mercoledì 22 luglio 2009

L'eclissi in Cina vista dalla statua di Mao


Una lettera del conte Volpi per la Mostra del Cinema di Venezia nel 1935

Nelle mie ricerche di oggi sono riuscito anche a trovare una lettera del Presidente di Confindustria Giuseppe Volpi, che fu anche il responsabile della Biennale di Venezia nei suoi primi anni di svolgimento. Anche per questa ragione il premio al miglior attore e quello alla miglior attrice (le "Coppe Volpi") portano il suo nome. Anche un altro premio attribuito dalla giuria della Mostra, la medaglia d'oro del Senato, ha origine dal suo ruolo di senatore, nominato nel 1922. Siamo di fronte ad un mecenate del cinema che non trascurava nessun aspetto della sua attività di responsabile della mostra. Ecco perchè ritengo che sia il caso di leggere questa bella lettera all'ambasciata italiana di Svezia per promuovere la mostra italiana del cinema nel 1935. Questo è il testo della lettera del conte Volpi datata 14 febbraio 1935, spedita al ministro d'Italia a Stoccolma Gaetano Paternò:

"Signor ministro, ho l'onore di portare all'attenzione dell'Eccellenza Vostra cheS.E., il capo del Governo nel confermare alla Biennale il compito di organizzare le mostre internazionali d'arte cinematografica, ha disposto che la III Mostra abbia luogo a Venezia il prossimo agosto del 1935. Compio inoltre il dovere di informare la Vostra eccellenza che il Comitato direttivo della Mostra ha chiamato il signor Gustav Berg, Presidente della Svensk Filmindustrie a far parte della delegazione internazionale della mostra stessa, affidandogli l'incarico di scegliere le case produttrici che saranno invitate alla manifestazione. Nel dare di quanto sopra partecipazione all'Eccellenza Vostra, esprimo la speranza che l'Eccellenza Vostra voglia accordare alla manifestazione il suo autorevole appoggio presso il Governo di Svezia. Voglia gradire, il signor ministro, i sensi della mia alta considerazione".

Una raccomandazione di Italo Balbo?

Oggi ho trovato in rete questa lettera del Governatore della Libia Italo Balbo. La missiva è del 29 gennaio del 1939. Poco più di un anno 1/2 prima della morte del capo del fascismo nella colonia italiana. E' probabile che Balbo abbia raccomandato il funzionario del ministero della Giustizia. Naturalmente, non appena ottenuta la promozione, il dottor Enrico Romagna Manoia ha informato subito il Governatore che lo ha ringraziato per averlo avvisato dell'avvenuta promozione.

Le tessere di partito della nostra vita

Questa è una delle tessere di partito storiche del Pci. Stiamo parlando del tesseramento al partito di Palmiro Togliatti nel 1956, anno in cui si svolse la repressione politica in Ungheria. Notate come il Pci si appelli ai valori del diritto e della pace in quello che è passato alla storia come uno degli anni più terribili del dopoguerra. La mano che tiene il libretto dove dovrebbero essere salvaguardati questi diritti ricorda un'immagine del Vangelo.

Quel partito è solo una manovra


Voce Repubblicana del 22 luglio 2009
Intervista a Francesco Storace
di Lanfranco Palazzolo

Il Partito del Sud è solo una manovra interna alla maggioranza. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il leader de “La Destra” Francesco Storace.
Onorevole Storace, cosa pensa della possibilità della nascita di un partito del Sud? Cosa pensa di questa polemica?
“Ho l’impressione che si tratti di manovre interne alla maggioranza. In questo caso credo che si stia commettendo un errore di miopia politica. Nel momento in cui al Nord nasce il partito della nazione padana, in quella formazione politica c’è una rivendicazione: il Nord paga le tasse per il Sud. Questa è la rivendicazione della Lega in termini molto scarni. Al sud c’è stato qualcosa di molto diverso. Nel Mezzogiorno si sono alternate le facce della sinistra, governi regionali di centrodestra. Mi sembra difficile vedere un cambiamento in un nuovo soggetto politico, soprattutto se le facce sono sempre le stesse. Per questa ragione credo che non ci sia una sola ragione di affermazione di questo soggetto politico. Il partito del Sud, se proprio deve nascere, si dovrebbe affermare con l’obiettivo di portare risorse al sud perché il governo è sbilanciato al Nord”.
In questo vede una contraddizione?
“Certo. Se questo è il limite dell’azione del Governo, il Partito del Sud nasce in contrapposizione con la politica filonordista del Pdl. Questa è la curiosità della dinamica che si sta sviluppando”.
Ricorda una situazione del genere? Il Partito del Sud potrebbe nascere da una maggioranza che si considera autosufficiente. Come vede questa contraddizione?
“Ci fu un precedente del genere quando nel 1998 Rifondazione comunista staccò la spina al Governo Prodi e fece cadere il governo Prodi dopo appena due anni di legislatura. In quella rottura ci furono delle ragioni geografiche e non certo politiche. In questo fermento politico vedo una giusta esigenza di riequilibrio politico. Questo lo trovo molto giusto. Se questo nuovo soggetto resta all’interno del Pdl illude e disillude intere generazioni politiche”.
Come ha visto la recente rottura tra Raffaele Lombardo e il Pdl?
“Continuo a considerare Lombardo un personaggio politico molto serio. La sua ambizione è quella di sfondare al Sud e di dare una prospettiva nazionale al suo partito. La nostra alleanza alle elezioni europee non ha dato i frutti sperati. Ne abbiamo preso atto. Lombardo è un personaggio politico che non ha nulla a che vedere con certa marmaglia politica. Credo che a Lombardo abbiano dato fastidio certe prese di posizione di alcuni esponenti politici che hanno cercato di mettere il cappello sulla sua idea politica”.
Perché Lombardo ha rotto con Berlusconi?
“Questo è un paese senza etica. Quando manca l’etica conta solo il potere. Chi lo scolpisce viene considerato come un sovversivo. Ecco perché Lombardo è stato attaccato”.

Massimo D’Alema e la teoria del finanziamento pubblico ai partiti politici.

“Corriere della Sera” del 24 ottobre 1988.

Intervista di Gianfranco Ballardin

Quello che presento agli amici del mio blog sono le risposte date da Massimo D'Alema al Corriere della Sera quando, nel lontano 1988, scoppiò la polemica relativa al raddoppio del finanziamento pubblico ai partiti politici. In quei giorni fu presentata una proposta di legge relativa sottoscritta da tutti i gruppi parlamentari. Non dimentichiamo che quelli furono gli anni in cui maturarono le condizioni che portarono all'esplosione di tangentopoli che certo non colpì tutte le forze politiche che avevano firmato quella proposta di legge. Vi invito a leggere con attenzioni le motivazioni che portano D'Alema a definire diverso il suo Pci rispetto alle altre forze politiche con le quali il suo stesso gruppo parlamentare stava conducendo una battaglia in comune per rimpinguare le case di via delle Botteghe Oscure.

“Le tangenti ed il finanziamento pubblico ai partiti sono due cose radicalmente diverse. Mischiare la faccenda delle tangenti all’aumento del finanziamento ai partiti mi sembra un discorso ai limiti del qualunquismo. Il finanziamento pubblico ai partiti è fermo al 1981, è stato eroso dall’inflazione, e mi sembra quindi giusto rivalutarlo. Non vedo nulla di imbarazzante nell'avere concordato coi partili della maggioranza un testo comune che prevede l'aumento del finanziamento pubblico. Anche perché mi pare che questa legge di riforma allo studio al Senato, introduca nuovi meccanismi di controllo e di trasparenza nei bilanci dei partiti. Se consideriamo le migliaia di miliardi che lo Stato ha finora trasferito a fondo perduto alle grandi imprese, non mi sembra scandaloso stanziare 160 miliardi all’anno a favore dei partiti, che rappresentano la struttura portante della vita democratica. Nella legge finanziaria dell'anno scorso abbiamo fatto uno sconto di 400 miliardi ai petrolieri e nessuno tranne noi comunisti, ha protestato […]. Il fenomeno delle tangenti, nella stragrande maggioranza dei casi, non ha niente a che vedere col finanziamento dei partiti. Le tangenti, in grandissima parte, vanno a finanziare singoli, o gruppi di potere, e non la vita dei partiti. Gran parte di queste ruberie servono all'arricchimento individuale, al finanziamento di correnti, gruppi di potere, ma in genere non finiscono nelle casse dei partiti. Il fenomeno della corruzione deve essere affrontato con un'opera di moralizzazione, di riforma della pubblica amministrazione, di riforma dei partiti. Il problema vero è di introdurre nei meccanismi del finanziamento pubblico maggiore trasparenza e ulteriori controlli. Poi, quelli che rubano bisogna metterli in galera. Purtroppo questo non si può fare perché la maggioranza, in genere li protegge. Questo è il vero scandalo che i giornali dovrebbero denunciare e invece non lo fanno per complicità. Mettere insieme quelli che rubano col finanziamento pubblico, significa solo fare confusione e qualunquismo”.