giovedì 23 luglio 2009

Quell'azione fu inutile?

Voce Repubblicana del 24 luglio 2009
Intervista ad Alberto Benzoni
di Lanfranco Palazzolo

La sentenza della Cassazione è coerente con la giurisprudenza della Corte. Lo ha detto alla “Voce” il socialista Alberto Benzoni commentando la sentenza della Corte di Cassazione, nella quale è scritto che non possono essere considerati dei “massacratori dei civili” i partigiani che nel 1944 realizzarono l’attentato di via Rasella a Roma, al quale seguì la rappresaglia delle Fosse Ardeatine. Alberto Benzoni ha scritto, con Elisa Benzoni, un volume su questo argomento: “Attentato e rappresaglia. Il Pci e via Rasella” (Marsilio, 1999).
Alberto Benzoni, cosa pensa della sentenza della Cassazione?
“Non mi sorprende affatto perché questa posizione si riferisce ad una consolidata giurisprudenza che ha sempre seguito una linea di coerenza sostenendo che quella di via Rasella fu una legittima azione di guerra. Da questo punto di vista non vedo nessuna novità. Prendo atto di questa decisione della Cassazione e la condivido. Il punto non è sapere se coloro che hanno agito in via Rasella erano degli attentatori oppure no. Il mio interesse e quello di tanti storici è quello di sapere se la loro azione fu politicamente e militarmente giustificata. Il tema del mio libro pubblicato nel 1999 era questo”.
Nell’indagine che ha svolto nel suo libro in che modo erano state concepite dal Cln le azioni contro i nazisti a Roma (Città aperta)?
“Non ci fu mai una vera e propria linea politica espressa dai partiti antifascisti. Lo stesso attentato di via Rasella non fu politicamente avallato. Lo stesso comunicato fatto dal Cln dopo l’attentato non entrò nel merito di quell’azione perché gli stessi partiti del Cln non avevano alcuna intenzione di aprire polemiche e di alimentare divisioni”.
Perché si decise di fare quell’azione? I gappisti si preoccuparono di avvisare le altre forze politiche alleate?
“Non ci fu alcun tipo di informazione. I socialisti si arrabbiarono molto per non essere stati avvertiti prima dell’azione. I socialisti erano impegnati nel Comitato militare del Cln. La scelta fu presa solo dal Pci. Gli esponenti socialisti di allora avevano presente che da quell’attentato ci avrebbero rimesso gli esponenti del Cln in carcere come i dirigenti del Partito d’Azione”.
Chi espresse dissens per l’attentato in via Rasella?
“La Dc non espresse alcun tipo di dissenso. Però, il rappresentante della Democrazia cristiana non volle dare l’avallo all’operazione. Infatti, dopo il 24 marzo non ci fu più nessuna altra attività partigiana a Roma prima della liberazione per non creare altre polemiche. Gli unici che condannarono apertamente quell’attentato furono gli uomini di ‘Bandiera rossa’ perché ritenevano che le azioni dovevano essere funzionali alle crisi delle periferie”. Gli esponenti di quel movimento definirono quell’azione come ‘avventurista’”.

Quel partito è nocivo

Voce Repubblicana del 23 luglio 2009
Intervista ad Adolfo Urso
di Lanfranco Palazzolo
(In basso un grafico sulla consistenza politica del Mpa al sud)

Il Partito del Sud potrebbe essere una forza politica nociva. Lo pensa il Viceministro dell’Economia con delega al Commercio con l’Estero Adolfo Urso.
Onorevole Adolfo Urso, cosa pensa della possibilità della nascita di un partito del Sud?
“Non credo che sia utile realizzare un partito del Sud. Anzi, penso che questo soggetto politico possa essere addirittura nocivo per il bipolarismo italiano perché si formerebbe una sorta di bipolarismo regionale: Lega Nord contro il Partito del Sud. Questo soggetto potrebbe essere nocivo anche per il sistema politico italiano perché aumenterebbe le spinte contrarie all’unità del Paese. Oggi siamo giunti nel momento nel quale siamo riusciti ad incanalare certe spinte autonomiste nella riforma federalista che dovrà trovare piena attuazione nei decreti legislativi sui quali si sta lavorando. Tuttavia, lo stimolo che è giunto da alcuni esponenti politici a favore di una riflessione sul Mezzogiorno è molto utile. Oggi serve una nuova cultura meridionalista. Questa cultura può trovare larga espressione nel Partito delle libertà, che è il più grande partito nazionale ed è al governo nel maggior numero degli enti locali. Questo partito può dare spazio alle esigenze delle classi meridionali. Oggi non dobbiamo considerare il mezzogiorno come una realtà unica. Ci sono diversi mezzogiorno nel nostro Paese. La Sicilia è il terreno fertile per queste spinte. Ecco perché è necessario valorizzare questa regione e il rapporto con il Movimento per l’autonomia”.
Perchè tanti esponenti del Governo chiedono il Partito del Sud?
“In questo anno di emergenza economica e globale abbiamo dovuto tenere a freno le casse pubbliche dello Stato. Il ministro Tremonti ha fatto bene a farlo. Le istituzioni economiche internazionali hanno riconosciuto i nostri sforzi. In questa crisi, sono emersi gli aspetti politici della politica di assistenzialismo per il Sud. Oggi c’è bisogno di una nuova politica, di un progetto politico per il Sud. Ma questo progetto politico è possibile realizzarlo grazie agli sforzi del Popolo delle Libertà nel Parlamento nazionale e in quello europeo. Più che un partito per il Sud ci vuole un progetto per il Sud da far valere in Parlamento. Creare un nuovo soggetto politico aprirebbe un fronte di polemica politica con la Lega Nord”.
Nei confronti del Mpa c’è stato un certo accanimento. Come ha trovato questi attacchi nei confronti del Movimento guidato da Raffaele Lombardo?
“Credo in un rinnovato rapporto politico sulla base di una solida alleanza politica con il Pdl. Se ci sono state contrapposizioni, credo che oggi sia necessario un chiarimento nel Popolo delle libertà ed evitare che ci siano contrapposizioni inutili per la Sicilia. Le divisioni oggi non sono utili per i problemi del Sud”.