblica di Caltanissetta sta approfondendo le indagini sul punto. Ho sentito che il Presidente Beppe Pisanu, in Commissione Antimafia, vuole approfondire questo punto. A me pare che a 16 anni di distanza vi sia la necessità che gli organi competenti mettano una parola chiara su questa strage”.
Perché le forze politiche utilizzano politicamente il nome di Giovanni Falcone e di Paolo Borsellino?
“Qualche giorno fa leggevo una vecchia intervista che avevo rilasciato al Corriere della Sera (1 giugno del 1992 “Falcone, massacrato a parole prima che dalla mafia”, pagina 12. L'Intervista è l'ho pubblicata qui sotto, ndr) qualche giorno dopo la morte di Falcone. Ricordo che Falcone, quando si candidò alla Procura nazionale antimafia, fu considerato come una persona che aveva perso la sua autonomia politica perché collaborava con il ministro della Giustizia Claudio Martelli. Ricordo la solitudine di Borsellino nelle settimane successive all’assassinio di Falcone. E’ su quella solitudine che dobbiamo riflettere oggi”.

"Massacrato a parole prima che dalla mafia"

Nitto Palma accusa: il Csm, l' Anm, il Corvo, Orlando, i politici non amavano Giovanni.

ROMA . "Perche' quella bomba? Potevano uccidere Falcone a Roma tranquillamente, mentre stavamo insieme a cena in un ristorante". Francesco Nitto Palma, sostituto procuratore romano, uno degli amici e collaboratori di Giovanni Falcone, non riesce a darsi pace. Perche' quel cratere sull' autostrada di Palermo? "Perche' la mafia . osserva il magistrato . non fa nulla a caso. Anche il modo in cui uccide ha un significato, si voleva dare a quella morte un grande effetto intimidatorio. Vogliono terrorizzarci tutti. Mentre lo Stato manifesta solo incertezze, insicurezze. Al Csm, per esempio, perdono tempo". A che cosa si riferisce? "Al modo in cui il Csm ha gestito la vicenda Orlando.Falcone. L' ex sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, va al Csm e accusa Falcone e i giudici palermitani di aver tenuto nei cassetti le carte sui politici mafiosi. Un' accusa gravissima. Bisognava fare chiarezza subito, nel giro di un mese. Non aveva capito nulla Falcone, oppure non aveva capito nulla Orlando? E se aveva ragione Falcone bisognava trarne le conseguenze. Non si possono lanciare certe accuse e farla franca". Forse al Csm devono badare a mille cose. "Davanti a una storia cosi' , si abbandona tutto il resto. Invece il Csm se l' e' presa comoda, ha continuato con il solito tran.tran. Nel frattempo, Falcone veniva sottoposto a una pesantissima campagna denigratoria e diffamatoria. Lo hanno massacrato con le parole, prima che la mafia lo uccidesse". Ma perche' tanta acrimonia nei confronti di quest' uomo? "Il fatto e' che Falcone nella magistratura aveva pochi amici. Non era benvoluto. Anzi. A ogni occasione cercavano di fargli uno sgambetto. Falcone si presenta come candidato al Csm e solo pochissimi lo votano. Un insuccesso clamoroso. Concorre al posto di consigliere istruttore a Palermo. Niente, fatto fuori anche li' . Poi ci si mette il Corvo a scrivere quelle lettere incredibili per cercare di danneggiarlo. Un assalto continuo. Tutta invidia, io credo". E l' Associazione nazionale magistrati non lo ha mai difeso? "Figuriamoci. L' Anm e' sempre stata in linea con gli umori della base, che potremmo definire la palude della magistratura. E la base non vuole magistrati di serie A e di serie B, non vuole superspecializzazioni. L' ambizione massima della base e' tenere un basso profilo per tutti. Ma un magistrato non e' un impiegato delle Poste". E i politici come si sono comportati? "Malissimo. Adesso fanno tutti gli amici, anche quelli che erano nemici. Ma, superato il momento emozionale dell' omicidio, noi potremmo assistere a una campagna diffamatoria di Falcone post mortem. Questo e' il rischio. Quelli del Pds, per esempio, lo definivano il magistrato piu' bravo del mondo. Ma quando si candido' alla Superprocura, dicevano che non poteva occupare quell' incarico in virtu' della sua dipendenza dal potere politico. Non gli perdonavano di aver inventato la Dia (Direzione investigativa antimafia) e la Dna (Direzione nazionale antimafia). Ma la Dna nella sostanza e' quello che per lungo tempo si richiedeva per il terrorismo. Eppure nessuno si e' mai sognato di accusare Imposimato, Caselli, Sica, Vigna e gli altri di essere dipendenti dal potere politico perche' volevano una Superprocura". Quali erano le qualita' di Falcone? "Senza nulla togliere agli altri, lui era il migliore perche' sapeva fare le inchieste di mafia e conosceva le persone giuste, sia in Italia sia all' estero. Hanno detto che era un computer, perche' si ricordava tutto e sapeva fare le connessioni giuste fra le varie cosche. Fosse cosi' , non sarebbe tanto grave la sua perdita. Potremmo sostituirlo con un altro computer. Ma lui e' insostituibile perche' sapeva come condurre le istruttorie di mafia, con quali magistrati. Aveva i rapporti giusti, che sono fondamentali, sia nazionali sia internazionali. Gli Stati Uniti non gli avrebbero mai detto di no per una rogatoria. Quando Bush viene in Italia vuole incontrare Falcone. Aveva un prestigio enorme. Eppure, non lo volevano Superprocuratore perche' era amico di Martelli. Noi non ragioniamo in termini istituzionali, cioe' non diciamo e' quello l' uomo giusto per quel posto, ma stiamo attenti agli aspetti politici, se e' amico di questo o di quello. E la mafia ingrassa". Marco Nese
Nese Marco
Pagina 12(1 giugno 1992) - Corriere della Sera

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