sabato 25 luglio 2009

Quando la cultura collassa

Voce Repubblicana del 25 luglio 2009
Intervista ad Emilia Grazia De Biasi
Di Lanfranco Palazzolo

Bisogna evitare il collasso della cultura in Italia e sostenere il mondo dello spettacolo. Lo ha detto alla Voce Repubblicana l’onorevole Emilia Grazia De Biasi, membro della Commissione Cultura della Camera dei deputati.
Onorevole De Biasi, cosa pensa dei tagli minacciati dal Governo verso il Fondo unico per lo Spettacolo? Lunedì scorso sono scesi in piazza tanti registi per manifestare contro i tagli annunciati al Fus.
“La manifestazione che si è svolta all’inizio di questa settimana è stata molto importante. Ho partecipato a questa iniziativa. Il nostro intervento e quello di tanti altri colleghi parlamentari non era di solidarietà, ma di piena condivisione di un problema che avvertiamo come reale. Il mondo della Cultura e dello Spettacolo sono arrivati ad un punto di collasso in questo paese. Lei sa che questo Governo ha portato la spesa per la cultura – voglio usare proprio il termine spesa perché questo capitolo non viene mai considerato come un investimento – ai suoi minimi storici riducendolo allo 0,1 del Prodotto Interno Lordo nel paese che nel mondo è primo per la cultura, per il patrimonio culturale e paesaggistico. Noi siamo consapevoli della necessità di razionalizzare la spesa pubblica, ma ritengo che deprimere così la cultura sia un vero e proprio problema. Già oggi la spesa complessiva non è enorme. Ma se abbattiamo questa spesa ci saranno problemi enormi per le 250mila persone che lavorano nel settore dello spettacolo, per le seimila imprese”.
Come si è comportato il ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi dopo la manifestazione? Come ha recepito le richieste del mondo dello spettacolo?
“Il ministro ha risposto a coloro che sono scesi in piazza con una lettera indirizzata al Corriere della Sera. Questa modalità di risposta mi ha sconcertato. In questi mesi ho lavorato molto bene con il ministro Bondi. Inoltre, in Commissione Cultura non c’è un atteggiamento pregiudiziale della maggioranza verso l’opposizione e viceversa. La tendenza è quella di trovare sempre e comunque un accordo perché la cultura è sempre una zona franca ed interessa tutti. Come parlamentari, il nostro compito è anche quello di trovare un accordo. Non è sempre vero che dietro un accordo debba esserci anche un inciucio. Attualmente il ministro Bondi è responsabile di questa situazione drammatica”.
Qual è il valore economico dei fondi stanziati per il Fus?
“Il suo valore reale è inferiore a quello valutato nel 1985, al momento del varo del Fus. Se dovessimo raggiungere la quota a disposizione del Fus oggi ci vorrebbero 700 milioni di euro. Oggi, i fondi dal Governo sono di 200 milioni l’anno per tre anni. Oggi il Fus è a 344 milioni. Questi soldi devono finanziare enti lirici, cinema e tutti gli altri settori dello spettacolo. E’ troppo poco”.