martedì 4 agosto 2009

Nanni copia & incolla

Il Tempo del 4 agosto 2009
Di Lanfranco Palazzolo


A chi si ispira Nanni Moretti? In queste ultime settimane si è parlato del ritorno di Nanni Moretti sulle scene cinematografiche dopo lo scarso successo de “Il Caimano” (2006), film nel quale in regista romano ha cercato di attaccare – senza riuscirci – il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Il prossimo progetto cinematografico di Nanni Moretti, dal titolo “Abbiamo il Papa”, riguarda un tema diverso da quello trattato dal precedente film e anche da “La Messa è finita”, opera nella quale Moretti interpreta il ruolo di un sacerdote. Nella sua prossima fatica, Moretti pensa di raccontare le drammatiche vicende di uno psichiatra convocato dal consiglio dei cardinali in Vaticano perché il Papa eletto non vuole assumere la carica di Pontefice. Quando si è sparsa la voce della prossima fatica del regista romano, molti hanno pensato che il cineasta romano volesse seguire il filone di “Angeli e Demoni”, il film diretto da Ron Howard ispirato al romanzo scritto da Dan Brown. Se qualcuno pensa che Nanni Moretti sia così stupido da copiare un autore cinematyografico arcinoto in Italia commette un grave errore. Tuttavia non è la prima volta che qualcuno sospetta che Nanni Moretti si sia ispirato ad un racconto scritto. Nel lontano 2000, la scrittrice barese Arcangela Galluzzo ritenne troppo simili le trame de “La stanza del figlio” e del suo libro “Solo qualche bugia”. Il libro della Galluzzo, pubblicato nel ' 97, raccontava la storia di una donna di successo cui la vita viene sconvolta dalla morte di una figlia per leucemia. L'anno successivo Moretti ammise di essersi ispirato per quella storia al romanzo “Le stanze dei figli”, scritto dall'irlandese Edna O' Brien e pubblicato nel 1993 in Italia dalle edizioni “e/o”.
Ma torniamo al presente. Per quanto riguarda “Abbiamo il Papa” non esiste nessun film nel quale uno psichiatra sia entrato nei palazzi del Vaticano. Eppure un precedente c'è, ma non riguarda il cinema. Dieci giorni dopo il rapimento di Aldo Moro in via Fani, avvenuto il 16 marzo del 1978, e mentre era appena uscito nelle sale cinematografiche “Ecce Bombo” di Nanni Moretti, Mondadori (Urania) pubblicò un racconto dello scrittore James Herbert Brennan dal titolo “Il dilemma di Benedetto XVI” (“The Armageddon Decision”, 1977). La trama del racconto di Brennan è affascinante. Il breve racconto, scritto nella seconda metà degli anni '70, ipotizza un futuro in cui un feroce dittatore di destra (All'epoca dovevano essere di destra), Victor Ling, sta prendendo il controllo dello Stato di Anderstraad. L'unico che sembra avere intenzione di fermarlo è Papa Benedetto XVI, il quale ha avuto una visione mistica che gli ha imposto di attaccare Ling. Il Papa, però, ha degli scrupoli di coscienza, così manda a chiamare Steinmann, fra i più grandi e rinomati psichiatri dell'epoca: il compito del dottore sarà di stabilire la sanità mentale del papa, e quindi l'autenticità delle visioni. Il Papa non sa che lo Psichiatra è stato chiamato da un alto prelato, il cardinale Orsini, il quale è a conoscenza del dramma che ha colpito Steinmann. Sua figlia era stata uccisa proprio da Ling. Lo psichiatra era giunto alla conclusione che Benedetto XVI fosse pazzo, ma aveva riconosciuto la sua sanità mentale perché voleva che il Papa attaccasse il dittatore di Anderstraad. La scelta di individuare Benedetto XVI con un pontefice di fantasia era legato al fatto che Benedetto XV era il Papa in carica al momento dell'avvento del fascismo nel 1922. L'unico legame di questo racconto è l'arrivo dello psichiatra che deve valutare le condizioni mentali del Papa di fronte al rischio che possa scatenare una guerra. Ma se colleghiamo questo racconto fantastico ad un altro racconto di fantascienza uscito il 22 luglio del 1973 (rieditato nel 1979 con gli Oscar Mondadori), dal titolo “Buone notizie dal Vaticano” di Robert Silverberg, il cerchio si stringe perchè in questo secondo racconto viene introdotto anche il tema del Conclave. Infatti, “Abbiamo il Papa” di Moretti si svolge proprio durante le fasi dell'elezione del Pontefice. Il racconto di Silverberg narra le vicende di un conclave dal quale esce eletto Sisto VII. La particolarità di questo piccolo capolavoro del fantapapismo è che il nuovo Papa è un robot che appena appare sul balcone, mentre sta per recitare l’“urbi et orbi”, allarga le braccia e avvia i motori a reazione. In una nuvola di vapore il Pontefice Sisto VII si solleva lentamente da terra e prende il volo.

I wanna be your lover

Stiamo lavorando per una nuova Rai

Intervista a Paolo Romani
Il Tempo del 4 agosto 2009
Di Lanfranco Palazzolo

Oggi stiamo lavorando per il nuovo contratto di servizio che partirà dal 2010. Ecco perché anche le nomine vanno a rilento. Lo spiega il Viceministro alle Comunicazioni Paolo Romani.
Onorevole Romani, cosa pensa delle polemiche tra Sky e la Rai dopo la decisione dell'azienda pubblica di non far parte della piattaforma della tv di Murdoch?
“L'azienda ci ha chiesto un parere in base all'articolo 26 del Contratto di servizio in merito alla presenza della Rai su tutte le piattaforme tecnologiche. Abbiamo risposto che la presenza della Rai non è obbligatoria su ogni tipo di piattaforma. L'importante è che sia assicurata la presenza dell'azienda su una piattaforma satellitare. Ho già detto in un'altra occasione che i grandi competitors sono già tre. A questi dobbiamo aggiungere Telecom, Montecarlo, le televisioni locali, l'Espresso e Rete A. Oggi, dare un vantaggio di posizione a Sky, garantendo loro la presenza di canali generalisti gratuiti andava messo in discussione. E così è stato”.
La Rai non avrà che da guadagnare da una situazione del genere?
“La competizione nel sistema televisivo si vince sugli ascolti e sui ricavi. Quando c'è un forte competitor si misurano gli ascolti. Mi pare che la piattaforma Sky faccia tanta pubblicità quanta ne faccia il competitor pubblico. I ricavi determinano anche la qualità dei programmi. Dare un vantaggio ad un competitor privato deve essere una scelta ben ponderata”.
Perchè in Italia la conversione al digitale terrestre è avvenuta su base regionale e non come negli Stati Uniti in tutto il territorio nazionale in una notte?
“Volevamo che tutti fossero messi nelle condizioni di conoscere i termini di questo passaggio gradualmente e per concentrare su una regione alla volta la potenza della conoscenza per informare gli italiani di questo cambiamento. Per quest'anno pensiamo di coprire il 30% del territorio. Nel 2010 arriveremo al 70%. Oggi siamo nel punto di non ritorno”.
La rivoluzione digitale cambierà anche il concetto di conflitto d'interessi. In questi giorni Walter Veltroni ha tirato fuori il tema, mentre Sky tg 24 ci ha fatto anche un sondaggio nel quale il 54% degli italiani afferma che vorrebbe una legge del genere.
“Se viene posta la domanda sulla necessità di fare una legge sul conflitto d'interessi, il risultato è quello del sondaggio di Sky. Se invece si domandasse agli italiani se il tema del conflitto d'interessi li interessa, probabilmente la risposta sarebbe diversa. Ma Sky decide di fare i sondaggi come vuole, come è giusto che sia. Il tema non è più attuale. Il sistema digitale incrementa il pluralismo del sistema dei media e della televisione. La possibilità per i cittadini di vedere tutti i canali generalisti e tematici allenta la questione del conflitto d'interessi che significa controllo sostanziale dei media. Berlusconi non ha mai avuto nessuno controllo dei sostanziale dei media in Italia”.
Vede un certo malessere in Rai per le nomine da fare? Un ex membro del Cda Rai ha criticato la scelta di fare alcune nomine dopo il congresso del Pd.
“In Rai devono essere messe a posto tante cose. Oggi stiamo lavorando al nuovo contratto di servizio, che partirà dal 2010, per dare la giusta perimetrazione del ruolo spettante al servizio pubblico. All'interno della quota di servizio pubblico, si tratta del 65% della programmazione, vorremmo fare un 20%-30% di programmi di nuova sperimentazione. La Rai dovrà attrezzarsi per programmare tutti i nuovi contenuti del digitale e incrementare la proiezione del servizio pubblico verso l'estero per rivolgersi agli italiani che vivono all'estero. Le nomine sono anche frutto di questa nuova strategia. Ecco perché devono essere ben ponderate”.
Temete il calo degli introiti pubblicitari per la tv pubblica? La Pay tv riequilibrerà queste perdite?
“Quest'anno si è registrato un calo della pubblicità nel settore televisivo pubblico e privato. L'impressione è che il calo si sia interrotto. Se il calo dovesse proseguire il bilancio della Rai non potrebbe superare i 100 milioni. Mi auguro che gli ultimi mesi dell'anno vadano meglio di quanto si possa prevedere oggi. Non so se la Pay tv, che la Rai deve ancora cominciare, possa essere un bilanciamento per queste perdite. Non lo sarà sicuramente quest'anno. Nei prossimi anni lo sarà sicuramente. Ricordo comunque che la Rai è un'azienda ad indebitamento zero”.
Oggi è migliorato il quadro dell'informazione della tv pubblica?
“Il direttore del tg1 Augusto Minzolini ha portato brillantezza nell'informazione televisiva. Aspettiamo di vedere anche cosa succederà nel tg2. Non sono preoccupato. Anche nel Tg3 ci sono ottimi professionisti. Il problema della Rai sono i programmi di approfondimento che devono tenere conto della realtà del Paese e non del gossip del gruppo de 'la Repubblica'”.

Il giusto incentivo

Voce Repubblicana del 4 agosto 2009
di Lanfranco Palazzolo
Intervista a Giuliano Cazzola

Vogliamo dare degli incentivi a chi non vuole andare in pensione. Lo ha detto alla “Voce” il deputato del Popolo delle Libertà Giuliano Cazzola, che ha depositato una proposta di legge che propone l’allungamento volontario del periodo lavorativo oltre i limiti di età per il pensionamento.
Onorevole Cazzola, perché ha presentato questa pdl alla Camera?
“Ho presentato questa proposta di legge alla Camera, mentre Pietro Ichino l’ha presentata al Senato, su proposta dei radicali. Abbiamo voluto presentarla prima della chiusura delle Camere per mandare un segnale importante. La proposta interviene a valle di quello che la legge prevede per la pensione di vecchiaia. Quindi non è un innalzamento volontario dell’età pensionabile. Questa resta obbligatoria. Quando il lavoratore arriva all’età di vecchiaia può chiedere all’azienda, con sei mesi di anticipo, di restare al lavoro. Se il datore di lavoro accetta avrà un bonus fiscale notevole in quanto i contributi pensionistici si riducono ad 1/3. Se l’azienda rifiuta deve al lavoratore un’indennità di fine rapporto che è pari a due mensilità. Durante il periodo di prosecuzione del rapporto, il dipendente e l’azienda possono decidere di risolvere il rapporto di lavoro quando vogliono. Se l’azienda lo fa nei primi due anni di prosecuzione del rapporto, è tenuta a pagare questa indennità suppletiva. Questa legge viene applicata per tre anni, durante i quali viene monitorata questa legge”.
Quale sarebbe il risparmio per il bilancio pubblico?
“Non abbiamo ancora fatto la nota tecnica. La faremo a settembre. Proprio in questi giorni ho preso contatti con il Presidente dell’Inps, visto che la legge riguarda il settore privato. Ricordo che la pensione viene calcolata all’atto della maturazione dell’età legale. Dopo quella fase, la pensione cresce soltanto per la perequazione automatica. Il periodo successivo di lavoro da luogo ad una pensione suppletiva. Perciò l’Inps perde una parte dei contributi. Ma nel periodo in cui il lavoratore continua a prestare servizio risparmia sulle pensioni. Quindi c’è una convenienza di sistema per sostenere questa proposta”.
Quali lavoratori sono interessati a questa proposta? La vostra iniziativa tocca gli ordini professionali?
“Nella nostra proposta di legge ci occupiamo dei lavoratori dipendenti privati. Le categorie professionali hanno una loro logica. Oggi non è un bel momento per intervenire sui rapporti di lavoro. Le imprese possono aver bisogno di liberarsi di persone e viceversa”.
Quale percentuale della forza lavoro verrà toccata da questa pdl?
“E’ difficile dirlo. Il lavoratore potrebbe proseguire nel rapporto di lavoro con una collaborazione esterna aprendo una partita Iva. Questa forma di collaborazione potrebbe tentare le imprese e risultare più conveniente”.