giovedì 30 luglio 2009

Per NTC un bilancio "positivo"

Voce Repubblicana del 31 luglio 2009
Intervista ad Elisabetta Zamparutti
di Lanfranco Palazzolo

Il bilancio di Nessuno Tocchi Caino per il 2008 è positivo. Le esecuzioni capitali nel mondo sono diminuite. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” l’onorevole Elisabetta Zamparutti, tesoriera di Nessuno Tocchi Caino e parlamentare radicale eletta nel Partito democratico.
Onorevole Zamparutti, Nessuno Tocchi Caino ha presentato il suo nuovo rapporto annuale. Qual è il vostro bilancio per lo scorso anno?
“Il bilancio che abbiamo fatto quest’anno è positivo. Sono aumentati i paesi abolizionisti. Oggi sono ben 151 rispetto ai 46 mantenitori. Di questi 46 paesi solo 26 paesi hanno praticato la pena di morte. Si tratta di 5700 esecuzioni. Una cifra in leggero calo rispetto alla cifra del 2007. La pena di morte è concentrata nei paesi meno democratici ed illiberali. Non è un caso che siano saliti sul ‘podio’ delle esecuzioni capitali quei paesi come la Cina, l’Iran e l’Arabia Saudita. Questi paesi sono responsabili del 98,90 per cento delle esecuzioni della pena di morte nel mondo, rispetto all’1,1 per cento dei paesi democratici. Anche negli Stati Uniti c’è stato un calo significativo delle esecuzioni. Gli Stati Uniti hanno seguito un trend costante negli ultimi dieci anni. Riteniamo che anche gli Usa cominciano a guardare con convinzione all’abolizione della pena di morte nel mondo”.
Chi avete premiato come abolizionista dell’anno?
“Il nostro riconoscimento è andato ad uno Stato della federazione americana. Si tratta del New Mexico e del suo governatore Bill Richardson e della parlamentare e prima firmataria della proposta abolizionista Gail Chasey. Questa parlamentare si è battuta per un decennio contro la pena di morte in quello Stato. Ecco perché abbiamo inteso premiare il senso della giustizia che lei ha espresso insieme al Governatore Bill Richardson”.
Come si è comportata la Cina dalla fine delle Olimpiadi di Pechino ad oggi sul fronte delle esecuzioni capitali?
“Sul numero delle esecuzioni capitali, nella Repubblica Popolare cinese vige ancora il segreto di Stato. La battaglia per l’abolizione della pena capitale coincide sempre di più con la battaglia per la democrazia, la trasparenza e lo stato di diritto in quel paese. La trasparenza è il principale deterrente contro la pena capitale in quel paese. La Cina sta dando comunque in maniera ufficiosa dei dati percentuali sul ricorso alla pena capitale. Queste percentuali documentano un calo delle condanne e quindi delle esecuzioni. Questa nuova situazione dipende da una legge che ha portato la corte suprema a dover confermare tutte le sentenze dalle corti di primo grado. Questo meccanismo ha portato ad un annullamento del 15% delle condanne. La stessa Cina ha compreso che la pena capitale scalfisce la sua immagine internazionale. Ecco perché c’è stato questo contenimento”.